venerdì 7 agosto 2009

The Kingsmen - Louie Louie 1965

Quando Pier Luigi difendeva il voto di fiducia

Il Tempo, 6 agosto 2009
di Lanfranco Palazzolo

Bersani vuol dire fiducia. In questi giorni l'ex ministro dello Sviluppo Economico si è scagliato contro il governo per l'eccessivo ricorso al voto di fiducia. L'atteggiamento del candidato alla guida del Partito democratico è piuttosto singolare. Ecco cosa ha detto il 3 agosto: «Abbiamo un Parlamento nominato dai partiti con una maggioranza che lo è larghissimamente con già 23 voti di fiducia e un numero incontabile di decreti. Siamo già in piena deformazione del meccanismo parlamentare». Peccato che, nella precedente legislatura, Bersani non la pensasse proprio così. Il decreto sulle liberalizzazioni che porta il suo nome, ad esempio, è stato approvato con il voto di fiducia sia al Senato, dove il centrosinistra aveva una maggioranza risicata, ma anche alla Camera dove la superiorità numerica non lasciava spazio a sorprese. L'allora ministro giustificava così la scelta: «Il governo sta riflettendo se chiederla (la fiducia ndr). Ritengo l'ostruzionismo ad un decreto di questo genere una delle pagine politiche meno nobili e meno giustificabili che io ricordi. Gli italiani queste norme le vogliono. E noi abbiamo il dovere di fargliele avere». E ancora: «I cittadini aspettano queste norme e noi dobbiamo dargliele. Ci sono un cumulo di riforme in Parlamento e quando c'è l'ostruzionismo bisogna usare tutti gli strumenti». Chissà perché questa regola vale solo per il centrosinistra.

Era meglio l'amnistia

Voce Repubblicana del 7 agosto 2009
Intervista a Mario Mauro
di Lanfranco Palazzolo

In Italia abbiamo sbagliato a concedere l’indulto. Sarebbe stato meglio affrontare un dibattito chiaro sull’amnistia. Lo ha detto il capodelegazione del Pdl al Parlamento Europeo Mario Mauro. Ecco cosa ci ha detto l’esponente del Ppe della situazione degli istituti di pena in Italia e sulla sua visita nel carcere di Macomer il prossimo 14 agosto.
Onorevole Mauro, perché il 14 agosto si recherà nel carcere di Macomer. Ogni estate molti parlamentari visitano le carceri italiane. Perché ha deciso di farlo?
“Questa non è la prima volta che mi reco in un carcere italiano. La visita nelle carceri è una delle prerogative dei Parlamentari, i quali danno voce ai ‘poveri’. Mi riferisco a coloro che hanno bisogno della presenza delle istituzioni e della società. Quando visito le carceri italiane penso anche al lavoro del corpo delle guardie carcerarie. Credo che la capacità rieducativi della pena si giochi nei rapporti tra questi uomini e i reclusi. E qui che si dimostra il valore delle istituzioni e della democrazia”.
Quali penitenziari ha visitato?
“Sono stato più volte nelle carceri lombarde, nel carcere di Bari e in quello di Voghera tanto per citare qualche istituto di pena che ho visitato”.
In quale istituto ha trovato la situazione peggiore?
“Nel carcere milanese di San Vittore. Nonostante gli sforzi di tutti, quello di San Vittore resta un carcere troppo vecchio. In quel carcere c’è un oggettivo dislivello tra il numero dei reclusi e la disponibilità dei posti. Questa è la condizione che determina questa situazione”.
Cosa pensa dei provvedimenti che sono stati presi in Italia nel campo delle sicurezza?
“Personalmente ritengo che l’amministrazione della giustizia in Italia è il tallone d’Achille del sistema-Paese in Italia. Se pensiamo alle nostre tradizioni e a quello che c’è scritto nella giurisdizione ci rendiamo conto del cattivo andamento della nostra giustizia, la quale è stata giudicata severamente dalla Corte di Giustizia Ue. La fatiscenza delle strutture, il soprannumero dei carcerati, l’incapacità del sistema di produrre pene alternative al carcere e l’assenza di strutture di reinserimento si sono accumulati nel tempo. L’Italia ha paura di fare i conti con il proprio passato. Abbiamo votato un indulto per la paura di affrontare i contenuti di una discussione sull’amnistia che avrebbe inevitabilmente avviato un dibattito su quello che è successo nel nostro paese dagli anni ’70 in poi”.
Cosa le chiedono i detenuti quando si reca in visita nelle carceri italiane?
“Il grosso delle richieste riguarda il benefici fruibili da coloro che scontano la pena. Poi ci sono le richieste di coloro che sono in carcerazione preventiva. La polizia penitenziaria deve affrontare la detenzione di coloro che non sanno perché si trovano in carcere”.