sabato 8 agosto 2009

JOHNNY TAYLOR WHO'S MAKING LOVE

Dov'è la politica per i detenuti?

Voce Repubblicana dell'8 agosto 2009
Intervista a Roberto Giachetti
di Lanfranco Palazzolo

I due schieramenti non hanno mai pensato ad una politica per i detenuti. Lo ha detto l’onorevole Roberto Giachetti, deputato del Partito democratico.
Onorevole Giachetti, perché ha deciso di visitare le carceri italiane nei giorni intorno a Ferragosto?
“Fare queste visite nelle carceri italiane ad agosto è molto importante perché durante l’estate i problemi degli istituti penitenziari si amplificano. I dati che emergono in questi giorni riguardano il sovraffollamento carcerario che ha ampiamente superato nel momento in cui avevamo preso l’iniziativa di chiedere l’indulto. E’ necessario monitorare la situazione nelle carceri perché la situazione è esplosiva anche perché più della metà dei detenuti presenti nelle carceri italiane sono in attesa di giudizio. La situazione è criticissima. Ed è bene che noi parlamentari ci prendiamo la responsabilità di fare dei controlli nelle carceri italiane. Io andrò nel carcere di Favignana perché in quel periodo sono da quelle parti”.
Che tipo di carcere è quello di Favignana?
“E’ una struttura molto vecchia. Il carcere è stato costruito nell’800. La condizione dei detenuti e del personale di custodia è drammatica”.
L’emergenza delle carceri si può affrontare anche con l’Indulto, che resta un provvedimento difficile da prendere a causa della larga maggioranza particolare che richiede? Quando il Parlamento ha approvato questo provvedimento, superando la soglia dei 2/3, le accuse tra i due schieramenti si sono sprecate.
“Quelle accuse sono state ridicole. I detenuti rientrati dopo l’indulto sono una parte marginale. In realtà, il problema dell’indulto non avrebbe mai risolto, da solo, la questione. Occorreva accompagnare il provvedimento con l’amnistia. E soprattutto, si sarebbe dovuto procedere ad una riforma del sistema giudiziario che accelerasse i processi. L’indulto non può essere funzionale solo a risolvere il problema delle carceri. Il problema è che oggi manca una politica per i detenuti perché queste persone vengono considerate di secondo ordine. Nessuno dei due schieramenti ha mai messo in campo questo tipo di politica”.
Cosa pensa della possibilità di sviluppare l’edilizia carceraria o crede che sia meglio depenalizzare i reati minori?
“Sono convinto che oggi serva tutto. La nuova edilizia carceraria serve per quelle strutture come Latina, Favignana e Regina Coeli che hanno delle strutture che dovrebbero essere trasformate in tutt’altra cosa. Oggi il Parlamento italiano continua a sfornare leggi che inaspriscono le pene. Ormai la tentazione è quella di dare tre anni di galera anche a sputa dal finestrino della macchina. Invece di governare i processi, oggi cerchiamo di dare delle risposte emotive a quelli che sono i problemi delle persone in carcere invece di essere legislatori giusti”.

Che si stampi e sparisca.......!

Intervista a Simone Berni
di Lanfranco Palazzolo
Voce Repubblicana del 7 agosto 2009

Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” Simone Berni, autore de “Il caso Imprimatur”, libro edito da Bibliohaus nel quale vengono raccontate le vicissitudini e l’ostracismo contro il libro scritto da Rita Monaldi e Francesco Sorti. La “colpa” del libro scritto dai due autore è stata quella di svelare che il beato Innocenzo XI ha favorito l’ascesa al trono d’Inghilterra di un protestante: Guglielmo D’Orange.
Simone Berni, come è nata l’idea del “caso Imprimatur” e cosa significa questo termine latino?
“Si tratta di un motto latino che significa letteralmente ‘che si stampi’. Era l’autorizzazione ecclesiastica affinché un’opera potesse avere in nulla osta per la stampa. Nel marzo del 2002 Rita Monaldi e Francesco Sorti pubblicarono un romanzo con la casa editrice Mondadori. I due autori erano all’esordio. Monaldi & Sorti, grazie ad un agente letterario molto famoso, come Luigi Bernabò, riuscirono ad arrivare all’editore più importante in Italia. Il libro andò molto bene visto che due mesi più tardi il libro uscì in seconda edizioni. Dopo una partenza lanciata, il libro uscì anche in seconda edizione. Il libro sparì dalla circolazione. Da quel momento in poi il libro è stato boicottato in Italia. Ma ha avuto un successo travolgente all’estero”.
Quali potevano essere i temi scomodi del libro?
“Il libro è ambientato in alcuni giorni nel 1683, anno della battaglia di Vienna, nella quale i musulmani furono fermati alle porte d’Europa. Il racconto è ambientato in una locanda di Roma realmente esistita mentre la città è sconvolta dalla peste. Gli autori sono stati molto bravi a creare un ambiente che è realmente esistito. Il romanzo ha un riferimento storico ben preciso a Papa Innocenzo XI (1611-1689), Benedetto Odescalchi. Su questo personaggio i due autori hanno fatto scoperte interessanti. I due hanno provato, grazie ai documenti trovati nell’archivio vaticano, che questo pontefice aveva favorito l’ascesa al trono d’Inghilterra di un sovrano protestante: Guglielmo D’Orange. Questo background ha avuto un impatto scandalistico che ha determinato la sorte del libro in Italia”.
Innocenzo XI stava per diventare santo?
“Non mi sono occupato direttamente della causa di beatificazione di Innocenzo XI, avvenuta nel 1956 per volontà di Pio XII. La causa di santificazione di Innocenzo XI è ripresa perché ci furono gli attacchi alle torri gemelle dell’11 settembre del 2001. Per la Chiesa cattolica la figura di Innocenzo XI sarebbe tornata utile visto il pontefice aveva fermato l’invasione dell’Europa con la vittoria degli eserciti cristiani a Vienna. L’uscita del libro di Monaldi & Sorti rese il papa non più santificabile. E al suo posto fu beatificato Padre Marco D’Aviano che esortò le truppe cristiane nella battaglia di Vienna”.

Le parole di Nichi non mi sono piaciute

Intervista a Luigi De Magistris
Il Tempo del 7 agosto 2009
Di Lanfranco Palazzolo

Le parole del governatore della Puglia Nichi Vendola sul teorema dei giudici contro la sua giunta non mi sono piaciute. Lo ha detto il parlamentare europeo dell'Italia dei Valori Luigi De Magistris.
Onorevole De Magistris, in un'intervista concessa a l'Unità il governatore della Puglia Nichi Vendola parla di un teorema contro l'ex assessore alla Sanità Alberto Tedesco.
“Credo che in Puglia sia esplosa – come è già accaduto in tante altre regioni del centrosinistra – un'enorme questione morale che riguarda il centrosinistra. Su questo non c'è dubbio. La Puglia segue quello che è già avvenuto in Calabria e in Basilicata ai tempi in cui mi occupavo delle inchieste che riguardavano quella realtà. Sono vicende che ho conosciuto direttamente. Anche in Campania si sono verificati dei fatti che hanno riguardato la giunta regionale e il particolare Antonio Bassolino. In tutto questo non dobbiamo dimenticare nemmeno la vicenda che ha toccato il governatore della Regione Abruzzo Ottaviano Del Turco. Non mi piace ascoltare discorsi di un ex magistrato come quelli del sindaco di Bari Michele Emiliano che lanciano opacità sul lavoro della magistratura. Io farei lavorare la magistratura senza interferenze”.
Quindi non si tratta di teoremi?
“Credo che si tratti di inchieste molto serie. Lo erano quando si trattava delle escort che attenevano al Presidente del Consiglio. E mi sembrano altrettanto serie adesso alla luce dell'acquisizione degli elementi di indagine nei confronti del centrosinistra. Non mi sono piaciute le dichiarazioni che ho letto sui giornali. Mi riferisco alle parole del Presidente della giunta pugliese Nichi Vendola che ha criticato i magistrati”.
Il Pd sta tentando di occultare la questione morale o cerca di utilizzarla per vincere lo scontro politico interno in vista delle primarie?
“Vedo che all'interno del Pd, soprattutto tra i parlamentari che non hanno un ruolo di primo piano, c'è una grande sensibilità per la questione morale. Non c'è dubbio che la nomenclatura del Pd tende a nasconderla. E fa un grave errore. Noi crediamo che l'alternativa a Berlusconi si costruisca affrontando la questione morale e anche la questione culturale”.
Cosa pensa della vicenda di Alberto Tedesco?
“Mi inquieta molto. In campagna elettorale avevo detto che avevo trovato in Campania un quadro molto fosco sulla Sanità e i rifiuti”.
L'Idv è fuori da tutto questo? Ci sono stati casi che hanno messo in imbarazzo il suo partito come la vicenda del figlio di Antonio Di Pietro e i suoi rapporti con Mario Mautone. Inoltre, un vostro parlamentare, mi riferisco a Americo Porfidia, è indagato per mafia.
“Non confondiamo la lana con la seta. La vicenda del figlio di Di Pietro non c'entra nulla con quello che sta accadendo in Puglia. Ritengo che la questione morale non appartenga ad un partito. I casi che colpiscono l'Idv devono essere affrontati. Non è un caso che Di Pietro abbia dato un segnale di rinnovamento nell'Idv. Queste vicende non hanno nulla a che vedere con la Puglia”.
Pensa che Porfidia debba restare un parlamentare dell'Idv?
“Non mi risulta che ci sia una situazione giudiziaria tale che lo porta fuori dall'Idv. Si tratta di fatti singoli che non toccano organi come le Giunte. Sono comunque d'accordo nel pensare che la questione morale vale per tutto. Oggi questo tema non si pone per l'Idv. Noi non siamo presenti nemmeno nella giunta in Puglia”.
Crede che il Pd sconti l'eredità del Pds-Ds che è rimasto fuori da tangentopoli?
“Gli esponenti del Pds sono stati coinvolti in tangentopoli. E non si può dire che la sinistra sia rimasta esclusa dalle vicende di corruttela nel nostro paese, anche se in modo diverso dal Psi e dalla Dc. Il problema è che in questi anni la sinistra è crollata sulla questione morale in questi anni andando dietro al modello berlusconiano e dietro l'affarismo”.

Qui sotto vi lascio anche la sintesi che ha diffuso l'agenzia di Stampa AdnKronos dell'intervista che ho realizzato con Luigi De Magistris.

Roma, 7 ago. - (Adnkronos) - "Le parole di Nichi Vendola non mi sono piaciute. Credo che in Puglia sia esplosa, come e' gia' accaduto in tante altre Regioni governate dal centrosinistra, un'enorme questione morale. Su questo non c'e' dubbio". Lo dice, in una intervista a 'Il Tempo', l'eurodeputato dell'Idv Luigi De Magistris.
"Non mi piace - aggiunge l'ex pm - ascoltare discorsi di un ex magistrato come quelli del sindaco di Bari Michele Emiliano che lanciano opacita' sul lavoro della magistratura. Io farei lavorare la magistratura senza interferenze". Si tratta, sottolinea De Magistris, "di inchieste molto serie. Lo erano quando si trattava delle escort che attenevano al presidente del Consiglio e mi sembrano altrettanto serie adesso alla luce dell'acquisizione degli elementi di indagine nei confronti del centrosinistra".