giovedì 13 agosto 2009

Italia-Svizzera 0-0

Marcello Lippi ha detto che il pareggio di ieri sera contro la Svizzera è stato originato dalla sfiga. Ma chi non segna non vince. La sfiga si può abbattere su chiunque. Ai mondiali del 1998, il Ct Maldini fu cacciato perchè un giocatore, per pura sfiga, sbagliò un rigore e impedì alla nazionale di passare il turno contro la Francia. Di sfiga si perde e si viene esonerati. Questo non capiterà certo a Marcello Lippi perchè chi ha vinto non deve essere mai cacciato. Questa è la regola non scritta che è valsa anche per Bearzot tra il 1982 e il 1986. Auguro ogni sfiga a Marcello Lippi, allenatore sopravvalutato del nostro calcio.

Va' dove ti porta la penna

"Va' dove ti porta il cuore"...Quando nei giorni scorsi ho visto in un angolo di una bancarella dell'usato questo pregevole volume ho capito che nulla si crea dal niente. La sorte è stata cattiva con questo libro di Jean Dechanet. Il grafico della casa editrice Cittadella di Assisi ha scritto in caratteri gialli, su campo bianco, il nome dell'autore. Ed era logico che con il tempo il nome dell'autore sparisse quasi del tutto nel nulla nel campo bianco. Non so se Susanna Tamaro abbia copiato questo volume per fare il suo "Va' dove ti porta il cuore", ma istintivamente sono portato ad amare questo libro rispetto al secondo con lo stesso titolo scritto dall'autrice italiana. Vi segnalo questo libro perchè ho trovato all'interno dell'opera una scheda che mi ha colpito molto e che voglio pubblicare qui sotto. Chissà cosa ne pensa la Tamaro...?

Ebbene si' . Chi l' avrebbe mai detto che Va' dove ti porta il cuore, il successo planetario di Susanna Tamaro, e' il titolo di un libro uscito nel 1973? Eppure, eccolo qui: un libretto della casa editrice Cittadella di Assisi, copertina bianca con margini neri e gialli a inquadrare il nome dell' autore, Jean De' chanet, e quel titolo ormai quasi leggendario scelto nel 1994 per un romanzo che avrebbe venduto due milioni di copie. Un titolo che per molto tempo e' girato nella testa di Valeria Serra, giornalista milanese "free lance", come un "de' ja' vu". Un vago ricordo che si e' materializzato quando la Serra ha deciso di frugare nella biblioteca paterna. Finche' e' saltato fuori un vecchio volumetto di 156 pagine pubblicato 22 anni fa da una piccola casa editrice umbra. Di che cosa si tratta? Intanto, e' una traduzione dal francese (titolo originale, lo stesso con cui circola in Francia il romanzo della Tamaro: Va ou' ton coeur te me' ne). Il sottotitolo, "Al di la' dello yoga", non dice molto, ma abbastanza per cogliere il carattere spiritualista e mistico del libro. Leggendo il quale, si viene a sapere che l' autore era un monaco benedettino, teologo, studioso di testi medievali. Il libro si sofferma sulla sua missione in Africa (dal ' 57 al ' 64 nel Katanga), ma soprattutto sull' eremitaggio che ne segue. In montagna, dove vivra' isolato in una capanna, De' chanet scoprira' lo yoga e lo zen. Ricordi, racconti, aneddoti, appunti spirituali e mondani, riflessioni teologiche in prima persona sono gli ingredienti di questo diario testimonianza. Il tutto viene aperto dalla fonte, puntuale, del titolo: Ecclesiaste 11.9 ("Rallegrati, giovane, nella tua adolescenza il tuo cuore stia in allegria nei giorni della tua giovinezza. Va' dove ti conducono gli impulsi del tuo cuore, segui cio' che piace agli occhi"). Sara' anche la fonte della Tamaro? O e' il libro di De' chanet (D) a fare da intermediario? Ma, oltre alla coincidenza del titolo, colpisce la somiglianza di alcuni motivi che ricorrono nel romanzo della Tamaro (T), non a caso definito dalla critica come una sorta di racconto "zen". Si tratta di somiglianze che riguardano i personaggi e alcune sequenze narrative, oltre alla struttura diaristica e all' aura sapienziale che ne emana. Basta confrontare le pagine 53 55 di T con le pagine 11 e 15 di D per averne un' idea. La sintonia con la natura e' uno dei temi ricorrenti in ambedue i testi. Il monaco si ritira in montagna e dalla sua modesta abitazione, in solitudine, osserva gli alberi del giardino, parla con loro come fossero esseri umani. Cosi' , la nonna, nell' abbandono della sua casa, esce ogni tanto in giardino, saluta il noce e il ciliegio, ricorda di averne accarezzato i tronchi. La situazione e' analoga: isolamento lucidamente scelto per il monaco, inizialmente forzato per la nonna poi sempre piu' accolto come strumento ascetico per raggiungere il fondo della propria coscienza. Ambedue i protagonisti sono anziani e ammalati. Gli alberi, si diceva. D: "La linfa . gia' ! . e' scivolata in quel pezzo di legno che fa ancora da tronco (...). La vita non vuol lasciare la presa". T: "La linfa scorre al suo interno dall' alto al basso, dal basso all' alto (...), aspetta la morte". Dagli alberi all' infanzia, agli occhi del bambino. T: "Purtroppo siamo abituati a considerare l' infanzia come un periodo di cecita' , di mancanza (...). Eppure basterebbe guardare con attenzione gli occhi di un neonato per rendersi conto che e' proprio cosi' ". D: "Le cose ci parlano. Ma volentieri lasciamo ai bambini piccoli l' arte di prestargli ascolto (...). I suoi occhi attenti scintillano instancabilmente". In D, "per noi adulti e' passato il tempo in cui ci si istruiva respirando, guardando e ascoltando". In T "i bambini hanno naturalmente in se' un respiro piu' grande, siamo noi adulti che l' abbiamo perso". A breve distanza compare, nei due testi, il motivo della musica e del canto come veicoli di trasporto mistico. D: "nel canto e' Dio che parla!". T: "Anche se non conoscevo la musica, qualcosa mi cantava dentro". E ancora, la solitudine associata alla nudita' . "Per la prima volta affronto due mesi d' inverno nella solitudine", scrive D, "Non sono mai stato cosi' nudo". E la nonna? Dopo l' incontro con padre Thomas, la nonna accetta la sua solitudine come un dono: "Per trovarla la coscienza bisogna stare in silenzio . da soli e in silenzio . bisogna stare sulla nuda terra, nudi (...)". E c' e' molto altro: il motivo della maternita' , la presenza di un presepe (che si immagina animato), il cuore al centro dello spirito, il respiro che arriva al cuore, la vita come lotta, l' opposizione tra sentimento e "desiderio intelligente", l' accostamento tra infanzia e vecchiaia, il tema delle "orecchie del cuore" e dei suoi "appelli", l' insistenza sulla vita come sequenza di un "prima" e di un "dopo". E il ritorno, costante, della simbiosi tra dentro (stato d' animo) e fuori: una spaventosa tempesta coglie, nella loro solitudine, ambedue i protagonisti; la neve imbianca i loro giardini. Per non parlare del motivo dell' adulterio, su cui il monaco laicamente riflette, come la vecchia nonna. Monaco e nonna teorizzano un' esistenza che vada "diritta al bersaglio". La nonna della Tamaro, dopo la partenza della nipote, cerca un suo equilibrio. Lo trovera' nella solitudine. Non sopportera' i rumori e le parole vuote: persino un suono di campane le risultera' irritante (come a De' chanet: altra coincidenza). E proprio un monaco a condurla verso la quiete interiore. Una domanda sorge spontanea: che quel monaco sia proprio lui, il vecchio pellegrino De' chanet? Che la nonna si sia a tal punto identificata in lui da appropriarsi di un suo motto: Va' dove ti porta il cuore?
Di Stefano Paolo
Pagina 33(6 dicembre 1995) - Corriere della Sera