giovedì 10 settembre 2009

Attenti al partito dei giudici

Intervista a Matteo Brigandì
Voce Repubblicana dell'11 settembre 2009
di Lanfranco Palazzolo

Nel Parlamento esiste un vero e proprio partito dei magistrati pronto a colpire Berlusconi. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” l’onorevole Matteo Brigandì, parlamentare della Lega Nord e membro della Commissione Giustizia della Camera in qualità di Capogruppo.
Onorevole Brigandì, il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha attaccato alcune procure parlando del tentativo di riaprire qualche inchiesta dell’inizio degli anni ’90 contro di lui?
“Non so se ci siano fondati timori per un attacco contro Berlusconi. Quello che so con certezza è che indagare su fatti del 1992, del 1993 e del 1994 nel 2009 significa fare delle inchieste su fatti accaduti ben 17 anni fa. A meno che non si tratti di omicidio, qualsiasi atto commesso in quegli anni è prescritto. Quindi, quello che stanno facendo alcuni magistrati è quello di spendere i soldi pubblici per cercare delle situazioni che non arriveranno mai a conclusione con una sentenza come nel processo Mills”.
Ha capito per quale ragione Silvio Berlusconi si sia riferito anche alla procura di Palermo oltre che a quella di Milano per citare questi possibili attacchi rivolti alla sua persona?
“Non so cosa facciano queste due procure nei loro uffici. Quindi mi risulta difficile capire cosa potrebbe accadere. E’ evidente che c’è un disegno generalizzato al fine di delegittimare il Governo attraverso i magistrati. D’Altra parte questo non mi sorprende visto che in Parlamento esiste un vero e proprio partito dei magistrati in aperto conflitto d’interessi. Nel momento in cui c’è un magistrato che non si dimette e fa il parlamentare, nel momento in cui parla di magistratura si riferisce al suo posto di lavoro e al suo stipendio. Il fatto che ci sia una lotta, valutabile politicamente, tra la magistratura e Berlusconi, così come tra la magistratura e Bossi, mi sembra un fatto oggettivo”.
Quanti processi ha dovuto subire il ministro delle Riforme Istituzionali Umberto Bossi?
“E’ stato processato ben 202 volte ed è stato assolto 199 volte”.
Cosa accadrà sul Lodo Alfano dopo il voto del Parlamento?
“Non lo so. Adesso il Lodo Alfano è passato. Spetta alla Corte Costituzionale decidere”.
Volete l’amnistia?
“No, siamo contrari. Pensiamo che l’amnistia abbia una logica per svuotare le carceri. Ma le carceri si riempiono subito. Invece di occuparsi di certi processi, i giudici dovrebbero occuparsi dei processi della gente che è in carcere. Se quelli che sono in carcere adesso sono liberati perché il processo è terminato con l’assoluzione non ci sarebbero problemi di posti”.
E’ finita la stagione dei veleni e del gossip?
“Non seguo queste cose. Non serve a niente dire che Berlusconi ha una nuova donna o che il portavoce di Prodi è andato a maschi. A me interessa cosa fanno queste persone per i cittadini”.

Per chi vota quel Mike?

Il Tempo del 10 settembre 2009
di Lanfranco Palazzolo

La sinistra non ha mai amato particolarmente Mike Bongiorno. I progressisti d'Italia sono sempre rimasti in imbarazzo di fronte alla figura di questo grande presentatore che ha fatto la Resistenza, ma nello stesso tempo ha collaborato e permesso il successo del modello televisivo di Silvio Berlusconi. Non possiamo dimenticare che, quando fu proposta la nomina di Mike Bongiorno come senatore a vita il diessino Gavino Angius ebbe a dire ironicamente: "E perché no Pippo Baudo...?".
Uno degli episodi più sgradevoli di attacco politico contro Mike Bongiorno avvenne nel febbraio del 2003, proprio quando Mike Bongiorno ottenne la cittadinanza italiana facendo il giuramento di fedeltà alla Costituzione repubblicana. Il presentatore non aveva nemmeno finito di pronunciare il giuramento che i parlamentari diessini Franco Bassanini, Cesare Salvi, Massimo Villone e Stefano Passigli, al Senato, e Paolo Cento, alla Camera, avevano dato fuoco alle polveri chiedendo al ministero dell'Interno di indagare sul voto di Bongiorno. I parlamentari dei Ds e dei Verdi non potevano sopportare il fatto che Bongiorno avesse dichiarato nel 1994 la propria preferenza politica verso Silvio Berlusconi senza del resto annunciare il suo voto.
Ma quel lontano affronto meritava un'adeguata risposta. I parlamentari chiesero di sapere al Ministro dell'Interno "nelle liste elettorali di quale comune della Repubblica sia stato indebitamente iscritto il signor Mike Buongiorno prima dell'acquisto della cittadinanza italiana; nel caso in cui il fatto sub a) sia positivamente accertato, come siano state possibili l'effettuazione di una tale iscrizione in palese violazione delle norme di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 223 del 1997 e l'elusione di tutti i controlli previsti dal medesimo decreto; se il Ministro in indirizzo sussistendo l'ipotesi sub b) - intenda procedere ad individuare le responsabilità di rilevanza penale, ai sensi degli articoli 54 e seguenti del sopracitato decreto del Presidente della Repubblica n. 223 del 1997". Si trattava di una vera e propria requisitoria politica contro il celeberrimo presentatore. La risposta del sottosegretario all'Interno giunse appena tre mesi dopo, il 29 maggio del 2003.
Il sottosegretario D'Ali scrisse che "in merito alla presunta partecipazione al voto, nelle elezioni svoltesi in Italia, del noto conduttore Mike Bongiorno nonostante abbia conseguito solo di recente la cittadinanza italiana si precisa, innanzitutto, che lo stesso presentatore ha direttamente smentito, a mezzo stampa, la predetta notizia, affermando di non aver votato durante le consultazioni tenutesi in Italia. Si soggiunge che, da accertamenti svolti dall'Ufficio territoriale del Governo di Milano, è emerso che il signor Bongiorno non è stato mai iscritto nelle liste elettorali di quel Comune, ove lo stesso risiede.
Da ulteriori verifiche eseguite presso il Tribunale ordinario di Milano, ove sono conservate le liste elettorali utilizzate per le pregresse votazioni, è risultato che il medesimo nominativo non risulta aggiunto in calce alla lista dell'eventuale sezione elettorale di residenza". L'attacco dei senatori diessini e dei deputati Verdi andò a vuoto. Ma quell'attacco rappresentò certamente un pessimo modo di interpretare le dichiarazioni di un personaggio pubblico considerato da sempre un pezzo della nostra storia, che certo non meritava una simile indagine politica.

Mike e la nostra cattiveria spiritosa

Voce Repubblicana del 10 settembre 2009
Intervista a Furio Colombo
di Lanfranco Palazzolo

Con Mike Bongiorno non ci sono mai stati motivi di polemica politica. Lo ha detto alla “Voce” Furio Colombo, deputato del Partito democratico e amico di Mike Bongiorno.
Onorevole Colombo, la scomparsa di Mike Bongiorno ha commosso tutti gli italiani. Qual è il suo ricordo di quest’uomo che verrà ricordato come il simbolo della televisione pubblica che di quella privata?
“Mi dispiace molto perché ho conosciuto molto bene Mike Bongiorno. I nostri incontri sono sempre stati molto amichevoli per il semplice fatto che avevamo cominciato molto giovani. Io e Umberto Eco eravamo più giovani di lui quando abbiamo cominciato a lavorare nella televisione italiana. Allora ci consideravamo coetanei. Di solito ci si sente più coetanei in giovane età più di quanto non accada in vecchiaia. A quel tempo eravamo tutti giovani. In quel periodo cominciavamo tutti la televisione. Mike Bongiorno è diventato una sorta di mito molto rapidamente. E noi lo abbiamo sempre guardato con amicizia, ironia e una sorta di cattiveria intellettuale che era molto spiritosa”.
I vostri rapporti non sono mai stati tesi per qualche ragione?
“No. Anzi, Mike Bongiorno ha detto che si era molto divertito quando Umberto Eco aveva scritto l’articolo dal titolo ‘Fenomenologia di Mike Bongiorno’. Ancora adesso Mike Bongiorno citava con un certo orgoglio quello scritto di Umberto Eco. Lo fece nel corso di una trasmissione condotta da Fabio Fazio. Umberto Eco si era occupato di lui con la cattiveria e il sarcasmo dello spirito goliardico”.
Quindi non c’è stata mai nessuna antipatia reciproca tra di voi?
“No, nessuna. Io ed Eco potevamo apparire a Mike Bongiorno come superbi nei suoi confronti o un po’ distaccati. Ma io non mi ricordo mai nessun tipo di polemica vera nei suoi confronti. Anzi, ricordo con curiosità l’episodio nel quale toccò ad Umberto Eco e a me l’incarico di andare a cercare una decina di gatti per le strade di Milano, i quali dovevano essere donati ad un bambino malato che compariva in uno dei primi programmi di Mike Bongiorno”.
Umberto Eco ha scritto le domande per i quiz di Bongiorno?
“Questo non è mai accaduto. Ne ho parlato con i diretti interessati. Con Mike Bongiorno non potevano esserci motivi di polemica politica. Ai nostri occhi di ragazzi Mike Bongiorno era uno che aveva fatto la Resistenza. Tanto di cappello!”.
Come avevate visto il suo impegno nelle Tv di Berlusconi negli anni ’80 come un’involuzione?
“Non consideravamo questa come un’involuzione. Quando Bongiorno è diventato uomo di Berlusconi, quest’ultimo era un simpatico imprenditore lombardo che aveva dato agli italiani una televisione in più. Per noi questa era una nuova fase positiva di Bongiorno. E quando Berlusconi è entrato in politica non ho mai pensato che Bongiorno fosse ‘suo uomo’”.

Schegge: l'Unità del 10 settembre 1979

Ieri sera stavo sfogliando l'Unità di 30 anni fa cercando una notizia interessante quando mi sono imbattuto in questa bellissima pubblicità di una Radio della RDT o DDR. E' curioso pensare che 30 anni fa i punti di riferimento del partito più grande della sinistra fossero questi. Vi invito a guardare con attenzione questa "magnifica" pubblicità pensando che questo era lo Stato che si difendeva erigendo un Muro per tenerci dentro i suoi cittadini e chiedeva ai compagni de l'Unità di ospitarli in uno stand. Chissà se qualcuno prendeva la palla al balzo per chiedere asilo politico? Buona lettura.