giovedì 17 settembre 2009

Sbatti Berlusconi in prima pagina

Il Tempo, 17 settembre 2009
Di Lanfranco Palazzolo


Che impressione avrebbe uno straniero che leggesse alcuni giornali italiani sull'operato del governo sul terremoto in Abruzzo? La risposta non dovrebbe essere molto difficile se si leggessero i titoli di alcuni quotidiani italiani di oggi: tutti avrebbero l'impressione che il governo ha fatto peggio di quanto non sia accaduto in altre tragedie simili come il terremoto del 1968 in Belice. Ecco quello che hanno combinato “Il Manifesto”, “l'Unità”, “la Repubblica” e il “Riformista”. Il giornale di sinistra “il Manifesto” decide di parlare del giorno della consegna delle case ai terremotati come se fossero cessate tutte le garanzie democratiche sull'informazione italiana e come se gli abitanti de l'Aquila fossero a rischio deportazione in luoghi invivibili. Sulla prima pagina de “il Manifesto” il problema è questo: “L'Informazione terremotata, da Onna a Vespa”, mentre all'interno del giornale il clima in cui vivono i cittadini de l'Aquila e della provincia è disastroso: “A Onna lo show e le casette. Intorno il rischio-deportazione”, titola a pagina 5 il giornale di via Tomacelli. Il modo in cui viene apostrofato Berlusconi non è edificante. A pagina 4 “il Manifesto” parla de “la voce del predone” tornando al modo in cui è stato trattata la giornata della consegna delle case ai terremotati sulla Rai. Nel titolo principale, il quotidiano la Repubblica oscura la consegna delle case ai terremotati con la frase di Berlusconi: “Farabutti in politica, stampa e tv”. Solo dal catenaccio del titolo principale in seconda pagina si intuisce quello che è accaduto martedì a l'Aquila: “Nuovo attacco a Repubblica. All'Aquila consegna delle prime case”. Ma il tema dominante resta l'informazione: “Un monologo con insulti e menzogne nel salotto del servizio pubblico” titola a pagina 3 il quotidiano di Ezio Mauro. Ma solo dal titolo di pagina 5 si scopre che martedì ci sono state “Feste e polemiche per la nuova Onna”, ma “Negli altri paesi nemmeno una casa”. Nel titolo della prima pagina “l'Unità” parla invece di “Televendita” anche se nella foto della prima pagina ci sono, sorridenti, il sindaco dell'Aquila Cialente e la Presidente della provincia de l'Aquila Pezzopane, esponenti del centrosinistra. In una vignetta in terza pagina Berlusconi viene definito “Mister Villetta”, mentre sulla stessa pagina si ironizza sui fondi stanziati sull'Abruzzo parlando di “Piano Marsha”. A pagina 4 e 5 si torna sulle polemiche relative all'informazione, ma a pagina 7 si parla de “La marcia casetta per casetta di Silvio & Co”. Il finalino di questa serie di servizi lo troviamo alle pagine 8 e 9 dove si parla apertamente di finta costruzione: “Onna, il bluff delle case. Berlusconi inaugura. Ma altri hanno già costruito”. Sulla prima pagina de “Il Riformista” si parla di Vespa con questo titolo: “Il nuovo Aventino è Porta a Porta” parlando del rifiuto di Franceschini di andare alla trasmissione su Raiuno. Un titolo sbagliato visto che nel 1924 l'opposizione andava sull'Aventino e non si rifiutava di andarci. A pagina 4 “Il Riformista” parla del “Miracolo di Vespa”, che consiste nell' “opposizione unita da D'Alema a Di Pietro”. Ma a pagina 5 non mancano altri attacchi all'operato del Governo: “Ecco i primi chalet, ma in 40 mila aspettano”. Il giornale di Polito sente il Commissario della Croce Rossa, che dice: “Buon risultato ma provvisorio, ora serve la ricostruzione vera”. La Pravda sarebbe stata sicuramente molto più obiettiva dei quotidiani che vi abbiamo citato.

Verso il modello di Sarko

Voce Repubblicana
del 17 settembre 2009
Intervista a Luigi Tivelli
di Lanfranco Palazzolo
Berlusconi guarda ad un modello di potere europeo e non americano. Lo ha detto alla “Voce” Luigi Tivelli, autore con Joseph La Palombara di “Stati Uniti? Italia e Usa a confronto”, edito da Rubettino.
Luigi Tivelli, è possibile trovare una convergenza politica e istituzionale tra Italia e Usa?
“In Italia ci troviamo di fronte ad un presidenzialismo ‘strisciante’. Contrariamente a quello che prevede la Carta costituzionale, la centralità del Parlamento è sottoposta ad un forte indebolimento a vantaggio del Governo. In Italia è stata cancellata la legge Finanziaria, che il Parlamento amava molto, con una decisione assunta in neanche 10 minuti dal Consiglio dei ministri. Questa tendenza presenta anche qualche aspetto di preoccupazione”.
Cosa accade negli Stati Uniti?
“Negli Usa c’è sistema monistico e duale tra Parlamento e Governo. I due principali poteri hanno non hanno un rapporto di investitura reciproca. Negli Stati Uniti assistiamo invece ad un revival del Parlamento. Pensiamo a quello che è avvenuto con le manovre economiche di George W. Bush e con la recente manovra di stimolo dell’economia voluta da Barack Obama è stata rivista dal Congresso. Oggi vediamo quello che sta accadendo sulla riforma sanitaria, dove in Parlamento le lobbies hanno un ruolo fortissimo e sono regolamentate rispetto a quanto accade in Italia. Per Obama, portare a termine questa riforma sta diventando una vera e propria corsa ad ostacoli. Un riforma di questo genere sarebbe quanto mai indispensabile in un paese dove, per molti cittadini, non esiste una copertura sanitaria pubblica. Il pendolo dei poteri oscilla in modo diverso negli Stati Uniti e in Italia”.
Nel confronto con Joseph La Palombara siete giunti alla conclusione che Berlusconi si avvicina al modello dei presidenti statunitensi repubblicani?
“Berlusconi ha capito che una delle ragioni dell’antipolitica monta degli anni del Governo Prodi, quando nessuno si prendeva la responsabilità di assumere una decisione, l’incapacità di fare una scelta era una delle fonti dell’antipolitica e dell’antiparlamentarismo. Ecco perché Berlusconi ha fatto cose che altri non avevano fatto. Nel libro parliamo del primo consiglio dei ministri che si riunisce a Napoli e che sforna una serie di decisioni importantissime in politica economica e sull’immigrazione come mai un governo aveva mai fatto”.
Questo decisionismo trova una comparazione politica con qualche altro leader?
“Non abbiamo cercato collegamenti con qualche presidente degli Stati Uniti. Forse Berlusconi si ispira al modello Nicolas Sarkozy, mentre i maligni parlano di imitazione del sistema di potere di Vladimir Putin in Russia. Noi ci siamo guardati dall’associarci a questa seconda critica. Berlusconi guarda certamente ad un modello più europeo”.