domenica 20 settembre 2009

Un giorno di lutto

Per rendere omaggio ai nostri soldati caduti a Kabul questo blog resterà chiuso lunedì 21 settembre 2009. Ci diamo appuntamento martedì prossimo.

Volevamo manifestare pacificamente

Intervista a Daniela Santanchè
Il Tempo, 21 settembre 2009
Di Lanfranco Palazzolo

Il Movimento per l'Italia voleva manifestare pacificamente, ma io sono stata aggredita. Lo ha raccontato Daniela Santanchè che ieri è stata picchiata a Milano nel corso di una manifestazione per chiedere il rispetto dei diritti delle donne musulmane e della Legge Reale del 1975.
Onorevole Santanchè, cosa è successo nel corso della manifestazione del Movimento per l'Italia?
“Ero con i sostenitori del Movimento per l'Italia, nel giorno della fine del Ramadan, perché volevamo chiedere il rispetto della legge 152 del 1975 che vieta a chicchessia di circolare sul territorio nazionale con il viso coperto. Abbiamo organizzato questa manifestazione con la migliore delle intenzioni, con spirito di dialogo civile. Non avevamo affatto intenzione di provocare nessuno. Ad un certo punto ci siamo trovati di fronte ad un tafferuglio, sono volate parole grosse. Mi hanno detto testualmente: 'puttana', 'fanno bene ad ucciderti....', 'sei morta!'. Dopo tutta questa serie di insulti, questi uomini molto agitati ci sono venuti incontro ed è successo quello che avete appreso dai mezzi di informazione. Subito dopo la manifestazione sono andata al Fatebenefratelli dove mi hanno dato una prognosi di 20 giorni. Intanto, i miei aggressori hanno continuato a sostenere che non era successo nulla”.
La Comunità islamica ha smentito che lei abbia subito un'aggressione e l'Ucoii sostiene che lei ha provocato andando a questa manifestazione con degli 'squadristi'.
“Non mi stupisco delle affermazioni dell'Ucoii, che è l'organizzazione più estremista del mondo islamico. Sono loro che non hanno voluto firmare la Carta dei valori sulla parità dei diritti tra uomo e donna. Mi stupisco che in Italia facciano parlare personaggi come il Presidente dell'Istituto islamico di viale Jenner a Milano Abdel Shaari, che lo scorso anno fu cacciato dall'Egitto in qualità di ospite non desiderato. Sono sorpresa che in Italia parlino gli estremisti, i fondamentalisti che vengono a darci lezioni di democrazia. Questo lo trovo inaccettabile. Credo che non si debbano formare dei califfati che si sottraggono alla nostra giurisdizione. Io sono sempre stata a fianco delle donne mussulmane. Lo ero quando hanno ucciso Ina due anni fa e perché voglio combattere per loro una battaglia di libertà. Sono convinta che nessuna donna nel mondo mette il Burka per convinzione perché si tratta di un simbolo di oppressione”.
Crede che oggi i rapporti con il mondo islamico stiano peggiorando dopo alcuni recenti fatti di cronaca e l'inasprimento delle norme sull'immigrazione?
“Mi auguro che in Italia venga ben presto venga approvata una legge che vieti il Burka, come è accaduto in Francia o che almeno venga applicata la legge 152 del '75. E che si capisca che, da parte di alcuni esponenti del mondo islamico, non c'è il dialogo ma solo l'aggressione. La mia paura è che la nostra cultura stia arretrando. Non possiamo permetterlo”.

"I nazifascisti e le scienze del terrore"

Giovedì scorso ho ricevuto in Radio la visita di Simone Berni, autore de "I nazifascisti e le scienze del terrore" (A caccia di libri proibiti) Volume I" (Ed. Biblohaus). Sinome Berni è un attentissimo collezionista di libri e un bibliofilo saggista. Lo avevo conosciuto lo scorso agosto quando lo avevo cercato per intervistarlo per il suo saggio su "Imprimatur". Devo dire che ho conosciuto una persona molto interessante che ha una grande attenzione per i particolari. Ecco perchè ho voluto intervistarlo di nuovo per il suo apprezzatissimo "I nazifascisti e le scienze del terrore" (volume I), nel quale Berni ripercorre la storia di libri avversati dalla comunità scientifica e ricercati dagli appassionati. Il volume è diventato una sorta di best sellers del settore. Ecco cosa ci ha detto l'autore parlando del libro edito dalla Biblohaus (BH) e su come gli accaniti bibliofili hanno trovato "nuove prede" da ricercare. L'intervista non è stata molto facile perchè i temi da trattare erano tanti. E noi dovevamo ricordare tanti titoli e tanti nomi. Credo di essermi trovato di fronte ad un lavoro difficile in qualità di intervistatore. Giudicate voi.

Non dobbiamo lasciare l'Afghanistan

Intervista a Michele Scandroglio
Voce Repubblicana del 19 settembre 2009
di Lanfranco Palazzolo

Dobbiamo dimostrare di essere in grado di sconfiggere il terrorismo in Afghanistan. Lo ha detto alla “Voce” l'onorevole Michele Scandroglio del Popolo delle Libertà, membro della Commissione Difesa della Camera.
Onorevole Scandroglio, dopo l'attentato che ha contro i nostri soldati a Kabul quali scenari si profilano in Afghanistan?
“La situazione a Kabul è confusa. Le elezioni presidenziali hanno acuito le tensioni nel Paese. I talebani hanno approfittato della situazione. La loro capacità di organizzare attentati in luoghi che si ritenevano fossero sicuri è una sorpresa che denuncia un aumento del livello di scontro nel Paese”.
Pensa che l'attentato sia una ritorsione alla missione della Nato nella quale, nei giorni scorsi, sono morti molti civili afghani e sul quale il Presidente Karzai ha fatto dichiarazioni molto polemiche?
“Vorrei circoscrivere l'attentata di oggi a Kabul in un quadro di verità. Si tratta di terrorismo islamico. Immaginare che i terroristi facciano delle ritorsioni significa accreditarli di una legittimità che non hanno. Gli uomini che hanno colpito i nostri soldati sono dei violenti, dei torturatori delle loro donne e non hanno una concezione della verità. Credo che Karzai sbagli a denunciare quello che è accaduto nei giorni scorso. Il Presidente afghano si trova in una condizione difficile dopo la sua vittoria, che non è stata certo condivisa da tutti. Il sistema sociale delle tribù in Afghanistan genera senza dubbio equilibri molto complessi. Karzai ha parlato solo per dare un colpo al cerchio e uno alla botte”.
E' stato un errore evitare di mandare rinforzi di uomini consistenti mentre gli alleati li chiedevano? Su questo tema è intervenuto il nuovo ambasciatore americano in Italia. Il nostro esercito ha provveduto ad inviare solo altri mezzi. Come giudica questa strategia?
“Noi dobbiamo rendere omaggio ai nostri morti e con un sano patriottismo rendere onore al lavoro che fanno. Il loro sforzo quotidiano mi commuove. Il nuovo ambasciatore degli Stati Uniti in Italia ha chiesto all'Italia l'invio di altri soldati in Afghanistan. Si tratta dell'ambasciatore di Obama che certo non passa per essere un guerrafondaio. Un rafforzamento di militari è indispensabile. Lo sostengo da tempo. Non si possono fare missioni di pace a metà. Le regole di ingaggio devono essere a salvaguardia dei nostri uomini”.
Crede che adesso la situazione cambierà?
“Auspico che il nostro governo raccolga presto l'invito del Presidente degli Stati Uniti Barack Obama di inviare nuove forze militari. E' evidente che se in quel territorio non estirpiamo il terrorismo in Afghanistan non riusciremo a farlo in nessun altro posto del mondo. E' l'Afghanistan ha un'importanza fondamentale nelle strategie del terrorismo mondiale contro l'Occidente”.