mercoledì 23 settembre 2009

Un recinto più ampio per il Pd

Intervista ad Ermete Realacci
Voce Repubblicana, 23 settembre 2009
di Lanfranco Palazzolo

Oggi sta votando 1/5 degli elettori che si pronunceranno ad ottobre. E’ troppo presto per fare pronostici per le primarie del Pd. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” l’onorevole Ermete Realacci, deputato del Partito democratico e sostenitore della mozione Franceschini.
Onorevole Realacci, in questi giorni di selezione dei candidati per le primarie nel Partito democratico gli iscritti sembrano orientati nel dare il voto a Pierluigi Bersani. Come legge questi primi risultati?
“Le primarie sono un’innovazione molto forte nel Partito democratico, che viene guardata con un grande interesse da molte forze politiche europee. Si tratta di un processo partecipativo di enormi ambizioni. Una prima parte di questo processo riguarda la selezione dei candidati da parte degli iscritti al Pd, che adesso stiamo svolgendo. Per ora è in vantaggio Bersani. Vedremo come andrà a finire. Ma la parola definitiva su queste primarie sarà nelle mani di tutti i cittadini che vorranno scegliere il leader di questo partito. Attualmente stanno partecipando alle primarie il 40 per cento degli iscritti al Pd. Il Partito democratico ha circa 800mila iscritti. Penso che alla fine voteranno 300-400mila iscritti al Pd. Alle primarie di ottobre parteciperanno circa due milioni di elettori. Questo è il mio auspicio. Adesso stanno votando 1/5 delle persone che in realtà decideranno il segretario del partito”.
Quanto conta la provenienza di Bersani dai Ds, partito che aveva una struttura più capillare della Margherita?
“Sin dall’inizio di questo confronto sapevamo che con Bersani c’era una parte importante del partito, di quadri regionali, ma anche degli amministratori. Ricordiamo che con Bersani sono quasi tutti i Presidenti di Regione come Antonio Bassolino e Agazio Loiero. Sappiamo quanto siano importanti questi sostegni in Regioni del Sud. Non è una sorpresa che Bersani abbia una grande forza nella struttura del Pd. Ma questa forza è un patrimonio per il partito. Ma il nostro obiettivo è quello di creare un partito che trae forza dal consenso dei cittadini. Noi vogliamo andare oltre. Le ricordo che alle ultme primarie del Ps francese, nelle quali fu scelto il candidato alle presidenziali, presero parte appena 200mila francesi. I nostri numeri sono superiori”.
Teme che la vittoria di Bersani possa etichettare il Pd come forza di sinistra?
“Credo che Bersani, che giudico come una delle personalità più autorevoli del Pd, abbia l’intelligenza di sfuggire a questa etichettatura. Il problema è politico: la differenza tra la proposta di Bersani e quella di Franceschini è che il primo propone un partito più solido ed affidabile, ma lo stesso Bersani ha il limite di abbandonare la sfida del Lingotto per proporre una formazione con dei ‘recinti’ meno ampi”.