venerdì 25 settembre 2009

Riecco la "Nuova frontiera"

Intervista a Giancarlo Bosetti
Voce Repubblicana del 25 settembre 2009
di Lanfranco Palazzolo

Rileggere gli scritti de “La nuova frontiera” è un passo importante della storia dello scorso secolo. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il giornalista e saggista Giancarlo Bosetti, che ha curato l’introduzione al volume di John Fitzgerald Kennedy dal titolo “La nuova frontiera” (Donzelli), nel quale è contenuto il saggio di Jfk dal titolo “A Nation of immigrants”.
Giancarlo Bosetti, perché è importante conoscere questi interventi di Kennedy a capire cosa è stata “La nuova frontiera”?
“Questo è un passo molto importante della storia del XX secolo e del confronto tra l’america e la Russia, tra la società aperta e il comunismo. In quegli anni il comunismo era ancora in competizione con l’Occidente e gli Stati Uniti. In quegli anni gli Stati Uniti sono impegnati in una rincorsa per garantire all’Occidente la sua forza di deterrenza che rischiava di andare perduta”.
Nella sua introduzione, lei ha parlato di “cultura progressista e riformatrice” riferendosi a Kennedy. La sua generazione, quella del ’68, era convinta che Kennedy fosse portatore di quel tipo di cultura?
“In quel periodo Kennedy era scomparso ed era fuori dalle nostre prospettive. Nelle polemiche ideologiche più dure contro l’imperialismo degli Stati Uniti, la figura di Jfk era lontana. Oggi non dobbiamo sottovalutare quanto Kennedy si sia impegnato nella lotta per la superiorità tecnologica degli Usa sull’Urss. Questo sforzo portò anche alla guerra nel Vietnam. Il capo del Pentagono McNamara ha avuto a sua disposizione importanti mezzi dall’amministrazione Kennedy”.
Che importanza ha il saggio di Kennedy “A Nation of immigrants”?
“Questo è un saggio molto bello anche perché è inedito in lingua italiana, che poi è stato ripubblicato dopo la morte dal fratello Bob. E poi dal fratello Edward. Questo saggio di Kennedy avrebbe portato ad una svolta sulla politica dell’immigrazione da parte degli Stati Uniti contro il vecchi sistema delle quote. La politica di Kennedy sull’immigrazione si basava sulle capacità professionali degli immigranti e sulla necessità del ricongiungimento familiare”.
In questi anni si è parlato molto del sostegno di Kennedy alla marcia di Martin Luther King dell’agosto del 1963. Eppure qualcuno ha ritenuto opportunistico quel sostegno. Nel 1958, ai tempi di “A Nation of immigrants Kennedy” non si era presentato come il campione dei diritti dei neri.
“Il nesso tra il saggio del 1958 e la marcia del 1963 è forte. Il Partito democratico ha avuto il problema dei rapporti con il Sud. MLK appoggiò la campagna del 1964 di Kennedy. Il grande movimento era cresciuto negli anni ’50. Quando MLK da il suo endorsment a Kennedy, il fattore nero si unisce a quello dell’immigrazione irlandese e a quello italiano di cui Kennedy parlava nel saggio ‘A Nation of immigrants’”.