domenica 27 settembre 2009

Schegge: 40 anni prima, la strana censura a Benjamin Spock

Rispetto a 40 anni fa, la situazione della censura non è molto cambiata. Anzi, una volta era molto peggio: c'erano solo due canali e il Pci restava fuori dal potere di queste televisioni. E allora esercitare una qualche forma di censura era molto più semplice e si poteva fare quasi senza problemi. Qui ho trovato un articolo de l'Unità del 27 settembre del 1969, nel quale viene documentata la censura al pediatra statunitense Benjamin Spock, che fu intervistato in quei giorni da Carlo Gregoretti, il giornalista comunista in servizio permanente alla Rai. Non sappiamo come è andata a finire quella vicenda, ma possiamo solo dirvi che Spock fu un pediatra molto contestato perchè era convinto che il permessivismo sarebbe stato un ottimo metodo di crescita per i bambini. Tesi completamente rivista dallo stesso pediatra che ha tentato la strada del successo politico candidadosi con un partito di sinistra alle Presidenziali statunitensi beccando appena lo 0,1%. Chissà, forse lo censuravano anche negli Stati Uniti.

Raggiungere l'obiettivo 5

Intervista ad Isabella Rauti
Il Tempo, 27 settembre 2009
Di Lanfranco Palazzolo
(Isabella Rauti con Sarah Brown e Michelle Obama)

Oggi il ruolo delle first lady è politico ed è finalizzato al raggiungimento di obiettivi importanti come la riduzione della morte per maternità. Lo ha detto Isabella Rauti, capo dipartimento del ministero delle Pari Oppurtunità, che lo scorso 23 settembre ha partecipato alla IV cena internazionale delle donne organizzata a New York dalla regina Rania di Giordania.
Professoressa Rauti, nel settembre del 2000 l'Assemblea generale dell'Onu ha stabilito gli obiettivi di sviluppo del Millennio. In questi giorni lei ha partecipato ad un incontro su questo tema a New York nell'ambito . Ci spiega su quale obiettivo state lavorando?
“L'incontro ha riguardato l'obiettivo numero 5, degli otto stabiliti nell'ambito del Millennium Development Goals (Mdg). Si tratta di ridurre la mortalità delle madri e al miglioramento della salute materna del 75% entro il 2015”.
All'incontro di New York hanno partecipato alcune attrici e modelle. Erano presenti anche donne con incarichi istituzionali?
“All'incontro sono state invitate circa 200 persone con incarichi istituzionali o che non lo hanno. Io ero l'unica italiana presente con un incarico istituzionale. All'incontro sono state invitate anche donne impegnate in politica, first lady, modelle, attrici, stiliste, giornaliste, imprenditrici, leader africane, rappresentanti delle Ong, delle agenzie Onu e del mondo accademico”.
Quale ruolo ha questo gruppo che si batte per il raggiungimento dell'obiettivo 5 dell'Mdg?
“E' una coalizione di donne. Si tratta di una collaudata rete informale internazionale che richiama l'attenzione dei Grandi della terra su questi obiettivi. Ognuna di queste donne e di fare iniziative per raccogliere fondi per questi obiettivi. I fondi raccolti sono impegnati per la politica di prevenzione e per impedire la mortalità da parte. Ci vuole l'impegno politico internazionale”.
Quali sono le zone a rischio dove concentrare gli sforzi per raggiungere questo obiettivo?
“L'Africa Subsahariana, il Sud dell'Asia, il Niger. L'obiettivo è di ridurre il tasso di mortalità. Nel corso di questi anni la riduzione è stata minima: siamo intorno all'1 per cento. Per raggiungere l'obiettivo entro il 2015, la riduzione dovrebbe essere del 5 per cento l'anno. L'obiettivo ultimo del 2015 è di ridurlo del 75%”.
Quale ruolo ha Rania di Giordania in questo tipo di iniziative?
“Si tratta di una rete. Non esistono ruoli di vertici. Rania di Giordania ha diffuso gli inviti. L'organizzazione di questi incontri è stata curata dall'entourage Sarah Brown, moglie del premier britannico, che era la speaker della serata di mercoledì scorso. E si occupa da sempre della mortalità per maternità. Rania di Giordania era una delle speaker insieme ad Hindra Nooyi, responsabile della Pepsi Cola. L'impegno di queste donne è di focalizzare l'impegno di questa rete su un obiettivo in particolare per raggiungerlo più efficacemente”.
Cosa farà l'Italia su questo?
“Il tema può sembrare lontano dall'Italia. Ma penso che l'attenzione dell'Italia sull'obiettivo 5 sia necessaria visto che abbiamo dei flussi di immigrazioni dai paesi afflitti da questo problema. Questo tipo di problema riguarda anche l'Italia in minima parte. Ecco perché sono convinta che si possa immaginare un lavoro congiunto su questo con il ministero della Salute, il quale redige un piano annuale sullo stato sanitario e un piano materno infantile. Non spetta a me stabilirlo visto che sono responsabile di un dipartimento del ministero delle Pari Oppurtunità. Nella cena abbiamo anche convenuto quanto sia importante coinvolgere gli uomini su questo obiettivo del Millennio. Sono loro che prendono le decisioni su queste politiche che non devono essere estromesse dagli obiettivi del Millennio”.
Questi incontri modificano il rapporto tra potere e politica?
“Si. Una volta eravamo abituati a vedere le first lady impegnate in attività di tipo caritatevole. Oggi, come ho avuto modo di constatare nel recente G8 a Roma, il loro ruolo riguarda obiettivi politici e temi di prima linea”.