martedì 6 ottobre 2009

Giugni, l'uomo del diritto del lavoro

Intervista a Giuliano Cazzola
Voce Repubblicana del 7 ottobre 2009
di Lanfranco Palazzolo

Il lavoro del professor Gino Giugni è stato alla base anche della riforma del modello di contratto. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il deputato del Popolo delle Libertà Giuliano Cazzola.
Onorevole Cazzola, la morte di Gino Giugni è una perdita incolmabile. Cosa può dirci degli ultimi anni della vita dell’illustre giuslavorista?
“Gino Giugni ha avuto una grave malattia che gli ha impedito di proseguire il suo lavoro e gli ha impedito di interagire con gli altri. Giugni sarebbe stato capace di dare il suo contributo al dibattito sul diritto del lavoro. Le sue doti intellettuali erano certamente eccezionali. Lo abbiamo visto con il contributo che ha dato al dibattito riformista”.
Qual è stato il contributo di Gino Giugni allo Statuto dei lavoratori? Come possiamo dividere i meriti tra lui e il ministro del Lavoro Giacomo Brodolini?
“Gino Giugni era un tecnico di grandissima qualità. Lui non ha mai voluto definirsi come ‘il padre dello Statuto dei lavoratori’ perché ne ha sempre voluto riconoscere il merito, com’era giusto che fosse, ai ministri che lo presentarono: Brodolini e Carlo Donat Cattin, che fu il ministro che lo presentò in Parlamento. Lui era a capo dell’ufficio legislativo del ministero del Lavoro. Era una persona di grande sapienza. Giugni non è stato solo un costruttore dello Statuto dei lavoratori, ma ha contribuito a costruire tutte le parti più importanti del diritto del lavoro in Italia. Penso, ad esempio, alle norme sul trattamento di fine rapporto all’inizio degli anni ’80. Fu lui a presiedere la Commissione che elaborò la proposta finale. Fu lui a concludere nel 1993 il protocollo sulla politica dei redditi. Nel 1997, su incarico del Governo Prodi, elaborò una proposta di riforma delle relazioni industriali e dello stesso protocollo del 1993, che è stato alla base dell’accordo del 22 gennaio del 2009 sul nuovo modello contrattuale”.
Quali furono i rapporti di Giugni con i sindacati e in particolare con la Cgil?
“I suoi rapporti furono molto buoni. La Cgil di qualche anno fa era molto diversa. Fino all’inizio degli anni ’90 questo sindacato, seppur diviso al suo interno, rispondeva alle esigenze del mondo del lavoro con un atteggiamento diverso da quello di oggi. Solo con la segreteria Cofferati è iniziato un atteggiamento più duro da parte di questo sindacato verso le forze di governo”.
Perché il Pci non volle votare a favore dello Statuto dei lavoratori?
“Il Pci non tenne un comportamento pregiudiziale. Loro si astennero. Il Pci guardava con sfavore una cultura dei diritti dei lavoratori che passasse attraverso i sindacati. Questo non piaceva ai giuristi del Partito comunista italiano. Il Pci era un partito di opposizione che non voleva appoggiare il centrosinistra nemmeno in quella circostanza”.