venerdì 9 ottobre 2009

Sconcertante dichiarazionei di Pierferdinando Casini sul Nobel ad Obama

Il leader dell'Udc non ha gradito il premio Nobel per la Pace ad Obama. L'esponente politico italiano avrebbe certamente fatto i salti di gioia se il premio fosse stato assegnato all'attuale pontefice. Ma sarà impossibile che qualcuno si faccia venire un'idea del genere soprattutto dopo la riabilitazione degli antisemiti levebvriani da parte di Benedetto XVI. Non appena appresa la notizia, Casini ha esclamato: "Non ho ancora capito che cosa ha fatto Obama. Speriamo - aggiunge - che faccia in futuro tutte le cose splendide che il Nobel auspica". Noi invece auguriamo a Casini di pensare meno alle lotte politiche italiane e di vedere di più quello che è accaduto in questi mesi. Sarebbe un bene per lui e anche per il Paese.

Nobel per la Pace: congratulazioni a Barack Obama


Cari Verdi, apritevi alla società civile

Intervista a Giuliano Tallone
Voce Repubblicana del 10 ottobre 2009
di Lanfranco Palazzolo

Se i Verdi vogliono rinascere è necessario che superino la loro burocratizzazione. Lo ha detto alla “Voce” Giuliano Tallone, docente di biologia ambientale e Presidente della LIPU-BirdLife Italia (dal 2003), primo firmatario del manifesto “Appello all’Italia e agli ecologisti” presentato in vista del prossimo congresso dei Verdi.
Giuliano Tallone, è preoccupato per il futuro dei Verdi? E quali proposte avanzate in vista del prossimo congresso?
“Il ragionamento sul futuro dei Verdi fa parte di un discorso più ampio sul futuro dell’ambientalismo italiano in politica. Questo è il vero problema che deve essere posto, che chiaramente non sfugge al confronto di questa forza politica. Mentre i Verdi italiani pensano al loro scioglimento si deve porre l’interrogativo su dove andrà a finire l’ambientalismo politico italiano. Oggi vediamo che queste istanze si rafforzano ovunque in Europa. Personalmente non sono nemmeno iscritto ai Verdi. La questione mi interessa come ambientalista in termini più ampi. L’esigenza di una rappresentanza ambientale in politica ha radici storiche che sono validissime anche oggi. Per il centrosinistra è necessaria l’esistenza di una presenza ambientalista forte in politica. Il nodo è perché i Verdi non hanno un consenso come accade in altri paesi dell’Unione europea. Il nodo è questo. Se i Verdi avessero un consenso più forte non ci sarebbe l’esigenza di confluire in un nuovo soggetto politico”.
Per dare una risposta ad alcuni degli interrogativi che lei ha posto pensa che sia necessario superare la burocratizzazione che ha caratterizzato i Verdi italiani e li ha portati a sparire dalle istituzioni?
“Credo che questo sia un nodo essenziale. E’ un problema che riguarda la forma partito nel centrosinistra. Il partito ha anche la necessità di svecchiare la sua classe dirigente. Lo dico in modo brutale: i Verdi devono porsi il problema di essere più presenti nella società civile ed essere più presenti nel territorio e rendere partecipi gli elettori. Il Partito democratico non è ancora riuscito ad essere ambientalista come dovrebbe. Ecco perché è necessario riprendere questi consensi intercettando anche i simpatizzanti del “grillismo”. Il problema non è la competizione tra forze politiche a sinistra, ma capire le esigenze della società”.
Pensa che Grazia Francescato sia il Von Quisling dell’ex ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio?
“Penso che Grazia Francescato ha una capacità di elaborazione autonoma nell’ambientalismo italiano. Non credo che sia il caso di pensare di escluderla dal gruppo dirigente, ma penso che il gruppo dirigente dei Verdi dovrebbe aprirsi di più ed essere meno conservatore. Ecco perché mi auguro che i dirigenti dei Verdi si aprano diversamente da come hanno fatto fino ad oggi”.