giovedì 15 ottobre 2009

Separati alla nascita (Lenin - Bersani)

Bersani LENIN



Un tè con quella "spia" di Mussolini

Voce Repubblicana del 16 ottobre 2009
Intervista a Piero Melograni
di Lanfranco Palazzolo

Mussolini avrebbe fermato gli scioperi pacifisti anche senza i soldi dell’MI5. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” lo storico Piero Melograni.
Professor Melograni, cosa pensa delle rivelazioni che riguardano Benito Mussolini al soldo dei servizi segreti britannici ai tempi della “Grande guerra” e perché molti si stupiscono per questo tipo di rivelazioni?
“Non trovo che ci siano elementi di grande sorpresa. Nel 1917, ai tempi in cui Mussolini fu ‘reclutato’ dall’MI5 per fermare le agitazioni pacifiste, l’Italia era alleata della Gran Bretagna. I due paesi erano in guerra dalla stessa parte contro il comune nemico”.
In quel periodo Mussolini poteva essere considerato di sinistra?
“Non credo proprio perché fin dal 1915 Mussolini si era dichiarato interventista. In quegli anni il futuro Presidente del Consiglio si considerava ancora un rivoluzionario. Anche Tommaso Marinetti si considerava un rivoluzionario proprio perché interventista”.
Questa rivelazione cambia il giudizio storico sul primo Mussolini?
“Non credo che questa rivelazione accresca il mito di Mussolini. Anzi, il fatto che sia stato pagato dai servizi segreti inglesi conferma che il futuro duce era, come tanti altri capi, un uomo qualunque. Benito Mussolini aveva bisogno di soldi”.
E’ credibile che l’MI5 si sia rivolto a Mussolini?
“Ma sì, certo. I servizi inglesi non hanno chiesto nulla di straordinario a Mussolini. La loro richiesta era quella di impedire che si svolgessero degli scioperi a Milano che bloccassero la produzione bellica provocando un danno anche agli alleati inglesi che erano impegnati nel fronte francese. Quella era la linea di Mussolini. Il leader interventista lo avrebbe fatto lo stesso. Mussolini avrebbe fatto questa cosa lo stesso perché voleva la vittoria dell’Italia nella prima guerra mondiale. Mussolini non aveva fatto un patto con il diavolo o aveva pensato di tradire se stesso”.
Questa vicenda accrescerà il mito sui presunti rapporti tra Mussolini e il mondo politico britannico visto che per anni si era parlato di un carteggio tra Mussolini e Churchill nel corso della seconda guerra mondiale?
“Non credo perché nella seconda guerra mondiale la situazione è completamente diversa. Del carteggio tra Mussolini e Churchill si è sempre vociferato, ma non sono mai state trovate le prove. Tutto può essere possibile. Il ruolo dei servizi segreti britannici in merito alle responsabilità della morte di Mussolini nel 1945 non è stato ancora chiarito”.
Mussolini era un pragmatico o aveva delle convinzioni politiche radicate?
“Credo che Mussolini fosse un personaggio molto intuitivo. Non aveva delle convinzioni politiche molto radicate. Il capo della polizia politica fascista Senise racconta che Mussolini scriveva dei promemoria assolutamente contraddittori”.

Dorina contro Ignazio

Il Tempo, 15 ottbre 2009
Intervista a Dorina Bianchi
di Lanfranco Palazzolo

Paola Binetti non è un problema politico. Il problema è che all'interno dei gruppi parlamentari non si discute abbastanza come sta accadendo con le primarie. Lo pensa la senatrice del Pd Dorina Bianchi, capogruppo nella Commissione Sanità di Palazzo Madama.
Senatrice Bianchi, cosa pensa della bufera su Paola Binetti che ha votato con il Pdl per affossare il provvedimento contro l'omofobia?
“Personalmente sono a favore di una legge contro ogni tipo di discriminazione omofoba e contro qualsiasi forma di diversità. Abbiamo bisogno di una legge in materia che si ispiri al principio di uguaglianza sancito dall'articolo 3 della nostra Costituzione. A cambiare idea sul provvedimento è stato il Pdl non certo il Partito democratico. Credo che Paola Binetti abbia espresso legittimamente la sua opinione”.
Nel Pd si parla di espulsione dal gruppo.
“La Binetti ha sempre deciso il suo atteggiamento parlamentare con l'accordo del Pd. Mi sembra una richiesta eccessiva”.
E' sorpresa che il caso sia scoppiato solo oggi? Tutti sapevano che la Binetti la scorsa legislatura aveva preso posizioni che avevano fatto rischiare la maggioranza al Senato.
“Questo era noto a tutti. La Binetti ha sempre deciso le sue posizioni con l'accordo del suo gruppo parlamentare. In alcune circostanze questo non è accaduto perché si trattava di argomenti sui quali è importante lasciare libertà di coscienza al singolo parlamentare. Credo che sia giusto lasciare questa libertà ai parlamentari. Il Partito democratico è un grande soggetto politico, il secondo partito politico. Oggi ci candidiamo ad essere un partito di Governo. Il Pd deve però dimostrare di essere in grado di fare una sintesi dei suoi principi e della sua diversità. Il Pd non deve imporre una cultura sull'altra e controllare le scelte dei singoli parlamentari dettati dalla coscienza. Ci deve essere un ascolto reciproco”.
Oggi esiste una dicotomia tra laici e cattolici nel Pd?
“La necessità del confronto nasce proprio dall'esigenza di evitare questo conflitto. Ecco perché è necessario migliorare l'ascolto reciproco senza imporre a nessuno la rinuncia alle proprie idee. Dobbiamo ancora percorrere questi tipo di cammino”.
E' sorpreso che Dario Franceschini abbia parlato di un “problema” riferendosi alla Binetti?
“Nelle polemiche di questi giorni sono entrate anche le logiche congressuali. Sono convinta che le primarie siano utili se sono in grado di aprire il partito. Queste polemiche non aiutano il Pd. Sulla differenza tra laici e cattolici il senatore Ignazio Marino ha creato una sua posizione strumentale, utilizzando il testamento biologico per andare contro il Pd. Ma nel Partito c'è stato un dialogo costruttivo. E alla fine il Pd ha deciso una posizione unitaria”.
La Binetti ed altri esponenti politici hanno detto di voler aspettare l'esito del congresso. Pensa che dopo il 25 ottobre ci sarà una fuga di cattolici dal Pd?
“Su questo la Binetti si è dimostrata poco chiara. Voglio vedere come farà la Binetti ad andare via dal Pd se poi ha deciso di appoggiare Pierlugi Bersani. Il Pd deve essere lo specchio della società e dimostrare di accettare la convivenza nella diversità. Nel momento in cui i cattolici usciranno dal Pd il progetto dovrà essere dichiarato fallito”.
Al di la del caso Binetti, pensa che i gruppi parlamentari del Pd sono ben guidati?
“Oggi c'è la necessità di un confronto reale nel Pd. Abbiamo fatto un investimento nelle primarie e nel coinvolgimento della società civile. Credo che sia una contraddizione non discutere nei gruppi parlamentari dopo un'apertura come quella delle primarie”.
Se Ignazio Marino diventa il segretario del partito lei resta nel Pd?
“Non credo che Marino vincerà il congresso. Tuttavia sono convinta che il senatore sarebbe un ottimo leader se fosse eletto segretario del Partito Radicale”.

"Certi diritti" da difendere

Intervista a Sergio Rovasio
Voce Repubblicana del 15 ottobre 2009
di Lanfranco Palazzolo

Sul provvedimento contro l’omofobia il Parlamento italiano è stato ipocrita. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” Sergio Rovasio, segretario dell’Associazione radicale “Certi diritti”.
Sergio Rovasio, quali sono le sue valutazioni in merito al naufragio del provvedimento contro l’omofobia?
“Oggi abbiamo avuto la conferma dell’ipocrisia in cui versa il nostro paese. Quello che è accaduto in aula a Montecitorio è lo specchio di quello che accade ogni giorno nella società italiana. Da una parte si riconosce l’esistenza di un problema politico e sociale, si cerca di risolverlo. Ma dietro questa falsa facciata di impegno quasi tutti si comportano come degli struzzi. Si fa finta di non vedere il problema. E quando si trova lo strumento per combattere questo pregiudizio si evita utilizzarlo. Questo accade perché ci sono altri interessi che prevalgono. Purtroppo sappiamo quali sono questi interessi in campo. In Italia esiste un forte condizionamento da parte de Vaticano. In Italia gran parte della classe politica deve obbedire a questi signori anziché alla propria coscienza”.
Come ha trovato l’intervento del ministro delle Pari Opportunità Mara Carfagna sul provvedimento?
“Ho letto e riascoltato l’intervento in aula del ministro Mara Carfagna. Le sue parole mi sono sembrate quelle di una persona che ha compreso molto bene il problema. Sono convinto che il ministro del Governo Berlusconi sia mosso da buone intenzioni. Aver richiamato il Trattato di Lisbona come punto di riferimento giuridico significa che il cammino che il ministro vuole avviare è di grande attenzione al fenomeno delle violenze diffuse sul piano delle discriminazioni. Ma ci sono alcune cose che non ho compreso. Il ministro a chiesto il ritorno del provvedimento in Commissione. Tutti si erano detti d’accordo con il ministro per questo ritorno in Commissione. Poi tutti si sono ritrovati d’accordo con l’eccezione di costituzionalità presentata dall’Udc. Questa è pura ipocrisia”.
Il Pd ha contribuito a far affossare il provvedimento in aula permettendo il voto sulle pregiudiziali. Ci sono precise responsabilità politiche?
“Non ho capito cosa sia accaduto. Ancora adesso non conosco quali sono le motivazioni che hanno indotto il Partito democratico a prendere questa decisione. Quindi non posso esprimere alcun giudizio su questa scelta presa dal Pd in aula”.
Sarà difficile ricostruire il lavoro fatto da Paola Concia, relatrice del provvedimento?
“I radicali avevano proposto degli emendamenti migliorativi sul testo uscito dalla Commissione. Tuttavia non avevamo dubbi sul fatto che questo provvedimento era un piccolo passo in avanti, ma non era ancora la legge per combattere la violenza omofobica. Alla fine ha prevalso un partito di minoranza come l’Udc che ha fatto saltare tutto”.