venerdì 16 ottobre 2009

Il partito dei "Dieci piccoli indiani"

Voce Repubblicana del 17 ottobre 2009
Intervista a Riccardo Villari
di Lanfranco Palazzolo

Il Pd sembra vivere nei “Dieci piccoli indiani”. Non è possibile espellere un deputato ogni giorno. Lo ha detto il senatore del gruppo misto Riccardo Villari.
Senatore Villari, cosa ne pensa del tentativo di eliminare Paola Binetti dal gruppo parlamentare del Partito democratico alla Camera dei deputati?
“Mi sembra che nella vicenda che ha toccato l’onorevole Antonio Gaglione e la deputata Paola Binetti ci sia una continuità se pensiamo all’incerta e approssimativa conduzione del gruppo parlamentare del Pd. Da quello che ho letto la Binetti afferma di essersi attenuta ad una prima indicazione del gruppo parlamentare. Poi, il gruppo parlamentare ha deciso di cambiare orientamento e non tutti ne sono stati informati. E qualcuno si è comportato in maniera difforme. L’incertezza del gruppo parlamentare del Pd è chiara. Dal punto di vista sostanziale il Pd, che era nato per unire diversità, per andare oltre i soggetti fondatori come i Ds e la Margherita, si è ridotto ad una riproposizione della trama dei ‘Dieci piccoli indiani’ attuando un’espulsione al giorno. Nel Pd vedo intolleranza e un continui richiamo ad un autoritarismo che significa in pratica scarsa autorevolezza. Il Pd si richiama sempre allo statuto e ai regolamenti. Sono tutte cose alle quali si ricorre quando non c’è la politica”.
Crede che nei gruppi parlamentari del Pd, almeno secondo quanto è accaduto durante il voto sullo scudo fiscale, ci siano degli intoccabili come la Meandri e altri mentre alcuni deputati non possono fare nulla senza essere messi sotto processo?
“Questa è una storia che si ripete. C’è sempre una sorta di ‘rispetto’ per alcuni. La verità è che al Pd manca un guida autorevole e anche il buon senso”.
Dopo le primarie cambierà qualcosa o il partito perderà altri pezzo con l’uscita dei cattolici del Pd?
“Leggendo qua e la si comprende perfettamente che questa situazione non piace a molti dei cosiddetti padri fondatori del Pd. Arturo Parisi ha detto apertamente che questo non è il mio partito. Anche Rutelli e Veltroni hanno detto la stessa cosa. A questo punto viene da chiedersi: Di chi è questo partito e chi ha voluto costruirlo?! La campagna per le elezioni primarie, con tutto lo strascico delle polemiche che si porta dietro, lascia da parte ogni prospettiva di cambiamento. Il nuovo segretario è chiamato a tirare fuori il Pd dalle secche della situazione in cui si trova”.
Quale sarebbe la peggiore soluzione per queste primarie?
“Secondo me, la soluzione peggiore è rappresentata da Dario Franceschini. Se posso fare un appunto a Franceschini è quello di aver cercato il consenso facile senza avere quella autorevolezza necessaria per potersi imporre dentro il Partito democratico. E questo resta un limite per il segretario uscente”.