mercoledì 21 ottobre 2009

Dossier Berlusconi (Anni settanta)

Oggi ho fatto una chiacchierata molto interessante con Lorenzo Ruggiero, curatore del nuovo libro della Kaos Edizioni dal titolo "Dossier Berlusconi. Anni settanta". Il libro racconta, attraverso i documenti la storia imprenditoriale di Silvio Berlusconi e i suoi rapporti con la politica negli anni '70. Sentiamo cosa ci ha detto il curatore di questo libro della Kaos (Sotto la foto di Berlusconi che compare nella copertina del libro).

Ascolta l'Intervista con Lorenzo Ruggiero.

Io voto Bersani

Intervista a Paolo Gambescia
Voce Repubblicana del 22 ottobre 2009
di Lanfranco Palazzolo

Per le primarie del Pd scelgo Bersani. Lo ha detto alla “Voce” l'ex direttore de “Il Mattino” e de “Il Messaggero” Paolo Gambescia.
Onorevole Gambescia, che impressione ha delle elezioni primarie del Pd?
“Le elezioni primarie hanno un grande significato perché sono uno strumento di grande democrazia anche se non siamo negli Stati Uniti. Penso che il meccanismo messo in piedi sia troppo farraginoso e con troppe contraddizioni. Forse si poteva fare una cosa molto più snella e semplice. Mi rendo conto che questo meccanismo è il frutto del compromesso tra le varie anime del Partito democratico”.
Pensa che ci sarà una scissione nel Pd?
“In questo paese si pensa troppo a quello che potrebbe accadere tra un anno invece di pensare all'immediato, al domani. Questo è un grosso limite. Aspettiamo di vedere la partecipazione alle primarie, come si divideranno quelli che andranno a votare. Capisco che dal punto di vista della strumentalizzazione politica parlare di scissione sia importante. Molte di queste voci sono alimentate dalle forze politiche che sostengono il governo. Capisco che anche alcune componenti del Partito democratico hanno tutta l'intenzione di pesare di più nel partito mettendo in campo lo spauracchio della frammentazione. Mi sembra che questa prospettiva non ci sia o che non siamo entrati nei tempi di una fase del genere”.
E' una contraddizione che nel Pd i maggiori consensi siano stati raccolti da Bersani che si dichiara contrario al mito dell'autosufficienza del Pd inaugurato da Veltroni?
“Non vedo nessuna contraddizione. Credo che sia limitativo. Come sostiene qualcuno, pensare che il Pd vuole aprire a sinistra. Pierluigi Bersani vuole riprendere le fila da dove è iniziata la liquidazione de l'Ulivo: uno schieramento dove ci sono due anime che si mettono d'accordo su un programma minimo”.
Pensa che la qualità dei candidati sia inferiore a quella delle tornate della coalizione nel 2005 e di quelle del Pd del 2007?
“Sono contrario a questa semplificazione. Ogni tempo ha i suoi candidati. Non guardo mai indietro. Sono candidati di tutto rispetto e sono portatori di diverse istanze della società. Il voto per l'uno o per l'altro non è indifferente. Gli elettori del Pd non sceglieranno il loro candidato in base al loro precedente orientamento. Questa volta andrà così. Ne sono convinto”.
Cosa ne pensa dei giudizi che ha dato la stampa estera sulle primarie del Pd?
“Non condivido certi giudizi perché le valutazioni della stampa straniera si formano sulle valutazioni dei giornali italiani. L'Italia è un paese complesso che la stampa straniera non sempre comprende”.
Per chi voterebbe alle primarie?
“Per bersani. La sua idea di opposizione mi convince perché non crede nel partito autosufficiente. Ci vuole un nuovo schieramento”.

Impegno per rinnovare il Pd

Intervista a Leonardo Impegno
Voce Repubblicana 21 ottobre 2009
di Lanfranco Palazzolo

Il problemi del Pd in provincia di Napoli non possono essere risolti da un commissario. Ci vuole una nuova classe dirigente per il Partito democratico. Lo ha detto alla “Voce” il Presidente del Consiglio comunale di Napoli Leonardo Impegno, sostenitore della mozione Franceschini in vista delle primarie del Pd del prossimo 25 ottobre.
Presidente Impegno, cosa pensa delle rivelazioni sull’assassinio del consigliere comunale di Castellammare di Stabia Gino Tommasino, ucciso da un gruppo di persone del quale faceva parte un iscritto al Partito democratico? Pensa che questo fatto cambierà gli equilibri precongressuali in vista delle primarie del 25 ottobre?
“Ho appreso questa notizia dai giornali. Ritengo queste rivelazioni drammatiche e sconvolgenti. Purtroppo il Partito democratico, a livello provinciale, è commissariato. Uno dei primi provvedimenti presi dal commissario Enrico Morando è stato di commissariare il partito a Castellammare di Stabia. Questo è successo anche a Torre del Greco. Questa situazione denota una grave crisi del Partito democratico in Campania. A fronte di 120mila iscritti non corrisponde un partito forte e radicato sul territorio. Questo è uno dei problemi che dobbiamo affrontare in questa campagna congressuale, in particolare il 25 ottobre prossimo con le elezioni primarie. Dobbiamo invitare tutte le persone che hanno passione politica a partecipare al voto. Il mio invito è quello di votare per Dario Franceschini per voltare pagina rispetto ad un governo di 15 anni che ha fatto cose positive, ma si è caratterizzato anche per i fallimenti”.
Che opinione si è fatto sul tesseramento nel Pd?
“Ho sempre detto con molta chiarezza che siamo molto vulnerabili nel Mezzogiorno. Anche il Partito democratico è vulnerabile se punta al numero degli iscritti senza che ci sia un effettivo controllo e non viene controllato chi porta pacchetti di tessere. C’è bisogno di un vero e proprio cambio di rotta in Campania. Un partito che è sempre stato subordinato al potere senza avere una sua autonomia di idee. Questo atteggiamento ci ha resi molto vulnerabili”.
Cosa è cambiato nel Pd dopo il commissariamento del partito?
“C’è stato un grande sforzo da parte del commissario Enrico Morando nel mettere in ordine alcune realtà che erano sgangherate, tanto per utilizzare un eufemismo. In alcune zone abbiamo verificato che c’erano più iscritti che votanti. Questo è stato un grande problema. Grande plauso per il lavoro che ha svolto Enrico Morando. I problemi non possono solo essere risolti da un commissario, ma da una nuova classe dirigente che porti il Pd a rappresentare realmente quello che vogliamo: una vera innovazione nella vita politica italiana. E non essere identificati nella conservazione. Questa sarebbe una vittoria per il Pd”.