lunedì 26 ottobre 2009

Intervista a Roberta Serdoz (fuoriondanews)

Oggi ho chiesto ad Andrea Atzori di "Fuorionda News" la pubblicazione di questa intervista a Roberta Serdoz, la moglie di Piero Marrazzo. Lo voglio fare senza commenti sulla vicenda che ha visto come protagonista il Governatore della Regione Lazio. Lo faccio ricordando, come mi ha chiesto cortesemente lo stesso Atzori, che si tratta dell'intervista più recente fatta dalla Serdoz. Inoltre ho garantito ad Atzori che non metterò nessun commento dei lettori del blog visto che le principali vittime di questa vicenda, come mi ha ricordato lo stesso Atzori, sono lei e la figlia di otto anni del governatore del Lazio. Concordo con Andrea.
Di Andrea Atzori
Per "Fuorionda news"
del 14 maggio 2009
“Il web presto soppianterà l’informazione della carta stampata e degli stessi telegiornali.” Una previsione senza tentennamenti, che fa ancor più impressione se a farla è proprio un “mezzo busto” della Rai. A lanciarla è infatti l’impeccabile e arguta, felice (anzi felicissima) di lavorare per il Tg 3, Roberta Serdoz. Non ho fuorionda suoi da mettere sul Blog (quelli della Rai valgono praticamente oro per quanto sono rari), ma ha promesso che mi manderà qualcosa e noi ovviamente pubblicheremo volentieri. Dopo diversi giornalisti Mediaset e Sky, questa è la prima intervista di "Fuorionda News" ad una giornalista-conduttrice della televisione di stato. Fra le altre cose Roberta afferma che questo Blog sui fuorionda è “ delizioso”.
Raccontaci come si è sviluppata la tua carriera giornalistica. Quando è iniziata e con chi .
"Avrei voluto fare l’archeologa o al massimo dedicarmi a quella stampa di settore scientifico che mi aveva coinvolto per tanti anni da ragazzina e, invece, ho iniziato a lavorare nel 1989 a Mixer, il programma di Giovanni Minoli, come segretaria di produzione. All’epoca si girava con il sistema Bvu e la troupe era decisamente più numerosa. Finita la gavetta sono diventata programmista regista e poi giornalista. Una grandissima conquista, raggiunta consumandomi le suole delle scarpe in giro per l’Italia e il mondo…Sette lunghi anni di un lavoro entusiasmante che mi ha fatto dimenticare i sogni da adolescente. Poi la Vita in diretta, gli speciali con Sassoli fino al 1998….Era novembre quando solcai il portone della mitica palazzina C del Tg3! Volevo lavorare in questa testata e caparbiamente ce l’ho fatta".
Se ho letto bene hai partecipato alla nascita del Telegiornale di Sky Tg 24. Come mai hai tradito la Rai e poi che è successo, te ne sei pentita?
"Si, è vero ho partecipato allo start up di Sky tg24……la verità? Mi hanno offerto una buona posizione e un buon contratto. Lo rifarei subito, respirare aria nuova ogni tanto non guasta!Ma “mamma rai” non si abbandona, nessun pentimento direi piuttosto nostalgia".
Che giudizio dai dell’informazione in Italia. Prova a fare una classifica dei tre migliori tg, il tuo Tg3 escluso, ?
"Altalenante, il direttore in un giornale vuol davvero dire molto. Mi piace meno il Sole 24 ore di Riotta e più il Corriere della Sera di De Bortoli. Moltissimo La Stampa di Calabrese, mia prima lettura mattutina. Meno affezionate a Repubblica, a volte non capisco proprio le campagne giornalistiche pro e contro! Fantastici, per diversi motivi, i titoli di prima de “ il Manifesto” e “Libero”. La classifica dei tg mi è più ostica….sono troppo compromessa! Sky fa un ottimo tg, primo posto; escludendo il tg3, faccio fatica a trovare un secondo posto…. Pari e patta tra tg5 e tg1 con l’ago più rivolto al tg di Mimun; al terzo La Sette ma solamente per mancanza di risorse.(nella foto a lato Roberta con il marito Piero Marrazzo)".
Tu sei l’esempio di interazione tra informazione televisiva e on line. Ti ricordiamo per le informazioni dal web .Pensi che verrà un giorno in cui faremo a meno della carta stampata?
"Penso che presto faremo a meno dei giornali cartacei e anche dell’informazione dei tg, troppa velocità nel web. Non bisogna però dimenticarsi che non sempre il web può essere attendibile, mi preoccupa l’idea di non avere il controllo –in senso positivo- sulle notizie….bisognerà studiare nuove regole. Il pianeta on-line con tutte le sue relazioni è divertente e nuovo…..senza fb, ad esempio, sarebbe stato più difficile trovarsi, no?".
Che pensi del mio Blog tutto dedicato ai fuorionda?
"Delizioso, chi ha spirito (e non so nel nostro lavoro quanti ce ne sono) dovrebbe essere fiero di esserci! Appena trovo qualcosa prometto che ve lo inoltro!!! Mi pubblicherete??Un grande direttore diceva: “Purchè se ne parli!!”. Niente di più vero in quest’epoca. Ad maiora e grazie".
(Grazie a Roberta per la sua disponibilità).

La carica pubblica di quel governatore

Il Tempo 27 ottobre 2009
Intervista al costituzionalista
Massimo Villone
Di Lanfranco Palazzolo

L'autosospensione può essere la scelta giusta in un partito, ma non può esserlo per chi ricopre cariche pubbliche come ha fatto Piero Marrazzo. Lo ha detto il costituzionalista Massimo Villone, ex senatore dei Democratici di sinistra e di Sinistra e Libertà.
Senatore Villone, cosa pensa della decisione di Piero Marrazzo di autosospendersi dalla guida della Presidenza della Regione Lazio? La medesima decisione aveva suscitato molte polemiche quando era stata presa dal sindaco uscente di Pescara Luciano D'Alfonso del Pd.
“E' necessario fare innanzitutto una valutazione politica. La scelta politica di Marrazzo dell'autosospensione è apprezzabile, giusta e opportuna. Questa scelta dimostra una sensibilità istituzionale. Marrazzo si è fatto da parte”.
La scelta è giuridicamente percorribile?
“Qui è più difficile trovare una giustificazione di tipo giuridico. Le funzioni pubbliche non sono disponibili per chi ne è titolare. L'esercizio delle funzioni pubbliche è doveroso. Se io ho una funzione pubblica di qualsiasi tipo non posso decidere io se esercitarla o no. La devo esercitare. Se non ho intenzione di esercitare questa funzione pubblica mi sottraggo a questa scelta evitando di esercitarne la titolarità. Dubito che questo si possa fare con un'autosospensione”.
Quale consiglio darebbe a Marrazzo?
In fatto di funzioni pubbliche ho sempre consigliato di non scegliere la strada dell'autosospensione a chi non ha più la possibilità di esercitare questo tipo di funzioni. Una scelta di questo genere può funzionare all'interno di un partito politico, ma nel campo delle cariche pubbliche ho il dubbio che questa sia la strada giusta. La discussione sulle dimissioni ha una sua sostanza. Capisco l'opposizione politica a questa scelta perché la maggioranza di centrosinistra ha tutta l'intenzione di spostare il voto, ma le mie considerazioni giuridiche restano”.
Marrazzo è rimasto vittima della sua stessa approssimazione politica. Il Comitato di garanzia statutaria che deve decidere sulla sua autosospensione non è mai stato nominato in base allo Statuto della Regione Lazio. Considera questo un autogol?
“Non conosco nel dettaglio lo Statuto regionale del Lazio. Ma se anche ci fosse una norma statutaria che attribuisse ad un organo della Regione la valutazione dell'autosospensione, mi sembrerebbe curioso che ci sia un organo che debba decidere su questo. Una norma statutaria del genere sarebbe dubbia. Quello che abbiamo davanti è un caso che deve essere valutato sui principi generali del diritto. Non so se un organo del genere possa essere chiamato in gioco in casi di questo genere”.
Lei è stato uno dei primi a denunciare la Casta in un libro che scrisse nel 2005. Pensa che esista una questione morale?
“La questione morale deve essere affrontata da tutti i partiti. Lo sto vedendo anche qui in Campania in vista delle candidature per le regionali. Il problema non è solo del Pd. L'etica pubblica che c'era ai tempi dei grandi partiti non esiste più. Oggi manca l'etica pubblica. Il sistema politica è fuori asse”.
Il problema del Pd è stato quello di non riuscire a selezionare bene la sua classe politica?
“Questo è accaduto per il Pd, ma anche per il Pdl. Vedo tutti i partiti in cattiva salute”.
La cronaca politica ingoierà il caso Marrazzo in breve tempo?
“La vicenda Marrazzo ha un connotato che colpisce particolarmente la pubblica opinione. Ma non è più grave di tante altre”.
In questa vicenda il principio di uguaglianza sancito dall'articolo 3 della Costituzione è stato applicato?
“Sì, sono tutti in cattiva salute politica”.

Marrazzo doveva dimettersi

Voce Repubblicana del 27 ottobre 2009
Intervista ad Enzo Carra
di Lanfranco Palazzolo

Sono sempre stato un ipergarantista, ma Piero Marrazzo doveva dimettersi subito dalla guida della Regione Lazio e non autosospendersi. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” l’onorevole Enzo Carra, deputato del Partito democratico e sostenitore della mozione Franceschini.
Onorevole Carra, che effetti avrà il caso Marrazzo sul Pd? Ignazio Marino ha sempre parlato di una questione morale nel vostro partito.
“Non voglio parlare di questo tema mentre si sta ancora votando per le primarie. E non ho interesse a fare polemiche con Ignazio Marino. Non si può negare che esista una questione morale. Mi sembra che il più deciso nell’affrontare questo tema sia stato Dario Franceschini. La questione morale va ben oltre la vicenda personale del Presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo”.
Crede che il Presidente della Regione Lazio abbia sbagliato a non dare immediatamente le dimissioni?
“Sono sempre stato un ipergarantista. Quando devo affrontare questo argomento mi duole sempre discutere sulle scelte altrui. E lo faccio con molta difficoltà. Però non dobbiamo sottrarci di fronte alla realtà. E la realtà è che se Marrazzo, qualche giorno fa, ha sottoscritto un verbale alla Procura di Roma nel quale ammetteva alcune cose, il giorno dopo ha smentito tutto, al momento dell’impatto della notizia con l’opinione pubblica. Ma alla fine il governatore del Lazio ha ammesso i fatti. A quel punto penso che le dimissioni sarebbero state la scelta giusta. L’autosospensione è solo un pannicello caldo”.
Al di la di come andranno le primarie, è convinto che nel Pd si riuscirà a trovare una giusta sintesi tra laici e cattolici?
“Mi auguro che il vincitore non si faccia prendere da una forma di onnipotenza pensando di aver vinto su tutta la linea e di escludere la collaborazione con le altre componenti del partito. Mi riferisco ad Ignazio Marino, a Pierluigi Bersani e naturalmente a Dario Franceschini. Se il vincitore sarà così bravo nel voler discutere con tutti penso che il progetto del Partito democratico non potrà che crescere”.
E contento di questo meccanismo delle elezioni primarie o crede che questo sistema debba essere semplificato?
“Se i partiti cominciassero ad utilizzare i meccanismo democratici e il Pd funzionasse come un partito moderno si potrebbe considerare che l’elezione del segretario del Pd venga sostenuta dalla pubblica opinione. Ma la prima selezione di base deve essere comunque fatta dal partito. Il problema di questo meccanismo è che prevede due votazioni troppo ravvicinate nel tempo. A questo punto sarebbe anche giusto pensare alle elezioni primarie all’americana senza alcun tipo di antipasto a pochi giorni dalla scelta finale, con una votazione definitiva. Tutto sarebbe molto più semplice per la scelta del segretario del Partito democratico”.