martedì 27 ottobre 2009

Marrazzo si è dimesso


Arrestato Catello Romano


E' stato arrestato Catello Romano, 19anni, uno dei sicari del commando che a febbraio scorso uccisea Castellammare di Stabia il consigliere comunale del Pd Luigi Tommasino per uno "sgarro" al clan D''Alessandro. Romano erastato arrestato il 13 ottobre scorso, e aveva datodisponibilità a collaborare con le forze dell''ordine. Poi, ameno di 24 ore dalle prime ammissioni, era fuggito dall''albergodel brindisino dove si trovava in attesa di entrare neiprogrammi di protezione per i collaboratori di giustizia,utilizzando lenzuola e una finestra. Il 19enne era iscritto in una sezione del Pd cittadino.

Errori dal Televideo: Angela Finocchiaro capogruppo al Senato della Repubblica


Complimenti, oggi abbiamo appreso che Angela Finocchiaro era la capogruppo del Partito democratico al Senato. Complimenti all'attrice lombarda. Ma che fine ha fatto Anna Finocchiaro....?!

Marrazzo, sono cresciuto in parrocchia

Famiglia Cristiana del 27 settembre 2009
Intervista a Piero Marrazzo
di Alberto Chiara

Voglio ricordare una delle ultime interviste rilasciate da Piero Marrazzo da Presidente della Regione Lazio. Si tratta di un'intervista concessa un mese fa al settimanale antiberlusconiano "Famiglia Cristiana". Ho sottolineato le parti più interessanti, almeno per me, delle parole del Presidente della Regione autosospeso. Il tutto senza fare commenti.

«MESSA, FILM, PARTITE:MI RIVEDO ALL’ORATORIO» «Sono cresciuto nella parrocchia di Santa Chiara», dice. I ricordi di allora, le attese di oggi. Da padre. E da politico. Che non se ne vergogni lo prova quanto sta scritto in bella evidenza nel sito Web ufficiale del Lazio. Piero Marrazzo, volto noto della Rai, dall’aprile 2005 alla guida della Giunta regionale, «è cresciuto come molti ragazzi della sua generazione, frequentando l’oratorio e la parrocchia di Santa Chiara».
Partiamo da lì, presidente...
«Partiamo da lì».
Che ricordi ha di quegli anni?
«Rammento la Messa dei ragazzi, celebrata ogni domenica alle 10 dal viceparroco, don Antonino, una sorta di Fernandel nei panni di don Camillo. Ho in mente anche altri sacerdoti allora giovani, don Aristide e don Benedetto. Terminata la celebrazione eucaristica, alle 11 proiettavano un film. E poi, il gioco. Se chiudo gli occhi rivedo il campo. Era il parcheggio per le auto, "pavimentato" con brecciolino: se cadevi, come minimo ti laceravi i pantaloni e ti sbucciavi le ginocchia. Era stato "attrezzato" con due porte da pallamano e con due canestri da basket. Ah, quante partite. Giocavo in difesa, terzino».
Vita di gruppo?
«Sono stato scout, gruppo Roma 24. Un passaggio veloce prima di lasciarmi prendere dalla politica degli anni Settanta e dal giornalismo. Ma se penso all’oratorio ricordo pure quando, sotto Pasqua, da chierichetto seguivo il parroco, don Gianni Todescato, nelle due cliniche vicine alla parrocchia. Lì ho cominciato a misurarmi con il dolore».
Che senso ha per lei, ora, l’oratorio?
«Come padre ho garbatamente spinto le mie figlie (tre, ndr) a frequentarlo. È un luogo interclassista, dove il figlio della portinaia sta accanto al rampollo dell’alta borghesia. È una "palestra" dove impari a gestire vittorie e sconfitte, gioia e noia. Oggi ha qualche nemico in più, l’oratorio. Game boy, playstation e via elencando: si è più portati a chiudersi. Una volta bastava un pallone per socializzare. Adesso è tutto più difficile».
Come presidente della Regione?
«Sono convintissimo della funzione sociale ed educativa che continuano ad avere, come giustamente recitano sia la nostra legge regionale che quella nazionale. È un fiore all’occhiello del cosiddetto "privato sociale". Frequentandoli s’impara la tolleranza, l’attenzione agli altri, la dimensione verticale che ogni esistenza esprime. Tutto ciò fa bene anche alla politica, perché l’accogliere tutti, senza discriminare nessuno, insegna che, volendo, una società a dimensione umana è possibile. Gli oratori sono un patrimonio per l’intera collettività, su cui bisogna investire a prescindere dalle proprie appartenenze politiche o da calcoli elettorali».