giovedì 5 novembre 2009

Sarkozino pubblicitario

In queste ore la Francia ride alle spalle di Nicolas Sarkozy e lo prende per il culo per pubblicità che il piccolo Sarko avrebbe fatto da bambino. Ma lui, il presidentone ha smentito subito tutto. Per ora, in attesa che si chiarisca il "grave fatto", limitiamoci a prenderlo per il culo virtualmente chiedendoci se il piccolino visto in questa foto sia il Sarkozino che non abbiamo conosciuto mai. Da questa vicenda però possiamo trarre un insegnamento quasi biblico: le colpe dei padri pubblicitari ricadono quasi sempre sui figli pubblicizzati.
Ecco la notizia:
Il piccolo Nicolas finisce in una pubblicità di detersivi. La vicenda risale al 1967, quando Sarkozy aveva solo 12 anni. Paul Sarkozy, il padre dell'attuale leader francese, allora pubblicitario per la marca Bonux, propone al figlio di farsi ritrarre in foto. Lo scatto mostra un bambino biondissimo e sorridente, che se la spassa con un aeroplanino e altri giocattoli. Tutti doni offerti dalla casa produttrice di detersivi. La pubblicità venne poi inserita nel libro 'Bonux, il detersivo dai mille regali pubblicato da Francis Elzingre. Alcuni ex-dipendenti del gruppo confermano la notizia mentre l'editore della pubblicazione dice di non essere in grado di commentare. Cacasotto....

Il tennis italiano nel 1939

In questi giorni mi è capitata una bella rivista tra le mani. Si tratta di "Tennis. Sport invernali" del settembre del 1939. Questo periodico mi ha messo molta tristezza perchè ho visto nella rivist in questione tante persone allegre e contente nella pratica di questo sport che non mi pareva vero che l'Italia fosse alla vigilia di una guerra mondiale che avrebbe distrutto il nostro paese. In "Tennis. Sport invernali" ho anche trovato tanta politica: l'attenzione del regime fascista nel mettere sul mercato una racchetta alla modica somma di 50 lire, una bella foto di Achille Starace mentre assiste ad una partita di tennis e la bella foto di un campo di un circolo del tennis in Africa Orientale, nella città di Dessiè. Ma non sono mancate anche le frecciate alla squadra inglese sconfitta in coppa Davis dai tedeschi: "La squadra inglese di Coppa Davis è arrivata a Berlino con cinque giuocatori, cinque accompagnatori, un massaggiatore, ventitre valigie, quarantotto racchette...Ne è ripartita con cinque sconfitte, quattordici partite perse e una sola vinta!". Bella consolazione aggiungo io.....



Appuntamento a Terni per sabato prossimo

Per ricordare la figura di Leonardo Sciascia, tra i maggiori scrittori europei e deputato radicale, a vent’anni dalla scomparsa, l’Associazione radicale “Ernesto Rossi” di Terni ha organizzato per sabato 7 novembre, alle 16,30, un incontro intitolato “Leonardo Sciascia, vent’anni dopo”. Si svolgerà nella sala rossa di Palazzo Gàzzoli, in via del Teatro Romano, Terni. All'incontro parteciperanno Valter Vecellio, vice-caporedattore del Tg2, direttore del giornale telematico “Notizie radicali”, presidente dal 2004 al 2006 dell’Associazione Amici di Sciascia e autore di diverse pubblicazioni sull’intellettuale siciliano tra cui “Saremo perduti senza la verità”, edito da La Vita Felice nel 2003, Lanfranco Palazzolo, redattore di Radio Radicale e curatore del libro “Leonardo Sciascia, deputato radicale 1979-1983” , pubblicato da Kaos nel 2004. Interverranno Simone Guerra, assessore alla Cultura del Comune di Terni, i proff. Domenico Cialfi e Marcello Ricci. Coordinerà i lavori Francesco Pullia, della Direzione nazionale di Radicali Italiani.

5 novembre 1989: manifesto per l'iscrizione al Partito comunista italiano


Quella croce è un simbolo di conquista

Voce Repubblicana del 5 novembre 2009
Intevista a Clara Gallini
di Lanfranco Palazzolo
(Manifesto di un film fascista nel quale la croce viene utilizzato come simbolo del regime).

Oggi assistiamo al tentativo di conquista delle istituzioni pubbliche attraverso i simboli religiosi. Proprio come accadeva durante il fascismo. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” Clara Gallini, autrice del volume “Il ritorno delle croci”, edito da manifestolibri.
Clara Gallini, cosa pensa delle polemiche scatenate dalla sentenza della Corte europea dei diritti dell’Uomo sul crocifisso di Abano? E cosa pensa delle parole del segretario del Partito democratico Pierluigi Bersani che ha scelto di difendere il crocifisso?
“Non sapevo della posizione del segretario del Partito democratico Pierluigi Bersani. Ma questa posizione è del tutto coerente con il percorso politico di Bersani. Sono preoccupata dalla politica che rilancia un’idea di cattolicesimo conservatore. La questione è squisitamente politica. La vicenda dei crocifissi ha sempre avuto questo significato con picchi di alti e bassi che risalgono a questi ultimi anni. I fatti di questi ultimi anni mi ricordano i picchi che la questione ha avuto negli anni di forte scontro tra laici e socialisti da una parte, e cattolici e fascisti dall’altra. Questa seconda corrente ha vinto grazie al patto che aveva stipulato con la parte più conservatrice della Chiesa cattolica. Il clima politico e culturale di oggi è molto simile a quel clima”.
La Democrazia Cristiana aveva un altro atteggiamento politico su questi argomenti?
“La mia impressione è che la Dc fosse molto più cauta e meno ideologizzata. Meno ideologizzati erano gli avversari politici della Dc. Lo scontro non avveniva su questo”.
Il fascismo aveva fatto una sua politica dei simboli religiosi?
“Sono preoccupata dalle logiche comparabili che vedo emergere in questo periodo. Le logiche di oggi sul crocifisso sono molto simili a quelle che esistevano durante il ventennio fascista. Oggi vediamo l’avanzata di un forte potere autocratico che per affermarsi, negando tutti i diritti del cittadino, riesce a compiere dei patti politici con il Vaticano, con la sua parte più conservatrice. E lo fa con l’imposizione della forza politica, della politica e anche con l’aiuto dei simboli”.
La Chiesa cattolica ha assunto il controllo della scuola pubblica cancellando il diritto ad una scuola multireligiosa?
“I ragazzi di oggi sono più liberi e meno condizionati da certe imposizioni religiose. Ma questa imposizione opera attraverso il reclutamento degli insegnanti di religione che oggi sono diventati insegnanti di ruolo statali. Questi fatti si connettono al tentativo della Chiesa di mettere lo zampino nelle scuole pubbliche col riconoscimento di propri insegnanti. Quello che accade nelle scuole è molto preoccupante. Non è importante che i giovani credano, ma è necessario che quei simboli e quelle persone legate alla Chiesa ci siano”.