venerdì 13 novembre 2009

Magistrati contro a calciotto

Per la prima volta nella storia, il 14 ed il 15 novembre 2009 i magistrati italiani daranno vita al primo torneo nazionale di calciotto. Si tratta di una serie di incontri sportivi, aventi ad oggetto partite di calcio ad otto, disciplinati in forma di unico torneo ed avente carattere spontaneo ed occasionale. Le squadre partecipanti sono Calabria, Campania, Lazio, Piemonte, Puglia, Sicilia, Toscana ed Umbria. Il torneo andra' in scena al Futbolclub di Via degli Olimpionici a Roma, dove si terra' anche il prestigioso torneo "T League", a 16 squadre che prendera' il via domani alle 13.30 e si concludera' alla meta' di maggio 2010. Scenderanno in campo ex calciatori come: Giannichedda, Marcolin, Bruno Giordano, Angelo di Livio, Massimo Piscedda e Luciano Marangon, ma anche procuratori sportivi come Davide Lippi, Simone Canovi, Ludovico Spinosi e Matteo Materazzi, e attori come Brenno Placido, Emanuele Propizio e Vincenzo Alfieri. Ma anche manager come Nicola Maccanico e Magistrati come Luca Palamara Presidente dell'Associazione Nazionale Magistrati. Forse sarebbe stato meglio organizzare le squadre in correnti. Sarebbe stato più bello vedere Unicost che sfida Magistratura democratica. Sai le botte. Invece i magistrati italiani hanno scelto la strada federalista.

Con Berlusconi resta il bipolarismo

Intervista a Piergiorgio Corbetta
La Voce Repubblicana del 13 novembre 2009
Di Lanfranco Palazzolo
(Nella foto il prof. Corbetta davanti ad una libreria Billy di Ikea),

Fino a quando ci sarà Silvio Berlusconi sulla scena politica sarà difficile la nascita di un nuovo grande soggetto politico di centro. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il professor Piergiorgio Corbetta, docente di Metodologia e tecniche della ricerca sociale all'Università di Bologna e autore dell’unico manuale di geografia politico elettorale mai pubblicato in Italia.
Professor Corbetta, cosa pensa del nuovo partito rutelliano Alleanza per l’Italia?
“Lei mi fa una domanda difficilissima alla quale nessuno è in grado di rispondere. Il reale interrogativo che oggi non incombe – ma che tra non molto incomberà sulla politica italiana – sarà il destino del Popolo delle Libertà o comunque cosa succederà quando uscirà di scena Silvio Berlusconi. Il Presidente del Consiglio è un uomo continuamente esposto a polemiche e controverso. Tuttavia, Berlusconi ha dato comunque – volenti o nolenti – una svolta notevole e rilevantissima alla politica italiana. E diciamo che la sua spinta alla trasformazione della politica italiana, in senso bipolare, è dovuta proprio in gran parte alla personalità politica di Silvio Berlusconi e alla sua capacità di polarizzare l’elettorato in amici e nemici. La polarizzazione della vita politica italiana è legata moltissimo alla figura di Silvio Berlusconi. Le leggi elettorali introdotte dopo il 1993 hanno introdotto questa polarizzazione che è rimasta in piedi anche con la riforma elettorale del 2005. Ma è indubbio che questa polarizzazione non ha solo componenti istituzionali e strutturali, ma ha componenti emotive e personalistiche. Nel momento in cui Berlusconi dovesse uscire dalla politica nessuno è in grado di dire cosa accadrà”.
Perché il Partito democratico ha perso questo esiguo numero di parlamentari dopo l’elezione di Pierluigi Bersani?
“E’ indubbio che Pierluigi Bersani sia portatore di assolutamente non orientata verso il bipolarismo, ma orientato verso un sistema partitico a più voci. Non è assolutamente nascosta a nessuno la simpatia di Bersani per quel cotè verso un sistema proporzionale alla tedesca. Lo sanno tutti che Bersani è un uomo politico che tende alla proporzionalizzazione della vita partitica italiana. Ma la vera variante della politica italiana non è Bersani, ma Silvio Berlusconi”.
Vede delle analogie tra il tentativo di Mario Segni del 1994 e la formazione di Alleanza per l’Italia di Francesco Rutelli?
“Il tentativo di Segni era molto diverso. Quel tentativo di Segni era un modo per agganciare quello che restava della Democrazia cristiana. Mentre qui si tratta di costruire qualcosa di nuovo. Tuttavia il tentativo di Rutelli e quello di Casini non portano con se tanti voti, ma sono solo tentativi di affiancamento politico nei confronti di Berlusconi. Ma niente di più”.