lunedì 23 novembre 2009

L'intellettuale dello Stato di diritto

Voce Repubblicana del 24 novembre 2009
di Lanfranco Palazzolo
Intervista a Marco Boato
Leonardo Sciascia fu un intellettuale unico negli anni ’70 perché non ebbe mai alcun tipo di pregiudizio ideologico. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” l’onorevole Marco Boato, ex parlamentare radicale e dei Verdi, vicino di banco di Leonardo Sciascia a Montecitorio.
Onorevole Boato, che impressione ha avuto del ricordo tributato a Leonardo Sciascia nel ventesimo anniversario della morte?
“Il ricordo su Leonardo Sciascia è stato abbastanza ampio. La figura di Leonardo Sciascia avrebbe meritato qualche attenzione in più da parte dei mass media televisivi e radiofonici. Naturalmente non sono riuscito ad ascoltare tutto quello che è stato proposto, ma ho visto qualche trasmissione e un lungo servizio di Tg2 dossier fatto molto bene e ho visto il libro di Andrea Camilleri nel quale sono state riproposte le interpellanze parlamentari di Leonardo Sciascia dal titolo ‘Un onorevole siciliano’. Credo che sia stato importante che questa figura sia stata rievocata attraverso la sua testimonianza politica che letteraria”.
Cosa ricorda della figura dello Sciascia politico visto che in aula a Montecitorio eravate vicini di banco?
“La sua attività di parlamentare non fu certo vastissima sia per gli interventi che lui ha svolto e anche per la sua attività nella Commissione parlamentare bicamerale sull’assassinio di Aldo Moro. Ricordo che Sciascia nel 1983 pubblicò una relazione di minoranza in questa commissione che fu pubblicata anche in allegato a libro ‘L’Affaire Moro’, libro che era stato pubblicato in prima edizione nel 1978”.
Sciascia ha lasciato una traccia come parlamentare?
“Sì. I suoi interventi in aula erano molto brevi. Il suo stile parlamentare aveva una grande efficacia. La cosa che mi è rimasta in presso dei suoi interventi in aula era il silenzio dal quale erano accompagnati. Dai banchi di Montecitorio non si sentiva volare una mosca”.
Leonardo Sciascia aveva dei pregiudizi politici rispetto agli altri intellettuali di quegli anni?
“Non credo si possa dire che Sciascia avesse dei pregiudizi ideologici. Anche nei rapporti personali e frequenti che ho avuto con Sciascia in quegli anni non ho mai percepito questo tipo di atteggiamento. Sciascia aveva avuto dei rapporti politici con il Pci, ma era lontanissimo da qualsiasi simpatia verso qualsiasi totalitarismo. Ecco perché ritengo che la sua fosse una formazione politica molto liberaldemocratica, in base alla quale il punto di riferimento più importante era la difesa dello Stato di diritto. Ma in quegli anni esprimersi a favore di questa concezione era molto difficile. Ecco perché questa posizione lo pose in contrapposizione con i sostenitori delle logiche emergenziali di quegli anni affermatesi nel compromesso storico e nella logica dei cosiddetti professionisti dell’Antimafia”.