lunedì 7 dicembre 2009

La società civile guarda al centro

Intervista a Paola Binetti
Il Tempo, 7 dicembre 2009
di Lanfranco Palazzolo

La società civile guarda al centro perché non vuole inseguire le piazze. Lo ha detto Paola Binetti, parlamentare del Partito democratico, dopo l’abbandono del Pd da parte della Senatrice Dorina Bianchi.
Onorevole Binetti, cosa pensa dell’abbandono del Pd da parte della senatrice Dorina Bianchi?
“Dorina Bianchi era già stata parlamentare dell’Udc. Nella XIV legislatura lei era nell’Udc. Era stata la relatrice della legge 40 in quella legislatura. Dorina Bianchi è sempre stata una parlamentare che si è occupata a fondo di temi etici e lo ha fatto cercando di realizzare quella sintesi, che a volta appare straordinariamente complessa, tra la propria tradizione di cattolica e quelli che sono gli interrogativi che la scienza e la tecnica ci pongono. Nella XV legislatura Dorina Bianchi ha scelto di entrare nel Partito democratico, ma in questa legislatura ha scelto di tornare a casa. Io vedo in questa evoluzione di Dorina Bianchi la scelta di una cattolica che ha sempre fatto un grande sforzo nel trovare un punto di incontro non semplice tra i valori e prassi politica. Quando pochi mesi fa è toccato a lei coordinare, come capogruppo al Senato in commissione Sanità, le posizioni sulle dichiarazioni anticipate di trattamento le sue convinzioni si sono molte volte scostate dal gruppo. E questo è stato lo spunto per critiche pesanti nei suoi confronti. Lo stesso copione si è ripetuto nel corso del dibattito sulla nella commissione sulla RU486. Quindi comprendo molto bene questa sua scelta. Comprendo la sua scelta perché nell’Udc le sue scelte non saranno contestate”.
Questo abbandono lo considera anche come uno spunto di riflessione per lei?
“Questa è una domanda totalmente diversa. Preferirei mantenere distinte le due cose. Quello che fa Dorina Bianchi mi sembra molto interessante e lo apprezzo nella sua coerenza e nel suo coraggio. Quello che faccio io risponde allo stesso tipo di istanza profonda. Bisogna sempre trovare un punto di incontro tra i valori in cui si crede e il contesto in cui si opera. Questa è la domanda che mi pongo e alla quale cerco sempre di rispondere”.
Oggi a quale conclusione è giunta?
“Da parte mia c’è un impegno molto forte ad essere fedele a determinati valori”.
Ma questi valori li ritrova nel Pd di oggi?
“Voglio vedere se nel Pd potrò esprimere le mie posizioni. Ci sono stati alcuni esponenti del Partito democratico che hanno assunto nei miei confronti un atteggiamento da anatema chiedendo la mia cacciata dal partito. Devo dire che ciò non accade da diverso tempo e che in questi mesi non ho mai smesso di esprimere con chiarezza le mie posizioni. Questo è il mio modo di intendere la politica. Se domani dovesse diventare invivibile la mia posizione nel Pd, mi porrei l’interrogativo se restare o meno”.
Cosa pensa del comportamento che hanno assunto alcuni esponenti del suo partito sulla manifestazione giustizialista di sabato scorso?
“Ognuno ha fatto quello che voleva senza che ci fosse una strategia concordata. La stessa Rosy Bindi aveva detto che non sarebbe andata poi, quando ha visto che molti esponenti del partito andavano, ha ritenuto di andare dove stavano alcuni pezzi del partito. Bersani ha tenuto un silenzio adamantino su questa manifestazione. Anche se poi ha ‘benedetto’ l’iniziativa. Io non sono amica delle piazze. E non mi sono nemmeno posta l’interrogativo se andare in piazza. Quella era la manifestazione di Antonio Di Pietro e della piazza virtuale del web. Il Pd è andato a rimorchio di questa iniziativa”.
E’ preoccupata che il Pd subisca queste cose?
“Certo, sono preoccupata. A distanza di un mese e mezzo non vedo ancora tracciata una linea da parte della nuova segreteria del Pd di Bersani. L’atteggiamento del segretario del Pd mi ha fatto riflettere molto”.
Come valuta il fatto che molti esponenti politici del Pd stanno seguendo alla spicciolata Rutelli?
“La mia valutazione non riguarda l’adesione dei parlamentari. Credo che dietro Rutelli stiano andando molti esponenti della cosiddetta società civile perché è evidente che la maggioranza è in affanno e l’opposizione non ha una linea comune. Voglio capire cosa farà la società civile e soprattutto se il Pd ha intenzione di seguire le piazze visto che la prossima settimana è attesa una nuova manifestazione di piazza voluta proprio dal Pd. Quindi non mi stupisco che la società civile guardi altrove e con grande speranza”.

Nulla è cambiato contro il terrorismo

Intervista a Michele Scandroglio
Voce Repubblicana del 5 dicembre 2009
di Lanfranco Palazzolo

La politica della nuova amministrazione democratica contro il terrorismo non è mutata rispetto alla linea di Geroge W. Bush. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” l’onorevole Michele Scandroglio, membro della Commissione Difesa della Camera dei deputati.
Onorevole Michele Scandroglio, cosa pensa della strategia dell’amministrazione democratica per l’Afghanistan che prevede di mandare consistenti rinforzi in quel paese?
“Innanzitutto devo constatare che sono andate deluse le attese di chi voleva vedere nella nuova amministrazione democratica un cambiamento della strategia militare nella lotta al terrorismo. La politica estera degli Stati Uniti ha agito in continuità con la linea di George W. Bush. Obama non percorre una strada molto diversa da quella del suo predecessore. L’amministrazione democratica si impegna inviando in Afghanistan più di centomila uomini. Si tratta di una presenza molto significativa per una realtà molto difficile. E’ evidente che l’Italia non può fare a meno di impegnarsi in Afghanistan. Se siamo stati solidali con la politica americana dopo l’11 settembre non vedo perché non dovremmo esserlo oggi”.
Il Presidente degli Stati Uniti Obama parla di un impegno che durerà almeno un altro anno prima del progressivo ritiro delle truppe. Il periodo indicato dalla Casa Bianca è troppo breve per risolvere un situazione di questo genere?
“Le operazioni militari hanno sempre una data d’inizio, ma non hanno mai la certezza di una fine. E’ impossibile determinare la fine di questo tipo di operazione. Non è possibile indicare questa data. Le ipotesi sul ritiro si fanno in base ai risultati ottenuti. Se il terrorismo sferrerà un attacco durissimo ai militari presenti in Afghanistan sarà difficile pensare ad un ritiro prestabilito”.
Come ha risposto l’Italia alle richieste di invio di altri soldati in Afghanistan?
“L’Italia ha risposto coerentemente dicendo che l’esecutivo è disponibile e che il tema verrà portato all’attenzione del Parlamento”.
Ci saranno dei problemi con il Pd o vede una collaborazione su queste opzioni della politica estera del nostro paese?
“Il Pd non ha mai fatto mancare il suo appoggio a queste iniziative. Mi auguro che continui a farlo”.
Ci sono dei problemi di bilancio per questo nuovo impegno militare?
“L’Italia non si trova nelle condizioni finanziarie migliori per rispondere a questa nuova esigenza. Ma non c’è dubbio che il nostro paese farà la sua parte. Il paese e l’esercito faranno il loro dovere”.
Il premio Nobel per la pace ha messo in difficoltà il Presidente degli Uniti di fronte ad una scelta come questa?
“Non c’è dubbio che Obama sia un enfant prodige. Ma il fatto che gli sia stato assegnato il premio Nobel senza aver fatto nulla per averlo, sia d’impaccio al Presidente più di quanto gli giovi”.