martedì 15 dicembre 2009

Pierluigi lascia stare Di Pietro

Il Tempo del 15 dicembre 2009
Intervista a Marco Follini
Di Lanfranco Palazzolo

Antonio Di Pietro ha sbagliato a gettare benzina sul fuoco dopo l'aggressione contro Berlusconi. Lo ha detto il senatore del Partito democratico Marco Follini.
Senatore Follini, viste le tensioni politiche di questi giorni si aspettava questa violenza contro Silvio Berlusconi?
“Questi sono momenti che non si aspettano mai. Ho cominciato il mio percorso politico nel clima surriscaldato dell'Italia degli anni '70. penso che sia meglio preoccuparsi di più che non trascurare mai i pericoli e le insidie. Non mi aspettavo un episodio come quello che è capitato”.
Come ha trovato la reazione di Antonio Di Pietro, che in qualche modo ha legittimato il gesto contro il premier?
“Non credo che si possa dare alcuna giustificazione alla violenza. Ho detto in mille occasioni che Di Pietro sbaglia a gettare benzina sul fuoco dei conflitti. Quella di Di Pietro mi è parsa un'affermazione infelice ed inquietante”.
Crede che anche il Pd abbia utilizzato toni impropri?
“Penso che conti e valga più di tutti il gesto che ha fatto Pierluigi Bersani, che si è recato in ospedale da Silvio Berlusconi come era giusto che fosse e come si usa in ogni democrazia”.
Per quanto riguarda Bersani, il leader del Pd aveva definito domenica, prima dell'aggressione, Silvio Berlusconi come un “pifferaio miliardario” e poi aveva definito “quelli che gli vanno dietro” come “dei poveracci”. Immagino che lei certi toni non li abbia mai usati.
“Io certi toni li ho subiti e non li ho mai usati. Alcuni termini sono utilizzati da molti politici, ma non penso che si possa iscrivere Bersani in questa lista. Anzi, ho sempre apprezzato il tono e lo stile di Bersani. Nei comizi qualche battuta la fanno tutti”.
Cosa ha pensato quando ha visto alcuni esponenti del suo partito andare al “No B day”?
“Ho preso le mie distanze da quella manifestazione. Il Pd non deve rincorrere la piazza e considerarla il luogo salvifico della sua opposizione. Detto questo, penso che non ci sia un rapporto tra la piazza 'viola' di qualche giorno fa e l'aggressione che Berlusconi ha subito a Milano. Stiamo attenti a non demonizzare il dissenso, che io non cavalco. Ma dobbiamo distinguere bene”.
L'aggressore di Berlusconi viene da una famiglia che ha votato per il Pd. I toni di questo periodo non possono averlo indotto a pensare che quel gesto era “giusto”?
“Parliamo di una persona che non conosco. E difficile esprimere un giudizio. Si è trattato di un gesto isolato che non ha un retroterra politico. Tartaglia è una persona che ha problemi. Iscrivere questa persona nell'album di famiglia del Pd è un atto scorretto. Quest'uomo non ha nessuna parentela politica con noi”.
Perché nella base del Pd ci sono tanti nemici di Berlusconi. Se si guarda www.forumista.it si trovano toni che legittimano l'aggressione contro il premier.
“Insisto, nessuno di noi può offrire nessuna forma di giustificazione alla violenza. Che poi nel paese questa stagione politica ha diffuso dei veleni è una responsabilità di tutta la classe politica. Questo clima si combatte mettendo in campo una nuova cultura politica che guardi agli interessi generali del paese”.
In questi giorni non ha avuto la tentazione di guardare al centro?
“Io guardo al centro e cerco di conservare la mia coerenza tra i miei trascorsi giovanili e le mie opinioni più recenti. Il centro è un luogo largo che riguarda tanti nel Pd. Naturalmente in un Partito democratico che non si lasci andare alla deriva della piazza”.

La Bindi ha sbagliato su Berlusconi

Voce Repubblicana del 16 dicembre 2009
Intervista ad Alfredo Mantovano
di Lanfranco Palazzolo

Non sono rimasto sorpreso per la vile aggressione contro Silvio Berlusconi. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il sottosegretario all’Interno Alfredo Mantovano.
Onorevole Mantovano, vi aspettavate questo tipo di aggressione contro il Presidente del Consiglio?
“Non sono rimasto sorpreso per quello che è accaduto domenica scorsa a Milano. L’episodio sconvolge e non lascia indifferenti, ma già da un paio di mesi almeno i nostri servizi di informazione avevano dato delle indicazioni molto precise sulla minaccia e sulle caratteristiche che avrebbe avuto un’eventuale aggressione contro il Presidente del Consiglio. Quelle indicazioni si sono poi rivelate veritiere. Come nelle previsioni, l’aggressore è un singolo, il quale ha agito sulla base di una suggestione di un gruppo di contestatori. Tutto ciò ha fatto incrementare le misure di protezione nei confronti del premier, ma le modalità banali con le quali è avvenuta l’aggressione hanno permesso di aggirare le misure che erano state prese”.
Visto che Tartaglia e la sua famiglia votavano per il Partito democratico, metterebbe l’aggressore nell’album di famiglia del Pd?
“Assolutamente no. Bisognerebbe mettere da parte questo tipo di valutazioni. Ho apprezzato il comportamento del segretario del Partito democratico Pierluigi Bersani. Non solo per ciò che ha detto, ma anche per ciò che ha fatto. Se anche la Presidente dell’assemblea del Pd Rosy Bindi si fosse messa sulla stessa lunghezza d’onda del segretario non avrebbe fatto male. Certo, in questa vicenda il Partito democratico deve sciogliere il nodo dell’alleanza con il partito di Antonio Di Pietro. Questo non è un problema interno al Pd, ma interno all’opposizione”.
Crede che sia giusto punire penalmente i gruppi che su facebook incitano alla violenza contro il premier o chiunque altro?
“Non si tratta di penalizzare qualcosa, ma di applicare delle norme. Se io la minacciassi o la ingiuriassi, tutto ciò troverebbe una sanzione nelle norme dell’ordinamento visto che tutti e due stiamo parlando sul territorio italiano. Ma le ingiurie e gli insulti su facebook non sono localizzati sul territorio italiano. La ricerca dei percorsi delle offese rischiano di ledere le garanzie che trovano fondamento nelle norme europee. Ma una forma di prevenzione e di contrasto deve pur esserci. Un mezzo così sofisticato come facebook non può diventare il luogo dell’impunità”.
Da questa vicenda chi ci perde?
“Da una vicenda drammatica come questa tutti devono comprendere che è necessario attenuare i toni dello scontro. Chi è alleato dell’Idv dovrebbe dimostrare maggiore coerenza prendendo le distanze da questo soggetto politico. Altrimenti non ha senso solidarizzare con Berlusconi per poi restare alleati di chi legittima toni di uno scontro politico durissimo”.

In attesa di "Io & Marilyn", godetevi "Gli Spostati" di John Houston in versione pugliese

La cazzata 2009 del cinepanettone natalizio è il film di Leonardo Pieraccioni "Io e Marylin". Si tratta di una finissima commedia sulla famiglia allargata dove troviamo anche il fantasma di Marilyn Monroe. Visto che nel film non si scopre nemmeno come hanno ammazzato la diva americana, la storia di Pieraccioni (Nella foto sotto mentre fa finta di avere dieci anni in meno) non può essere interessante. A dir la verità non ho capito bene la trama del film, che è l'ennesima cazzata sui cosiddetti 40enni. Pieraccioni ha cominciato a fare film sui trentenni postlaureati poi, con il passare del tempo, è arrivato alla fascia successiva d'età. Non sappiamo ancora se con queste stronzate di film Pieraccioni potrà andare lontano ed arrivare a raccontare i sessantenni visti dai sessantenni. Preghiamo l'onnipotente affinchè questo strazio ci sia risparmiato alla vigilia di Natale. Il consiglio che vi diamo è quello di disertare le sale dove si proietterà questo capolavoro per andarvi a comprare il dvd de "Gli spostati", interpretato dalla vera Marilyn Monroe. Anzi, per farvi cosa gradita voglio lasciare ai lettori del mio blog un simpatico omaggio. Si tratta della locandina della copia del film di John Houston proiettato nella ridente cittadina pugliese di Manfredonia. Sarà comunque più divertente del film di Pieraccioni. Basta leggere la descrizione di Marilyn: "Un'attrice il cui carattere è contemporaneamente riassunto e contraddetto dall'aspetto esteriore". Ci siamo capiti?! Nemmeno Pieraccioni sarebbe stato in grado di pensare una cosa del genere.