venerdì 18 dicembre 2009

Ninna nanna del duro (1959)

La neve a Parigi








Siamo ancora in tempo per fermare la violenza

Il Tempo del 17 dicembre 2009
Intervista ad Achille Serra

La bomba alla Bocconi e al Cie di Gradisca d’Isonzo sono atti gravissimi, ma oggi possiamo ancora fermare questa spirale d’odio. Lo pensa il senatore del Pd Achille Serra.
Senatore Achille Serra, è preoccupato per il clima di tensione che si è creato l’aggressione contro Silvio Berlusconi e i pacchi bomba recapitati alla Bocconi di Milano e al Cie di Gradisca d’Isonzo?
“Da ex funzionario dello Stato – e non da politico – posso dire che questa situazione mi preoccupa moltissimo. Nella capitale si sono verificati degli episodi di stampo razzistico come è accaduto in altre città. Gli ultimi movimenti di piazza dell’estrema sinistra a Milano sono dei segnali molto inquietanti. E lo dico rivivendo episodi che ho vissuto in prima persona. Sono preoccupato perché il clima che si è creato è pesante. Non riesco a vedere momenti di rasserenamento. Il Capo dello Stato Giorgio Napolitano, nella sua grande saggezza, ha chiesto moderazione a tutti. Ma nelle trasmissioni televisive e negli show televisivi continuo a vedere un rimbalzo di responsabilità. Per cui la responsabilità è da una parte o dall’altra. E nessuno vuole rendersi conto che quando si crea un clima di questo genere nessuno deve sottrarsi alle proprie responsabilità, che sono di tutti”.
Vede qualche analogia con la strategia della tensione?
“Vedo delle analogia con taluni movimenti di piazza e talune strategie di stampo razzista che, alla fine degli anni ’60 e nel decennio successivo, alimentavano il nostro paese. Quel periodo di tensione portò ad un clima più grave, che era quello del terrorismo. Io non credo che oggi siamo a quel livello. Oggi non esiste quel substrato che provocò la crescita delle Br. Siamo in tempo per fermare questa spirale di violenza. La bomba all’università Bocconi non può lasciare indifferenti. Ma di qui a dire che è rinato il terrorismo ce ne passa”.
Crede che da oggi il Presidente del Consiglio debba essere più prudente nelle sue uscite pubbliche?
“Sono convinto che un leader abbia il diritto dovere di stare in mezzo alla folla. Berlusconi è molto bravo in questo. E’ tra la folla che si acquisisce il consenso. Non credo che Berlusconi si sottrarrà alle sue uscite pubbliche perché questo è nella sua natura. Uno dei doveri dei leader è questo. Volevo dire una cosa in difesa della scorta di Berlusconi. Gli uomini della scorta non hanno nessuna responsabilità in quello che è accaduto. La scorta ha altri compiti. Nel momento in cui il leader va in mezzo alla folla, la scorta può fare ben poco. Mi riferisco ad altri casi che si sono verificati, come nell’assassinio di Bob Kennedy nel 1968 e di Giovanni Paolo II nel 1981”.
Milano è la città dove crescono certe tensioni. Perché proprio in quella città?
“Negli anni ’70 a Milano è nato tutto: i sequestri di persona, il terrorismo, il terrorismo di destra. Milano è il punto di riferimento del paese. Oggi non mi limiterei a guardare a Milano”.
Dove guarderebbe?
“Anche a Roma, dove si sono verificati molti episodi di razzismo. E anche a Torino. Sono fenomeni che non devono essere sottovalutati. Ora siamo ancora in tempo per fermare questa spirale d’odio”.
Per Roma vede dei rischi particolari?
“Il discorso è generale e vale per tutto il paese. Ho parlato di Roma e Milano perché sono le città più grandi e sono dei punti di riferimento per il Paese”.
Nel suo partito ci sono stati esponenti politici che non hanno brillato per moderazione.
“In questi giorni sono stati davvero in pochi a brillare per moderazione in tutti gli schieramenti. Se continuiamo ad additare quel partito o quell’altra forza politica non se ne esce”.

Quelle reazioni poco costruttive

Intervista a Stefano Folli
Voce Repubblicana del 18 dicembre 2009
di Lanfranco Palazzolo

Le reazioni della politica italiana all’aggressione contro Berlusconi sono state emotive e poco costruttive. Lo ha detto alla “Voce” Stefano Folli, ex direttore del “Corriere della Sera” ed editorialista del “Sole 24 Ore”.
Stefano Folli, l’aggressione a Berlusconi che fotografia ci consegna della politica italiana?
“Il mondo politico italiano è stato preso alla sprovvista da questo evento che era in qualche modo prevedibile. Nell’aria si avvertiva una forte tensione. La politica italiana è impegnata nel tentativo di trovare un punto di equilibrio dopo l’aggressione, ma paga il prezzo di un sistema che in questi anni non si è mai realmente rinnovato. La cosiddetta Seconda Repubblica non ha mai funzionato. Il bipolarismo ha dimostrato di essere fallimentare in quanto troppo radicalizzato. Le reazioni della politica sono emotive, ma nello stesso tempo poco costruttive. La sensazione è che ci sia una sospensione della rissa, ma alla prima occasione si tornerà a litigare furiosamente su tutto. Il bipolarismo prevede un confronto duro, ma questi litigi sono sempre a somma zero. Il nostro sistema politico non si rinnova e non manda segnali positivi al paese e che da sempre l’impressione di essere chiuso nei suoi rancori. Purtroppo questa è l’impressione del giorno dopo. Il mondo politico è inerte e rissoso al tempo stesso”.
Gianfranco Fini sta cercando ritagliarsi un ruolo dopo quello che è accaduto a Berlusconi?
“No, Fini è in difficoltà in questo momento. Adesso è costretto a chiudersi più che mai nel suo ruolo di Presidente della Camera difendendo le prerogative del Parlamento. Dopo l’aggressione a Silvio Berlusconi i suoi spazi politici si sono ristretti. Ma adesso il suo margine di manovra – finché dura questa ondata emotiva che polarizza intorno a Berlusconi grandi simpatie – sembra che Fini non abbia possibilità di manovra. Tanto è vero che lui sottolinea sempre di più il suo ruolo di Presidente della Camera”.
Dopo questa aggressione i consensi verso Berlusconi si sgonfieranno presto?
“Credo che l’onda emotiva durerà abbastanza. Penso che arriverà anche alle prossime elezioni regionali”.
Tutti hanno lodato il segretario del Pd Pierluigi Bersani perché è andato a trovare Berlusconi.
“Credo che Bersani sta cercando di costruire un’identità più definibile ed individuabile del Partito democratico. Questo è un terreno molto difficile per lui perché con il presidente del consiglio ferito per lui è obiettivamente difficile muoversi tra il suo alleato Antonio Di Pietro e la necessità di manifestare la solidarietà a Berlusconi. In questi giorni si è mosso con buon senso anche se la presenza di Di Pietro è molto condizionante. Questo Bersani lo sa perfettamente. E per questo non può allontanarsi troppo da lui”.

Proprio come nel 1922

Intervista a Piero Ostellino
Voce Repubblicana del 17 dicembre 2009
Di Lanfranco Palazzolo

Di Pietro e la Bindi sono, come lo fu Mussolini nel 1922, interpreti della pancia violenta del Paese. Lo ha detto alla “Voce” Piero Ostellino, ex direttore del “Corriere della Sera” e autore saggio “Lo Stato canaglia”, edito da Rizzoli.
Piero Ostellino, cosa pensa di quello che è accaduto domenica a contro il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi?
“La mia convinzione è diversa da tutto quello che abbiamo letto in questi giorni sui media, compreso il mio stesso giornale. Poi vedremo se il ‘Corriere’ dirà qualcosa di diverso quando pubblicherà un mio articolo. E’ perfettamente inutile – anche se generoso da parte del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano – chiedere alla politica di abbassare i toni. Non è stata la politica a far crescere i toni di questi giorni, semmai la politica è subalterna alla pancia del paese, dentro la quale allignano questi toni: l’insofferenza per le idee altrui, l’intolleranza, il desiderio di rovinare l’interlocutore moralmente, diffamandolo. Non parlo di me o di Berlusconi, ma di tanti italiani che sono diffamati dai loro interlocutori, da coloro che non la pensano come loro”.
Lei dove individua il difetto che ha portato a quello che è accaduto domenica?
“Il difetto della nostra politica è che troppo subalterna a questa pancia violenta del paese. Questa pancia subalterna è rappresentata da tutti coloro che chiedono di abbassare i toni della. C’è una parte della politica che non è subalterna a questa pancia violenta del paese, ma che la interpreta. E che è politicamente rappresentata dal signor Antonio Di Pietro. Diciamo anche dalla signora Bindi e da altri. Ma principalmente dal signor Di Pietro. Questa ‘pancia’ è assolutamente rappresentata da giornalisti spregiudicati che hanno fatto di questo comportamento e della diffamazione una vera e propria professione e le proprie fortune, chiamandola ‘libertà d’informazione’ e democrazia”.
Questi giornalisti rappresentano qualche valore?
“Non certo la democrazia. Totò amava dire: ‘Ma quale democrazia!’. A questo punto, se la politica non recupera la propria autonomia morale. Se i media e il paese non si dimostrano intolleranti con gli intolleranti, come diceva il filosofo britannico John Locke, noi continueremo a convivere con questa pancia violenta, che è rimasta fascista, marxista leninista. Ma che si crede democratica. Il signor Di Pietro e la signora Bindi, che non hanno voluto manifestare la loro solidarietà a Berlusconi - o l’hanno manifestata in modo ambiguo – sono interpreti, come lo fu Mussolini nel 1922, della situazione politica. Giustino Fortunato descrisse gli eventi del ’22 non come una ‘rivoluzione’, ma come la ‘rivelazione’ della situazione del Paese. Piero Gobetti disse che quei fatti erano ‘l’autobiografia del paese’. Oggi la situazione è simile”.