lunedì 21 dicembre 2009

Pio XII: "No" ai negri a Roma

Repubblica — 22 marzo 2007
pagina 47 sezione: CULTURA
di Simonetta Fiori
In questi giorni voglio manifestare la mia ostilità alla beatificazione di Pio XII, dopo che Benedetto XVI ha dato il via alla procedura su Papa Pacelli. E questo è uno degli articoli che mi aiuterà a dimostrare che io e migliaia di persone che si oppongono a questa beatificazione hanno ragione.

"È un breve messaggio, nascosto tra le carte del Foreign Office britannico. Una richiesta a dir poco imbarazzante, che porta la firma del capo della Cristianità. Sono i giorni concitati dello sbarco americano ad Anzio, nel gennaio del 1944. In molti s' illudono che la liberazione di Roma sia una questione di pochi giorni. Anche Pio XII ne è persuaso, tanto da rivolgere a sir Francis d' Arcy Godolphin Osborne, ambasciatore di Sua Maestà presso la Santa Sede, un appello che oggi può apparire stupefacente. «Il Papa spera che non ci siano truppe alleate di colore (Allied Coloured Troops) tra i gruppi che potrebbero essere posti di stanza a Roma dopo l' occupazione», riferisce il diplomatico inglese non senza una punta di ironia. «Si è affrettato ad aggiungere che la Santa Sede non ha fissato un limite alla gamma dei colori, ma che spera che questa sua richiesta possa essere accettata». Non c' è "un limite alla gamma dei colori", ma insomma meglio la pelle bianca per difendere la culla intoccabile della civiltà occidentale. Ancora una follia della guerra, aggravata dal crisma della Chiesa. «Sono possibili diverse ipotesi», dice l' autore del ritrovamento, lo storico Umberto Gentiloni Silveri, che ha raccolto nel volume ora edito dal Mulino Bombardare Roma. Gli alleati e la città aperta (pagg. 300, euro 25,00) alcune preziose carte del fascicolo Bombing of Rome scovato nei National Archives di Londra (con i materiali de ministero dell' Aeronautica inglese e della Royal Air Force). «L' imbarazzante richiesta del pontefice riflette l' impostazione tenuta dalla Santa Sede nel corso dell' intero conflitto: la difesa di Roma come simbolo della cultura occidentale, oltre che patria del Cattolicesimo. Un patrimonio da affidare alla tutela della razza bianca». E le cosiddette "marocchinate"? Si può ipotizzare che fossero arrivati alla Santa Sede lontani echi delle orribili violenze commesse in Ciociaria e nel Frusinate dai soldati di colore provenienti dalle colonie francesi? «Non lo possiamo escludere, anche se è difficile che la notizia di quegli stupri avesse già raggiunto il Vaticano». La singolare richiesta di Pio XII è solo una delle numerose acquisizioni storiografiche ricavate dal ritrovamento nei National Archives di Londra di importanti fondi sul bombardamento di Roma. Una variegata mole di lettere, telegrammi, reports, note, bozze di dichiarazioni, appunti, dossier, fotografie, mappe (per larga parte inediti) che lumeggiano le posizioni inglesi, ma anche il punto di vista del Vaticano e dell' amministrazione americana, anticipando al 1940 la decisione di bombardare Roma. Fin dal giugno di quell' anno, nei palazzi dell' establishment britannico, era cominciata a circolare l' ipotesi di un' incursione aerea nell' Urbe. Non importa se Città Eterna, inviolabile scrigno della cristianità, come il pontefice si affannava a ricordare. Per gli inglesi Roma era la capitale di Mussolini e del fascismo, principale alleato dell' odiato Fuhrer. Ad evitare ambiguità, il 7 novembre del 1940 - cinque mesi dopo il nostro intervento in guerra e prima della partecipazione americana - il War Cabinet comunica al Parlamento di riservarsi «piena libertà di azione nei riguardi di Roma». Negli stessi giorni il Foreign Office e lo Stato maggiore dell' aeronautica inglese si preoccupano di scegliere gli obiettivi e di valutare l' impatto anche morale dell' incursione nel cielo santo. Roma conoscerà "la ferità e l' odore delle bombe" solo tre anni più tardi, il 19 luglio del 1943. Fu il primo raid aereo nella sua storia millenaria. Ma le radici di quell' attacco affondano nelle discussioni del 1940, finora rimaste nell' ombra. Il volume Bombardare Roma (firmato anche da Maddalena Carli) restituisce l' ampia tessitura politica e diplomatica che precedette l' azione bellica, oltre cinquanta incursioni per settemila vittime (il bilancio è ancora incompleto). Se da parte inglese fin da principio non ci fu esitazione nel progetto di colpire la capitale di Mussolini e dell' asse nazifascista, ad ampio raggio è il lavoro diplomatico svolto da Pio XII in nome dell' inviolabilità della città santa: appelli che esercitano larga presa sull' opinione internazionale, e dal dicembre del 1941 anche sugli americani. Spetta all' ambasciatore Osborne liquidare il Pontefice con un monito severo: si guardi bene il Vaticano, scrive nell' ottobre del 1941, dal «produrre la sfortunata impressione che il Papa stia intervenendo per proteggere lo Stato italiano e il governo fascista». L' incalzare degli eventi spinge la Gran Bretagna a definire nel dettaglio "il piano di bersagliamento" della capitale, fino al minuzioso progetto illustrato al premier nel dicembre del 1942: bombardare solo Palazzo Venezia e Villa Torlonia, simboli pubblici e privati di Mussolini. Significativa la replica di Churchill, sia per l' asciuttezza tipicamente british e soprattutto per la valenza politica e militare: «Mi piace il progetto, ma cosa resta per la Germania?». La stagione narrata dal volume è quella di "Roma città aperta" ma Roma non sarà mai veramente aperta negli anni del conflitto, piuttosto in sequenza "sacra", "fascista", "prigioniera", "occupata", "alleata" e finalmente "libera". «La formula "città aperta"», dice Gentiloni, «fu piegata di volta in volta alle finalità del momento. Inventata per rivendicare l' inviolabilità giuridica e materiale dell' Urbe, si rivelò una definizione illusoria e mai davvero rispettata. L' unico linguaggio che dominò in quegli anni fu quello della guerra, un codice legato al conflitto e niente più». Rimettere Roma al centro del teatro bellico comporta anche rivedere molte letture della Resistenza invalse negli ultimi anni nel segno della demolizione. «Se si accoglie la dimensione della guerra e delle sue logiche, non ha molto senso piangere sul sangue dei vinti», aggiunge Gentiloni. «Uno dei limiti del nostro dibattito storiografico è stato proprio quello di dividere e contrapporre le varie componenti del conflitto, separando gli eserciti alleati e il partigianato. Una scorciatoia con due esiti rischiosi: enfatizzare il contributo autonomo della Resistenza ridimensionando il condizionamento internazionale oppure, ancor più sbagliato, minimizzare il ruolo svolto dai partigiani rispetto all' apporto angloamericano». La guerra ridotta a un patchwork nel quale ciascuno sceglie ciò che più gli conviene. «Quel che si è perso da noi, e non altrove, è la trama complessiva dei rapporti». - Il 21 ottobre del 1941 Alexander Cadogan, Permanent Secretary del Foreign Office, informa Charles Portal, capo di Stato maggiore dell' aeronautica, che Churchill «è pronto a bombardare Roma al momento opportuno». Non nasconde le perplessità degli americani. - Il documento porta la data del 26 gennaio del 1944 e vi si riassume la richiesta di Pio XII rivolta all' ambasciatore inglese Osborne. «Il Papa spera che non ci siano truppe alleate di colore tra i gruppi che potrebbero essere posti di stanza a Roma dopo l' occupazione». - «Mi piace il progetto, ma cosa resta per la Germania?». Così Churchill commenta il 1 dicembre 1942 il dettagliato progetto bellico illustrato da Charles Portall: un attacco diurno contro Palazzo Venezia di sei Lancaster con equipaggi particolarmente selezionati. - È la lista degli obiettivi militari a Roma, preparata nel 1943. Al punto 3 della legenda l' indicazione «Città del Vaticano: non bombardare». Lo stesso Roosevelt rassicurò il Pontefice che nessuna bomba sarebbe stata sganciata sulla Santa Sede".