martedì 22 dicembre 2009

Inter-Juventus 6-0, nel 1954 una sconfitta indimenticabile

Non so voi, ma io ho sempre odiato la Juventus. Non ho mai sopportato quella maglietta insignificante, quella squadra brutta e quei giocatori nati per "vincere". Infatti, quando i bianconeri perdono non riescono mai ad accettare la sconfitta. Lo "stile Giuve" nasce proprio per questa incapacità nell'accettare la supremazia da parte degli avversari. Ma perchè vi parlo di questo? Già, volevo proporre agli amici del mio blog un documento unico: la clamorosa sconfitta della Juve contro l'Internazionale nel ritorno del campionato 1953-1954 (4 aprile del 1954). I bianconeri persero per 6-0. Una sveglia senza precedenti se calcoliamo che la Juve concluse quel campionato al secondo posto con 50 punti, sui 51 raccolti dalla vincente Inter. L'incontro non è raccontato nella voce Wikipedia di quel campionato. Mi sfugge la ragione di questo buco clamoroso visto che quella sconfitta fu decisiva per la bocciatura della Juve come campione d'Italia. Ma lasciamo perdere queste cose. La partita si giocò in uno stadio di San Siro stracolmo di spettatori. Il pubblico incontrò molte difficoltà per riuscire a vedere il match senza troppi problemi perchè gli spalti erano davvero strapieni. Il pubblico dovette far fronte ad un caldo pazzesco. E le foto che abbiamo a disposizione a quasi 60 anni di distanza lo confermano. Il primo gol subito dalla Juve fu proprio la classica rete da autentici coglioni. Il portiere dell'Inter Ghezzi fece un lungo rinvio che finì sui piedi dello svedese Skoglund. Il giocatore passò il pallone a Brighenti. I giocatori della Juve pensavano che si trattasse di un passaggio in fuori gioco e si fermarono tutti. Si fermò, come fece Manninger lo scorso anno, anche quel genio del portiere della Juventus, tale Viola. Non si fermò certo Brighenti che ripassò il pallone ancora a Skoglund, il quale scaricò una bombarda in porta nonostante questa fosse sguarnita: 1-0 (La prima foto grande sotto). A quel punto il secondo gol venne su un'azione in mischia dentro l'area juventina (Seconda foto grande sotto). Ma, secondo molti, a complicare quella partita per la Juve ci penso il clamoroso infortunio di Muccinelli alla fine del primo tempo. Ma la Juve stava già perdendo per 2-0. La sconfitta di quel 4 aprile del 1954 restò inspiegabile nel mezzo di un campionato quasi esemplare da parte della Juve. Eppure, in un momento così triste per la Juve avevamo il dovere di ricordarla soprattutto perchè in quella partità la Juve non riuscì a mettere in piedi nemmeno un'offensiva credibile. Guardate (nella foto sopra a destra) con quale grinta il portiere dell'Inter Ghezzi riprende il pallone dai piedi dell'attaccante juventino Ferrario e come se lo magna sgridandolo. Per la cronaca, la terza foto in basso grande riguarda il terzo gol dell'Inter, il primo del secondo tempo.

I veri laburisti siamo noi

Voce Repubblicana del 23 dicembre 2009
Intervista a Maurizio Fugatti
di Lanfranco Palazzolo

Il Governo Berlusconi è il governo più laburista degli ultimi decenni perché ha fatto tanto per gli ammortizzatori sociali in un momento di grave crisi. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” l’onorevole Maurizio Fugatti della Lega Nord, membro della Commissione Finanze della Camera dei deputati.
Onorevole Fugatti, che tipo di Finanziaria ha approvato la Camera dei deputati?
“La Finanziaria che abbiamo approvato arriva in un momento di grave crisi economica. Credo che il provvedimento sullo scudo fiscale abbia portato molti vantaggi e importanti risorse per il Paese. Il nostro dilemma era se andare a cercare i 4 miliardi di cui avevamo bisogno aumentando le tasse oppure tagliare le spese sociali. Abbiamo raggiunto lo scopo di far pagare le tasse a chi non le aveva mai pagate. Siamo stati costretti a fare un patteggiamento che ci ha permesso di far pagare le tasse a chi non lo avrebbe mai fatto. Le entrate di 100mila miliardi nelle casse dello Stato porteranno nuova linfa vitale nelle casse dello Stato, che in un momento di crisi saranno un buon volano per l’economia”.
A quanto ammonta la Finanziaria di quest’anno?
“La Finanziaria di 8 miliardi permette di coprire settori che ci chiedevano il sostegno in una fase difficile del ciclo economico. Il Governo Berlusconi ha dato 1 miliardo per la proroga degli ammortizzatori sociali. Questo è il governo più laburista degli ultimi dieci decenni. Noi abbiamo garantito la proroga di tutti gli ammortizzatori sociali sul 2010. E nello stesso tempo siamo riusciti a garantire anche i fondi per l’agricoltura e per la sicurezza, che è un tema a cui la Lega Nord tiene molto”.
Cosa avete chiesto per i Comuni in merito ai vincoli per il Patto di stabilità?
“Abbiamo garantito ai comuni le risorse sostitutive per i mancati introiti derivanti dall’Ici sulla prima casa con 1 miliardo in due anni. Sul patto di stabilità per i Comuni siamo convinti che si debba fare qualcosa. I comuni non possono utilizzare al meglio i loro investimenti a causa del Patto di stabilità, altrimenti rischiano di essere penalizzati. Ecco perché ci attendiamo un provvedimento da parte del governo nei prossimi mesi. Riteniamo che le nostre critiche siano fondate”.
Pensate che la diminuzione della pressione fiscale oggi sia programmabile?
“Siamo favorevoli alla riduzione della pressione fiscale. Questa scelta deve essere inserita in un contesto economico positivo. Siamo il Paese che ha il terzo debito pubblico del mondo senza essere la terza economia mondiale. La crisi ha fatto crescere il debito pubblico di tutti i paesi nel mondo. Se noi dovessimo abbassare le tasse senza una concreta ripresa le agenzie di rating internazionali declasserebbero il nostro paese. E questo renderebbe più difficile la ripresa della nostra economia”.

Un accordo al di sotto delle aspettative

Voce Repubblicana del 22 dicembre 2009
Intervista a Carlo Corazza
di Lanfranco Palazzolo

L’accordo uscito da Copenhagen è stato al di sotto delle aspettative. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” Carlo Corazza, direttore dell’ufficio della Commissione europea a Milano e autore del saggio “EcoEuropa, le nuove politiche per l'energia e il clima” (Edizioni Cultura e Società, Egea).
Dottor Corazza, cosa pensa dell’epilogo della Conferenza sul clima di Copenhagen? Qual è il bilancio per l’Unione europea e come ci siamo trovati di fronte alle grandi potenze industriali come la Cina e gli Stati Uniti?
“Quello che si prospetta è un accordo al di sotto delle aspettative, almeno dal punto di vista dell’Unione europea. I rappresentanti dell’Ue chiedevano di rispettare alcuni target entro il 2020, li voleva più precisi, voleva che entro sei mesi si raggiungesse un accordo vincolante tra i paesi che hanno partecipato alla Conferenza. Invece, quello che è uscito fuori dalla conferenza è un accordo molto vago che guarda come obiettivo temporale il 2050. Quindi è inutile nascondersi dietro le parole. L’Unione europea è abbastanza delusa da quello che è uscito fuori dal vertice”.
Che ruolo ha svolto il Presidente della Commissione europea Jose Manuel Barroso in questo negoziato?
“Sia il Presidente della Commissione europea Barroso, che la presidenza svedese dell’Unione europea hanno cercato in tutti i modi di spingere la Cina e gli Stati Uniti a mettere sul tavolo degli impegni più ambiziosi. Se si vuole raggiungere il target del contenimento dei due gradi della temperatura, quello che è stato fatto finora non basta assolutamente. Trovo che ci sia stata un’incoerenza tra gli obiettivi che si è detto di voler raggiungere e i passi che si è disposti a fare”.
La conferenza è stata un vittoria degli “inquinatori”, i quali escono da questo appuntamento senza regole che li limitino?
“Credo che sia stata la vittoria di un concetto sbagliato di sovranità, che vede un limite nel senso di responsabilità nei confronti di una risorsa, che non è necessariamente dei paesi sovrani, ma che è quella condivisa dell’ecosistema”.
Si poteva fare di più all’indomani dell’applicazione del trattato di Lisbona?
“Ancora prima di Lisbona l’Ue aveva degli strumenti molto efficaci. Essersi impegnati unilateralmente ad un taglio del 20 per cento delle emissioni dei gas serra ha un impatto sul processo di trasformazione dell’economia verde. Qui a Copenhagen non ci si aspettava una certa rigidità da parte della Cina e degli Stati Uniti. In molti sono rimasti spiazzati”.
Obama come ne uscito?
“Non ne esce bene. Anche Obama è stato spiazzato dalla rigidità dimostrata dalla Cina. I target della sua legge sull’ambiente sono malvisti negli Stati Uniti, mentre l’opinione pubblica guardava a lui come se fosse il salvatore dell’ambiente. Non è andata così”.

Berlusconi si fida del Pri

Voce Repubblicana del 22 dicembre 2009
Intervista a Giancarlo Camerucci
Di Lanfranco Palazzolo

Silvio Berlusconi si fida della lealtà del Partito Repubblicano Italiano. Lo ha rivelato alla “Voce Repubblicana” il Vicesegretario del Partito Repubblicano Italiano Giancarlo Camerucci, che ha incontrato Silvio Berlusconi con la delegazione del Pri il giorno in cui è stato dimesso dall’ospedale San Raffaele di Milano. Oltre a Camerucci, la delegazione del Pri era composta dal Segretario Nazionale del Partito Repubblicano Francesco Nucara e dal consigliere comunale repubblicano al comune di Milano Franco De Angelis.
Dottor Camerucci, come è nata l’idea di un incontro con il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi dopo il grave attentato che il capo del Governo ha subito a Milano oltre una settimana fa?
“L’idea della visita che abbiamo svolto lo scroso 17 dicembre è nato in un clima di grande solidarietà umana nei confronti dell’assurdo atto che il Presidente del Consiglio ha subito in Piazza Duomo due domeniche fa. Vedere questa ferocia contro il Presidente del Consiglio ci è sembrata assurdo ed inusuale. La sensazione che abbiamo avuto è stata quella del degrado del clima politico, che non fa parte della nostra storia recente. Il nostro è stata un’iniziativa spontanea ed umana. Il nostro desiderio era quello di poter incontrare il Presidente del Consiglio”.
Eravate sicuri di riuscire a vederlo visto il riserbo che c’era stato attorno al capo del Governo dopo l’aggressione in Piazza Duomo?
“No, non eravamo sicuri di vederlo. Sapevamo che il premier sarebbe uscito tra il 16 dicembre e il 17 dicembre dall’ospedale e che avrebbe avuto la necessità di non vedere nessuno. Ma quando la delegazione del Pri, composta da me e dal Segretario Francesco Nucara, è giunta a Milano non abbiamo atteso molto tempo prima di ricevere una risposta positiva da parte del premier. Berlsuconi si è detto sorpreso di questa violenza contro la sua persona e dell’odio che ha visto quel giorno in piazza da parte di alcuni che lo hanno criticato in piazza”.
Cosa vi ha detto in particolare sul Pri?
“Ci ha ringraziato per l’appoggio che abbiamo dato e continuiamo a dare al Governo. Ha sottolineato che il Partito Repubblicano Italiano ha dato il suo appoggio al Pdl pur senza entrare nel nuovo partito. Noi abbiamo ribadito a Berlusconi che non vogliamo ammainare la bandiera del repubblicanesimo e dei repubblicani pur restando fedeli all’impegno dell’alleanza con l’attuale governo. Abbiamo ribadito a Berlusconi l’intenzione di dare il nostro apporto alla maggioranza con i nostri uomini e il nostro impegno di soggetto politico autonomo per risolvere i problemi del Paese che si sono aggravati con la crisi economica internazionale”.
Che tipo di considerazioni ha fatto Berlusconi?
“Ha detto che si fida del Partito Repubblicano Italiano e che considera il nostro come un partito di persone serie e caratterizzato dalla coerenza. Berlusconi si è detto dispiaciuto che il Pri non ha potuto partecipare attivamente al suo quarto governo nonostante le legittime aspettative del Partito. Noi abbiamo ribadito a Berlusconi che il problema non è affatto quello di un ministero per i repubblicani, ma di portare avanti la nostra collaborazione con la maggioranza, che qualche volta ci soddisfa e qualche volta incontra anche le nostre critiche. Ma questo fa parte della dialettica politica. Questo è il senso di quello che ci siamo detti”.
Quali altri argomenti avete toccato?
“Non abbiamo parlato solo di politica. Abbiamo chiesto a Berlusconi i particolari dell’intervento che ha subito dopo l’aggressione e gli abbiamo domandato nei particolari che tipo di ferite aveva riportato sul viso. Berlusconi era sconcertato per questo gesto perché si ritiene un amico della gente. E non si aspettava un atto del genere. Il Presidente del Consiglio è consapevole della crisi economica e delle difficoltà che incontrano le persone in momenti come questi. E di questo si è rammaricato molto con noi”.
Lo avete trovato depresso per certi attacchi duri che ha subito in queste settimane?
“Berlusconi non è affatto depresso. E’ molto dispiaciuto del clima che ha visto contro di lui. Ma dal punto di vista della tempra, ho avuto l’impressione di un uomo molto forte e che vuole tornare subito all’impegno politico. Lui ci ha detto che avrebbe voluto fare di più per gli italiani, ma i problemi legati al bilancio e alle finanze pubbliche non gli hanno permesso uno sforzo superiore”.
Ha fatto delle domande specifiche sul Pri oltre ai temi che avete trattato?
“Non ha fatto nessuna domanda particolare dopo quello che ci siamo detti. Berlusconi sa perfettamente quanto siamo seri e conosce le motivazioni ideali che ci sono dietro le nostre posizioni. Quando Berlusconi ha parlato di noi lo ha fatto citando i repubblicani come identità politica e ha lodato la lealtà di Francesco Nucara”.
Avete trovato parole di odio da parte di Berlusconi contro il suo aggressore?
“No, non ha pronunciato nemmeno una parola di odio o di critica personale nei confronti di Massimo Tartaglia. Ho avuto l’impressione – ma questa è una mia impressione – che Berlusconi sia più propenso a perdonare questo ragazzo piuttosto che a volere contro di lui la pena più dura. Se dovessi riassumere i sentimenti che ho visto in Berlusconi potrei parlare di serenità, di tristezza per l’atto subito e di grande determinazione nel proseguire il suo impegno politico. E’ pronto per andare avanti sul cammino che il governo ha intrapreso”.