lunedì 28 dicembre 2009

I misteri dell'aggressione al Papa

Quello che si è appena concluso non è stato certo un bel Natale tra maltempo, attentati (fortunatamente!) di al-Qaeda falliti e l'aggressione al Papa. In queste settimane abbiamo scoperto la precarietà della sicurezza di alcune personalità dopo il vile attentato contro il Presidente del Consiglio e anche dopo l'incidente occorso al Papa poco prima della celebrazione della messa di Natale. Però l'aggressione al Papa merita un approfondimento particolare. La psicolabile che ha tentato di abbracciare il Papa non era male intenzionata. Lo ha dichiarato dopo essere stata bloccata dalla sicurezza vaticana. La ragazza non era armata e voleva solo abbracciare il Papa. Se lo avessero consentito lo scorso anno, quando la ragazza era venuta in Vaticano, forse questo nuovo episodio non si sarebbe verificato. Ci chiediamo invece cosa sia accaduto lo scorso anno quando la ragazza era stata bloccata per tempo dalla sicurezza vaticana sempre in occasione della celebrazione della messa di Natale. L'episodio accaduto lo scorso anno meriterebbe grande attenzione. E' possibile che quella ragazza, che lo scorso anno era stata protagonista di un episodio analogo non sia stata in qualche modo "memorizzata" dalla security della Santa Sede? L'interrogativo non è secondario perchè la sera della vigilia di Natale la ragazza era addirittura vestita con la stessa felpa dello scorso anno. Ecco perchè non ci sono buone ragioni per tollerare che un'aggressione del genere si sia verificata. Vogliamo sottolineare che nessuno ha tenuto a ricordare cosa aveva detto lo scorso anno la sicurezza del Papa dopo quel tentativo di aggressione. In una nota diffusa il giorno successivo al Natale, la "security" del Vaticano aveva spiegato di non considerare l'episodio rilevante. E nessuno aveva reso noto il nome della ragazza, che presumibilmente era stata rilasciata subito. Ma la notizia del tentativo di aggressione al Papa era stato reso noto quasi 24 ore dopo il tentativo della Maiolo e, soprattutto, dopo che la CNN, il 25 dicembre del 2008, aveva diffuso le immagini del tentativo della ragazza italo elvetica. Inoltre ci domandiamo anche perchè si sia atteso quasi 12 ore prima di rendere noto il nome della ragazza. Nel caso dell'aggressione contro Berlusconi i tempi sono stati molto più brevi. Quello che è accaduto la sera del 25 dicembre è una falla gigantesca nel sistema di sicurezza del Vaticano. Non vorremmo che dietro questa aggressione si nascondano altri conflitti interni alla Chiesa o polemiche sotterranee tra la gerndarmeria vaticana e le Guardie svizzere. Sarebbe un bel guaio soprattutto per la buona sorte della sicurezza del Papa. Detto questo non è nemmeno tollerabile che Giuseppe De Carli, il direttore di "Rai Vaticano", altra anomalia del servizio pubblico, non sia riuscito a spiegare tempestivamente cosa sia accaduto al pontefice negli attimi prima della celebrazione della messa natalizia soprattutto in una Chiesa piena di telecamere e dove non sarebbe stato pensabile attendere qualche minuto prima di essere informati di quello che stava accadendo. Ma certe cose succedono solo in Vaticano. Del resto, nel blog di Rai Vaticano (http://raivaticano.blog.rai.it/) si sono ben guardati dal trattare l'argomento per evitare ogni critica. Per maggiore conoscenza degli amici del mio blog lascio qui le due note di agenzia diffuse lo scorso anno, quando in Vaticano si sono decisi a spiegare quello che era accaduto al Papa.


Le note di agenzia del 25 dicembre del 2008 in occasione della precedente aggressione al Papa
(ANSA) - CITTA' DEL VATICANO, 25 DIC - Alla fine della messa celebrata dal Papa per la notte di Natale, ieri nella basilica di S.Pietro, mentre Benedetto XVI si avvicinava all'uscita una donna ha tentato di scavalcare la transenna per raggiungerlo, ed e' stata bloccata da un agente della Gendarmeria vaticana. La scena ha attirato l'attenzione di Papa Ratzinger e delle persone a lui vicine e l'episodio e' stato registrato dalle telecamere. Sia ieri sera che questa mattina la sicurezza vaticana ha precisato di non aver considerato l'episodio ''rilevante'' e che non c'e' stato alcun pericolo per la persona del Papa. Non e' infrequente che durante le cerimonie e gli impegni pubblici dei Papi, fedeli desiderosi di avvicinarsi tentino di forzare i blocchi.(ANSA).
CHR/FV
25-DIC-08 18:27 NNNN

Natale/ Durante messa donna cerca di avvicinarsi a Benedetto XVI Fermata dall' intervento degli uomini della sicurezza vaticana Città del Vaticano, 25 dic. (Apcom) -
Ieri sera, al termine della messa di mezzanotte, celebrata da Benedetto XVI nella basilicata di San Pietro, una donna ha cercato di avvicinarsi al papa. L'episodio è stato catturato dalle telecamere del centro televisivo vaticano e le immagini sono state diffuse oggi sul sito della Cnn. Mentre i fedeli intonano "Tu scendi dalle stelle" e il pontefice si avvia a uscire dalla basilica, una donna con indosso una giacca rossa cerca di raggiungere Benedetto XVI. Ma l'intervento degli uomini della sicurezza vaticana la bloccano a poca distanza dal santo padre. Il papa nota qualcosa di strano ma prosegue la sua processione.
Bla
25-DIC-08 19:55 NNNN

Basta con le Maxiaffissioni selvagge

I radicali romani si battono per cause giuste. In questo caso la loro lotta contro le maxiaffissioni selvagge è sacrosanta. Qui ho intervistato Riccardo Magi di RadicaliRoma. Ecco cosa mi ha detto del manifesto commerciale selvaggio a Roma.

Finalmente ho intervistato Michele Vietti

Non c'è proprio nulla da dire: Michele Vietti è l'uomo più elegante del Parlamento. L'ho intervistato in questi giorni per la radio. Vi ripropongo l'intervista qui per la vostra gioia. Ecco cosa ci ha detto sulle trattative tra Pd e Udc in vista delle regionali in Piemonte e dell'accusa di ingratitudine nei confronti di Berlusconi lanciata dal quotidiano "Il Giornale". Avvertenza: è inutile tentare di cliccare su questa immagine sotto perchè si tratta solo di una foto e non del sito di Vietti.

Ascolta qui l'Intervista con Vietti

Clochard dopo licenziamento, morto: era iscritto alla CISL

Era stato licenziato dalle Poste, dove lavorava come autista, l'uomo trovato oggi morto assiderato nel parcheggio di un negozio a Trento. Carmelo Frioli, nato a Trento 54 anni fa, era dal 2007, anno del suo licenziamento, di fatto senza fissa dimora. E' probabile che con la pioggia degli ultimi giorni e con il gelo delle ultime due notti, il fisico dell'uomo, gia' debilitato, non abbia resistito. Addosso la vittima aveva una tessera della Cisl, grazie alla quale e' stato identificato.

Sbagliato parlare del Copasir

Voce Repubblicana del 29 dicembre 2009
Intervista a Giuseppe Caforio
di Lanfranco Palazzolo

E’stato un errore parlare della querelle sulla Presidenza del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica sui giornali. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il senatore Giuseppe Caforio dell’Italia dei Valori.
Senatore Caforio, dopo le dimissioni di Francesco Rutelli alla guida del Copasir proseguono le polemiche sulla guida della Commissione.
“La scelta delle dimissioni di Francesco Rutelli è stata apprezzata da tutti. Per le norme previste dal regolamento del Copasir quelle dimissioni non erano dovute. Ma credo sia necessaria una riflessione su questa vicenda, sulla rosa di nomi che si sta cercando di individuare per la presidenza della Commissione. E’ stato un errore rendere pubblico questo dibattito e parlarne sui giornali. Forse sarebbe stato più giusto parlarne nell’ambito dello stesso Copasir, vista la delicatezza di questo istituto. In questa legislatura è previsto per prassi che la Presidenza spetti ad un senatore. Quindi non vedo come si possa proporre un deputato per la guida del Comitato. Inoltre ricordo che Rutelli ha dato le dimissioni dalla Presidenza del Comitato e non dal Copasir. All’interno del Partito democratico è in corso una battaglia interna per vedere chi far entrare nella Comitato. Quindi sono molto preoccupato per tutte queste polemiche”.
Come avete lavorato con Rutelli?
“Con Rutelli abbiamo svolto un buon lavoro. Ci sono stati dei momenti di disappunto. Ma questo rientra nelle regole del confronto democratico. Oggi dobbiamo confrontarci all’interno del Comitato per vedere cosa fare”.
Vi siete visti dopo le dimissioni di Rutelli?
“No, mai. La lettera delle dimissioni di Rutelli ci è stata inviata per email e l’abbiamo ricevuta anche per posta, nella casella postale al Senato, solo di venerdì, quando tutti eravamo a casa. Infatti, ho conosciuto l’esistenza della lettera di dimissioni di Rutelli solo dai giornali perché non mi trovavo a Palazzo Madama”.
Cosa pensa della candidatura di Massimo D’Alema?
“Direi che D’Alema è una personalità di grande rispetto, di grande qualità. Il Copasir è un istituto di grande rilevanza. Ma credo sia un errore dare l’impressione all’opinione pubblica che su queste vicende si possa trattare per il nome del Presidente del Comitato; questo può preoccupare la gente. Qui stiamo parlando di una Commissione che dovrebbe essere al di sopra di ogni cosa e di ogni appartenenza perché anche da questa commissione dipende la sicurezza del Paese”.

Pensa che oggi ci sia l’urgenza politica di piazzare D’Alema da qualche parte dopo la sua mancata nomina come ministro degli Esteri Ue?

“Io mi guarderei bene dal pensare alle sistemazioni personali, rispetto all’importanza di un’istituzione come il Copasir, perché la sorte di questo Comitato dovrebbe preoccupare tutti gli italiani”.

30 anni fa Bologna-Juventus (1-1)

Il match giocato nel gennaio del 1980 tra Bologna e Juventus meriterebbe una menzione speciale nel novero delle partito più discusse del calcio italiano. Alla fine del girone di andata di quella stagione la Juventus se la stava passando proprio male perchè navigava nei bassifondi della classifica di serie A. Per fare qualcosa la Juventus provò ad addomesticare la partita con il Bologna che aveva nella sua squadra grandi campioni disposti ad addomesticare le partite. Lo scandalo del marzo del 1980 lo avrebbe confermato. Ne "Il fango del Dio Pallone" (Kaos Edizioni), Carlo Petrini racconta come andarono le cose in quei giorni: "Il giovedì prima della partita il direttore sportivo del Bologna, Riccardo Sogliano, alla fine dell'allenamento ci radunò tutti nello spogliatoio - titolari e riserve - e ci disse: «Ci siamo messi d'accordo con la Juve per pareggiare la partita di domenica. E' chiaro per tutti?». Nessuno di noi giocatori ebbe niente da obiettare, cosi Sogliano se ne andò tutto soddisfatto: un favore del genere alla Juve poteva tornare molto comodo al Bologna, nel futuro... A quel punto parlò il nostro allenatore Perani, che ci propose di scommettere sul risultato di quella partita. Solo due giocatori si tirarono indietro, Renato Sali e Franco Castronaro: loro non vlevano partecipare a scommesse. Discutemmo con Perani la somma da puntare e si decise per 50 milioni. Mentre stavo lasciando lo spogliatoio per andare a telefonare la puntata a Cruciani, l'allenatore mi prese da parte e mi disse di aggiungere alla scommessa altri 5 milioni a nome suo, suoi personali. Dovetti telefonare a Cruciani varie volte: era dubbioso, non si fidava. Infatti mi disse che ultimamente aveva preso più di una fregatura: certi giocatori gli avevano promesso risultati che in campo non erano stati mantenuti, così lui ci aveva rimesso un mucchio di soldi. Si convinse solo quando gli dissi che gli accordi per il pareggio non li avevamo presi noi giocatori , ma i dirigenti delle due società. La prova di quello che dicevo, Cruciani la trovò nella Gazzetta dello Sport della domenica mattina: «Alla Juve basta un pareggio» dichiarava l'allenatore juventino Trapattoni. Anche per noi giocatori era una garanzia il fatto che il pareggio fosse stato combinato dalle due dirigenze. Infatti nelle ore che precedettero la partita, cercammo altre strade per scommettere ancora e vincere più soldi. Colomba telefonò al suo amico Chiodi (un ex del Bologna passato al Milan) a Milanello, e gli chiese di scommettere per noi sulla piazza di Milano il pareggio di Bologna-Juve. Ricordo come fosse ieri, allo stadio Comunale imbiancato dalla neve caduta nella notte, i minuti che precedettero l'ingresso in campo. Io ero destinato alla panchina, quando uscii dagli spogliatoi incrociai Trapattoni. Gli raccomandai il rispetto dell'accordo, e lui mi disse che potevamo stare tranquilli, che non c'era nessun problema. Con Trapattoni avevo giocato nel Milan e nel Varese, sapevo che era una persona seria. I miei compagni , nel sottopassaggio prima di entrare sul terreno di gioco, fecero lo stesso con alcuni giocatori juventini (che quel giorno erano: Zoff, Cuccureddu, Cabrini, Gentile, Brio, Scirea, Causio, Prandelli, Tavola, Bettega, Merocchino). Gli dissero che avevamo scommesso sul pari, uno di loro rispose: «Noi oggi non abbiamo scommesso, il colpo l'abbiamo fatto già due domeniche fa con l'Ascoli».Quando si concordavano i pareggi si puntava allo 0 a 0, proprio per evitare di trovarci in situazioni imbarazzanti o che il controllo del risultato potesse sfuggire di mano. Fu cosi anche per il primo tempo di quella partita combinata: il nostro primo tiro nella porta juventina lo facemmo al 35° minuto, e la Juve non fece niente di meglio. Il pubblico cominciò a protestare, sembrava una commedia più che una partita di calcio: alla fine del primo tempo arrivarono in campo fischi e palle di neve. Nella ripresa il nostro portiere Zinetti , totalmente deconcentrato, ne combinò una grossa: al 10° minuto, su un innocuo tiro da lontano di Causio (Vedi la prima foto sopra), si impaperò e il pallone gli scivolò nella rete. In campo l'imbarazzo fu generale. Causio, più dispiaciuto che contento per il gol, si avvicinò alla panchina e discusse con Trapattoni. Perani, preoccupato, mi fece entrare in campo. Nel giro di pochi minuti cominciammo a sospettare che alcuni giocatori della Juve non volessero più rispettare l'accordo, e che ormai - già che c'erano - puntassero a vincere la partita. La tensione in campo divenne alta, noi insultavamo gli juventini, che tacevano imbarazzati. A un certo punto Bettega ci disse «Calmatevi, la responsabilità di farvi fare gol me la prendo io». Meno di un quarto d'ora dopo la situazione venne risolta dagli stessi bianconeri: su calcio d'angolo di Dossena, Brio ci regalò una bella autorete (Vedi foto sotto al termine dell'articolo. A destra Brio durante lo stacco e sopra a sinistra l'azione vista dalle spalle del portiere del Bologna). Tutti a posto, tutti conntenti. Tutti meno il pubblico, che a fine garà ci saltò con bordate di fischi e con una pioggia di palle di neve.L'indomani, leggendo sui giornali la cronaca della partita, ce la ridemmo di gusto. Il Resto del Carlino scriveva: «Le due squadre erano così amiche che i bianconeri non hanno nemmeno protestato per un mani in area di Albinelli su tiro di Bettega... Qualcuno sussurra che le due squadre si sono messe d'accordo». E la Gazzetta dello Sport: «Sembrava che il Bologna collaborasse alla soluzione della crisi juventina... E' un pareggio che sembra tacitamente concordato. Piuttosto strano il comportamento di Causio subito dopo il gol, la sua esultanza è stata freddina».(...) L'ufficio inchieste della Federazione cominciò gli interrogatori. Capimmo che gli inquirenti della giustizia sportiva non erano interessati a sapere tutta la verità dei fatti: avevano fretta di chiudere la faccenda al più presto, volevano solo l'ammissione di qualche nome da dare in pasto all'opinione pubblica. In abase al regolamento federale, non dovevano dimostrare loro la nostra colpevolezza, dovevamo dimostrare noi la nostra innocenza. Ma noi eravamo convinti che bastasse tenere duro e negare tutto, anche noi volevamo che l'inchiesta si chiudesse in fretta. (...) Ai primi di maggio la Figc chiuse la sua inchiesta. Per la partita Bologna?Juventus del 13 gennaio venivo rinviato a giudizio insieme a Savoldi e Colomba, al presidente Fabretti e all'allenatore Perani. Processati anche il presidente della Juve Boniperti e l'allenatore Trapattoni. (...) Il turno di noi del Bologna arrivò il 23 maggio. Mi si avvicinò il presidente juventino Boniperti accompagnato dall'avvocato Chiusano. Disse che voleva parlarmi in disparte. Andammo nell'ufficio box della società bianconera all'interno della Federazione. A quel punto Boniperti mi disse: «Petrini, è nell'interesse di tutti - nostro ma anche suo - che domani Cruciani non venga in aula a testimoniare. Noi rischiamo la retrocessione in Serie B, ma lei rischia la radiazione. Bisogna rintracciare Cruciani e convincerlo a non presentarsi». Poi il presdiente juventino aggiunse: «Gli dica e gli prometta quello che vuole, ma lo convinca a non essere qui... Se lei darà una mano a noi, poi noi daremo una mano a lei». Non la feci tanto lunga, ero talmente solo e disperato che per avere una mano dalla Juve avrei fatto qualunque cosa. «Si sbrighi a trovarlo» concluse Boniperti, «ci sono pochissime ore di tempo. Gli dica pure che ha parlato con noi e gli prometta quello che vuole».Sabato 24 maggio 1980, il superteste Cruciani non si presentò in aula a testimoniare. Il magistrato sportivo Corrado De Biase, per Bologna-Juventus, chiese l'assoluzione delle due società per mancanza di prove, ma una squalifica di sei mesi per Sogliano, Savoldi e Petrini.Il Corriere della Sera del giorno successivo: "C'è un nuovo giallo che ha per protagonista Massimo Cruciani, uno dei due accusatori romani, la cui deposizione nella prima parte del processo ha compromesso la posizione di Paolo Rossi, squalificato per tre anni. Risulta che, nella notte tra venerdì e sabato, Cruciani avrebbe pernottato in un albergo del centro di Milano. Cruciani, quindi, sarebbe giunto da Roma a Milano per deporre davanti alla Commissione disciplinare relativamente alle tre partite in discussione, ma avrebbe poi sorprendentemente cambiato idea, decidendo di rientrare a Roma senza presentarsi nell'aula del tribunale calcistico. Aumentano quindi i sospetti su questa defezione dell'amico di Alvaro Trinca, il quale proprio davanti alla Commissione disciplinare ha ironizzato pesantemente sull'assenza di Cruciani". E La Gazzetta dello Sport, sulle richieste di condanna e assoluzione: "Sono richieste tali da lasciare profondamente sconcertato chiunque abbia seguito un po' da vicino questo maledetto e sporco imbroglio... La gente oggi si chiede anzitutto come mai i super-accusatori, i super-scommettitori Cruciani e Trinca, e i loro amici, vengano creduti come l'oracolo per certi episodi e vengano invece disattesi come bugiardoni patentati per certi altri. Ecco, si vorrebbe capire perché Cruciani e i suoi amici sono credibilissimi quando parlano di Paolo Rossi, tanto che basta la loro parola per infliggere a questo calciatore tre anni di squalifica; mentre credibili non lo sono più quando affermano di aver sentito dire da Petrini che la partita Bologna-Juve era stata già combinata per il pareggio".