mercoledì 30 dicembre 2009

Gino Paoli - Devi Sapere ( Il Faut Savoir )

Instant Karma - John lennon

L'ultima tournèe della Honved

Quando il calcio si incontra con la politica, la peggiore politica, sono dolori per tutti. Anche per i giocatori di calcio. Poche settimane dopo l'invasione sovietica dell'Ungheria (nel dicembre del 1956), la squadra dell'esercito ungherese disputò una serie di partite all'estero. La squadra andò in Spagna e poi in Italia. La partita più bella giocata in quella serie di partite fu quella che venne disputata a Madrid contro una selezione mista del Real Madrid e di alcuni giocatori dell'Atletico. La partita fu spettacolare e si concluse per 5-5. Gli spettatori avevano speso bene i soldi del loro biglietto. Non so con quale spirito i giocatori scesero in campo. Ma la fotografia sopra, dove si vede in grande Puskas entrare in campo, spiega tutto. Quel giorno fu difficile scendere in campo visto che gran parte dei giocatori stava pianificando un futuro lontano dall'Ungheria e da quel regime. Ma in campo quei giocatori furono grandi lo stesso.....

Non perdere tempo per le regionali

Voce Repubblicana del 31 dicembre 2009
Intervista a Laura Puppato
di Lanfranco Palazzolo

Il centrodestra è ancora diviso in Veneto. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il sindaco di Montebelluna Laura Puppato (Pd), possibile candidata del centrosinistra alle elezioni regionali in Veneto, forte delle 30mila preferenze raccolte alle ultime elezioni europee.
Laura Puppato, cosa pensa di quello che sta accadendo nel centrosinistra alla vigilia delle elezioni regionali? Anche il Pdl è alle prese con parecchi problemi. Voi cosa farete?
“La direzione del centrosinistra sta cercando di trovare un accordo politico che coinvolga l’area della sinistra più estrema e l’area dell’Udc. Il partito di Pierferdinando Casini è stato in questi anni molto vicino alla giunta Galan. Mi pare che non sia stato formalizzato nessun accordo, se non quello di trovare dei punti di congiunzione con gli alleati”.
Si è parlato di una sua candidatura…
“Sono giunti due messaggi importanti: da parte della base del Partito democratico e di due esponenti della cultura e dello spettacolo, il poeta Andrea Zanzotto e l’attore Marco Paolini. Questi due personaggi hanno fatto appello ad una mia candidatura per la guida della Regione Veneto. Hanno individuato nella mia persona quell’esponente politico che si avvicina di più ad un Veneto non chiuso, non individualista e aperto alla contaminazione intellettuale. Molti iscritti del Pd hanno visto in me la figura di un esponente politico che è riuscito a coniugare la sicurezza con i principi di legalità e di rispetto della persona. Da responsabile del forum ambiente del Partito democratico nazionale posso dire di essere riuscita a far convivere le esigenze dello sviluppo con quelle della vivibilità delle aree di cui ho la responsabilità come sindaco di Montebelluna”.
Ha la sensazione che nel Pdl si sia avviata una sorta di dinamica distruttiva?
“In questo momento il centrodestra in Veneto non è affatto compatto. La Lega Nord in Veneto ha una linea di appartenenza istituzionale che supera le forme di rispetto reciproco. La Lega non è un partito di garanzia. Luca Zaia è un grande comunicatore, ma i timori sulla Lega Nord ci sono tutti. Ecco perché nel centrodestra è difficile accettare la strategia di questo partito pigliatutto in Veneto. Il centrodestra è in grave difficoltà per il tentativo della Lega di assumere il controllo dell’alleanza. Ecco perché si pensa che molti elettori del centrodestra del Pdl forse non voteranno per Zaia, pur sostenendo la lista del Pdl”.
Che modello di coalizione vorrebbe per vincere?
“Dobbiamo tentare tutte le strade per mettere in campo una coalizione credibile e con il maggior numero di soggetti che credono nel programma. E soprattutto spiegare alla gente cosa vogliamo fare. Ecco perché non possiamo perdere tempo nella costruzione del nostro progetto in vista delle regionali”.

Milan-Inter 0-1: quel "catenaccio" del '52

Nella stagione 1952-53 l'Inter vinse uno degli scudetti più sofferti e contrastanti giocando il calcio più brutto possibile. La tattica dei nerazzurri era quella del catenaccio. Solo in questo modo l'allenatore dell'Inter Alfredo Foni riuscì a riportare lo scudetto a Milano facendo piangere i cugini rossoneri. In questo caso piangere è il termine più giusto perchè stiamo parlando di una partita giocata il 2 novembre del 1952 tra Inter e Milan a San Siro. Dalle cronache che ho letto di quella partita il Milan disputò una gara bellissima, ma il trio degli attaccanti svedesi formato da Nordhal, Liedholm e da Gren si mangiò questo mondo e quest'altro. A questa disgrazia si aggiunse anche l'infortunio del numro 5 del Milan Tognon. Una vera disgrazia per i rossoneri. A decidere quella partita dominata dal catenaccio dei nerazzurri ci pensò Lorenzi. E pensare che l'Inter aveva anche sbagliato un rigore con Nyers a due minuti dalla fine. Forse sarebbe stato un dispetto troppo grosso far vincere per 2-0 l'Inter in quella occasione. Ma, alla fine, l'audacia ha aiutato i modesti a salvarsi da quel grande Milan e a vincere lo scudetto. Ecco perchè oggi nessuno si ricorda del Milan di quella stagione e negli annali ritorna il nome dell'Inter dopo 13 di anni di assenza dal vertice del calcio nazionale. Nella foto a destra è ritratta la stretta di mano tra un giocatore dell'Inter e il difensore del Milan Silvestri, in calzoncini bianchi. La sera prima della partita del 2 novembre 1952 Silvestri era diventato padre di due gemelli. Le congratulazioni erano d'obbligo.