sabato 30 gennaio 2010

Era solo una questione di assenze

Intervista a Simone Baldelli
Voce Repubblicana del 30 gennaio 2010
di Lanfranco Palazzolo

Dietro la bocciatura del governo sull’emendamento Ghizzoni ci sono solo ragioni tecniche e non di tipo politico. Lo ha rivelato alla “Voce Repubblicana” l’onorevole Simone Baldelli del Popolo delle Libertà.
Onorevole Baldelli, come è andato l’esame del collegato sul Lavoro?
“Il provvedimento è stato approvato grazie alla bravura e alla competenza del Presidente della Commissione Lavoro Silvano Moffa e del relatore Giluliano Cazzola. Il provvedimento segna anche la grande capacità del Pdl di dialogare con l’Udc visto che questo partito si è astenuto in dichiarazione di voto. Il giudizio è ottimo perché abbiamo affrontato la terza lettura, che è stato un passaggio importante”.
Perchè il Governo sia andato in minoranza sull’emendamento Ghizzoni sull’assunzione dei ricercatori universitari?
“Siamo andati sotto per pochi voti. Era solo una questione di assenze. Non c’è stata una questione politica dietro quella bocciatura. Infatti si è trattato di un caso isolato”.
In quel momento era riunita la Commissione Antimafia?
“L’onorevole Marinello ha fatto presente che mentre era in corso il voto questa commissione stava lavorando. I problemi che abbiamo avuto in quel voto in cui il governo è stato sconfitto è dovuto anche a ragioni di tipo tecnico. Alla fine della seduta mattutina, i parlamentari hanno dovuto togliere le loro schede dagli scranni in cui erano seduti perché era prevista una cerimonia molto importante in aula. Alla ripresa dei lavori del pomeriggio, molti parlamentari hanno avuto dei problemi perché dovevano inserire di nuovo la scheda. Molti hanno votato in ritardo perché avevano avuto difficoltà a trovare la scheda. Per questa ragione la votazione è durata molto. Infatti, molti parlamentari si sono lasciati andare ad insulti contro il vicepresidente della Camera Lupi”.
Ma il giorno dopo si sono scusati.
“Lo ha fatto solo l’onorevole Roberto Giachetti. In realtà doveva scusarsi l’onorevole Quartiani che ha pesantemente insultato la Presidenza. Anzi, Quartiani non si è scusato. Il Presidente Fabrizio Cicchitto ha sollevato la questione nella Conferenza dei capigruppo. Il capogruppo del Pd Dario Franceschini s è dovuto scusare per il comportamento dei delegati d’aula”.
Quali saranno i vantaggi del collegato sul lavoro?
“Con questo provvedimento diminuiscono le infrazioni formali sul lavoro, ma aumentano i controlli sulle infrazioni sostanziali come le truffe e il lavoro nero. Finalmente si possono fare dei controlli veri e di sostanza per il rispetto del diritto sul lavoro. L’approccio di sostanza porterà vantaggi ai datori di lavoro e anche nei confronti dei lavoratori stessi. Si danno titoli ai giovani che svolgono l’apprendistato e non hanno un titolo di studio. Infine si cerca di rendere extragiudiziali molte controversie sul lavoro”.

Dedicato al ministro Andrea Ronchi

C'è una cosa che non si può mai perdonare ad un politico: la paura di riconoscere un proprio errore. Il ministro delle politiche comunitarie Andrea Ronchi è vittima di una sorta di autoesaltazione che lo porta a non vedere la realtà delle cose. Ad esempio, quando ha dato parere favorevole al tetto degli stipendi dei manager delle banche ha fatto una grande cazzata, ma non l'ha ammessa quando è intervenuto in aula prima del voto. E per questa ragione il senatore Enrico Morando lo ha giustamente cazziato. Ed io vi ho messo la cazziata di Morando (Pd).

Separati alla nascita: R. Polansky & Mazzarri




venerdì 29 gennaio 2010

Il giustizialismo all'amatriciana di Massimo Donadi: denuncia un "pianista" in aula, ma sbaglia

Per Termini Imerese quasi tutto è perduto

Intervista ad Angelo Capodicasa
Voce Repubblicana del 29 gennaio 2010
di Lanfranco Palazzolo

Non tutto è perduto per Termini Imerese. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” l’ex Presidente della Regione Sicilia Angelo Capodicasa, deputato del Partito democratico.
Onorevole Capodicasa, è preoccupato dell’atteggiamento negativo della Fiat sulla trattativa relativa sulla sopravvivenza dello stabilimento di Termini Imerese (Pa)?
“Vista la determinazione con la quale l’Ad Marchionne ha dichiarato che lo stabilimento di Termini Imerese non serve e che non rientra nei programmi della Fiat, a me sembra molto difficile salvare questa fabbrica. Secondo me il tentativo si può ancora fare con il Governo e con il Presidente della Regione Sicilia Raffaele Lombardo, i quali stanno facendo un ultimo tentativo. Io credo che bisognerà essere determinati se si vuole strappare qualcosa alla Fiat. Non si può pensare di abbandonare un territorio dopo che si è spremuto il limone per tanti anni. Quando un governo della Regione e quello nazionale si presentano deboli alla trattativa, la Fiat non ha grosse difficoltà a confermare la sua posizione iniziale. Questo succede proprio mentre altre aziende decidono di confermare la loro presenza in Sicilia”.
Pensa che il caso di Termini Imerese spingerà molte altre aziende a puntare sulla delocalizzazione?
“I danni al territorio siciliano sarebbero enormi soprattutto per l’indotto. Non credo alle soluzioni alternative perché li ritengo dei pannicelli caldi. Un territorio come quello di Termini Imerese non può essere abbandonato così. Il Governo aveva inizialmente alzato la voce con il ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola. Il ministro aveva anche ipotizzato investimenti consistenti per mantenere la Fiat a Temini Imerese. Mano a mano il Governo si è ritratto lasciando il via libera alle decisioni di Marchionne”.
La Regione Sicilia potrà fare qualcosa per questa fabbrica?
“L’Ars può fare qualcosa nella misura in cui la Fiat chiede che si faccia. La Regione ha mezzi finanziari che può mettere in campo in sinergia con il governo nazionale attraverso i fondi comunitari. Si può rimodulare il piano operativo allo scopo di mantenere lo stabilimento. Ma oggi non vedo motivi per essere ottimisti. Vedo che la situazione volge al negativo”.
Nell’ultima Finanziaria sono stati stanziati molti fondi per gli ammortizzatori sociali. Come giudica questa ipotesi?
“Con la Finanziaria sono stati fatti molti interventi in questo campo. Le misure anticrisi non potevano ridursi agli ammortizzatori sociali. Gli operai della Fiat non vogliono gli ammortizzatori sociali. La prospettiva dei siciliani deve essere lo sviluppo. Oggi si gettano le basi per rendere quella zona un deserto. Parlare di ammortizzatori sociali oggi significherebbe accontentarsi solo di una piccola consolazione mentre il lavoro abbandona la Sicilia”.

giovedì 28 gennaio 2010

Ecco come il Senato ha approvato il ddl sulle cure palliative

Il voto finale sul ddl, per alzata di mano, che si è svolto il 27 gennaio, è stato preceduto dall'intervento del ministro della Salute Feruccio Fazio. Come potete ascoltare, il ministro si è personalmente impegnato a non trasformare la legge solo in una dichiarazione di principio e a rendere efficace la relazione annuale che dovrà presentare il ministero della Salute.

Il frutto malato della pianta prodiana

Intervista a Lorenzo Tomassini
Voce Repubblicana del 28 gennaio 2010
di Lanfranco Palazzolo

Delbono è il frutto della politica prodiana su Bologna. Lo ha detto alla “Voce” Lorenzo Tomassini, Presidente del Gruppo Consiliare del Popolo delle libertà al comune di Bologna.
Presidente Tommassini, cosa accadrà al Comune di Bologna dopo le dimissioni annunciate del sindaco Delbono?
“Ho già spiegato più volte che auspichiamo di andare al più presto al voto per il rinnovo del consiglio e della giunta. Per raggiungere questo obiettivo è necessario che questo invito venga accolto da tutte le forze politiche. Dalle prossime elezioni dipende il futuro della nostra città, alla quale siamo molto legati. Dobbiamo ricordare che usciamo da cinque anni di marca cofferatiana che ci hanno consegnato una Bologna regredita. La città ha perso tanti appuntamenti. Dopo i mesi di marca delboniana, caratterizzata dal nulla, abbiamo bisogno di un governo della città stabile con persone capaci. Il voto è l’unico modo per ottenere la legittimazione per governare la città. Naturalmente mi auguro che stavolta i bolognesi vogliano premiare il Pdl e le opposizioni alla sinistra, che ha dimostrato un’incapacità amministrativa e un’indegnità morale”.
Cosa farà il Pd sul commissariamento della città? Sceglierà la strada del commissariamento?
“Il Pd si sta rendendo conto che il territorio ha la necessità di andare al più presto alle elezioni. Penso che le dimissioni vere di Delbono non si faranno attendere e che il Pd opterà per accorpare il voto delle regionali con le elezioni comunali. Credo che il Presidente della Repubblica non si opporrebbe alla firma del decreto per l’indizione del voto alle comunali qualora ci sia l’appoggio di tutte le forze politiche. Il vantaggio per i contribuenti sarebbe significativo perché l’accorpamento garantirebbe un risparmio per la macchina elettorale”.
Le dimissioni annunciate di Delbono sono un colpo al potere di Romano Prodi sulla città, visto che fu proprio l’ex Presidente del Consiglio ad imporre il futuro sindaco al Pd?
“La ringrazio per aver ricordato questo particolare. Delbono è frutto della politica di Prodi e del Partito democratico. Quello che è accaduto a Delbono non è un incidente di percorso, ma quello che è accaduto rappresenta la conferma dell’esistenza di un sistema che, per anni, ha adottato un potere capace di produrre solo questi risultati. Il processo non è a Flavio Delbono come uomo o come sindaco, ma ad un sistema che deve essere completamente rivisto. Prima bisognerà analizzare le cause di tutto questo. Aspettiamo le risultanze del lavoro della magistratura”.
Pensa che il Pdl debba assumere una connotazione di tipo civico per vincere?
“Il Pdl debba fare la sua parte. In alcuni casi le liste civiche non hanno funzionato, in altri sì. Ma il candidato sindaco deve essere espressione del Pdl”.

martedì 26 gennaio 2010

Chi disturba Cesare Damiano?

Qual è la cosa che può dare fastidio ad un parlamentare quando parla in aula? Non essere ascoltato. Ma non essere ascoltato quando l'aula è vuota fa arrabbiare due volte. Se si va in aula per la discussione generale sarebbe il caso di ascoltare chi parla. L'onorevole Cesare Damiano (Pd) non si arrabbia mai perchè ha un carattere mite. Ecco come si è comportato l'ex ministro del governo Prodi con il collega Roberto Giachetti che stava parlando in aula disturbando il suo intervento durante la discussione generale sulla delega in materia di lavoro all'esame della Camera. Alla vicepresidenza l'onorevole Maurizio Lupi. Notate il comportamento della vicina di banco di Damiano, l'onorevole Rosa De Pasquale, che cerca di richiamare l'attenzione di Roberto Giachetti prima che lo faccia Damiano stesso.

Il Pd ha abbandonato Bologna a se stessa

Intervista ad Ilaria Giorgetti
di Lanfranco Palazzolo
Voce Repubblicana del 27 gennaio 2010

Il Partito democratico ha abbandonato Bologna a se stessa. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” Ilaria Giorgetti, consigliere comunale del Popolo delle Libertà al Comune di Bologna.
Ilaria Giorgetti, cosa pensa delle dimissioni di Delbono. Il Pdl ha tenuto un atteggiamento corretto nei confronti del sindaco senza lasciarsi andare ad iniziative giustizialiste.
“Non so quanto questo atteggiamento abbia pagato. Credo che abbiamo fatto bene a mantenere questo tipo di atteggiamento. Noi non siamo l’Italia dei Valori. Per noi il sindaco è una figura istituzionale nella quale crediamo indipendentemente dalle parti politiche. La vicenda del sindaco Delbono avrà il suo corso. La figura umana altrettanto. Per quanto mi riguarda non viene assolutamente toccata la persona umana del sindaco Delbono. Io credo che le grandi responsabilità le abbia il Partito democratico, che ha dimostrato ancora una volta di essere in una profondissima crisi politica. Lo dimostra il fatto che abbia scaricato il suo sindaco. Il Pd paga anni e anni di scelte politiche sbagliate nelle candidature. Noi non abbiamo fatto nulla per determinare questo crollo politico. Siamo solo rimasti a guardare quello che faceva il Pd. Anzi, non abbiamo mai fatto iniziative negative contro il sindaco Delbono. Questo epilogo non ce lo aspettavamo nemmeno noi. E credo che in tutto ciò ci rimetta soltanto la città di Bologna. La nostra città è abbandonata a se stessa. I bolognesi non se lo meritano”.
Crede che questa debacle coinvolga anche Romano Prodi, che ha voluto Delbono ai vertici del Pd per la candidatura al comune di Bologna?
“Questo non lo so. Io attribuisco quello che è successo a Bologna al Pd. In questa vicenda si è comportato in modo molto equivoco. La vicenda giudiziaria avrà un suo corso. Non sta certo a noi dire giudicare quello che è successo. Io ho un concetto della politica diverso da quello che abbiamo visto in questi giorni. Delbono è stato scaricato dal Partito democratico. Appena un giorno fa aveva detto che non si sarebbe dimesso. E oggi ha rassegnato le dimissioni. E’ chiaro che nel Pd hanno cambiato idea su di lui. Bologna si ritrova in una situazione difficile. La prospettiva è quella di un lungo commissariamento con tutto quello che comporta per i bolognesi in questo momento di crisi”.
Pensa che questa sorta di “regime”, interrotto dalla positiva esperienza di Guazzaloca, sia prossimo al crollo?
“Me lo auguro. Adesso vedremo cosa accadrà. Guazzaloca vinse perché i Ds sbagliarono una serie di candidature. La Bologna di oggi non conosce più i sindaci come Dozza e Fanti. Adesso il centrodestra deve essere unito di fronte al potere vecchio e logoro che ha governato la città per decenni. Oggi stiamo vedendo la disgregazione finale di quel potere che fu del Pci”.

Abbassiamo le tasse ora

Intervista a Benedetto Della Vedova
Voce Repubblicana del 26 gennaio 2010
di Lanfranco Palazzolo

Le tasse devono essere tagliate proprio durante la crisi economica. Lo pensa il deputato del Pdl Benedetto Della Vedova.
Onorevole Della Vedova, come giudica la polemica del segretario del Pd Pierluigi Bersani sul mancato abbassamento delle tasse?
“Nel merito Bersani ha poco da dire perchè ha poca credibilità politica. Il suo schieramento non ha fatto altro che aumentare le tasse. Era stato il ministro dell’Economia Tommaso Padoa Schioppa a sostenere la ‘bellezza’ delle tasse. La polemica sul centrodestra che, salvo sull’Ici, non ha abbassato le tasse segna però un punto a favore di Bersani. Ma il segretario del Pd non può assolutamente dire nulla in merito alla questione delle tasse”.
Il centrodestra sta commettendo un errore?
“La questione fiscale è sempre stata fondante per il Pdl. Credo che ci vorrebbe una maggiore corrispondenza tra gli annunci che si fanno e le politiche che si praticano. Non si può far intendere un giorno che si vogliono diminuire le tasse, si vuole fare una riforma radicale e il giorno dopo sostenere che si rinvia tutto”.
Cosa pensa della scelta di Tremonti?
“Il ministro dell’Economia ha svolto bene il suo ruolo di responsabile del Tesoro. E credo che continuerà a farlo. Se sceglie di non tagliare le tasse si vedranno i risultati di questa scelta. Io contesto le motivazioni di questa scelta di immobilismo sul fronte fiscale. Si puo’ scegliere di tagliare le tasse per provocare la ripresa. Ma dire che non si possono tagliare le tasse finché c’è non arriva la ripresa significa che il livello di pressione fiscale sia indifferente rispetto alle performance di ripresa. Penso che l’intervento sulle tasse sia una leva per favorire la ripresa economica. Non si tratta di fare una discussione accademica sulla curva di Laffer (La curva di Laffer è una curva a campana che mette in relazione l'aliquota di imposta con le entrate fiscali che l'economista impiegò per convincere Ronald Reagan, a diminuire le tasse, ndr), ma di aiutare la ripresa diminuendo le tasse. Dire che in un paese con una spesa pubblica di oltre il 50% diminuire le aliquote Irpef significa fare ‘macelleria sociale’ è una resa incondizionata all’esplosione della spesa pubblica in tutti i settori evidentemente non è questo il problema”.
Quale potrebbe essere il beneficio della scelta di ridurre le tasse?
“La riduzione delle aliquote è una straordinaria precondizione per combattere l’evasione fiscale e far emergere un nuovo gettito ed essere credibili nel chiedere la fedeltà fiscale. Non voglio fare una polemica con Tremonti, ma vorrei che la scelta fosse motivata in modo diverso perché non sono convinto che nei momenti di crisi le tasse non debbano essere tagliate e che l’unico modo per tagliare le tasse sia fare macelleria sociale”.

La bestemmia al Grande Fratello: in difesa di Massimo Scattarella

L'eliminazione di Massimo Scattarella a causa di una bestemmia è un copione già visto rispetto in altre eliminazioni nei reality televisivi. Non sono d'accordo sulla decisione presa. Non si elimina un concorrente per aver bestemmiato o perchè si ritiene che abbia offeso il senso religioso dei credenti. La religione cattolica non è la religione ufficiale di Stato. E quindi quella decisa dal GF10 è una scelta sbagliatissima contro la laicità dello stato. Per dimostravelo ho deciso di postare la sentenza della corte costituzionale numero 440 del 1995. Buona lettura. N. 440
SENTENZA 18-18 OTTOBRE 1995
LA CORTE COSTITUZIONALE
composta dai signori: Presidente: prof. Vincenzo CAIANIELLO; Giudici: avv. Mauro FERRI, prof. Luigi MENGONI, prof. Enzo CHELI, dott. Renato GRANATA, prof. Giuliano VASSALLI, prof. Francesco GUIZZI, prof. Cesare MIRABELLI, prof. Fernando SANTOSUOSSO, avv. Massimo VARI, dott. Cesare RUPERTO, dott. Riccardo CHIEPPA, prof. Gustavo ZAGREBELSKY;
ha pronunciato la seguente
SENTENZA

nel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 724 del codice penale promosso con ordinanza emessa il 14 novembre 1991 dal Tribunale di Milano nel procedimento penale a carico di Onesti Fabio, iscritta al n. 457 del registro ordinanze 1995 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 36, prima serie speciale, dell'anno 1995;
Udito nell'udienza pubblica del 3 ottobre 1995 il Giudice relatore Gustavo Zagrebelsky.

Ritenuto in fatto
1. - Nel corso di un giudizio penale, il Tribunale di Milano, con ordinanza del 14 novembre 1991 (pervenuta alla Corte costituzionale il 3 luglio 1995), ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 724, primo comma, del codice penale, in riferimento agli artt. 3, 8 e 25, secondo comma, della Costituzione.
Si sostiene nell'ordinanza di rinvio che, poiché la norma impugnata sanziona con l'ammenda la condotta di chi pubblicamente "bestemmia, con invettive o parole oltraggiose, contro la Divinità o i Simboli o le Persone venerati nella religione dello Stato", e poiché il Protocollo addizionale all'Accordo di modifica del Concordato lateranense, recepito con legge 25 marzo 1985, n. 121, al punto 1, prevede testualmente il venir meno della religione cattolica come sola religione dello Stato italiano, ne conseguirebbe, in violazione dell'art. 25, secondo comma, della Costituzione, la indeterminatezza della fattispecie penale di cui all'art. 724 del codice penale, che "àncora" esplicitamente la sussistenza del reato all'offesa alla religione, appunto, di Stato.
Né la censura potrebbe superarsi ritenendo che la norma denunciata continui a riguardare la religione cattolica come confessione religiosa più diffusa del Paese - mutuando l'espressione dalla sentenza n. 14 del 1973 della Corte costituzionale - poiché non verrebbe ora in discussione la ratio della norma incriminatrice, bensì la sua (sopravvenuta) incompatibilità con il principio di tassatività.
Nemmeno potrebbe ritenersi rispettato tale ultimo principio opinando che l'art. 724 del codice penale tuteli la religione cattolica "in quanto già religione di Stato" - così potendosi individuare la condotta sanzionata secondo le affermazioni contenute nella sentenza n. 925 del 1988 della Corte costituzionale - perché nella norma predetta non è contenuto alcun riferimento alla religione cattolica, essendo questa oggetto di tutela solo indiretta, per il fatto della sua qualificazione come religione di Stato.
2. - Qualora invece si volesse ritenere che la stessa norma contenga un riferimento univoco alla religione cattolica, essa, ad avviso del giudice rimettente, violerebbe gli artt. 3 e 8 della Costituzione. A sostegno della censura, nell'ordinanza si riportano brani di precedenti pronunce di questa Corte che sono consistiti in espressi inviti al legislatore, non ancora accolti, per una revisione della disciplina in vista dell'attuazione del principio costituzionale della libertà di religione, dal momento che "la limitazione della previsione legislativa alle offese contro la religione cattolica non può continuare a giustificarsi con l'appartenenza ad essa della quasi totalità dei cittadini italiani".

Considerato in diritto
1. - L'ordinanza del Tribunale di Milano ripropone la questione di legittimità costituzionale del reato di bestemmia, previsto dal primo comma dell'art. 724 del codice penale, sotto il duplice profilo della violazione del principio di determinatezza della fattispecie penale (art. 25, secondo comma, della Costituzione) e della violazione del principio di uguaglianza in materia di religione (artt. 3 e 8, primo comma, della Costituzione).
2.1. - L'art. 724, primo comma, del codice penale punisce a titolo contravvenzionale la condotta di chi "pubblicamente bestemmia, con invettive o parole oltraggiose, contro la Divinità o i Simboli o le Persone venerati nella religione dello Stato". La prima prospettazione della questione si incentra sulle conseguenze che - ad avviso del Tribunale rimettente - deriverebbero dall'espunzione dal vigente ordinamento della nozione di "religione dello Stato". Di tale nozione, enunciata nell'art. 1 dello Statuto albertino, ribadita nell'art. 1 del Trattato del 1929 tra la Santa Sede e l'Italia e largamente utilizzata dal codice penale vigente, ma incompatibile con il principio costituzionale fondamentale di laicità dello Stato (sentenze nn. 203 del 1989 e 149 del 1995), il Protocollo addizionale all'Accordo di modifica del Concordato lateranense, recepito nell'ordinamento italiano con legge 25 marzo 1985, n. 121, ha constatato (al punto 1) il superamento: "Si considera non più in vigore il principio, originariamente richiamato dai Patti lateranensi, della religione cattolica come sola religione dello Stato italiano".
Da questa caducazione, secondo il Tribunale rimettente, deriverebbe l'indeterminatezza della fattispecie dell'art. 724, primo comma, del codice penale e quindi la violazione dell'art. 25, secondo comma, della Costituzione, in quanto ora non sarebbe più individuabile la religione destinataria delle invettive e delle parole oltraggiose costitutive dell'elemento materiale del reato di bestemmia.
La questione, così delineata, è già stata esaminata e respinta da questa Corte con sentenza n. 925 del 1988.
La formula dell'art. 724, primo comma, del codice penale, dopo la scomparsa dall'ordinamento giuridico della nozione di "religione dello Stato", non contempla alcuna nozione generica e quindi non giustifica la censura di indeterminatezza. Semplicemente, si apre un'alternativa tra due possibilità, entrambe determinate: o ritenere che l'eliminazione della nozione di "religione dello Stato" abbia fatto venire meno la fattispecie dell'art. 724, primo comma, del codice penale e l'abbia così privata di contenuto normativo; oppure, ritenere che quell'espressione sia semplicemente il tramite linguistico per mezzo del quale, ora come allora, viene indicata la religione cattolica. Si tratta di una scelta interpretativa dipendente da una presa di posizione in ordine al "perché" della volontà del legislatore espressa nell'art. 724 (la religione cattolica in quanto religione dello Stato ovvero la religione dello Stato in quanto religione cattolica). La giurisprudenza penale ha seguito ora il primo, ora il secondo orientamento e quest'ultimo ha finito per prevalere con l'avallo di questa Corte, la quale ha affermato che "l'innegabile venir meno del significato originario dell'espressione 'religione dello Stato' non esclude che, entro il contesto dell'art. 724 del codice penale, essa ne abbia acquistato uno diverso, ma sempre sufficientemente determinabile ..: cioè, il significato di 'religione cattolica', in quanto già religione dello Stato" (sentenza n. 925 del 1988 e ordinanza n. 52 del 1989).
2.2. - Riaffermata così la sopravvivenza dell'incriminazione penale della bestemmia in relazione alla "religione dello Stato", formula da intendersi - nei limiti che saranno appresso precisati - senza possibilità di dubbio o oscillazione come religione cattolica, la questione di legittimità costituzionale dell'art. 724, primo comma, del codice penale deve essere esaminata rispetto agli altri parametri costituzionali invocati.
3.1. - L'esame della legittimità costituzionale del reato di bestemmia previsto dall'art. 724, primo comma, del codice penale, con riferimento al principio di uguaglianza senza distinzione di religione (art. 3 della Costituzione) e al principio di uguale libertà davanti alla legge di tutte le confessioni religiose (art. 8, primo comma, della Costituzione) presuppone la ricostruzione del bene giuridico protetto dalla norma oggetto di sindacato, a partire dalla concezione originaria del legislatore penale del 1930.
Il riferimento alla religione dello Stato-religione cattolica è il primo elemento di questa ricostruzione. Tale riferimento è generale nelle fattispecie dei reati attinenti alla religione (artt. 402-404: vilipendi variamente caratterizzati, e 724: bestemmia) e si spiega per il rilievo che, nelle concezioni politiche dell'epoca, era riconosciuto al sentimento religioso collettivo cattolico quale fattore di unità morale della nazione. Lo Stato, espressione e garante di tale unità, aveva, comprensibilmente, la "sua" religione ed era interessato a sostenerla e difenderla. Il secondo elemento - che si somma al precedente, senza escluderlo - è rappresentato dalla configurazione del reato di bestemmia congiuntamente alle manifestazioni oltraggiose verso i defunti e dalla sua collocazione nel "titolo" quanto mai eterogeneo delle "contravvenzioni concernenti la polizia dei costumi", collocazione che giustifica anche per la bestemmia (come per il gioco d'azzardo, gli atti contrari alla pubblica decenza, il turpiloquio, ecc.) una configurazione più riduttiva, come atto di malcostume.
3.2. - In prosieguo, anche in conseguenza dei nuovi principi costituzionali di libertà e di uguaglianza dei cittadini e di laicità dello Stato, il reato di bestemmia è stato sottoposto a una riconsiderazione, i cui punti fondamentali sono rappresentati da altrettante pronunce della Corte costituzionale. Nella sentenza n. 79 del 1958 viene operata una prima conversione del bene giuridico protetto. La religione cattolica è configurata non più come la religione dello Stato in quanto organizzazione politica, ma dello Stato in quanto società: la protezione speciale della "religione dello Stato" si giustificherebbe per "la rilevanza che ha avuto ed ha la religione cattolica in ragione della antica ininterrotta tradizione del popolo italiano, la quasi totalità del quale ad essa sempre appartiene. .. La norma dell'art. 724 Cod. pen., come altre dello stesso Codice .., si riferisce alla 'religione dello Stato' dando rilevanza non già a una qualificazione formale della religione cattolica, bensì alla circostanza che questa è professata nello Stato italiano dalla quasi totalità dei suoi cittadini, e come tale è meritevole di particolare tutela penale, per la maggior ampiezza e intensità delle reazioni sociali naturalmente suscitate dalle offese ad essa dirette".
Successivamente, con la sentenza n. 14 del 1973, la giurisprudenza della Corte costituzionale va oltre e la religione cattolica come religione della "quasi totalità" degli italiani viene sostituita - come oggetto della tutela penale - dal "sentimento religioso", elemento base della libertà di religione che la Costituzione riconosce a tutti. Si apre così, attraverso il riferimento al concetto di sentimento religioso, una prospettiva che investe l'atteggiamento dell'ordinamento verso tutte le religioni e i rispettivi credenti e va quindi al di là del riferimento alla sola religione cattolica. Tuttavia l'espressa limitazione della previsione legislativa alle offese contro la sola religione cattolica è ritenuta dalla Corte, in tale sentenza, ancora giustificata, data "l'ampiezza delle reazioni sociali .. della maggior parte della popolazione italiana", ma viene aggiunto un richiamo: che, "per una piena attuazione del principio costituzionale della libertà di religione, il legislatore debba provvedere a una revisione della norma, nel senso di estendere la tutela penale contro le offese del sentimento religioso di individui appartenenti a confessioni diverse da quella cattolica".
Da ultimo, la sentenza n. 925 del 1988, che rappresenta il punto di partenza per l'esame della questione ora riproposta alla Corte costituzionale, dichiara non fondato il dubbio di costituzionalità sulla vigente disciplina della bestemmia, ma in base a diverse affermazioni di principio che accantonano l'argomento numerico, sul quale fino ad allora si era motivato per escludere la violazione del principio di uguaglianza: "'la limitazione della previsione legislativa alle offese contro la religione cattolica' non può continuare a giustificarsi con l'appartenenza ad essa della "quasi totalità" dei cittadini italiani .. e nemmeno con l'esigenza di tutelare il sentimento religioso della 'maggior parte della popolazione italiana' .. : non tanto vi si oppongono ragioni di ordine statistico (comunque sia la religione cattolica resta la più seguita in Italia), quanto ragioni di ordine normativo. Il superamento della contrapposizione fra la religione cattolica, 'sola religione dello Stato', e gli altri culti 'ammessi', sancito dal punto 1 del Protocollo del 1984, renderebbe, infatti, ormai inaccettabile ogni tipo di discriminazione che si basasse soltanto sul maggiore o minore numero degli appartenenti alle varie confessioni religiose". L'abbandono del criterio quantitativo, così argomentato dalla Corte, significa che in materia di religione, non valendo il numero, si impone ormai la pari protezione della coscienza di ciascuna persona che si riconosce in una fede, quale che sia la confessione religiosa di appartenenza. Il primo comma dell'art. 8 della Costituzione trova così la sua piena valorizzazione.
Il riconoscimento da parte della sentenza n. 925 del 1988 della disparità di disciplina, derivante dalla "perdurante limitazione insita nel dettato dell'art. 724", è dunque inevitabile, ma si afferma che la norma "possa trovare tuttora un qualche fondamento nella constatazione, sociologicamente rilevante, che il tipo di comportamento vietato dalla norma impugnata concerne un fenomeno di malcostume divenuto da gran tempo cattiva abitudine per molti", aggiungendosi peraltro che incombe sul legislatore "l'obbligo di addivenire ad una revisione della fattispecie". La Corte costituzionale ha così nuovamente definito i beni protetti dalla norma del codice penale (beni attinenti l'uno alla religione e l'altro al buon costume) e ha ritenuto, per il momento e in attesa dell'intervento del legislatore, che le esigenze di tutela del secondo bene portassero ad escludere la declaratoria di incostituzionalità della norma, pur difettosa sul piano della tutela del primo, in ragione dell'imperativo di uguaglianza.
3.3. - Nella riconsiderazione della questione di legittimità costituzionale dell'art. 724, primo comma, del codice penale cui l'ordinanza del Tribunale di Milano chiama la Corte costituzionale, devono essere tenuti fermi due punti essenziali, affermati nell'ultima giurisprudenza ora richiamata: l'irrilevanza del criterio numerico nelle valutazioni costituzionali in nome dell'uguaglianza di religione e l'appartenenza della norma sanzionatrice della bestemmia (anche) all'ambito dei reati che attengono alla religione.
In particolare, non può essere condivisa la tendenza - risultante da alcune pronunce della giurisdizione penale di legittimità e di merito - volta ad attrarre senza residui la norma dell'art. 724 del codice penale solo all'ambito dei reati di malcostume. Di tale norma, infatti, si perderebbe la ragione d'essere caratteristica - cioè la sua attinenza alla protezione della sfera della religione - una volta che la si volesse intendere nell'ambito esclusivo della maleducazione verbale. Contro, stanno la sua origine, il riferimento testuale alla "religione dello Stato", poi mutato in riferimento alla religione cattolica, e la sua collocazione sistematica accanto alla disposizione che punisce il turpiloquio non ulteriormente qualificato (art. 726, secondo comma, del codice penale). Si potrà dire che la bestemmia - anche per la nostra legislazione - è un atto di inciviltà nei rapporti della vita sociale che non colpisce necessariamente soltanto i credenti, ma non si può trascurare che esso è caratterizzato dal suo attenere alla sfera della religione. La religione e i credenti sono pur sempre cose diverse dalla buona creanza e dagli uomini di buona creanza.
Per questa ragione, i parametri costituzionali invocati - l'uguaglianza di fronte alla legge senza discriminazioni di religione (art. 3) e l'uguale libertà di tutti i culti (art. 8, primo comma) - sono pertinenti. Da essi deve trarsi ora la conseguenza della declaratoria d'incostituzionalità della norma che punisce la bestemmia, in quanto differenzia la tutela penale del sentimento religioso individuale a seconda della fede professata. A tale declaratoria, la sentenza n. 925 del 1988 non era per il momento pervenuta, in attesa di un intervento del legislatore penale (già auspicato fin dalla sentenza n. 14 del 1973) che valesse a sanare la discriminazione tra fedeli di diverse confessioni religiose. La perdurante inerzia del legislatore non consente - dopo sette anni dall'ultima sentenza, ribadita nei suoi contenuti dall'ordinanza n. 52 del 1989 - di protrarre ulteriormente l'accertata discriminazione, dovendosi affermare la preminenza del principio costituzionale di uguaglianza in materia di religione su altre esigenze - come quella del buon costume tutelato dall'art. 724 - pur apprezzabili ma di valore non comparabile.
3.4. - La dichiarazione d'incostituzionalità dell'art. 724, primo comma, del codice penale deve tuttavia essere circoscritta alla sola parte nella quale esso comporta effettivamente una lesione del principio di uguaglianza. La fattispecie dell'art. 724, primo comma, del codice penale è scindibile in due parti: una prima, riguardante la bestemmia contro la Divinità, indicata senza ulteriori specificazioni e con un termine astratto, ricomprendente sia le espressioni verbali sia i segni rappresentativi della Divinità stessa, il cui contenuto si presta a essere individuato in relazione alle concezioni delle diverse religioni; una seconda, riguardante la bestemmia contro i Simboli o le Persone venerati nella religione dello Stato. La bestemmia contro la Divinità, come anche la dottrina e la giurisprudenza hanno talora riconosciuto, a differenza della bestemmia contro i Simboli e le Persone, si può considerare punita indipendentemente dalla riconducibilità della Divinità stessa a questa o a quella religione, sottraendosi così alla censura d'incostituzionalità. Del resto, dal punto di vista puramente testuale, ancorché la formula dell'art. 724 possa indurre alla riconduzione unitaria delle nozioni di Divinità, Simboli e Persone nella tutela penalistica accordata alla sola "religione dello Stato", è da notarsi che, in senso stretto, il termine "venerati", impiegato nell'art. 724, è propriamente riferibile ai soli Simboli e Persone. Cosicché, dovendosi ritenere che il legislatore abbia fatto uso preciso e consapevole delle espressioni impiegate, il riferimento alla "religione dello Stato" può valere soltanto per i Simboli e le Persone.
La norma impugnata si presta così ad essere divisa in due parti. Una parte - esclusa restando ogni valenza additiva della presente pronuncia, di per sé preclusa dalla particolare riserva di legge in materia di reati e di pene - si sottrae alla censura di incostituzionalità, riguardando la bestemmia contro la Divinità in genere e così proteggendo già ora dalle invettive e dalle espressioni oltraggiose tutti i credenti e tutte le fedi religiose, senza distinzioni o discriminazioni, nell'ambito - beninteso - del concetto costituzionale di buon costume (artt. 19 e 21, sesto comma, della Costituzione). L'altra parte della norma dell'art. 724 considera invece la bestemmia contro i Simboli e le Persone con riferimento esclusivo alla religione cattolica, con conseguente violazione del principio di uguaglianza. Per questa parte, delle due possibilità di superamento del vizio rilevato: l'annullamento della norma incostituzionale per difetto di generalità e l'estensione della stessa alle fedi religiose escluse, alla Corte costituzionale è data soltanto la prima, a causa del predetto divieto di decisioni additive in materia penale.
La scelta attuale del legislatore di punire la bestemmia, una volta depurata del suo riferimento ad una sola fede religiosa, non è dunque di per sé in contrasto con i principi costituzionali, tutelando in modo non discriminatorio un bene che è comune a tutte le religioni che caratterizzano oggi la nostra comunità nazionale, nella quale hanno da convivere fedi, culture e tradizioni diverse.
per questi motivi
LA CORTE COSTITUZIONALE
Dichiara l'illegittimità costituzionale dell'art. 724, primo comma, del codice penale, limitatamente alle parole: "o i Simboli o le Persone venerati nella religione dello Stato".
Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 18 ottobre 1995.
Il Presidente: CAIANIELLO
Il redattore: ZAGREBELSKY
Il cancelliere: DI PAOLA
Depositata in cancelleria il 18 ottobre 1995.
Il direttore della cancelleria: DI PAOLA

domenica 24 gennaio 2010

HAITI, AIUTIAMO LE PERSONE COLPITE DAL TERREMOTO

Per chi ha intenzione di inviare i aiuti alla popolazione di Haiti, ecco una prima guida delle principali organizzazioni umanitarie alle quali far pervenire i versamenti:
Per sostenere gli interventi della Caritas Italiana, attiva ad Haiti dal 1975, si possono inviare offerte a Caritas Italiana tramite C/C Postale N. 347013 specificando nella causale: Emergenza terremoto HaitiOfferte sono possibili anche tramite altri canali, tra cui:- UniCredit Banca di Roma Spa, via Taranto 49, Roma - Iban: IT50 H030 0205 2060 0001 1063 119- Intesa Sanpaolo, via Aurelia 796, Roma - Iban: IT19 W030 6905 0921 0000 0000 012- Banca Popolare Etica, via Parigi 17, Roma - Iban: IT29 U050 1803 2000 0000 0011 113- CartaSi e Diners telefonando a Caritas Italiana tel. 06 66177001 (orario d'ufficio).

Anche l'Unicef, che è molto attiva sull'isola, ha attivato un canale per le donazioni tramite: - c/c postale 745.000, causale: "Emergenza Haiti"; - carta di credito online su http://www.unicef.it/, oppure chiamando il numero verde UNICEF 800745000; - cc bancario Banca Popolare Etica IBAN IT51 R050 1803 2000 0000 0510 051; - i comitati locali dell'Unicef presenti in tutta Italia (la guida è su http://www.unicef.it/)Il Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite (WFP), già da tempo impegnato nell'isola caraibica, sta inviando quasi 90 tonnellate di biscotti ad alto contenuto energetico, sufficienti a sfamare 30mila per una settimana. Per aiutare il WFP a fornire assistenza alimentare alle vittime del terremoto potete inviare offerte tramite il sito www.wfp.org/it oppure con bonifico bancario, causale: emergenza Haiti c/c 6250156783/83 Banca Intesa ag. 4848 ABI 03069 CAB 05196 IBAN IT39 S030 6905 1966 2501 5678 383, o ancora con versamento su c/c postale 61559688 intestato a: Comitato Italiano per il PAM - IBAN IT45 TO76 0103 200 0000 6155 9688

Per quanto riguarda la Croce Rossa, le donazioni si posso effettuare tramite:- C/C bancario n° 218020 presso: Banca Nazionale del Lavoro-Filiale di Roma Bissolati -Tesoreria - Via San Nicola da Tolentino 67 - Roma, intestato a Croce Rossa Italiana Via Toscana, 12 - 00187 Roma. Coordinate bancarie (codice IBAN) relative sono: IT66 - C010 0503 3820 0000 0218020 Causale PRO EMERGENZA HAITI- Conto Corrente Postale n. 300004 intestato a: Croce Rossa Italiana, via Toscana 12 - 00187 Roma c/c postale n° 300004 Codice IBAN: IT24 - X076 0103 2000 0000 0300 004 Causale: Causale PRO EMERGENZA - È anche possibile effettuare dei versamenti online attraverso il sito web della CRI all'indirizzo http://www.cri.it/ all'atto della scelta del progetto selezione «Pro emergenza Haiti». Le organizzazioni non governative italiane riunite sotto la sigla "AGIRE" (ActionAid, AMREF, CESVI, CISP, COOPI, COSV, GVC, Intersos, Save the Children, Terre des Hommes e VIS) hanno deciso di lanciare una raccolta fondi per finanziare i soccorsi alle popolazioni di Haiti. I fondi raccolti da Agire saranno destinati ai bisogni più urgenti: cibo, acqua potabile, medicinali, ripari temporanei. E' possibile offrire il proprio sostegno attraverso i seguenti canali: - donazioni con carta di credito al numero verde 800.132870
- versamento sul conto corrente postale n. 85593614, intestato ad AGIRE onlus, via Nizza 154, 00198 Roma, causale Emergenza Haiti
- bonifico bancario sul conto BPM - IBAN IT47 U 05584 03208 000000005856. Causale: Emergenza Haiti- Donazioni on line dal sito internet http://www.agire.it/
- si possono donare 2 euro inviando un sms al numero 48541 con Tim, Vodafone o da rete fissa Telecom Italia. Il numero sarà attivo fino al 31 gennaio.Anche Medici Senza Frontiere ha lanciato una raccolta fondi straordinaria, per affrontare l'emergenza in corso e per continuare a prestare l'ordinaria assistenza medica una volta superata questa fase. Per aiutare Msf nelle azioni di soccorso, si può donare con:- carta di credito chiamando il numero verde 800.99.66.55 oppure lo 06.44.86.92.25; - bonifico bancario IBAN IT58D0501803200000000115000; - c.c. postale 87486007 intestato a Medici Senza Frontiere onlus causale Terremoto Haiti;- donazione on line sul sito http://www.medicisenzafrontiere.it/

HAITI, COMUNE ROMA ATTIVA CONTO CORRENTE PER AIUTI A BAMBINI

Il Campidoglio, così come annunciato all'indomani della tragedia che ha colpito l'isola caraibica, ha proceduto ad attivare il conto corrente per raccogliere contributi. Attraverso questo conto sarà possibile effettuare donazioni che il Comune utilizzerà per realizzare strutture di assistenza e protezione per i bambini haitiani. Alla concreta realizzazione di queste strutture per i bambini concorreranno anche tutte le aziende municipali del Gruppo Comune di Roma, ciascuna con le proprie competenze". Lo rende noto il Campidoglio.
Questi i dati del conto corrente dove è possibile effettuare il bonifico:
Comune di Roma pro terremotati Haiti;
Unicredit Banca di Roma;
BIC Ag Bromitr 1052; Codice Iban IT89Y0300205117000401289973.

venerdì 22 gennaio 2010

Montecitorio diventa una "Camera a gas"? La denuncia di Marco Zacchera (Pdl)



Voce Repubblicana del 23 gennaio 2010
Di Lanfranco Palazzolo

Quel corridoio da inscatolare. A quanto pare la vita dei deputati diventa sempre più difficile. Proprio nella seduta di giovedì scorso alla Camera dei deputati, l’onorevole Marco Zacchera, che in passato era il responsabile della politica Estera di Alleanza Nazionale, è intervenuto in aula per chiedere il rispetto della legge dentro il Palazzo di Montecitorio. L’evole Zacchera, come tanti altri deputati, ha l’abitudine di recarsi nel lungo corridoio dietro l’emiciclo, dove i deputati consultano le agenzie di stampa e il computer. Il deputato però non frequenta molto volentieri quel posto, che da qualche tempo è diventato invivibile. Lo ha spiegato lo stesso Zacchera alla vicepresidente della Camera Rosi Bindi: “Le rivolgo una preghiera come parlamentare: io sono un non fumatore, capisco che anche i fumatori abbiano le loro esigenze, però qui dietro, dove vi sono i computer, nonostante vi sia il cartello ‘vietato fumare’ è una camera a gas; la situazione è veramente un po' pesante. Propongo alla Camera: perché non viene posto un vetro divisorio tra il locale dei computer e il corridoio. Nel corridoio, dove si aprono le finestre, i fumatori giustamente potrebbero fumare la loro sigaretta, e chi lavora al computer, magari per delle ore, non sarebbe asfissiato. Tutto questo l'avevo già fatto presente ai questori qualche tempo fa, ma non ho avuto risposta. Secondo me il modo per risolvere la questione sarebbe quello che è stato realizzato al Senato, ‘inscatolando’ una parte del corridoio per contemperare le esigenze di tutti”. Non sappiamo quello che accadrà alla Camera dei deputati. Di certo i commessi non se la sentono di vigilare sui fumatori. Lo stesso Presidente della Camera Gianfranco Fini, qualche anno fa, prima di diventare presidente dell’assemblea di Montecitorio, fu vittima di una puntata di Scherzi a parte nella quale veniva preso di mira come fumatore. Adesso vedremo se, di fronte ad un accorato appello di un compagno di partito, il Presidente della Camera e i questori si impegneranno di più su questo fronte. I non fumatori guardano a quello che accadrà alla Camera.

Quell'aula vuota e la giustificazione del vicepresidente Vannino Chiti


Voce Repubblicana
del 23 gennaio 2010
di Lanfranco Palazzolo
Giovedì scorso è accaduto un fatto molto singolare al Senato durante l'esame dell'importante provvedimento sulle cure palliative: una legge che molti malati attendono per evitare inutili dolori con cure alternative evita. Il tema era di una delicatezza estrema e richiedeva la massima attenzione da parte dei parlamentari. Ebbene, il Vicepresidente dell'assemblea Vannino Chiti ha salutato una scolaresca in visita a Palazzo Madama. Il sen. Chiti ha spiegato così la scarsa presenza dei senatori ai ragazzi in visita: “Sono presenti in tribuna i ragazzi e le ragazze dell'Istituto comprensivo ‘Leonardo da Vinci’ di Roma. A loro e ai loro insegnanti rivolgiamo il nostro saluto e l'augurio per la loro attività di studio. (Applausi). Come dicevo prima ai ragazzi di un'altra scuola romana, perché non abbiate un'impressione dell'impegno del Senato che non corrisponde alla realtà, in questo momento è in corso una discussione generale e, quindi, sono presenti in Aula i parlamentari che sono iscritti a parlare; vedete quindi una presenza che è certamente relativa, ma è questa la spiegazione e non un disimpegno rispetto ad una legge che stiamo discutendo e che pur ha un grande rilievo”. Forse sarebbe il caso di ricordare al senatore Chiti che il Parlamento si chiama così proprio perchè è chiamato a discutere e a confrontarsi sulle leggi. Se i parlamentari fossero chiamati solo a votare, l'assemblea di Palazzo Madama si chiamerebbe votificio. Invece sarebbe il caso che i parlamentari avessero maggiore rispetto per i diritti dei malati e per coloro che aspettano questo provvedimento. La questione dell’assenza dei senatori su questo provvedimento apre un interrogativo che certo non è secondario sul quale la Presidenza del Senato dovrebbe riflettere per il rispetto dovuto alle persone che attendono questa legge, che certo non può essere votata a scatola chiusa dai parlamentari.

Catherine Ashton has no knowledge of European politics

Interview with Mario Mauro
Voce Repubblicana del 22 gennaio 2010
by Lanfranco Palazzolo

EU foreign minister Catherine Ashton knew nothing about the debate on EU seat at UN Security Council. He revealed the "voice" the MEP Mario Mauro, Head of Delegation of the PDL the European Parliament.
Mep Mauro, as he went the round of hearings of the new European commissioners. Are you satisfied or you feel that there have been cases of favoritism?
"In the EPP, we had this impression. We think that there have been cases of favoritism. I think for example what happened to the new head of security policy and foreign policy. Faced with an overt incompetence, in some circumstances widely acclaimed, has reached a final interim approval of the person. I think we should speak of incompetence in the case of a candidate who candidly admits he had never heard of the single EU seat on the UN Security Council".
What happened in the case of the portfolio for humanitarian aid that should have been managed by the Bulgarian Foreign Minister Rumina Jeleva?
"Against her, there was a barrage of questions focusing on tabloid content, which have melted away like snow in the sun after the intervention of the Legal Department of the European Parliament and the EU Commission. Against this, once compromised the stability of the candidate, the parliamentarians have asked with insistence to the Bulgarian government for his removal".
What role did the President to Members of Socialists and Democrats Martin Schultz?
"I think the attitude of liberals and socialists to be found in a lot greater. The European Commission was on the wave of popular success of the last European elections. Thirteen commissioners, plus the Executive Chairman of the instance, are an expression of the EPP. What you tried to do was to direct the modus vivendi of the European Commission for the coming years. We try to strike a commissioner popular as it had happened five years ago with Rocco Buttiglione, and try to prove that the Commission may be held hostage by the Socialists".
The Socialists will be the opposition in the European Parliament?
"The Eu Commission is a collegial body and should be something different from the European Parliament. Its purpose is to demonstrate the European spirit. I think that Barroso will succeed over time. Parliament moves in the logic of changing majorities. It 'hard to find a majority. I must record that the center-left in Europe has been defeated by a narrow majority of center when it was presented a motion on freedom of information in Italy".

Quel ministro degli Esteri incompetente

Intervista a Mario Mauro
Voce Repubblicana 23 gennaio 2010
di Lanfranco Palazzolo

Il ministro degli Esteri Ue Catherine Ashton non sapeva nulla sul dibattito sul seggio Ue al Consiglio di Sicurezza Onu. Lo ha rivelato alla “Voce” il deputato europeo Mario Mauro, capodelegazione del Pdl al Parlamento europeo.
Onorevole Mauro, come è andato il ciclo di audizioni dei nuovi Commissari europei. Siete soddisfatti o avete l’impressione che ci siano stati dei casi di favoritismo?
“Nel Ppe abbiamo avuto questa impressione. Pensiamo che ci siano stati dei casi di favoritismo. Penso ad esempio a quello che è accaduto alla nuova responsabile della politica di sicurezza e alla politica estera. A fronte di una conclamata incompetenza, in alcune circostanze ampiamente conclamata, si è giunti ad un giudizio finale sommario di approvazione della persona. Credo che di incompetenza si debba parlare nel caso di un candidato che ammette candidamente di non aver mai sentito parlare del seggio unico dell’Unione europea al Consiglio di Sicurezza dell’Onu”.
Cosa è accaduto nel caso del portafoglio relativo agli Aiuti umanitari che avrebbe dovuto essere gestito dal ministro degli Esteri Bulgaro Rumina Jeleva?
“Contro di lei c’è stato un fuoco di fila di domande incentrate su contenuti scandalistici, che si sono sciolti come la neve al sole dopo l’intervento del servizio giuridico del Parlamento europeo e della Commissione Ue. A fronte di questo, una volta compromessa la stabilità della candidata, i parlamentari hanno chiesto con l’insistenza al Governo bulgaro la sua rimozione”.
Che ruolo ha svolto il Presidente dei deputati di Socialisti e democratici Martin Schultz?
“Credo che l’atteggiamento di liberali e socialisti vada ricercato nell’ambito di una partita ben più grande. Questa commissione europea nasce sull’onda del successo ottenuto dai popolari alle ultime elezioni europee. Ben tredici commissari, più il Presidente dell’istanza esecutiva, sono espressione del Ppe. Quello che si è tentato di fare è stato di orientare il modus vivendi della Commissione europea per i prossimi anni. Si cerca di colpire un commissario popolare così come era accaduto cinque anni fa con Rocco Bottiglione, e si cerca di dimostrare che la Commissione può essere tenuta in ostaggio dai socialisti”.
Pensa che in questa legislatura i socialisti diventeranno l’opposizione del Parlamento europeo?
“La Commissione è un organo collegiale e dovrebbe essere qualcosa di diverso dal Parlamento europeo. Il suo scopo è dimostrare lo spirito europeo. Penso che Barroso ci riuscirà nel tempo. Il Parlamento si muove in una logica di maggioranze variabili. E’ difficile individuare una maggioranza. Devo registrare che il centrosinistra europeo è stato battuto da una risicata maggioranza di centrodestra quando è stata presentata una mozione sulla libertà di informazione in Italia”.

giovedì 21 gennaio 2010

Ognuno pensi per se

Intervista a Chiara Saraceno
Voce Repubblicana del 22 gennaio 2010
di Lanfranco Palazzolo
La riforma della Sanità negli Stati Uniti non riscuote consensi per colpa della mentalità della classe media che resta contraria alla redistribuzione delle risorse sociali. Lo ha detto alla “Voce” Chiara Saraceno ex docente di Sociologia della Famiglia all'università di Torino, attualmente è professore di ricerca presso il Wissenschaftszentrum für Sozialforschung di Berlino.
Professoressa Saraceno, perché tante polemiche e tante difficoltà sulla riforma della Sanità negli Stati Uniti?
“Questo comportamento fa parte della tradizione americana. Negli Stati Uniti esiste una grossa lobby dei medici e delle assicurazioni private. Nell’idea comune dalla classe media americana c’è l’idea che ognuno debba prevedere per se alla propria assistenza medica. Questo atteggiamento è accompagnato da un forte antistatalismo. I servizi pubblici sono visti con un certo sospetto e con una forma di comunistizzazione o socialistizzazione. Un anno fa, ricordo di aver partecipato ad un dibattito sulle scuole materne pubbliche. Questo tipo di scuole veniva visto come il un pericolo di comunistizzazione della società e dei bambini”.

Questo atteggiamento è cambiato con la crisi ecnomica?
“La classe media è stata protetta dalle assicurazioni private. Ma questo non ha protetto certo tutti coloro che hanno lavori temporanei, lavori non contrattualizzati. Queste persone sono rimaste scoperte in questa crisi. Coloro che hanno votato per il candidato repubblicano in Massacchussets non vogliono questa riforma. Questi elettori vedono la riforma come un’indebita intrusione”.
Si è spiegata perché le lobbies delle assicurazioni riescono a portare così tante persone in piazza?
“Non mi stupisco di questo. Negli Stati Uniti i politici sono in grado di muovere molte persone se vogliono. E non sono sorpresa di questo. Spesso la gente scende in piazza anche contro i propri interessi. Tuttavia, molti americani pagano cara la loro assicurazione. I contrari alla riforma vedono la legge sulla Sanità come una redistribuzione del reddito. Per questa ragione sono convinti che la riforma toglierà qualcosa a loro per dare qualcosa a chi ha meno possibilità e sono scoperti. Negli Stati Uniti si pensa che se non si posseggono determinate protezioni sociali, questo dipenda dalla persona e non dall’iniquità del sistema”.
Un modello di assistenza come quello italiano resta un sogno per gli Stati Uniti?
“Credo che qualcosa stia cambiando. Lo abbiamo visto nel periodo in cui Hillary Clinton sosteneva alcune garanzie nel settore della Sanità per garantire l’assicurazione anche a chi aveva perso il lavoro. Gli unici che hanno un minimo di protezione pubblica sono gli anziani e quelli che prendono i sussidi di povertà. Ma la mentalità dominante negli Stati Uniti è che i poveri debbano pensare per se”.

I socialisti?! Sono finiti nel Pdl

Intervista a Riccardo Nencini
Voce Repubblicana del 21 gennaio 2010
di Lanfranco Palazzolo

La maggior parte dei vecchi elettori del Psi ai tempi di Craxi sono nel Pdl. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il segretario del Partito socialista italiano Riccardo Nencini il giorno dell’anniversario della scomparsa di Bettino Craxi. Ecco cosa ci ha detto dopo aver partecipato al ricordo dello statista socialista ad Hammamet in Tunisia.
Onorevole Nencini, come è stato ricordato Bettino Craxi in questi giorni di celebrazioni e di polemiche?
“Intanto saluto come un segno estremamente positivo le parole su Craxi del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. La più alta carica dello Stato ha espresso parole chiare. Credo che, proprio alla luce di questo messaggio, il Partito democratico avrebbe potuto e dovuto cogliere l’occasione del decennale per rileggere la storia di questi anni”.
Invece cosa ha fatto il Pd?
“Io non sottovaluto cosa hanno detto in questi anni importanti dirigenti del Partito democratico. Dico che questa occasione poteva essere colta da loro in maniera più forte, più robusta”.
Come ha trovato l’utilizzazione del termine riabilitazione a proposito di Bettino Craxi?
“Più che d riabilitazione, parlerei di una lettura più oggettiva dei fatti di quegli anni. Il termine più opportuno mi sembra questo”.
Qual è stato il principale errore di valutazione che è stato commesso su Bettino Craxi? Oggi, l’ex Pm Antonio Di Pietro ha detto che per dare un giudizio su Craxi bisognerebbe leggere gli atti giudiziari sul segretario del Psi.
“L’errore è proprio questo. Non si può ridurre la figura di uno statista soltanto ad una questione giudiziaria”.
Crede che a Craxi abbiano fatto pagare la scelta di non allearsi mai con il Partito comunista italiano e di aver fatto saltare il Compromesso storico?
“No, non penso proprio a questo. Io vedo altri motivi, ma non questo. La prima ragione è che Craxi ha dovuto far fronte alla debolezza storica del Partito socialista italiano in Italia, dove non si conosce riforma, dove esiste il Vaticano, non c’è illuminismo. Questa situazione ha reso divisa la sinistra e ne ha determinato la crisi. Poi c’è una ragione contingente: Craxi è stato l’ultimo difensore dell’autonomia della politica rispetto ai grandi gruppi di potere. Lo ha detto anche Piero Sansonetti in questi giorni. La terza ragione è che la politica si finanziava in modo scorretto”.
Dove sono finiti gli elettori socialisti ai tempi di Craxi?
“La maggior parte è nel Popolo delle Libertà, altri non votano e altri sono nel Partito socialista italiano”.
Perché questi elettori sono finiti nel centrodestra?
“Perché a sinistra c’è stato un duello. Molti votanti ritengono che la responsabilità di quello che è successo in Italia sia stata colpa del Pci ed hanno scelto una strada diversa. Nel ritenere questo hanno avuto solo parzialmente ragione”.

Processo breve: il voto finale al Senato

Il Senato ha approvato il ddl sul processo breve con 163 sì, 130 no, e due astenuti. Hanno votato a favore Pdl e Lega Nord, contro Pd, Idv e Udc. Non ha votato in dissenso dal proprio gruppo il senatore Enrico Musso del Pdl e il senatore Alberto Maritati del Pd che ha voluto "marcare anche fisicamente la distanza da questo ddl". Il provvedimento, approvato in prima lettura tra le proteste dell’opposizione che ha contestato i tempi stretti della discussione e gli applausi della maggioranza, era approdato in Aula martedì della scorsa settimana. Ora il testo va all'esame della Camera.
GASPARRI (PdL). Noi siamo allora orgogliosi di fare questa legge; siete voi gli incoerenti. Le vostre proposte più avanzate le avete messe in un cassetto, ma sono stampate. La vostra ipocrisia è palese, anche nei confronti della Corte costituzionale, svillaneggiata da chi a Milano non ha tenuto conto di quella sentenza. Quindi, una legge per tutti cittadini. Noi vorremmo arrivare al giorno in cui ogni cittadino, indipendentemente dal suo cognome e dal suo ruolo in queste istituzioni, venga giudicato con imparzialità dalla magistratura italiana. Temiamo che questo oggi ancora non accada. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP).
Voteremo convinti questa legge, come abbiamo votato le norme antimafia, come voteremo la riforma del processo penale, come abbiamo votato la riforma del processo civile, come ci occuperemo di intercettazioni, di sicurezza e di tutte le materie importanti.
Cari colleghi, richiamando alla memoria la vostra ipocrisia e la vostra incoerenza - lo diciamo in conclusione - la legge è contro la irragionevole durata dei processi, perché tempi da 10 a 15 anni sfido chiunque a dimostrare che siano brevi. Forse l'Europa ci dirà che è ancora troppo lungo il termine della giustizia che prevede questa legge. Quindi, oggi ...
GARRAFFA (PD). E perché la fate adesso?
VICECONTE (PdL). Ma stai zitto!
PRESIDENTE.Colleghi, per cortesia.
Si avvii a concludere, senatore Gasparri.
GASPARRI (PdL). Quindi, oggi noi votiamo con convinzione a favore dell'approvazione del disegno di legge, perché il nostro voto è un voto per la verità, è un voto per la giustizia. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP). (I senatori del Gruppo dell'Italia dei Valori espongono cartelli recanti le scritte: «Berlusconi fatti processare»; «Processo breve, giustizia morta»; «No al Governo della malavita»; «Muore il processo diritti TV Mediaset»)
PRESIDENTE. Invito gli assistenti parlamentari a togliere quei cartelli.
VOCI DAI BANCHI DELLA MAGGIORANZA. Buffoni! Buffoni! Buffoni!
PRESIDENTE. Ci sono due senatori... (I senatori del Gruppo dell'Italia dei Valori continuano ad esporre i cartelli precedentemente menzionati). Rinnovo l'invito gli assistenti a togliere quei cartelli.
Dicevo, ci sono due senatori che hanno chiesto di parlare in dissenso dal proprio Gruppo, uno di maggioranza e uno di opposizione. (Alcuni cartelli vengono esposti nuovamente). Ancora? Colleghi del Gruppo dell'Italia dei Valori, basta, per cortesia!
Ripeto ancora, ci sono due senatori che intendono parlare in dissenso dal Gruppo, uno di maggioranza, il senatore Musso, e uno di opposizione, il senatore Maritati. (I senatori del Gruppo dell'Italia dei Valori continuano a mostrare i cartelli). Basta! Adesso basta! (Proteste dai banchi della maggioranza. Il senatore Gramazio lancia un fascicolo contro i senatori dell'Italia dei Valori e si reca sotto i banchi del Gruppo IdV).
Senatore Gramazio, la invito a prendere posto. Ci pensano gli assistenti e la Presidenza. La prego, senatore Gramazio, raggiunga il suo banco. (Il senatore Gramazio rimane al centro dell'emiciclo). Senatore Gramazio, la richiamo all'ordine! (Gli assistenti tolgono tutti i cartelli).
GRAMAZIO (PdL). Richiama all'ordine me?
PRESIDENTE. Come dicevo, ci sono due senatori che hanno chiesto di parlare in dissenso dal proprio Gruppo, il senatore Musso, del PdL, e il senatore Maritati, del PD. Concedo un minuto ciascuno.
Senatore Musso, ha facoltà di parlare.
MUSSO (PdL). Signor Presidente, devo questa sofferta dichiarazione di voto prima di tutto agli elettori, ma certamente anche al mio Gruppo e ai colleghi della maggioranza, cui sono legato da amicizia e vicinanza politica, che non metto certamente in dubbio. La devo al presidente Gasparri e al vice presidente Quagliariello, che sono stati anche molto pazienti nella interlocuzione con me su tale questione. La devo al presidente del Consiglio Berlusconi, cui devo la mia candidatura e, stante la legge elettorale, di fatto la mia presenza qui. Voglio anche che sia evitata ogni possibile strumentalizzazione.
Credo molto francamente che la maggioranza abbia fatto un errore grave, che è quello di non ammettere pubblicamente che c'erano due obiettivi: quello, condiviso da tutti qui dentro, della ragionevole, certa e breve durata dei processi, e quello, che è diventato una specie di agenda nascosta, della tutela del presidente Berlusconi ... (Il microfono si disattiva automaticamente).
PRESIDENTE.Grazie, senatore Musso. (Vibrate proteste dai banchi dell'opposizione. Applausi della senatrice Bertuzzi). Ho dato un minuto ciascuno. (I senatori dell'opposizione battono i piedi sul pavimento). Ho dato pari tempo a maggioranza ed opposizione. Concluda, senatore Musso.
MUSSO (PdL). Grazie, Presidente.
Credo però che l'opposizione abbia fatto l'errore di non ammettere che la tutela del Presidente del Consiglio e dell'Esecutivo dalle persecuzioni della magistratura non è un problema solo di questo Presidente del Consiglio, ma del Paese, atteso che tre delle ultime cinque legislature si sono concluse anticipatamente per via giudiziaria.
Credo anche che non abbia ammesso che la lunghezza eccessiva dei processi in questo Paese non è frutto soltanto dalla mancanza di risorse, ma anche della scarsa produttività delle risorse esistenti.
Allora, sulla base di tutto ciò e anche in considerazione del fatto che tecnicamente mi pare che il provvedimento produca degli effetti diversi dagli obiettivi, preannuncio, non volendo votare contro e per evitare strumentalizzazioni, la mia astensione. Quindi, non parteciperò alla votazione.
MARITATI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo.
PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola.
MARITATI (PD). Signor Presidente, poiché ho rilevato dall'intervento del presidente Gasparri che lui trova difficoltà a comprendere ciò che in maniera così chiara è stato detto dalla senatrice Finocchiaro, mi limito soltanto ad aggiungere di riflettere bene, perché nel disegno di legge che ci contesta non era presente la retroattività. E chiudo.
GASPARRI (PdL). Non è vero!
MARITATI (PD). A più riprese, in Commissione e in Aula, abbiamo tentato, con tutti gli strumenti che la legge ci offre, di convincervi... (Commenti dal Gruppo PdL).
PRESIDENTE. La prego di continuare, senatore Maritati.
MARITATI (PD). ...a mutare rotta, perché con questo disegno di legge voi state spingendo la nave della giustizia, inesorabilmente, verso le secche rocciose.
Ogni nostro tentativo è fallito per la vostra tetragona e ottusa volontà di impedire a tutti i costi - e che costi! - al Paese che tutti i cittadini siano uguali davanti alla legge.
Per queste ragioni e per tutte quelle che abbiamo espresso in questi giorni intendo prendere, in difformità dal mio Gruppo, le distanze, anche fisiche, e dunque mi allontanerò dall'Aula nel momento in cui voi imporrete al Paese questo scellerato e devastante disegno di legge.(Applausi ironici dal Gruppo PdL).
VOCI DAI BANCHI DEL PDL. Bravo!
PRESIDENTE. Metto ora ai voti la proposta di coordinamento C1, presentata dal relatore.
È approvata.
Procediamo dunque al voto finale sul disegno di legge in esame.
INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, del disegno di legge, nel suo complesso, nel testo emendato, con l'intesa che la Presidenza si intende autorizzata ad effettuare gli ulteriori coordinamenti che si rendessero necessari.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Proclamo il risultato della votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico:
Senatori presenti
296
Senatori votanti
295
Maggioranza
148
Favorevoli
163
Contrari
130
Astenuti
2

Il Senato approva. (v. Allegato B). (Applausi dai Gruppi PdL e LNP).

mercoledì 20 gennaio 2010

Signori, il pianeta chiude!

Voce Repubblicana del 20 gennaio 2010
Intervista a Giuliano Cannata
di Lanfranco Palazzolo

Per la prima volta nella sua storia, la popolazione mondiale è in grado di determinare volontariamente la propria decrescita. E questo porterà ad una vera e propria rivoluzione. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il professor Giuliano Cannata, saggista e docente universitario in materie ambientali, che ha pubblicato “Si spegne. Signori si chiude” (Edizioni XL).
Professor Cannata, nel suo libro sulla “crisi” demografica di questi anni che tipo di valutazioni ha fatto?
“Il mio libro è il tentativo di capire la l’antropologia della diminuzione. Mentre, fin dalla sua nascita, la società si è sempre misurata con la crescita economica e demografica, finalmente si profila la fase della diminuzione. In questi ultimi anni, studiando i dati demografici più importanti, si era ipotizzato un periodo di fine della crescita. Oggi siamo vicinissimi a questa fase: mancano una quindicina d’anni”.
Cosa significa questo dal punto di vista antropologico?
“Fino ad oggi molte donne hanno continuato a fare figli perché non sapevano come non farli. Quando le donne hanno avuto questo tipo di consapevolezza si è assistito, in tutto il mondo, ad una fase in cui si ritardava o si rinunziava a procreare. Nel rifiuto a dare la vita c’è anche la proiezione inconscia del rifiuto della propria vita. Non si è sicuri che dare la vita sia bene o che procreare sia qualcosa di utile e buono per i figli. L’evoluzione della specie è stata per centinaia di anni determinata dal caso. Oggi la crescita demografica è determinata da una precisa consapevolezza”.
Il suo studio tiene conto di una dimensione eurocentrica della questione demografica? Cosa succede negli altri continenti?
“Nei paesi industrializzati le nascite sono arrivate ad un crollo. Questo lo sanno tutti. Forse non tutti sono a conoscenza che il fenomeno si sta estendendo a tutto il mondo. Per mantenere lo stato attuale della popolazione, ogni donna dovrebbe mettere al mondo 2,1 figli. Nel resto del mondo la crescita è a 2,6 figli per donna, mentre in Europa siamo all’1,1”.
Che tipo di ruolo ha svolto la Chiesa cattolica nella crescita della popolazione mondiale nel suo rapporto con lo sviluppo?
“La Chiesa ha avuto senza dubbio un ruolo negativo. Ma la sua scelta rientrava in una sfera culturale per la quale è necessario preservare la specie e migliorarla”.
Ci sarà un benessere diffuso nella fase della diminuzione delle nascite?
“Oggi con 40 euro si può mantenere una persona per un anno. La fame e la carestia saranno presto spazzate via. La globalizzazione porterà dei benefici per tutti”.
Il capitalismo andrà in crisi?
“La presa di coscienza del fatto che non sia interesse dell’uomo mettere al mondo più di un figlio o di due figli. La battaglia da vincere è che i vantaggi della decrescita siano goduti da tutti”.

martedì 19 gennaio 2010

Bettino Craxi, un grande uomo politico


Il Pd rinuncia all'iniziativa politica

Intervista a Paolo Giaretta
Voce Repubblicana del 19 gennaio 2010
di Lanfranco Palazzolo

In vista delle elezioni regionali il Partito democratico ha rinunciato ad una sua iniziativa politica. Lo ha detto alla “Voce” il senatore Paolo Giaretta del Pd.
Senatore Paolo Giaretta, cosa sta accadendo nel Pd in vista delle elezioni regionali del Veneto?
“Il punto fondamentale sarebbe quello di costruire una coalizione con l’Udc e con gli altri partiti di opposizione tradizionale qui nel Veneto, i quali siano in grado di dimostrare che possa esistere una scelta alternativa in Veneto. Vedremo come si svilupperà l’iniziativa politica in queste settimane. Io non credo che l’Udc del Veneto possa andare con il centrosinistra. Il partito di Casini è tuttora nella giunta regionale. Occorre mantenere una proposta politica in campo che sappia parlare al mondo dell’impresa. Questo è un aspetto strategico molto importante”.
Perché ci sono state tante chiusure nei confronti del sindaco di Montebelluna Laura Puppato, che ha tolto tanti voti al centrodestra in Veneto?
“Non c’è una chiusura nei confronti di Laura Puppato. Questo è uno dei candidati tuttora in campo. Quindi il tentativo è quello di individuare personalità che possono andare oltre il perimetro tradizionale del centrosinistra. La Puppato resta un candidato valido”.
Come vanno i rapporti con l’Idv che vorrebbe candidare Massimo Donadi?
“Il partito di Antonio Di Pietro non gradisce l’alleanza con l’Udc e una candidatura di questo partito alla guida della regione Veneto. Credo che questa sia una soluzione da perseguire perché si potrebbe dimostrare che esiste uno schieramento ampio contro la Lega. I rapporti con l’Idv sono buoni in molte giunte. Spero che questa intesa con l’Italia de Valori possa essere raggiunta”.
Si può costruire un’alleanza credibile con la sinistra comunista in Veneto?
“Devo dire che nel Veneto la sinistra, anche se ridotta elettoralmente, abbiamo collaborato bene e senza problemi”.
Ci sono esponenti del Pd veneto che hanno lasciato il partito?
“Non ci sono stati casi molto clamorosi. L’uscita dell’onorevole Massimo Calearo è stata una scelta minoritaria che non ha portato a smottamenti nel Pd del Veneto”.
Non lo ritiene un segnale preoccupante visto che mi ha detto che il rapporto con il mondo produttivo è importante?
“Diciamo che Calearo non è entrato a nome del mondo produttivo. La sua è stata una scelta individuale. Non è positivo che abbia abbandonato il Pd. Ci deve preoccupare la perdita dei voti nel centro. Il Pd non può rinunciare a questi voti”.
Di chi è la colpa di questa indecisione del Pd sulle regionali?
“Avere pensato ad una trattativa regione per regione ha portato a tante difficoltà. Nel Lazio il Pd è andato a rimorchio di altre scelte. Nel Veneto si è rinunciato ad una nostra iniziativa a favore dell’Udc. Questo è stato un errore”.

venerdì 15 gennaio 2010

Noi cattolici decisivi

Intervista a Publio Fiori
Voce Repubblicana del 16 gennaio 2010
di Lanfranco Palazzolo

Dalle prossime elezioni regionali mi aspetto un grande cambiamento nella sanità del Lazio. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” l’onorevole Publio Fiori, segretario di Rifondazione Dc e Presidente di Rinascita popolare.
Onorevole Puglio Fiori, cosa farete in vista delle prossime elezioni regionali nel Lazio?
“La scorsa settimana abbiamo riunito la Direzione regionale di Rifondazione Dc, al termine della quale abbiamo deciso di non presentare una nostra lista e un nostro candidato alla Presidenza in vista delle elezioni nel Lazio. Lo abbiamo fatto perché non ci sono le condizioni politiche ed organizzative per fare una prova del genere. Però abbiamo anche deciso di appoggiare una lista. E per fare questo abbiamo deciso non prendere una decisione in base a pregiudiziali ideologiche, ma di scegliere il nostro candidato alla Presidenza in base al suo programma politico e alla compatibilità con le nostre posizioni. Per questa ragione ho chiesto a Renata Polverini e ad Emma Bonino e agli altri candidati alla regione di fare un incontro con una nostra piccola delegazione”.
Cosa pensa della candidata del centrosinistra Emma Bonino?
“E’ una candidatura seria. La Bonino è un personaggio politico di primo piano. Per noi cattolici ci sono delle problematiche nei confronti dei radicali. Ma abbiamo anche problemi con il centrodestra sul tema dell’immigrazione. I problemi ci sono dei due schieramenti. L’elettorato cattolico sarà molto importante per queste consultazioni”.
Cosa pensa della situazione della Sanità nel Lazio. Piero Marrazzo ha chiuso tante strutture pubbliche. Cosa si aspetta dai due candidati?
“Mi aspetto un profondo cambiamento. Nel Lazio, l’assistenza sanitaria è quella che conosciamo. Basta leggere i documenti del Tribunale del malato. La presenza dei privati è ingombrante perché non è incentivata a migliorare la qualità dell’assistenza, ma al proprio tornaconto. Credo che la situazione imponga l’accorpamento dei nosocomi e delle attività di assistenza, incentivando molto l’assistenza domiciliare. E utilizzando il principio esposto dall’articolo 18 della Costituzione che nessuno ha applicato”.
Dopo che ha lasciato Alleanza Nazionale non ha avuto contatti con quel partito?
“Ho tanti amici in Alleanza Nazionale. Ho abbandonato quel partito perché ritenevo che An non si fosse mossa in coerenza con quanto aveva annunciato nella svolta di Fiuggi. E ho deciso di tornare all’esperienza della Democrazia cristiana”.
E’ rimasto sorpreso della svolta progressista di Fini?

“No, me l’aspettavo. Secondo me, Fini non è un uomo di destra. E non accetterebbe mai di fare il secondo a Berlusconi. Credo che il Presidente della Camera potrà essere un interlocutore molto importante in vista di una futura scomposizione del sistema politico italiano”.

Quando le istituzioni diventano merce di scambio

Voce Repubblicana del 15 gennaio 2010
Intervista a Riccardo Villari
di Lanfranco Palazzolo

Le istituzioni di garanzia non possono essere utilizzate come dei “postifici”. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il senatore Riccardo Villari, del gruppo misto, componente Mpa, che denuncia quello che è accaduto intorno sulla presidenza del Copasir.
Senatore Villari, cosa pensa di questo giro di valzer di poltrone intorno al Copasir?
“Ho solo rilevato che, dalla vicenda della Commissione di Vigilanza sulla Rai ad oggi c’è stato un susseguirsi di iniziative molto discutibili che hanno riguardato organismi delicati e di garanzia per le istituzioni. Il Copasir è l’ultimo atto. A me non risulta che in passato ci sia stata la disinvoltura che ho visto in questa legislatura da parte dei partiti nell’utilizzare le istituzioni e commissioni particolarmente delicate come ‘postifici’, nelle quali si procede ad innesti e a spostamenti forzati. Questo metodo è molto pericoloso. A mio avviso la democrazia comincia ad essere ferita quando si interviene nel processo democratico senza rispetto. Lo abbiamo visto anche nella vicenda relativa alla nomina dei segretari d’aula al Senato. A me non sembra che nel passato ci siano state situazioni analoghe”.
La nomina di D’Alema alla guida del Copasir è una scelta risarcitoria?
“Non voglio affrontare il tema del rispetto delle istituzioni con la personalizzazione di questa discussione. La mia era un’osservazione rivolta alla salvaguardia della delicatezza delle istituzioni. Il problema è che questa scelta ed altre sono state fatte fuori dalle istituzioni. Poche volte è stata rispettata la libera volontà di questi organismi. Si procede attraverso le rimozioni e le revoche. Quello che sta accadendo è molto grave”.
Cosa è successo nella vicenda dei segretari d’aula?
“All’inizio della legislatura sono stati eletti i segretari d’aula. Un anno dopo l’inizio della legislatura, una forza politica, l’Idv, ha fatto giustamente notare che non era nell’ufficio di presidenza del Senato a vantaggio di un altro gruppo parlamentare. Il gruppo che aveva avuto un rappresentante in più non ha voluto rinunciare al suo rappresentante. Come provocazione avevo proposto in aula di utilizzare lo stesso metodo che era stato usato contro di me alla Presidenza della Vigilanza Rai, proponendo le dimissioni di tutti i segretari d’aula. Alla fine si è deciso di aumentare il numero dei segretari d’aula per non scontentare nessuno”.
Non ha avuto rapporti con la nuova segreteria del Pd?
“No, ho chiuso i rapporti con il Pd. Anche se i miei amici restano nel Partito democratico. I miei amici del Pd non mi hanno difeso dagli attacchi di Antonio Di Pietro, che mi aveva accusato di aver fatto accordi sottobanco con il Pdl. Con il tempo questa si è dimostrata una falsità. Questo è accaduto perché nel Dna del Pd manca il senso del garantismo”.

Enrico Pianetta ricorda Fausto Coppi alla Camera dei deputati

giovedì 14 gennaio 2010

Il look dell'onorevole Francesco Barbato



Lunedì sera sera stavo guardando una seduta della Camera dei deputati quando mi sono imbattuto nel look dell'onorevole Francesco Barbato. Il parlamentare dell'Italia dei Valori è noto per essere un personaggio che non passa inosservato. Qualche giorno aveva provato ad occupare la Camera e prima ancora aveva proposto agli operai di Termini Imerese di utilizzare il "metodo Tartaglia" per difendere il loro posto di lavoro. Ovviamente Barbato aveva fatto immediatamente retromarcia rispetto a quelle dichiarazioni. Io non voglio parlare dei metodi dell'Idv, ma sono interessato al look di Barbato. Notate i capelli ricci del parlamentare che si espandono da est ad ovest. La sua pettinatura ricorda un popolare personaggio dei cartoni animati degli anni '70 che andava in onda su Telecapodistria: Toofffsy. Ma il nostro deputato dell'Idv si fa ammirare per il fazzoletto sul taschino, simbolo di grande eleganza, associato ad un magnifico giaccone di lana sopra la camicia. Il parlamentare si presenta in aula senza cravatta e con la camicia sbottonata. Notate gli occhiali del parlamentare, abbassati fino alla metà del naso, nel disperato tentativo di imitare il suo leader e antagonista nel partito Antonio Di Pietro. Voto 10: look irripetibile. Un'ultima cosa. Non vi perdete questo indimenticabile intervento sulla crisi finanziaria mondiale e italiana. Qui sotto il cartone animato di Toofffsy.