sabato 27 febbraio 2010

Quei tagli per l'Afghanistan sono sbagliati

Intervista ad Achille Serra
Voce Repubblicana del 27 febbraio 2010
di Lanfranco Palazzolo

Quei tagli alla giustizia e alla Salute per finanziare le nostre missioni di pace sono stati un errore. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il senatore del Partito democratico Achille Serra.
Senatore Serra, la Camera alta ha approvato il decreto di rifinanziamento delle missioni italiane all’estero. Che difficoltà avete incontrato?
“Il governo italiano ha stanziato 750 milioni a differenza di quanto era accaduto nel 2008 e nel 2009. Si tratta di una cifra inferiore rispetto a quella degli anni passati nonostante l’aumento del numero delle missioni all’estero. All’indomani dello stanziamento il governo si è accorto che servivano 815 milioni solo per il primo semestre di quest’anno. Quindi ci sono 65 milioni di disavanzo. Di questi 65 milioni, 55 sono stati ricavati da tagli ad altri ministeri e gli altri 10 sono stati presi dal Fondo. Questa decisione è stata risibile. Non riesco a trovare un’altra definizione per questa scelta. Uno dei ministeri colpiti da questi tagli è stato quello della Giustizia. Ma anche il ministero della Salute e quello dell’Istruzione hanno dovuto subire dei tagli. Mi sembra incredibile che sia accaduto questo. Abbiamo fatto presente questa nostra posizione al Governo”.
Cosa vi hanno risposto?
“Il sottosegretario alla Difesa Stefano Guido Crosetto ha detto che non era pensabile che il ministero della Difesa e quello degli Esteri fossero in grado da soli di riuscire a sanare questa situazione. Ovviamente non potevamo non rilevare la contraddizione tra l’aumento delle missioni e la diminuzione dei fondi per rifinanziarle. Per quest’anno occorreranno cira 1700 milioni”.
Cosa ne pensa della mini-naja?
“Credo che sia stato un errore inserirla in questo decreto. Non sono contrario alla cosiddetta mini-naja, ma non sono d’accordo nell’inserimento di una norma del genere in questo decreto. Il decreto riguardava le missioni internazionali. La mini-naja non aveva alcuna attinenza con il provvedimento. Il ministro della Difesa Ignazio La Russa alla fine ha deciso di ritirare la norma”.
Come ha trovato l’atteggiamento dell’Idv, che si è astenuta sul decreto?
“Non mi è sembrato giusto. Non ho compreso la loro scelta. Il nostro gruppo parlamentare ha votato a favore della conversione del decreto sulle missioni che è un atto legato a questo o a quel governo. Votare questo decreto è un atto dovuto. Voglio sottolineare che il decreto che abbiamo votato è per delle missioni di pace. Vorrei sottolineare questo aspetto”.
E stressante dover votare un decreto come questo ogni sei mesi e cercare ogni volta nuove risorse?
“Penso che sia assolutamente stressante così come penso che questa carenza di denaro non faciliti la serenità di chi è in prima linea. I nostri soldati che sono all’estero non meritano queste incertezze”.

venerdì 26 febbraio 2010

Il dubbio - Zucchi 1972

Qui ci vuole una centrale

Il Tempo, 26 febbraio 2010
Intervista a Ranieri Rezzante
di Lanfranco Palazzolo

Secondo Ranieri Razzante, presidente dell'Associazione italiana responsabili antiriciclaggio (Aira) e docente di legislazione antiriciclaggio all'università mediterranea di Reggio Calabria, la struttura dei controlli contro il riciclaggio deve essere più rapida.
Professor Razzante, nel corso dell'Assemblea AIRA del 23 febbraio il presidente onorario Pier Luigi Vigna ha proposto di creare una Direzione centrale antiriciclaggio (Dca) che raccolga in un'unica banca dati tutte le segnalazioni relative al fenomeno.
“La Direzione centrale antiriciclaggio (Dca), che l'amico Pietro Vigna propone da tantissimi anni, modificherebbe la struttura dei controlli sul riciclaggio. Attualmente questi controlli sono nelle mani dell'Ufficio di Informazione finanziaria (Uif) presso la Banca d'Italia, che è fatta di civili. La direzione distrettuale antiriciclaggio, sulla scorta di esperienze straniere, dovrà essere un ufficio composto da militari e civili. Ci sarebbero degli esperti in investigazioni distaccati dalle forze dell'ordine, che opererebbero in sinergia con i civili, con i funzionari della Banca d'Italia (Uif), che hanno esperienza in materia di ricostruzione di flussi e di operazioni finanziarie. Crediamo che questo possa far risparmiare sui tempi degli accertamenti. Di solito la Uif passa il carteggio alla Guardia di Finanza e alla DIA dopo una lunga istruttoria. La Uif non ha alcun potere di indagine. In questo modo si risparmierebbe un passaggio burocratico”.
Il caso Fastweb cosa ci insegna alla luce della sua proposta per una Centrale rischi antiriciclaggio?
“Nel caso Fastweb questo deve essere acclarato. Tenga presente che non si risolvono questi casi senza le indagini che riguardano i conti bancari. Può darsi – questo non lo sappiamo - che qualche banca abbia segnalato dei movimenti sospetti alla Uif. Nel caso di segnalazione da parte delle banche si sarebbero accorciati i tempi. All'interno dell'Uif ci sono anche investigatori che raccolgono queste denunce. E in questo caso sono stati bravissimi. Ma le indagini potrebbero essere più brevi. La Centrale rischi antiriciclaggio (Cra) che ho proposto consentirebbe alle banche, in tempo reale, di sapere se il loro cliente è segnalato perché è ritenuto sospetto. E questa segnalazione arriverebbe immediatamente agli investigatori accorciando le indagini”.
L'Abi e il sistema bancario italiano collaborano sempre?
L'associazione bancaria non ha potere di segnalazione ed è molto sensibile a questo argomento fin dall'approvazione della prima legge in materia nel 1991. Le banche collaborano perché c'è stata un'impennata di segnalazioni nell'ultimo anno. Il governatore di Bankitalia Mario Draghi ha chiesto alle banche di fare di più. Mi associo alla richiesta. Le banche devono fare delle segnalazioni qualitativamente migliori. Questo consentirebbe di ricostruire meglio i casi come quello di Fastweb per i quali ci vuole un anno di indagine, come minimo”.
Gli imprenditori sono favorevoli?
“Non abbiamo ricevuto pareri, ma solo dichiarazioni informali. Qualche imprenditore mi ha fatto sapere, in via informale, che questa proposta sarà caldeggiata”.
Le banche soggette al riciclaggio sono i grandi istituti di credito e le Casse di risparmio?
“Non voglio darle una risposta pilatesca. Le banche più grandi hanno milioni di clienti. In questo caso i rischi sono maggiori. Ma non possiamo dire che le piccole banche siano fuori da questo pericolo. Le segnalazioni dalle piccole banche stanno aumentando”.

Solo una schiarita sui giornali di partito

La Voce Repubblicana del 26 febbraio 2010
Intervista a Vincenzo Vita
di Lanfranco Palazzolo

Sui fondi relativi all’editoria c’è stata una schiarita importante nel decreto milleproroghe. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il senatore del Partito democratico Vincenzo Vita.
Senatore Vita, la camera ha approvato il decreto milleproroghe. La discussione sui fondi relativi all’editoria ha caratterizzato questo dibattito. Come siete riusciti ad ottenere il ripristino del cosiddetto diritto soggettivo per queste testate?
“Sul decreto milleproroghe c’è stata una schiarita. Fino a qualche giorno fa sembrava che la partita sul fondo per l’editoria fosse chiusa. Dopo il maxiemendamento della Finanziaria, che travolse il testo originario abolendo il diritto soggettivo delle testate per accedere ai fondi, sembrava che la vita di queste testate fosse destinata a diventare grama. La fiducia che era stata posta al decreto milleproroghe al Senato aveva tolto di mezzo gli emendamenti, compreso quello bipartisan sul fondo relativo all’editoria che lo prolungava per due anni. Alla Camera dei deputati è passato un anno di proroga”.
Con quali ombre è passata questa proroga di un anno?
“Si è pensato solo ai giornali e non anche alle radio e alle televisioni. E questo non è stato bello”.
Si è cercato di colpire qualche televisione del vostro partito?
“No, il discorso sull’editoria è inerente ad una sorta di logica selvaggia dei tagli del ministero del Tesoro, che si riverbera nelle sciabolate fatte qua e la senza alcun criterio. I territori colpiti da questi tagli sono le radio, nazionali e locali, le televisioni locali, le agenzie di stampa (in misura ridotta), i giornali degli italiani all’estero. Nonché i giornali dei consumatori. Questa è una logica assurda. Nel momento in cui si conferma il diritto soggettivo si fanno dei taglieggi inspiegabili per una cifra di risparmio di circa 10 milioni. I nostri subemendamenti che ripristinavano questi fondi per le testate che ho citato sono stati bocciati ala Camera, ma li abbiamo ripresentati già al Senato”.
Queste polemiche hanno cambiato l’impostazione del dibattito sul decreto milleproroghe?
“C’è stata un’iniziativa politica del Pd sul decreto milleproroghe. Il Pd ha ritirato tutti gli emendamenti presentati in relazione al fatto che si dovesse trovare un risultato positivo sui fondi relativi all’editoria. Per testate che avrebbero potuto morire. E’ stato un atto importante per il mondo dell’infotmazione degno di un paese civile”.
I fondi per l’editoria saranno a rischio ogni anno?
“Si, perché ci troviamo in una situazione che può cambiare in ogni momento. Ad essere minacciati dai tagli non sono le testate giornalistiche, ma anche i fondi allo spettacolo. Questi assalti testimoniano quanto sia arretrata la cultura della destra, che si ostina ad attaccare questi mondi che considera ostili”.

Capire l'antropologia della diminuzione

Il Clandestino 26 febbraio 2010
di Lanfranco Palazzolo (non firmato),
pagina 14

Il benessere del 2025. La demografia è un tema che non viene affrontato con frequenza nel nostro panorama editoriale. La trattazione di questi argomenti viene lasciata alla lettura dei numeri. Le stesse organizzazioni internazionali, la Fao per prima, non riescono a trovare proposte adeguate per limitare la crescita del sottosviluppo. Gli stessi governi non sono in grado di individuare una chiave di lettura adatta alla crisi della distribuzione delle risorse alimentari. Ma gli scenari catastrofici della fame nel mondo potrebbero mutare nel medio periodo. A fornire una riflessione approfondita su questo argomento è il professor Giuliano Cannata, saggista, ingegnere e docente universitario che ha recentemente pubblicato “Si spegne. Signori si chiude” (Edizioni Xl, collana Ambientiamoci). Lo studioso è un esperto d'acqua e di ambiente che ha sempre utilizzato gli strumenti dell'antropologia culturale per sviluppare le sue idee. Il merito di questo libro, quasi del tutto ignorato dai grandi giornali, è stato quello di aver ripreso il dibattito sul futuro del pianeta tenendo conto del fattore della decrescita. La riflessione di Cannata, che certo non piacerà alla Chiesa cattolica, è che, per la prima volta nella sua storia, la popolazione mondiale è in grado di determinare volontariamente la propria decrescita e trasformarla in un'occasione per creare benessere. La nuova situazione porterà ad una “rivoluzione”. Cannata ritiene che il suo libro sia “il tentativo di capire l’antropologia della diminuzione. Mentre, fin dalla sua nascita – spiega -, la società si è sempre misurata con la crescita economica e demografica, finalmente si profila la fase della diminuzione. In questi ultimi anni – prosegue -, studiando i dati demografici più importanti, si era ipotizzato un periodo di fine della crescita. Oggi siamo vicinissimi a questa fase: mancano una quindicina d’anni”. In attesa del 2025, l'autore spiega bene come si è sviluppata questa tendenza: “Fino ad oggi molte donne hanno continuato a fare figli perché non sapevano come non farli. Quando le donne hanno avuto questo tipo di consapevolezza si è assistito, in tutto il mondo, ad una fase in cui si ritardava o si rinunziava a procreare. Nel rifiuto a dare la vita c’è anche la proiezione inconscia del rifiuto della propria esistenza. Non si è sicuri che dare la vita sia bene o che procreare sia qualcosa di utile e buono per i figli. L’evoluzione della specie è stata per centinaia di anni determinata dal caso. Oggi la crescita demografica è determinata da una precisa consapevolezza”. La descrizione dell'era della diminuzione di Cannata non è eurocentrica. Lo studioso non ritiene che la causa della diminuzione delle nascite debba essere identificata solo nei paesi più sviluppati: “Nei paesi industrializzati le nascite sono arrivate ad un crollo. Lo sanno tutti. Forse non tutti sono a conoscenza che il fenomeno si sta estendendo a tutto il mondo. Per mantenere lo stato attuale della popolazione, ogni donna dovrebbe mettere al mondo 2,1 figli. Nel resto del mondo la crescita è a 2,6 figli per donna, mentre in Europa siamo all’1,1”. Nello studio, Cannata ritiene che i benefici della decrescita saranno nelle mani di tutti: “La globalizzazione – spiega - porterà dei benefici per tutti. La presa di coscienza del fatto che non sia interesse dell’uomo mettere al mondo più di un figlio o di due figli. La battaglia da vincere – conclude lo studioso - è che i vantaggi della decrescita siano goduti da tutti”.

giovedì 25 febbraio 2010

Mick Jagger "God gave me everything"

Quattro partiti acchiappatutto

Intervista a Marco Beltrandi
di Lanfranco Palazzolo
Voce Repubblicana del 25 febbraio 2010

Quattro partiti politici si spartiscono il 95 per cento degli spazi televisivi alla faccia del pluralismo e della libertà di informazione. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il deputato radicale nel Partito democratico Marco Beltrandi.
Onorevole Beltrandi, nel corso di un seminario sul ruolo della televisione pubblica ha denunciato una sorta di mafia delle apparizioni televisive che porta nelle trasmissioni di dibattito politico sempre le stesse facce.
“Con quella dichiarazione ho voluto dire che non esiste quella libertà di informazione propagandata dai conduttori televisivi. I fatti dimostrano che ci troviamo di fronte ad una lottizzazione feroce degli spazi televisivi. Altrimenti non sarebbe spiegabile come mai, negli anni, sono sempre gli stessi partiti quattro partiti politici ad accaparrarsi gli spazi televisivi più importanti. Queste forze politiche si spartiscono il 95 per cento degli spazi televisivi. E agli altri vengono sistematicamente lasciate le briciole”.
In queste elezioni regionali avete denunciato tante violazioni. Quale dramma state vivendo?
“Ho perso il conto delle violazioni che abbiamo visto in questo periodo. Quelle che stiamo vivendo sono senza dubbio le elezioni più antidemocratiche della storia del nostro paese, che ne ha conosciuti tanti di strappi alla legalità”.
Cosa pensa delle polemiche che hanno visto per protagonista Marco Travaglio e Michele Santoro ad “Annozero”? Tutti i fans di questi due divetti del teleschermo si stanno strappando le vesti per questa polemichetta. Cosa c’è di vero?
“Questa polemica è la conseguenza di uno strapotere illegittimo che in questi anni è stato riconosciuto alle trasmissioni televisive serali che parlano di politica. Se si pensa di avere un ruolo nell’orientare le coscienze dei lettori è naturale che tra alcune primedonne possano nascere dei contrasti. Sono rimasto sorpreso che questi contrasti, che riguardano anche ‘Porta a porta’, siano nati solo adesso. Non è un caso”.
Cosa ne pensa delle parole che ha utilizzato il Presidente della Rai Garimberti per descrivere lo stato comatoso del servizio pubblico televisivo?
“La Rai è un’azienda televisiva nella quale esiste una governance atipica. Il Presidente della Rai dovrebbe sapere che il vero problema della Rai è il sistema che lui stesso difende: quello della lottizzazione partitica. E’ proprio questo il vero cancro della televisione di Stato”.
Esiste un sistema che possiamo definire come Raiset (Rai+Mediaset)?
“Raiset esiste ed è fortissima. Esiste anche una ripartizione di spazi tra maggioranza ed opposizione. Anzi, tra i due maggiori partiti: Pd e Pdl. Esiste una sinistra televisiva che controlla i talk show per conto della maggioranza. E poi c’è la maggioranza che ha il controllo dei Tg. Il sistema Raiset è questo”.

mercoledì 24 febbraio 2010

La politica non deve condannare prima delle sentenze

Voce Repubblicana del 24 febbraio 2010
di Lanfranco Palazzolo
Intervista a Domenico Nania

La politica non può condannare il sottosegretario Cosentino prima della magistratura, soprattutto se le indagini contro l’esponente del Pdl durano da venti anni. Lo ha detto alla “Voce” il vicepresidente del Senato Domenico Nania (Pdl).
Senatore Nania, in questi giorni si parla di legalità e di iniziative per combattere la corruzione.
“Il tema centrale della politica italiana è quello della costruzione di una nuova mentalità. L’idea che le risorse pubbliche debbano essere gestite dai politici e che questi debbano appropriarsene è un’idea sbagliata. Credo che la strada migliore sia quella della incompatibilità e della ineleggibilità del candidato che si rende protagonista di atti del genere. Io sono convinto che il candidato debba essere ineleggibile se è protagonista di fatti penalmente rilevanti, ma anche quando è la moglie del candidato che si muove per il marito per attingere a risorse pubbliche. Il discorso vale anche per i parenti del candidato”.
Come ha trovato il comportamento dei sottosegretari Cosentino e Bertolaso, i quali hanno annunciato le loro dimissioni?
“Questi problemi devono essere risolti a monte. Non si può pensare di far esplodere delle indagini in prossimità delle consultazioni elettorali. Il caso del sottosegretario Casentino è emblematico. Credo che sul caso Cosentino si possano scrivere dei saggi. Le indagini contro l’esponente del Pdl campano partono dal 1990 ed esplodono alla vigilia delle elezioni regionali di quest’anno dove il centrosinistra è dato per sconfitto. Una situazione del genere non è normale all’interno dei processi democratici. Gli inquirenti hanno pensato di occuparsi di Consentino ben venti anni fa senza giungere a nulla. Questa situazione stupisce. Credo che Cosentino abbia fatto bene a presentare le sue dimissioni”.
Come si è comportato il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi in questa circostanza?
“Silvio Berlusconi ha fatto bene a respingere le dimissioni di Cosentino. Quando un caso del genere viene portato avanti per tanti anni è ovvio che un partito politico non può condannare prima della magistratura un proprio esponente. Berlusconi non poteva fare nulla di diverso rispetto a quanto ha fatto”.
Cosa pensa del caso Bertolaso?
“Stiamo parlando di un uomo che non viene dalla politica ed è considerato un tecnico che ha ottenuto grandi risultati. Mi auguro che la magistratura accerti subito se ciò di cui si parla corrisponde al vero. Mi sembra evidente che si sia cercato di distruggere l’immagine di questo uomo. Di fronte ad un vaglio processuale rigoroso le accuse contro Bertolaso crolleranno. Ecco perché è necessario attendere sempre la fine del processo. Bisogna dire basta alla gogna mediatica che consente di far fuori parte delle istituzoni prima che il processo si svolga”.

martedì 23 febbraio 2010

Congo, una dimostrazione di buon senso

Voce Repubblicana del 23 febbraio 2010
Intervista a Jean Leonard Touadì
di Lanfranco Palazzolo

La Camera dei deputati ha dato una dimostrazione di buon senso approvando tutte le mozioni parlamentari sulla crisi in atto nel Congo. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” l’onorevole Jean Leonard Touadi (Pd).
Onorevole Touadì, come si è comportata la camera nel dibattito sulla crisi in Congo?
“La discussione delle mozioni sul Congo nasce da un’interrogazione parlamentare fatta dal deputato dell’Italia dei Valori Leoluca Orlando, alla quale il governo ha risposto in Commissione fornendo dati sulla situazione della guerra in Congo e sulla situazione umanitaria. I parlamentari sono rimasti impressionati dai dati forniti dal Governo sulla situazione in Congo. A quel punto si è pensato ad una discussione su delle mozioni presentate dai gruppi”.
Come si è sviluppato il dibattito su questa grave crisi?
“Sarebbe stato meglio presentare una mozione unitaria. Tutti i gruppi ne hanno voluto presentare una. Tutte le mozioni parlamentari sono sovrapponibili. Ma su tutte le mozioni c’è stata l’unanimità. Questo è stato il fattore positivo di questo dibattito. Il messaggio politico giunto da questo dibattito è stato forte perché il governo ha dato parere positivo a tutte le mozioni. L’atto politico di indirizzo è stato assolutamente positivo perchèè dimostra che l’Italia si mette alla testa della coalizione che si vuole occupare del Congo”.
L’Ue guarda ancora con uno spirito paternalistico alla situazione dell’Africa Subsahariana?
“Dopo la caduta del muro di Berlino, il continente Subsahariano ha perso quella rendita politica che era legata alle logiche della guerra fredda. L’Europa ha colpevolmente voltato le spalle all’Africa dedicandosi al risanamento finanziario interno e impegnando le sue risorse verso l’Europa dell’Est. Ma altri hanno occupato questa area geopolitica. Ci ha pensato la Cina con la sua spettacolare penetrazione economica. E ci hanno pensato anche gli Stati Uniti. Di fronte a questo l’Europa è rimasta cieca. Questo atteggiamento è stato dannoso per i suoi interessi. L’Ue non si è mai data una strategia africana”.
Qual è il paese europeo che ha avuto il peggior approccio verso l’Africa?
“Non ho dubbi: la Francia è il paese che ha avuto l’atteggiamento peggiore. Certi interessi francesi non hanno permesso la crescita democratica dell’Africa, il rispetto dei diritti umani e lo sfruttamento delle risorse di questo continente. Negli ultimi anni, da Mitterand in poi, Parigi si proclama campione dei diritti umani. Ma nella pratica delle sue relazioni bilaterali fa passare la vecchia idea di De Gaulle: ‘La Francia non ha degli amici. La Francia ha solo degli interessi’. Questo è il doppio binario della politica francese che, in questi anni ha guardato sempre ai suoi interessi dimenticando la promozione della democrazia in Africa”.

domenica 21 febbraio 2010

Rissa Porro-Travaglio ad Annozero

Il linguaggio della resa - Tony Maiello

Quel test antidroga è corretto

Il Tempo del 20 febbraio 2010
Intervista a Carlo Giovanardi
di Lanfranco Palazzolo

Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Carlo Giovanardi si discolpa dalle accuse di aver coperto il parlamentare positivo al test antidroga: “Abbiamo fatto tutto nel rispetto della legge”.
Onorevole Giovanardi, cosa pensa delle polemiche che ha suscitato il test antidroga che lei ha promosso?
“Non è certo colpa mia se chi parla non conosce affatto la legislazione italiana e ha la memoria talmente corta da non ricordare quello che era successo lo scorso anno, dopo l'iniziativa organizzata dalla trasmissione 'Le Iene', che avevano accusato 1/3 del Parlamento di far utilizzo di droga”.
Non ritiene che sia gravissimo non diffondere il nome di chi è risultato positivo?
“Dovrebbe ricordare quello che è successo lo scorso anno quando alcuni parlamentari sono stati accusati di far utilizzo della droga. Se qualcuno dicesse che tutti i redattori del tempo fanno utilizzo di droga come reagirebbero i suoi colleghi?! Giustamente, i suoi colleghi respingerebbero queste accuse. Per questa ragione, dallo scorso novembre abbiamo messo a disposizione del Dipartimento della presidenza del consiglio un laboratorio per fare il test per tutti coloro che volevano sottoporsi volontariamente al test. La legge italiana consente di fare test del genere solo con il consenso dei diretti interessati. Ci sono stati cinquanta parlamentari che hanno dato l'autorizzazione a fornire i dati del test”.
Adesso qualcuno penserà che il Parlamento copre chi si droga mantenendo l'anonimato di chi assume queste sostanze?
“Copre....Ma scusi, nessuno può chiedermi di commettere degli illeciti, dei reati o di violare la riservatezza sui dati personali. Io non copro nessuno. Esiste una legislazione molto chiara in questa materia. La legge impedisce di rendere noto l'esito di questi test senza il consenso dell'interessato”.
Al di la delle norme adesso i cittadini cosa penseranno sul rispetto della legge?
“Penseranno che la legge è uguale ovunque. E che i consumatori di droga si trovano in tutti i settori della società e in ogni città. Il parlamentare è come tutti i cittadini. La legge sui test sanitari vale anche per loro. Se il medico rende noti risultati del test commette un reato”.
Lei ha detto che il Parlamento non è una fumeria d'oppio. Eppure si sono sottoposti al test ,che lei ha promosso, poco più di 1/10 dei parlamentari.
“Direi che sono 1/3 se aggiungiamo i parlamentari che hanno fatto il test con Ignazio La Russa. L'opinione pubblica trarrà le sue conclusioni”.
Il ministro dei Giovani Meloni era d'accordo con il test?
“Lei ha fatto il test nel laboratorio dell'onorevole La Russa. Sarà quel laboratorio a rendere noti i dati relativi a quel test”.
Il Secolo d'Italia ha parlato di 'bluff propagandistico'.
“Mi viene da ridere perché 'Il Secolo d'Italia' ha attribuito questi test all'Udc. Non so dove abbiamo trovato queste informazioni. I deputati dell'Udc polemizzano dicendo che loro avevano un test ruspante davanti a Montecitorio perché non era stato fatto secondo i criteri di questi esami. Sono quelle polemiche che lasciano il tempo che trovano. La nostra iniziativa è stata fatta d'intesa con il Presidente della Camera e del Senato. Mi spiace di questa critica perché immagino che Fini sia vicino”.
Dopo il caso Morgan e questa polemica che percezione avranno questi temi?
“Quello di Morgan è un caso diverso. Lui ha propagandato l'uso della droga e ne ha parlato come se fosse la droga fosse una sostanza utilizzabile per fini terapeutici”.
Che valore politico o statistico ha questo test?
“Abbiamo dato un immagine trasparente del nostro lavoro. Tutti ci chiedevano i risultati dei test. Li abbiamo dati nel rispetto delle legge”.



Ammiro Nathan

Intervista a Monica Cirinnà
Voce Repubblicana del 20 febbraio 2010
di Lanfranco Palazzolo

Ho sempre ammirato Ernesto Nathan. Sono d’accordo con lui quando il sindaco diceva che il Comune non deve stanziare risorse per il cibo degli animali. Lo ha spiegato alla “Voce” Monica Cirinnà, consigliere comunale di Roma (Pd) ed ex assessore per i diritti degli animali.
Consigliere Cirinnà, recentemente la Svizzera ha annunciato la nascita di un avvocato che tuteli i diritti degli animali. In Italia cosa succede?
“In Italia ci sono delle iniziative giuridiche in continua evoluzione. Noi siamo uno dei paesi più avanzati in termini della difesa degli animali. Il problema italiano è relativo all’applicazione delle leggi in questa materia. Non posso nascondere che la Svizzera è più avanti dell’Italia in quanto la tutela della vita degli animali è addirittura in Costituzione. Mentre in Italia non siamo ancora arrivati a questo. Ai tempi del Governo D’Alema io stessa presentai, attraverso i miei colleghi di partito, un proposta di legge per creare un Dipartimento per la Difesa degli animali all’interno della Presidenza del Consiglio. Il Governo D’Alema non ebbe una vita molto lunga e questo progetto non fu realizzabile. Su questo la sensibilità della mia area politica è sempre stata molto forte”.
Il centrosinistra è più sensibile su questi temi rispetto al centrodestra?
“La questione deve essere trattata ambito per ambito. Dobbiamo fare una distinzione tra la politica nazionale e quella degli enti locali. In Parlamento la trasversalità sulla difesa dei diritti degli animali è molto forte. Per quanto riguarda gli enti locali la questione è molto differente. Da quando è arrivata la giunta Alemanno è stata distrutta una delega sui diritti degli animali. Se ne occupa l’assessore all’Ambiente che ha incluso nella sua delega anche quella degli animali. Ma l’associazionismo che difende i diritti degli animali è in forte agitazione perché l’amministrazione comunale vuole spostare la gestione della colonia felina e dei canili dalle associazioni passando tutto all’amministrazione del Bioparco. Sono convinta che occuparsi di un cane in una gabbia deve essere un lavoro da fare con il cuore e la passione per gli animali. E’ come lavorare in un carcere: non ci può andare chiunque”.
Cosa pensa della politica del sindaco di Roma Ernesto Nathan sulle risorse del comune da destinare all’alimentazione degli animali? Nathan non voleva che fossero destinati fondi del bilancio per i cani.
“Io sono sempre stata un’appassionata cultrice del sindaco di Roma Nathan. In tutti i miei anni al Comune di Roma non ho mai stanziato una voce per la nutrizione degli animali. La nutrizione delle colonie feline e degli altri animali sono sulle spalle dei cittadini e di coloro che vogliono farsene carico. Il nostro compito è quello di mantenere le strutture per gli animali”.

La pagheranno cara....

Voce Repubblicana del 19 febbraio 2010
Intervista a Lorenzo Rabini
di Lanfranco Palazzolo

Alle prossime elezioni regionali nelle Marche l’Udc pagherà caro, in termini di consensi, il suo opportunismo politico. Lo ha spiegato alla “Voce Repubblicana” il segretario provinciale del Popolo delle Libertà di Ancona Lorenzo Rabini. Ecco cosa ci ha detto sulla prossima scadenza elettorale.
Lorenzo Rabini, il Partito democratico si allea con l’Udc e l’Italia dei Valori, ma non con la sinistra. Come giudica questa nuova situazione in vista delle regionali nelle Marche?
“E’ vero che il Partito democratico non ha raggiunto un accordo con i partiti della sinistra comunista e SL. Noi abbiamo avuto un atteggiamento di forte critica per il comportamento assunto dall’Udc di Pierferdinando Casini, che non può riconoscersi nelle prospettive politiche offerte dal governatore delle Marche Spacca. Questo partito ha sempre guardato al centrodestra. Credo che la scelta dell’Udc di scegliere le alleanza la pagheranno molto cara. L’elettorato dell’Udc continua a guardare al centrodestra. Secondo me i giochi sono assolutamente aperti. Rispetto alle precedenti elezioni regionali pensiamo di essere in corsa per la guida della Regione. Ricordo che nelle scorse elezioni regionali il Popolo delle Libertà aveva ottenuto il 35 per cento dei consensi nella Regione Marche contro il 29 per cento del Partito democratico. Noi non partiamo da una situazione di netta difficoltà, anzi c’è una lunga rincorsa a cambiare la guida della Regione”.
Le difficoltà che aveva affrontato ad Ancona il Pd con la crisi della giunta Galeazzi sono state superate?
“La nostra provincia, anche per quello che è accaduto ad Ancona, rappresenta un punto di riferimento importante. Ad Ancona il Pd non ha superato le sue difficoltà perché il comune dimostra ancora di barcollare politicamente. Nel sud delle Marche il centrodestra ha un ruolo di rilievo. La crescita deve avvenire anche in questa provincia e in quella di Pesaro. Credo che il Pdl sia pronto ad Ancona per fare il salto di qualità. Dalla provincia di Ancona mi aspetto che il Pdl sia di aiuto alla coalizione”.
Che ruolo svolge la Lega come alleato nelle Marche?
“Siamo alleati con una lista Civica di Erminio Marinelli, con la Destra di Francesco Storace e con la Lega. Il carroccio è un nostro alleato importante nel Nord delle Marche. Credo che questo sia un movimento che ha trovato spazio politico nel pesarese. Ma il radicamento della Lega si sta estendendo anche in altre province. Dopo queste elezioni il Pdl avrà a disposizione tempo per costruire un’alleanza più forte nella nostra regione. Il nostro dovrà essere il partito dei cittadini. Ecco perché vedo positivamente il radicamento della Lega in alcune zone delle Marche. Interpreto questo come un segnale dei cittadini che chiedono attenzione ai loro problemi”.

giovedì 18 febbraio 2010

Lo scontro di ieri al Senato su Termini Imerese







Cosa c'entrano con il cattocomunismo?

Intervista a Donato Robilotta
Voce Repubblicana del 18 febbraio 2010
di Lanfranco Palazzolo

Emma Bonino e Renata Polverini sono due candidate di grande livello. Lo ha detto il consigliere regionale Socialista riformista del Lazio Donato Robilotta (Pdl).
Consigliere Robilotta, come si annuncia la campagna elettorale per le Regionali nel Lazio?
“Lo scontro è senza dubbio tra due candidate di grande livello: Emma Bonino e Renata Polverini. Io tifo per la candidata del Popolo delle Libertà anche se ho grande rispetto per Emma Bonino. Mi auguro che ben presto si scenda nel confronto sui grandi temi della politica regionale come la riforma della Sanità, i rifiuti, le infrastrutture e il lavoro. Sono questi i temi di grande competenza della Regione”.
Perché sulla Sanità si è discusso molto del lavoro fatto dalla Giunta Storace e poco di quello che ha fatto la Giunta Marrazzo?
“Ognuno cerca di sollevare le polemiche nel lavoro delle altre amministrazioni. Nel corso della gestione Marrazzo nel settore della Sanità la Regione ha perso molte risorse. E’ stata proprio la gestione Marazzo a portarci a questo livello di disavanzo. Eppure Marrazzo ha avuto una sua grande occasione senza riuscire ad utilizzare i mezzi finanziari che erano stati stanziati dal Governo. La Regione ha ricevuto sette miliardi per chiudere il debito strutturale nel campo della Sanità e due miliardi per accompagnare il piano di rientro del disavanzo. Stiamo parlando di una cifra di ben 10 miliardi di euro, che la Regione ha avuto e che non riceverà mai più. Il più grande errore della Giunta Marrazzo-Montino è stato quello di non aver utilizzato questa occasione per mettere mano alla Sanità”.
Come giudica gli attacchi ricevuti dalla Polverini su temi che non riguardano la campagna elettorale delle regionali come le iscrizioni all’Ugl?
“Ritengo che questi attacchi alla persona siano stati inutili e che non fanno certo onore alla politica. Un certo tipo di politica mira ad attaccare la persona della Polverini per non parlare delle cose da fare. Invece il confronto dovrebbe svolgersi anche sulle cose fatte. Emma Bonino dice di volere una squadra discontinua rispetto al passato, ma poi si ritrova con tutta la giunta uscente candidata nuovamente. Sinceramente non vedo questa discontinuità con il passato”.
Che ruolo svolge il Pd in queste regionali? Tutto il Partito democratico sosterrà Emma Bonino?
“So per certo che Emma Bonino c’entra poco con il Partito democratico. Trovo che Pannella sia stato bravissimo ad ottenere nove eletti alla Camera e al Senato nonostante le false garanzie che gli erano state date da Veltroni. Il Pd nasce come un partito cattocomunista. I radicali non c’entrano nulla con quel tipo di storia. Alcuni dirigenti del Pd hanno lasciato il partito dopo la candidatura della Bonino. E questo la dice lunga su come questo partito ha accolto i radicali”.

Magistrato per forza

Intervista a Domenico Mennitti
Voce Repubblicana del 17 febbraio 2010
di Lanfranco Palazzolo

Antonio Di Pietro continua a fare il suo mestiere di magistrato in politica perché non è capace di essere un politico in grado di svolgere mediazioni. Ecco perché candida Nicastro. Lo ha spiegato alla “Voce Repubblicana” Domenico Mennitti, fondatore di “Ideazione” e sindaco di Brindisi. Ecco cosa pensa dell’ex Pm.
Onorevole Mennitti, cosa pensa della decisione di Antonio Di Pietro di presentare alle regionali in Puglia un magistrato come Lorenzo Nicastro che dovrebbe controllare il comportamento dei politici?
“Il problema è della politica. Fino a quando la politica non riuscirà ad esprimere l’autorevolezza e la dignità che ad essa fa capo finiremmo con il vivere sempre in questa situazione, dove poteri esterni pretendono sempre di controllare la politica. E il potere esterno che ormai da quindici anni svolge questo ruolo è la magistratura. La tesi di Di Pietro è nella pretesa di controllare la politica attraverso organi che sono non politici: la magistrature o i preti, a seconda delle occasioni. Ma questa situazione si verifica perché dopo 15 anni la politica non è riuscita a recuperare la sua dignità e la sua funzione. Quando si crea un vuoto politico c’è un altro tipo di potere che occupa quello spazio. Stiamo assistendo proprio a questo”.
Questo permette a Di Pietro di svolgere questo ruolo all’infinito?
“Antonio Di Pietro fa il suo mestiere. Nessuno è ancora in grado di dire come Di Pietro si sia trovato nella condizione di poter svolgere il ruolo che oggi ha assunto nella politica italiana. Su questo argomento circolano ancora tante ipotesi. L’ex magistrato è stato ‘fortunato’ perché ha infierito su una politica debole e corrotta. E’ arrivato lui a fare politica, ma non è riuscito a svolgere politicamente quel ruolo che aveva assunto ai tempi della magistratura. Da quando è entrato in politica, Di Pietro non ha mostrato capacità di mediazione. Anzi, non è stato in grado di fare molto da questo punto di vista. Ecco perché vediamo Di Pietro eternamente calato in questo ruolo che gli aveva portato tanta fortuna”.
Il patto stabilito recentemente con il Partito democratico è destinato a reggere politicamente?
Il rapporto con il Pd è basato sulla debolezza di questo soggetto politico. Veltroni ha preteso di fare troppe cose in una volta: isolare l’estremismo di sinistra e vincere le elezioni. Non c’è riuscito. Questo testimonia che il Pd, dopo la morte di Berlinguer e la fine della Dc è un partito che non ha una storia”.
Chi vincera alle prossime elezioni regionali in Puglia?
“Non sono nelle condizioni di dire chi vince. Vincerà chi interpreterà meglio quello che i cittadini di questa regione vogliono per il futuro della Regione. I dati che abbiamo non lasciano pensare che ci sia un grande scarto tra i due schieramenti.

martedì 16 febbraio 2010

Bertolaso merita stima

Voce Repubblicana 16 febbraio 2010
Intervista a Mario Landolfi
di Lanfranco Palazzolo

Guido Bertolaso merita la nostra stima e solidarietà. Lo ha detto alla “Voce” l’onorevole Mario Landolfi, coordinatore del Pdl in Campania.
Onorevole Landolfi, cosa pensa della tempesta che si è abbattuta sul sottosegretario alla Protezione Civile Bertolaso.
“Guido Bertolaso ha collaborato con numerosi governi di diverso segno politico e non è un uomo di parte, ma è un servitore dello Stato ed ha operato in situazioni molto difficili, contribuendo a realizzare una macchina efficientissima della protezione civile, che ormai è diventata un vero e proprio modello internazionale da imitare. Non voglio pronunciarmi sulla questione giudiziaria perché sarà la magistratura ad accertare la verità e l’effettivo andamento delle cose. Posso dire che Bertolaso ha sempre svolto al meglio gli incarichi che gli sono sempre stati affidati. Ricordo che quando Bertolaso ha ricevuto l’avviso di garanzia non ha esitato a dimettersi. Queste dimissioni sono state respinte dal Consiglio dei ministri. Credo che Bertolaso sia una persona meritevole della nostra comprensione, ma ritengo che meriti la nostra stima e la nostra solidarietà”.
Perché dopo l’avviso di garanzia Bertolaso non è stato immediatamente ascoltato come il sottosegretario aveva chiesto? L’avviso di garanzia arriva subito e l’indagato quando viene ascoltato?
“L’avviso di garanzia, in linea teorica, è una misura a tutela dell’indagato. Io spero che la magistratura accerti, nel tempo più rapido possibile, eventuali responsabilità e che questa vicenda non venga strumentalizzata dalla opposizione e da una parte politica, considerando che siamo nell’imminenza di una importantissima campagna elettorale. Ho sentito che Bertolaso è molto sereno, ma auspico che la magistratura accerti ogni fatto nella misura più rapida possibile”.
Che impressione ha avuto in merito al dibattito sulla riforma della protezione civile? Prima dell’avviso di garanzia a Bertolaso, i parlamentari del Pd avevano accusato Bertolaso di accumulare troppo potere…
“Penso che in una fase come questo l’opposizione cerca di utilizzare l’arma della propaganda perché siamo nell’imminenza di un’importantissima campagna elettorale. Bisogna fare la tara su quello che ascoltiamo. La nostra protezione civile è un modello da imitare. E’ chiaro che la protezione civile, per esprimersi al meglio, ha bisogno di rapidità ed efficienza e di un’unicità di comando. Ed è normale che il capo della protezione civile abbia potere. Altrimenti non si comprende come possa affrontare rapidamente le emergenze. Ho ritenuto queste critiche pretestuose e dettate dalla campagna elettorale”.
Ci troviamo di fronte ad un nuovo caso Mastella: dimissione e poi nessuna prova? Siamo ad una nuova stagione di veleni?
“Non mi risulta che questa campagna sia mai cessata”.

GIANNI CUPERLO HORROR


UN FILM DA NON PERDERE

lunedì 15 febbraio 2010

Domani arriva a Roma Edward Hopper


Ecco come il Senato ha ricordato Antonio Giolitti

Ho avuto tante volte occasione di incontrare per strada Antonio Giolitti dalle parti del Senato. Come giornalista avrei voluto fermarlo per fargli due domande, ma non ci sono riuscito perchè mi metteva in soggezione. Quando lo incontravo avevo l'impressione di vedere un monumento, un uomo politico di un rigore sconosciuto agli uomini politici di oggi. Oggi mi dispiace non aver avuto quel coraggio. Cerco di riprendere oggi quel tipo di coraggio proponendo ai pochi amici del mio blog la commemorazione al Senato della figura di questo esponente politico di un socialismo che non c'è più...e che aveva il coraggio di denunciare le vere malefatte del comunismo internazionale.



domenica 14 febbraio 2010

Operazione spiagge tranquille

Il Tempo del 14 febbraio 2010
Intervista ad Andrea Ronchi

di Lanfranco Palazzolo

Quella sulla proroga delle concessioni marittime degli stabilimenti balneari fino al 2015 è una vittoria del governo Berlusconi. E la Legacoop deve ringraziarci per gli sforzi che abbiamo fatto per tutelare anche i loro interessi e di tutto il comparto degli operatori degli stabilimenti balneari. Il ministro delle Politiche Comunitarie Andrea Ronchi è soddisfatto della vittoria italiana sulla Commissione europea.
Ministro Ronchi, come siete riusciti a convincere l'Unione europea a prorogare le concessioni marittime degli stabilimenti balneari fino al 2015?
“Quella del governo è stata una vittoria molto importante per tutelare il settore del turismo. Era molto dura sconfiggere l'opposizione della Commissione europea che ci chiedeva di avviare subito il sistema delle gare di concessioni. Questo significava mettere in ginocchio il sistema italiano. L'Ue aveva accolto un ricorso contro la Regione autonoma Friuli Venezia Giulia che aveva emanato una sua legge regionale sulle concessioni balneari estendendo l'infrazione a tutta l'Italia”.
Quali erano i rischi che correva l'Italia?
“Abbiamo rischiato una condanna per infrazione sulla normativa europea in questa materia. Il nostro obiettivo è stato quello di arrivare a prorogare il sistema delle concessioni marittime fino al 2015. Il Commissario europeo al Mercato interno, il francese Michel Barnier, non voleva dare nessuna proroga. Per chiudere l'infrazione, l'Italia avrebbe dovuto togliere il cosiddetto diritto di insistenza”.
In cosa consiste il diritto di insistenza?
“L'Ue non condanna il sistema che permette al titolare uscente della concessione di aggiudicarsi la nuova gara. Per la Commissione questo principio lede le regole della libera concorrenza. Se questo istituto fosse stato cancellato subito, coloro che hanno realizzato investimenti ingenti nelle spiagge, di cui avevano avuto la gestione, avrebbero visto andare in fumo il loro lavoro. Si sarebbe trattato di danni di milioni di euro. Sarebbe stato un dramma per chi aveva speso lavoro e impegno in questo settore. Noi abbiamo dato respiro al settore”.
Cosa succederà nel 2015?
“In base al principio del federalismo fiscale, dal 31 dicembre del 2015 dovranno essere in vigore le norme adottate dalle regioni, le quali saranno le uniche responsabili del demanio marittimo. Insieme al ministro degli Affari Regionali Raffaele Fitto dovremmo lavorare ad un accordo tra Governo e regione per armonizzare giuridicamente quella 'cornice' sulla quale dovranno lavorare gli enti regione, senza entrare in contrasto con l'Ue”.
La Legacoop teneva molto a questi risultato. Vi hanno ringraziato?
“La Lega delle cooperative ci ha attaccato in modo molto strumentale. Il governo si è mosso tempestivamente e ha tutelato anche i loro interessi. La verità è che noi abbiamo fatto il nostro dovere per mantenere il sistema-Italia in questo settore a garanzia di tutti i 25mila operatori del settore che lavorano sugli 8000 km delle coste italiane”.

Non ci hanno lasciato nemmeno un posto

Il Tempo, 14 febbraio 2010
Interista al inistro Ganfranco Rotondi
Di Lanfranco Palazzolo

Il ministro per l'Attuazione per il programma Gianfranco Rotondi critica il Patto tra Forza Italia e Alleanza nazionale: “Si sono presi tutto e alla Democrazia cristiana non hanno lasciato nessuna candidatura alle elezioni regionali. Ma questo è uno stimolo per rafforzare il governo”.
Ministro Rotondi, perché ha criticato i partiti che hanno fondato con lei il Pdl un anno dopo aver siglato quell'accordo?
“Nella Seconda Repubblica vale quello che scrivi dal notaio. Io che vengo dalla Prima Repubblica mi ero fidato della politica. E quando Silvio berlusconi e Gianfranco Fini mi dissero di non preoccuparmi del fatto che dal notaio erano andati loro due e che il partito era anche il mio. In quella circostanza ascoltai le loro parole. I dispiace ma non è andata così. Si sono fatti i coordinamenti in tutta Italia”.
E gli uomini del suo partito ci sono?
“No, li hanno fatti fuori dappertutto. Alle ultime elezioni europee non ci hanno dato nemmeno un candidato. Nei cosiddetti listini per le prossime elezioni regionali non c'è nemmeno un nostro candidato: fine del discorso. Le candidature sono l'anagrafe della politica. Nel Popolo delle Libertà c'è la caccia al democristiano”.
A cosa si riferisce?
“Ad alcuni episodi che sono accaduti recentemente. Uno che non faceva parte del mio partito, ma è democristiano, oggi se ne è andato dal Popolo delle Libertà. Sto parlando dell'onorevole Giuseppe Gargani, che è stato deputato europeo di Forza Italia e del Popolo delle Libertà. Se ne è andato dicendo che questa non è più la casa dei Democristiani, di quelli che hanno creduto alla Dc. Io grido a Silvio Berlusconi che Berlusconi che questi sono danni disastrosi. Lui schiaccia il partito nel “nuovismo” da ormai quindici anni”.
Al congresso di fondazione del Pdl a Roma avete ragionato sul sistema delle cosiddette 'quote'?
“Erano solo chiacchiere. Di queste chiacchiere ne abbiamo ascoltate molte. In questi anni di impegno nel partito ci resta solo la cortesia di Denis Verdini, al quale bisogna dare atto di aver sempre tenuto acceso un filo rosso. Ma è inutile perché il Popolo delle Libertà è diviso al 70 per cento in Forza Italia e il restante 30 per cento a Forza Italia”.
Ha fatto bene il Partito Repubblicano a non entrare nel Pdl?
“Secondo me hanno fatto la scelta più giusta. Devo dire che hanno avuto ragione loro”.
Quanti sono i vostri parlamentari oggi?
“Eravamo tre. Ad uno di loro hanno spiegato che se prendeva le distanze da me era meglio per lui”.
Chi è il parlamentare che ha preso le distanze da lei?
“Dell'onorevole Giampiero Catone”.
Cosa farà rispetto alla maggioranza in vista delle regionali?
“Sosterrò il centrodestra facendo il mio dovere visto che la gente ha creduto in me e nel nostro partito. Oggi abbiamo un governo che sta lavorando benissimo. Il Presidente del Consiglio sta lavorando benissimo e il 68 per cento dei consensi che riceve dagli italiani lo testimonia. Il rapporto tra Governo e maggioranza è di due a uno”.
Non teme che questa polemica possa essere strumentalizzata?
“Io non ho attaccato il governo. Dico solo che pensavo di essere entrato in un partito pensando di averlo fondato, invece mi hanno fatto capire che non c'entro nulla. Sono orgoglioso di essere stato l'ultimo segretario della Dc in Parlamento. Ma oggi non posso riportarla in vita. E' impensabile”.

sabato 13 febbraio 2010

Non siamo squadristi

Voce Repubblicana del 13 febbraio 2010
Intervista a Massimo Polledri
di Lanfranco Palazzolo

Quello che abbiamo visto mercoledì scorso alla Camera non è stato bello. Ma noi della Lega non siamo squadristi. Lo ha detto alla “Voce” l’onorevole Massimo Poliedri della Lega.
Onorevole Polledri, cosa pensa dello scontro di mercoledì alla Camera dopo la provocazione dell’onorevole Evangelisti contro il ministro delle Risorse Agricole Luca Zaia?
“Talvolta la politica si trasforma in sangue e in qualcosa che non piace a nessuno. Lo scontro macchia ed è anche fatto di momenti aspri. Non abbiamo fatto altro che difendere il nostro ministro dagli attacchi che gli sono stati rivolti dal parlamentare dell’Italia dei Valori. Il nostro gruppo parlamentare ha uno spirito di coesione molto forte. Quando un nostro esponente politico del gruppo o un nostro ministro viene attaccato siamo molto sensibili agli insulti che ci vengono rivolti. Qualcuno ci critica per questi aspetti del nostro modo di essere. Qualcuno ci ha chiamati anche ‘Squadristi’. Ritengo che questa sia una critica molto ingiusta soprattutto da parte di chi, come Pierferdinando Casini, è diventato Presidente della Camera dei deputati con i nostri voti. Adesso questo episodio è alle nostre spalle. Quello che abbiamo visto mercoledì scorso non è stato un bel momento per l’immagine pubblica di tutta la Camera. Mi auguro che questi fatti siano ben presto archiviati”.
Ha trovato ingiusta la punizione nei confronti dell’onorevole Rainieri (Lega)?
“Sono molto amico dell’onorevole Rainieri, quindi sono molto dispiaciuto per la sospensione che il nostro collega di gruppo ha subito. Non credo che si giusto commentare la decisione dell’ufficio di presidenza della Camera dei deputati e di alimentare altre polemiche politiche. Noi ci atteniamo alla decisione presa. Tutto qui. Credo che lo svolgimento dei fatti sia sotto gli occhi di tutti. In questi giorni saremo vicini ai nostri colleghi del gruppo parlamentare rimasti coinvolti in questo scontro”.
In questa settimana e anche due settimane fa abbiamo visto che la maggioranza ha faticato per bloccare gli emendamenti dell’opposizione.
“La Camera dei deputati non è una caserma. Se c’è qualche opinione difforme su qualche emendamento il parlamentare deve esprimere in autonomia la sua posizione. Il Parlamento è proprio il luogo deputato a questo. Il nostro gruppo parlamentare fa il suo dovere. Se lei guarda i tabulati si renderà conto che il nostro gruppo ha delle percentuali di presenza molto alte anche quando i provvedimenti non riguardano le nostre iniziative politiche. Certo, l’immagine del nostro ministro sui banchi del governo da solo non è stata piacevole”.
Esistono polemiche nel centrodestra tra Lega e Pdl?
“Per noi la governabilità è importante. Noi vogliamo questo. E il fatto che Berlusconi e Bossi vadano d’accordo è un elemento positivo”.

giovedì 11 febbraio 2010

Il Vaticano non ci critica più

Intervista a Lorenzo Ruggiero
Voce Repubblicana del 12 febbraio 2010
di Lanfranco Palazzolo

La Chiesa cattolica ha imparato ad accogliere con il silenzio la pubblicazione dei nostri libri anticlericali. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” Lorenzo Ruggiero della Kaos edizioni dopo che la casa editrice milanese ha pubblicato “Dossier Padre Pio”, volume nel quale vengono pubblicati alcuni dei documenti più controversi sulla figura di questo discusso personaggio.
Lorenzo Ruggiero, perché la Kaos edizioni ha pubblicato un vero e proprio dossier su Padre Pio attaccando anche politicamente questo personaggio?
“La Kaos aveva pubblicato una biografia critica di Padre Pio dal titolo ‘Beato impostore’, scritta da Mario Guarino. Eravamo colpiti del fatto erano usciti molti libri su Padre Pio senza un’ombra di critica su questo frate. Abbiamo sviluppato questa ricerca in ‘Santo impostore’ notando che il pubblico gradiva avere maggiori informazioni su Padre Pio”.
Nel vostro ultimo libro, “Dossier Padre Pio”, avete tracciato anche un profilo politico di Padre Pio?
“Nel nostro libro abbiamo pubblicato un documento ignoto alla maggioranza dei lettori italiani. Si tratta del dibattito parlamentare sulla cosiddetta strage degli Arditi di Cristo del 14 ottobre del 1920, che si svolse alla Camera dei deputati il 4 dicembre di quell’anno. Alle elezioni amministrative del 1920 a San Giovanni Rotondo, Padre Pio aveva appoggiato la coalizione di destra composta dai popolari e dai fascisti, che erano stati battuti. Per vendetta gli sconfitti, che avevano come simbolo un gagliardetto nero con lo stemma pontificio, uccisero 13 contadini e ne ferirono altri 80, mentre si stavano recando nel centro della cittadina pugliese per festeggiare l’esito del voto”.
Perché avete scelto di fare un libro di soli documenti e non un saggio di controinformazione?
“Nel passato abbiamo ricevuto tante critiche positive, ma anche negative per aver espresso una critica molto preconcetta. Abbiamo perciò pensato di pubblicare solo documenti. Non lo abbiamo fatto perché pensiamo che i documenti siano neutri, ma perché siamo convinti che i documenti possano dire molte più cose di quanto possa dire un saggio schierato”.
I vostri libri anticlericali hanno fatto discutere molto. Il Vaticano ha sempre accettato tutto?
“Molti hanno compreso che la reazione negativa alle nostre pubblicazioni porta dei danni. Nel 1999 pubblicammo ‘Via col vento in Vaticano’. L’opera, firmata dai Millenari, fu un grosso successo editoriale anche per merito della reazione del Vaticano, che aveva cercato di sequestrare il libro tramite la Sacra Rota. Ecco perché la Chiesa ha imparato che con il silenzio può limitare i danni alla sua immagine pubblica”.
Dal periodo del successo di “Via col vento in Vaticano” la Chiesa non ha più reagito ai vostri libri?
“No, ufficialmente nessuno si è fatto sentire”.

mercoledì 10 febbraio 2010

Fermate Vasco se potete

Voce Repubblicana dell'11 febbraio 2010
di Lanfranco Palazzolo
Intervista a Lanfranco Turci

Vasco Errani non doveva candidarsi per la terza volta alle elezioni regionali in Emilia Romagna. Lo sostiene l’ex Presidente della Regione Emilia Romagna ed ex presidente della Lega delle Cooperative Lanfranco Turci.
Onorevole Turci, il modello politico dell’Emilia Romagna sta vivendo una nuova crisi dopo quella del 1999?
“Faccio molta fatica a parlare di modello politico. Il termine aveva un senso quando ero Presidente della Regione Emilia Romagna, alla fin degli anni ’70. In quel periodo il governo locale coincideva con il modello partitico del Pci al governo in tutte le principali realtà della Regione. Il Pci emiliano aveva le caratteristiche che conosciamo nell’Italia dominata dalla Democrazia cristiana. Allora si parlava di modello. Oggi siamo in una situazione in cui è improprio parlare di modello. Gli errori che sono stati commessi recentemente potrebbero determinare la perdita di una città come Bologna. Questo rischio non è da escludersi. Lo dico da uomo politico lontano dalla mischia”.
E’ giusto che Vasco Errani si sia candidato per la terza volta alle regionali, mentre in Umbria non è stato permesso alla Lorenzetti. Lo stesso statuto del Pd vieta una terza candidatura. E anche la legge.
“Ci sono delle puntualizzazioni da fare. Il Pd è molto più unito intorno ad Errani in Emilia Romagna, che alla Lorenzetti in Umbria. Per quello che ne so, non c’è stata nessuna polemica nel Pd emiliano romagnolo sulla terza ricandidatura di Errani. Avendo fatto il presidente della Regione Emilia Romagna per dieci anni posso dire che due mandati sono più che sufficienti perché inevitabilmente subentrano elementi di stanchezza e di ripetitività. Presentare nomi nuovi è funzionale al rinnovamento della classe politica e all’apporto di nuove energie. Ritengo che la conferma di Errani sia la prova di una certa difficoltà di cambiamento del Pd emiliano e del Pd in generale”.
Perché Prodi non si è buttato nella mischia candidandosi al comune di Bologna dopo il fallimento del sindaco dimissionario Delbono?
“Penso che se Prodi si fosse candidato e si fosse votato in tempi molto stretti, la sua candidatura sarebbe stata una scelta vincente per Bologna. Tuttavia, questa candidatura avrebbe dato la sensazione che il centrosinistra sarebbe ricorso all’extrema ratio. E che si rivolge ai propri santi per salvarsi. Non sarebbe stato un bel segnale per il Pd. Il mio non vuole essere un giudizio critico su Prodi”.
Qual è il principale avversario del Pd in Emilia: la Lega o il Pdl?
“La Lega. Questo partito ha conquistato l’elettorato popolare del Pd su temi che sono obiettivamente difficili da trattare e su cui il Pd non ha dato risposte come il tema dell’immigrazione e la vita nelle città. La Lega ha saputo approfittare di questa incertezza”.

Come entra Bruno Vespa alla Camera dei deputati?



Non ascoltate Ciancimino Junior

Voce Repubblicana del 10 febbraio 2010
Intervista a Giancarlo Lehner
di Lanfranco Palazzolo

Giancarlo Lehner ritiene che un personaggio come Ciancimino Junior non sarebbe stato nemmeno ascoltato in un paese con una civiltà giuridica. Ecc cosa ha detto alla “Voce” il deputato del Popolo delle libertà.
Onorevole Lehner, cosa pensa delle accuse di Ciancimino Junior sulle presunte collusioni tra Forza Italia e la Mafia? Il figlio del sindaco di Palermo sostiene che gli azzurri nacquero a seguito di un accordo con la criminalità mafiosa.
“In un paese che avesse una civiltà giuridica media un personaggio del genere non sarebbe stato nemmeno ascoltato in un’aula di un tribunale. Ciancimino Junior è la testimonianza del degrado della nostra civiltà giuridica. Questa è una profezia che si è avverata che in passato aveva fatto Giovanni Falcone. Il giudice assassinato dalla mafia nel 1992 aveva detto: ‘temo che da culla del diritto questa Italia possa diventarne la tomba. E credo che Ciancimino sia la testimonianza che oggi siamo la tomba del diritto. Io credo che questo personaggio sia stato usato”.
Chi sarebbero i suoi manovratori?
“Diciamo che Ciancimino Jr fa parte del progetto per distruggere e demonizzare Silvio Berlusconi e quello che ha rappresentato Forza Italia. E’ un obiettivo talmente banale. E’ arcinoto. E’ la mafia stessa che srta usando Ciancimino oltre che certe derive togate. L’obiettivo è quello di far fuori Silvio Berlusconi. Fra l’altro, se non si tratta di mafia, se il mandante non è qualche boss, ma qualche istituzione ci troviamo di fronte ad una situazione molto grave. Anche un bambino è in grado di comprendere che un’eventuale cacciata di Silvio Berlusconi, in questo momento, significherebbe un marasma politico per tutti. Ricordo a tutti che Silvio Berlusconi non serve solo al suo partito e ai suoi alleati, ma serve soprattutto agli oppositori, i quali imploderebbero un secondo dopo la fine politica di Silvio Berlusconi. Penso a Di Pietro, che certo non avrebbe più nulla da dire politicamente se non come avversario mortale di Silvio Berlusconi. Penso anche allo stesso Pd che, senza Berlusconi imploderebbe. Avremmo una situazione politica pericolosa aperta ad ogni avventura”.
Cosa pensa del congresso dell’Italia dei Valori che si è svolto a Roma e della Benedizione data dall’ex Pm a Vincenzo De Luca in Campania?
“Un personaggio che ha una trentina di coni d’ombra sulla sua vita si lega con un personaggio molto discusso. De Luca è un falso avversario di Bassolino. De Luca ha utilizzato la critica contro Bassolino solo per crescere politicamente e per raccogliere qualche facile consenso. Sono convinto che Vincenzo De Luca non prenderà molti voti in Campania. Ne prenderà solo qualcuno dalle parti di Salerno, dove l’esponente politico del Partito democratico ha il suo bacino di voti e le sue clientele consolidate”.

martedì 9 febbraio 2010

Una foto, una storia: Berlinguer contro Zivkhov?

Il 30 settembre del 1973 Enrico Berlinguer incontra il dittatore bulgaro Todor Zivkhov. Una leggenda metropolitana messa in giro da qualche vecchio esponente del Pci vorrebbe farci credere che i bulgari avessero ordito un falso incidente per uccidere il segretario del Pci. All'epoca nessuno ne seppe nulla perchè l'Unità tacque sull'incidente di Berlinguer. Ma dopo la fine dell'Urss venne fuori la storiella dell'attentato per dimostrare che Berlinguer era contro quei regimi. Se Berlinguer era davvero contro quei regimi perchè andava incontro a quel dittatore con lo spirito che vediamo nella foto?

lunedì 8 febbraio 2010

Immunità: Discutiamone

Il Tempo del 9 febbraio 2010
Di Lanfranco Palazzolo

Per il senatore Felice Casson è possibile discutere della riforma dell’articolo 68 della Costituzione, ma in un quadro di riforme complessivo della giustizia. Ecco cosa pensa il vicepresidente del gruppo del Pd a Palazzo Madama e membro della Giunta e delle immunità parlamentari.
Senatore Casson, cosa pensa della proposta del vicepresidente del Csm Nicola Mancino di modificare l’articolo 68 della Costituzione e di reintrodurre l’immunità parlamentare abrogata nel 1993?
“La proposta da parte di Nicola Mancino è del tutto inattesa. Devo fare una premessa: C’è la necessità di riequilibrare i rapporti tra la politica e la magistratura. Detto questo, ritengo che questi rapporti vadano visti globalmente nel loro insieme. Per questo motivo è necessario procedere ad una riforma costituzionale ampia, non limitandoci ad un solo punto. Se dovessimo realizzare solo questo tipo di riforma correremo il rischio di voler creare delle norme di privilegio di una persona o di una categoria limitata di persone. E’ un’ipotesi da evitare”.
Cosa ne pensa il Pd?
“All’interno del Partito democratico c’è un dibattito molto ampio su questo tema. Vedremo di discuterne nei prossimi giorni in Senato anche in relazione agli altri disegni di legge di modifica costituzionale che sono già stati presentati”.
Si aspettava questa apertura da parte del responsabile delle riforme del Pd Luciano Violante?
“Anche io sono convinto che non debbano esserci dei tabù o delle chiusure su questo argomento. Deve essere discusso l’insieme delle riforma costituzionale che si deve fare. Ripeto che non possiamo limitarci ad un solo punto della riforma. C’è sicuramente la necessità di normalizzare i rapporti tra politica e magistratura. Bisogna solo trovare la strada più adeguata: oggi abbiamo la proposta di Nicola Mancino, l’indicazione di Luciano Violante, c’è una proposta di studio da parte del senatore Gerardo D’Ambrosio; ci sono i disegni di legge dei senatori Chiaromonte (Pd) e Compagna (Pdl). Questo è un tema all’ordine del giorno che dobbiamo affrontare per decidere cosa fare concretamente”.
Nel Partito democratico troverete un accordo?
“Nel nostro partito le posizioni sono diversificate. Sapevo della posizione di Luciano Violante perché se ne era parlato in alcuni convegni sulla giustizia. Siamo comunque d’accordo che non si può tornare al regime pre-vigente al 1993. Quell’articolo 93 della Costituzione era un privilegio più che un’immunità. I privilegi non possono essere concessi a quella che si chiama casta”.
Cosa pensa del quorum proposto da Mancino del 60-65% al termine delle indagini?
“E’ una domanda troppo specifica. Osservo che c’è un necessità di intervenire anche su chi deve concedere autorizzazioni di quel tipo. Sia in questa che nella precedente legislatura, nella Giunta per le immunità non si ragiona in ottica di diritto, ma in ottica di maggioranza. E questo non va assolutamente bene perché questo significa sconvolgere i principi di uno stato di diritto. Ecco perché ritengo che sia necessario un organismo autonomo che giudichi i politici e i magistrati. Ecco perché non mi va bene l’impostazione disciplinare del Csm e quello del sistema della Giunta delle immunità”.

Quel congresso è una farsa

Intervista ad Alberico Giostra
Voce Repubblicana del 9 febbraio 2010
di Lanfranco Palazzolo

E’ stata solo una parata plebiscitaria pro-Di Pietro. Lo ha detto, riferendosi al congresso dell’Idv, il giornalista Alberico Giostra, autore del libro su Antonio Di Pietro dal titolo “Il Tribuno” (Castelvecchi). Ecco cosa ha detto alla “Voce Repubblicana”.
Alberico Giostra, qual è il suo giudizio sul congresso dell’Italia dei Valori che si è concluso domenica a Roma?
“Il congresso, a parte le polemiche della vigilia, è stato quello che mi aspettavo: una parata plebiscitaria pro-Di Pietro. E’ stata una vera e propria farsa organizzativa e politica. Sulla scorta di un’inchiesta che ho condotto prima di questo congresso, in questo congresso non c’è stata una vera e propria elezione dei delegati in tutta Italia. Io ho sondato tutta l’Italia e tutte le regioni. Quella di Antonio Di Pietro è stata una vera e propria nomina. I delegati sono stati nominati e mandati e mai votati nelle assemblee provinciali dell’Idv che si sono affettivamente celebrate. Ma si sono celebrate ratificando una serie di nomi che sono stati scelti dai coordinatori cittadini, dai circoli con una percentuale di dissidenti irrisoria che non permetteva la presentazione di una candidatura alternativa. Questo è quello che accade in un partito dominato da verticismo e dall’autoritarismo dispotico di Di Pietro”.
Cosa è accaduto nei piani bassi del partito?
“A parte l’acclamazione craxiana con la quale è stato eletto Di Pietro, ci sono altri due fatti da sottolineare. L’acclamazione di Rudi Russo come segretario dei Giovani dell’Italia dei Valori, che è un uomo che possiamo definire come in quota a Luigi De Magistris. L’altro evento significativo del congresso è stata la non elezione della coordinatrice delle donne. La candidata era la senatrice Patrizia Bugnano, la quale non è stata votata da 94 delegati su 180. Ben 94 delegati hanno deciso di astenersi dal voto. La Bugnano ha preso solo 84 voti. Un fatto politicamente molto significativo, che ha costretto Antonio Di Pietro a rimandare l’elezione della coordinatrice delle donne dell’Italia dei valori. La Bugnano è stata presentata senza alcuna alternativa”.
Come si è comportato Francesco Barbato?
“Abbiamo assistito ad una sorta di sceneggiata da parte di Francesco Barbato, che aveva annunciato di volersi candidare come presidente del partito contro Di Pietro. Poi abbiamo assistito alla sua decisione di ritirare la candidatura dalla guida del partito. Questo significa che, anche per chi lo critica, Di Pietro è un tabù intoccabile”.
Cosa farà Luigi De Magistris?
“De Magistris è la più grossa preoccupazione di Di Pietro, perché è una sorta di Alter Ego di quello che il leader dell’Idv non è mai stato. Ritengo che quando De Magistris comprenderà che non potrà fare nulla nell’Idv cambierà partito e fonderà un suo movimento”.