mercoledì 31 marzo 2010

Renata è entrata in sintonia con la gente

Intervista a Claudio Velardi
Voce Repubblicana del 31 marzo del 2010
di Lanfranco Palazzolo

Renata Polverini ha vinto perché è riuscita ad entrare in sintonia con la gente. Lo ha spiegato alla “Voce” Claudio Velardi, consulente d’immagine della campagna elettorale di Renata Polverini.
Claudio Velardi, Renata Polverini ha vinto questa campagna elettorale per le elezioni regionali. Cosa pensa di questo successo?
“Sono molto contento di questa vittoria. Quella appena conclusa è stata una battaglia durissima. Noi abbiamo praticamente lanciato la campagna di Renata Polverini con grande anticipo. Siamo partiti molto bene. Ma nel momento in cui è arrivata la candidatura forte di Emma Bonino abbiamo dovuto fare una prima valutazione strategica sul tipo di campagna da fare. Eppure abbiamo affrontato molto bene la candidatura molto impegnativa di Emma Bonino. Poi sono arrivati gli incidenti di percorso noti: la non accettazione della lista del Pdl a Roma. In quel caso ci siamo trovati davvero in difficoltà. E abbiamo dovuto fare delle correzioni. Gli ultimi 15 giorni di questa campagna elettorale sono stati un impegno notevolissimo”.
E’ stato uno scontro particolare questo confronto per le regionali nel Lazio?
“Io non ho mai vissuto uno scontro particolare come questo. Eppure, in tanti anni ho avuto modo di fare tanta esperienze in materia di campagne elettorali. Non ne ho mai vissute di così difficili ed intense”.
Quale è stato il momento più difficile quando lo scarto a favore della Bonino era fortissimo?
“Nei giorni successivi alla mancata presentazione della lista del Pdl. In quel caso c’è stata una crisi di natura politica, che è stata piuttosto seria. Non è stato molto semplice arginare quella situazione. Quello è stato il momento più difficile”.
Come si sono comportati i candidati del Pdl che non potevano correre più in provincia di Roma?
“Si sono comportati benissimo. Dopo un momento di smarrimento c’è stato un impegno molto serio”.
La Bonino abbia commesso l’errore di concentrare il suo impegno su Roma pensando di vincere nella capitale le elezioni regionali?
“Credo che abbia contato molto il rapporto vero e sincero della Polverini con la gente. Lei ha una grande capacità di entrare in un rapporto positivo con le persone. Emma Bonino, che è una persona da rispettare, ha delle caratteristiche diverse. Penso che la Bonino abbia un profilo politico nazionale. Ma con un profilo meno popolare della Polverini. Credo di non aver sbagliato quella valutazione. Tuttavia, lo scontro politico è stato di grande livello. Era difficile che la Bonino potesse penetrare nelle province del Lazio con la stessa capacità penetrazione di Renata”.
Cosa ha sbagliato la Bonino?
“In una serie di circostante è sembrato che la Bonino sostenesse più le ragioni dei radicali che della coalizione. Questo non ha portato al suo fianco tutta la coalizione”.

Il collegamento della verità con Andrea Augello

Ieri mattina, quando sono arrivato alla Radio, molti colleghi mi hanno detto di aver avuto la conferma della sconfitta di Emma Bonino alle elezioni regionali nel Lazio dopo questo collegamento che ho fatto con il senatore Andrea Augello, che è l'autore di un bellissimo libro per la casa editrice Mursia sullo sbarco degli americani in Sicilia dal titolo "Uccidi gli italiani". Ascoltiamo cosa mi ha detto Augello.

martedì 30 marzo 2010

Il centrosinistra ha fatto scappare i suoi elettori

Intervista a Francesco Nitto Palma
di Lanfranco Palazzolo
Voce Repubblicana del 30 marzo 2010

Il centrosinistra ha allontanato gli elettori dalle urne. Lo ha detto alla “Voce” il sottosegretario agli Interni Francesco Nitto Palma.
Onorevole Nitto Palma, come è andata questa campagna elettorale per le elezioni regionali?
“Le mie valutazioni non sono positive nel senso che vi è stata una campagna elettorale con notevoli tensioni dovute ad interventi giudiziari, alcuni dei quali davvero molto discutibili. C’è stata la solita accentuazione del clima antiberlusconiano. Mi sembra che quello che è accaduto è la diretta conseguenza di questo clima politico”.
Cosa pensa di quello che è accaduto alla vigilia del voto?
“Se lei fa riferimento agli attentati contro la Lega e il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ritengo che questi siano due fatti gravissimi. L’attentato contro la Lega mira sostanzialmente ad intimidire l’azione del Governo nel settore del contrasto all’immigrazione clandestina che a me pare essere stato molto importante e in adesione con le idee della gente. L’attacco contro Silvio Berlusconi non è altro che l’ennesimo episodio di un clima di odio che esiste nel paese. Se facciamo riferimento ai fatti della campagna elettorale devo dire che le continue fuoriuscite di intercettazioni telefoniche e l’azione giudiziaria intrapresa da un giudice incompetente che, con un’ipotesi di accusa del tutto inverosimile, è stato un episodio grave”.
Anche il Csm è entrato nella campagna elettorale in corso?
“Penso che sia andata così. Come diceva giustamente il professor Vassalli, che è uno dei padri della patria, si è trasformato da organo di autogoverno dei giudici in organo di governo della magistratura. Il Csm è il terminale di tutta la politica associativa. Io credo che se si vuole ricondurre a ragione l’intero sistema è necessaria una riforma della giustizia. Ma è anche necessaria la riforma del Consiglio superiore della magistratura che, come viene riconosciuto da molti magistrati, costituisce la vera fonte di inquinamento della magistratura”.
Come interpreta la scarsa affluenza alle urne degli italiani soprattutto in Regioni come il Lazio. Pensa che questa assenza degli elettori sia la conseguenza di questo clima?
“Sarei molto prudente su questo. Voglio vedere il dato definitivo sull’affluenza degli italiani al voto prima di dare un giudizio definitivo. In queste settimane ho visto una politica molto propagandata e poco attenta ad affrontare i temi che interessano i cittadini. Questo metodo è stato messo in pratica dal centrosinistra. Sono loro i responsabili dell’allontanamento degli elettori dalle urne. Questo è quello che hanno saputo fare i candidati governatori del centrosinistra che hanno fatto la loro campagna elettorale. Ma la prudenza impone di vedere i dati definitivi sulla percentuale dei votanti”.

venerdì 26 marzo 2010

Il Pd non ha un'idea su nulla

Intervista a Margherita Boniver
di Lanfranco Palazzolo
Voce Repubblicana 27 marzo 2010

Il Partito democratico non ha portato una sola idea in questa campagna elettorale. Lo ha spiegato alla “Voce Repubblicana” l’norevole Margherita Boniver del Popolo delle Libertà.
Onorevole Boniver, la campagna elettorale per le regionali è stata particolarmente difficile. Cosa pensa?
“La sinistra ha sempre avuto sempre gli stessi metodi che in genere falliscono perché gli italiani sono infinitamente più intelligenti e perspicaci di quanto la sinistra non possa prevedere. Loro ce l’hanno messa tutta cercando di sfruttare delle indagini illecite sulle telefonate illegalmente captate del Presidente del consiglio, che poi sono state ‘volantinate’ sui giornali amici della sinistra. Invece di agevolare la presentazione delle liste del Pdl hanno fatto di tutto per ostacolarle. Loro hanno cercato di spargere le solite menzogne a piene mani sul pericolo della xenofobia se nelle regioni governate dal centrosinistra arriva il Pdl con i suoi alleati”.
Quale esito ha avuto la manifestazione del centrodestra a Roma?
“Al di la del balletto delle cifre, ho passato due ore – prima che arrivasse Silvio Berlusconi – in mezzo alla nostra gente in piazza San Giovanni. E posso dire di essermi trovata di fronte ad una piazza amorosa e amorevole, popolata di gente che era arrivata per ascoltare Silvio Berlusconi con grande emozione. Ma ho visto che i nostri elettori erano determinati a ribaltare l’ingiustizia che aveva determinato la mancata presentazione della lista del Pdl a Roma. I nostri elettori hanno anche smentito le presunte divisioni all’interno del Pdl. Molti dei presenti in piazza San Giovanni si chiedevano perché il Presidente della Camera Gianfranco Fini non fosse presente in Piazza San Giovanni. E dicesse delle cose che sono state sfruttate dalla propaganda di sinistra come antitetiche al nostro programma”.
Come si è comportato il segretario del Pd Bersani in questa campagna elettorale?
“E’ difficile dare un giudizio. Mi pare che il Partito democratico sia alla disperata ricerca di una sua identità politica. Al di la dell’antiberlusconismo di maniera e ‘low cost’, non mi sembra di aver sentito una sola proposta politica degna di essere rimarcata da parte di Bersani o di qualsiasi altro leader del Partito democratico. Sono soltanto capaci di criticare Berlusconi: punto e a capo. E questa strategia rimane imbarazzante”.
Nichi Vendola ed Emma Bonino hanno salvato in parte la faccia al centrosinistra in Puglia e nel Lazio?
“La tenuta del Pd è stata messa a dura prova dalle recenti inchieste e dai recenti arresti di importanti dirigenti di questo soggetto politico. Noi siamo garantisti e non condanniamo questi personaggi. Ma devo osservare che queste sono regioni – compresa la Campania – dove la sinistra ha portato allo sfascio la sanità”.

Dopo il voto si riapra il confronto

Voce Repubblicana del 26 marzo 2010
Intervista a Chiara Moroni
di Lanfranco Palazzolo

Dopo le elezioni regionali si può riaprire il confronto con le opposizioni sulle riforme istituzionali e sugli altri temi politici. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” l’onorevole Chiara Moroni del Pdl.
Onorevole Moroni, cosa pensa dello scontro politico per le elezioni regionali?
“Il dibattito di questa campagna elettorale, e non certo per colpa degli elettori, è stato orientato dalle decisioni della magistratura sulla questione relativa alla presentazione delle liste. Questa situazione ha penalizzato il confronto politico sui temi della campagna elettorale che interessano i cittadini”.
Ci sono stati problemi organizzativi del Pdl per la presentazione delle liste in Lombardia e nel Lazio?
“I problemi ci sono stati in due regioni politicamente importantissime in vista di queste elezioni regionali. Questa casualità lascia spazio a qualche sospetto. Il fatto stesso che nel Lazio sia stata cassata la lista del Pdl e riammesse altre liste che avevano avuto qualche problema per la presentazione lascia perplessi. Non voglio sistematizzare la cultura del sospetto, ma devo rilevare che questa situazione è stata molto singolare”.
Come ha trovato la manifestazione del Pdl a Roma?
“Credo che la manifestazione di sabato scorso del Popolo delle libertà sia stata una manifestazione molto importante. In questa occasione si è visto che il Pdl ha voglia di misurarsi con i problemi degli italiani e che c’è grande voglia di partecipazione politica. Noi siamo scesi in piazza per manifestare le ragioni della democrazia e del diritto e per dimostrare il nostro sostegno all’azione politica del governo e del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi”.
Emma Bonino e Nichi Vendola hanno salvato, con le loro candidature, il Pd nel Lazio e in Puglia?
“In quelle regioni il Pd non aveva nessun candidato forte. Questa situazione si è verificata nel Lazio, mentre in Puglia c’è stato uno scontro politico durissimo per imporre un candidato del Pd che, alla prova dei fatti, è stato sconfitto da Vendola. Sono due vicende che non paragonerei”.
Dopo il voto si riaprirà il dialogo oppure prevarrà?
“Per il bene del paese mi auguro che non prevalga la logica dello scontro politico. Fino a quando il Pd fa dell’antiberlusconismo l’unico tema politico vero della campagna elettorale, è fatale che lo scontro diventi duro. Sono convinta che con l’opposizione sia possibile fare un discorso più aperto per quanto riguarda la crisi economica, i contenuti, le riforme istituzionali. Questi sono temi che devono trovare un confronto aperto”.
Quanto ha contato il tema della giustizia in questa campagna elettorale?
“Non mi preoccupa questo. Quanto il fatto che in Italia non si possa far affidamento su una giustizia giusta e che sia inaccettabile l’uso politico della giustizia”.

giovedì 25 marzo 2010

ROBY FERRANTE-NON TI RICORDI PIU' (1964)

Dunque, io sono un ammiratore di Roby Ferrante. Lo ritengo un grande cantante. Ad accrescere la stima verso questo autore scomparso nel 1966 ha contribuito non poco questo commento negativo apparso sul quotidiano l'Unità il giorno successivo alla sua morte. Vi consiglio di leggerlo per comprendere la scarsa intelligenza dell'autore di questo pezzo. Buona lettura.

Roberto D'Agostino dagospiato dal sottoscritto

La leadership di Silvio è forte

Intervista a Simone Baldelli
Voce Repubblicana del 25 marzo 2010
di Lanfranco Palazzolo

La leadership di Silvio Berlusconi è forte e sana. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il deputato del Popolo delle Libertà Simone Baldelli.
Onorevole Baldelli, quali sono le sue impressioni a pochi giorni dal voto per le elezioni regionali?
“Quella che si sta per concludere è stata senza dubbio una campagna elettorale molto strana, scandita dalle vicende relative ai ricorsi amministrativi e alle vicende giudiziarie che hanno avvelenato il clima politico di queste settimane. L’inasprimento dei toni del confronto politico è andato a scapito del dibattito politico e sul confronto relativo al merito dei problemi”.
Il Pdl ha affrontato al meglio questa campagna elettorale?
“Il Popolo delle Libertà ha fatto il proprio dovere perché ha scelto le candidature migliori. Lo ha fatto in Lombardia con Roberto Formigoni e lo ha fatto anche nel Lazio con Renata Polverini. Nelle Marche il Pdl ha presentato una candidatura ottima come quella di Erminio Marinelli, che ha dato un’ottima prova di se come amministratore a Civitanova Marche. Il Popolo delle libertà ha portato migliaia di persone in piazza a Roma, spazzando le voci di quanti, nell’opposizione, dicevano che la leadership di Berlusconi è indebolita. Invece la leadership di Silvio Berlusconi è forte e sana. Il segnale che c’è stato con la manifestazione è stato un segnale importante”.
Teme l’astensionismo dell’elettorato italiano?
“L’astensionismo colpisce in maniera proporzionale i partiti che hanno maggiori consensi. Bisogna cercare di invogliare i cittadini a votare attraverso la buona politica che gli amministratori del Pdl hanno dimostrato come è accaduto in Lombardia”.
Ci saranno problemi nel Lazio per l’elettorato del Pdl senza simbolo?
“Credo che nella provincia di Roma si stia facendo un grande lavoro per evitare la dispersione del consenso e per focalizzare il consenso sulla lista di Renata Polverini. E sulla candidatura di Renata Polverini presidente. L’elemento che ci ha danneggiato è invece che discutere del buco lasciato nella Sanità da Marrazzo il confronto è stato caratterizzato dallo scontro sulle liste nel Lazio, sul decreto salvaliste. E si è parlato poco dei problemi della gente”.
Dopo queste elezioni regionali il Governo sarà più libero di attuare il suo programma? Cosa farà il Pdl?
“Con questa tornata si esce da un triennio del voto. Mi auguro che dopo queste elezioni regionali si possa pensare ad un confronto sulla riforma dei regolamenti parlamentari e sulla modifica della costituzione. Mi auguro che la dinamica del dopo voto sia diversa da quella che abbiamo visto in questi mesi. Ecco perché mi auguro che il Pd cambi linea politica. Il Pdl è una forza politica giovane. Approfitteremo dei prossimi mesi per approfondire la nostra forza di rinnovamento”.

mercoledì 24 marzo 2010

Se il centrosinistra non è meglio degli avversari

Intervista a Piergiorgio Corbetta
Voce Repubblicana del 24 marzo 2010
di Lanfranco Palazzolo

Il centrosinistra non esce meglio del centrodestra da questa campagna elettorale perché non ha portato nel confronto politico una sua iniziativa. Lo ha spiegato alla “Voce Repubblicana” il sociologo Piergiorgio Corbetta, l’unico autore italiano che ha pubblicato un atlante geopolitico italiano.
Professor Corbetta, cosa pensa del rischio astensionismo in vista di queste elezioni regionali?
“Il rischio dell’astensionismo dell’elettorato italiano è sicuramente esistente. Questa è una delle specificità della situazione politica italiana. Le elezioni francesi non influiranno affatto sulla diserzione dell’elettorato italiano. Se non ci fossero state le elezioni regionali in Francia, il rischio ci sarebbe stato lo stesso. La spinta a non far votare gli elettori è determinata dalla rissosità della politica italiana. Le elezioni regionali hanno sempre avuto un tasso molto basso d’affluenza elettorale. Ed è certo che queste elezioni indichino un cambio di umore dell’elettorato. Pensare che questo vento di astensionismo sia portato dalle elezioni regionali francesi, non è corretto. L’assenza degli elettori dalle urne può colpire entrambi gli schieramenti”.
Come si presenta il centrodestra in queste elezioni politiche?
“Si presenta in modo molto confuso. Gli errori relativi alla presentazione delle liste sono stati abbastanza gravi, nonostante i tentativi di Silvio Berlusconi di recuperare la situazione politica e di incolpare la magistratura. Non credo che quest’ultimo messaggio sia passato. Nell’elettorato resta impressa la scarsa competenza degli organismi regionali del centrodestra. Gli scandali nel corso di questa campagna elettorale hanno portato ad una delegittimazione politica, soprattutto del centrodestra. Questa situazione avrà un effetto politico”.
Allora vincerà il centrosinistra?
“Non credo che il centrosinistra possa cantare vittoria in queste elezioni regionali, perché ha sempre giocato di rimessa e non ha presentato una vera e propria iniziativa politica. Il centrosinistra si è presentato al voto delle elezioni regionali in condizioni politicamente disastrose. Basti pensare ai pasticci che ci sono stati a Roma, dove non sono riusciti a trovare il successore del governatore Marrazzo. In questa Regione si sono dovuti attaccare al salvagente rappresentato da Emma Bonino. A Napoli il centrosinistra non è riuscito a portare avanti un sincero rinnovamento. Insomma, la classe politica del centrosinistra è vecchia. Sono andati su gli antagonisti di Bassolino. Quindi la situazione politica è di forte delegittimazione. I due grandi schieramenti hanno dato dimostrazione di grande incompetenza. Ecco perché dobbiamo temere l’astensionismo”.
Come ha giudicato il ricorso alla piazza da parte dei due schieramenti?
“Come un segno di immaturità”.

martedì 23 marzo 2010

Vincino e la satira

Oggi ho intervistato il disegnatore satirico Vincino con il quale ho parlato della satira e delle elezioni regionali. Ecco cosa mi ha detto.

Noi eravamo tre volte di più

Intervista ad Enzo Raisi
Voce Repubblicana del 23 marzo 2010
di Lanfranco Palazzolo

Noi abbiamo portato in piazza il triplo degli elettori che il centrosinistra è riuscito a portare in piazza. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il deputato del Popolo delle Libertà Enzo Raisi.
Onorevole Raisi, la manifestazione di Roma organizzata dal Pdl potrà cambiare gli equilibri politici in vista del voto delle regionali?
“Questa manifestazione è servita alla nostra base per dare vigore e anche per segnare un momento di tensione positiva. Serve questo nell’ultima settimana della campagna elettorale. E’ chiaro che di fronte ai fattacci di Milano e di Roma si era sentito qualche sbandamento. Questa situazione ci aiuta a compattare i nostri elettori e a dare un segnale forte a tutti. Noi portiamo avanti la nostra battaglia perché siamo convinti che nel Lazio si può ancora continuare a vincere”.
In queste ore si discute molto sul numero dei partecipanti alla manifestazione. Il centrosinistra ha detto che 150mila presenze erano poca cosa per questa mobilitazione. Cosa ne pensa di questa disputa?
“Quando il centrosinistra è sceso in piazza la questura ha detto che in piazza del Popolo a Roma erano presenti circa 50mila persone. La settimana successiva noi abbiamo portato in piazza almeno il triplo dei manifestanti del centrosinistra. Questa è la realtà dei numeri della manifestazione di sabato scorso. Se seguiamo i dati della questura, i dati valgono per noi e anche per il centrosinistra. La morale è quella che la capacità di mobilitazione del centrodestra è stata indubbiamente superiore. Il centrodestra ha dimostrato di avere grandi capacità di organizzazione. In pochi giorni siamo riusciti a portare in piazza, mentre è in corso la campagna elettorale, ben 150mila persone. Credo che siamo gli unici a poterlo fare oggi”.
Vede un rischio di astensionista in vista del voto per le elezioni regionali?
“Il rischio dell’astensionismo c’è. Questo pericolo esiste perché il dibattito politico italiano verte da troppi mesi su scandali e vicende giudiziarie. Si parla più di gossip che di sostanza. Questo allontana la gente dalla politica. Dalle statistiche abbiamo scoperto che solo il 12 per cento degli italiani hanno fiducia nei politici. Questa situazione alimenta di fatto l’astensionismo. Dobbiamo essere in grado di dare un segnale di inversione di tendenza”.
Il Presidente della Camera Fini doveva partecipare alla manifestazione di sabato?
“Alla manifestazione di sabato mancavano i Presidenti dei due rami del Parlamento. La polemica politica ci può stare. Ma non si possono fare forzature sulle assenze di queste cariche”.
Il centrosinistra è temibile in queste elezioni regionali?
“Bersani ha riproposta la formula fallimentare de l’Ulivo. Potranno vincere da qualche parte, ma al governo non possono andarci perché non hanno la forza per vincere”.

lunedì 22 marzo 2010

Mohamed Ba mi ha intervistato


Il mio amico Mohamed Ba mi ha intervistato per un servizio sui redattori di Radio Radicale visti da dietro le quinte. Lo ringrazio moltissimo per la sua attenzione nei miei confronti. L'intervista è durata circa 28 minuti. Qui potete trovare il link dell'intervista realizzata con lui il 20 gennaio scorso. Buon ascolto.

sabato 20 marzo 2010

Prince - "Raspberry Beret"

Jarvis Cocker - "Further Complications"

Madonna - Music

Una campagna elettorale falsata

Intervista a Domenico Gramazio
Voce Repubblicana del 20 marzo 2010
di Lanfranco Palazzolo

La manifestazione di oggi vuole essere un richiama all’elettorato moderato per impedire la vittoria delle sinistre nel Lazio. Lo ha detto alla “Voce” il senatore Domenico Gramazio del Pdl.
Senatore Gramazio, il Popolo delle libertà ha organizzato una manifestazione contro l’esclusione della lista del Pdl a Roma. La campagna elettorale nel Lazio è falsata?
“Sì, ritengo che questa campagna sia falsata perché Roma e la sua provincia, quindi oltre 900mila elettori del Popolo delle libertà, non troveranno nella scheda elettorale il loro simbolo. In questo senso c’è un tentativo di eliminare a Roma e nella sua provincia il partito di maggioranza relativa, con il 43 per cento dei voti. Tutti i ricorsi che abbiamo presentato sono stati negativi, quindi la scelta degli esponenti del Popolo delle libertà a Roma e provincia sarà quella di sostenere la lista di Renata Polverini, che è una lista civica, che affianca il candidato presidente in questa campagna elettorale”.
Il vicepresidente del Csm Nicola Mancino ha detto che alzando i toni dello scontro politico si rischia il ritorno del terrorismo. Cosa ne pensa?
“Ho letto le dichiarazioni di Nicola Mancino. Prima di fare delle affermazioni del genere, il vicepresidente del Csm – che è stato anche stato ministro degli Interni – dovrebbe ricordare che certe polemiche sono state sollevate dall’Italia dei valori. Quelle dell’Idv sono dichiarazioni dure, durissime, anche sul piano personale, nei confronti del Presidente del Consiglio. Questo clima politico infuocato fa dell’Italia dei valori e del suo leader Antonio Di Pietro il punto, la freccia che deve colpire al cuore il centrodestra. Se esiste il tentativo di amplificare una lotta dura contro il governo questo è stato fatto da certi ambienti – e non mi riferisco a tutta l’opposizione – dei partiti che non sostengono il governo”.
Queste elezioni regionali nel Lazio dovrebbero essere rinviate? Emma Bonino sostiene che il rinvio dovrebbe esserci in tutta Italia. Cosa ne pensa?
“Credo che il discorso del rinvio per permettere l’accettazione della lista del Popolo delle Libertà sarebbe giusto. Devo rilevare che anche lo stesso Presidente della Repubblica, quando ha firmato il decreto interpretativo, disse che gli sembrava ingiusto e poco democratico che un grande partito fosse stato escluso dalla competizione elettorale”.
I cittadini capiranno quello che è accaduto in queste settimane o prevarrà la confusione?
“Credo che ci sia molta confusione. Spero nel risultato della manifestazione di oggi che lanci un avvertimento all’elettorato moderato per impedire il successo delle sinistre”.
La Consulta non ha bocciato il decreto salvaliste.
“Vuol dire che quel decreto aveva ragione di essere. Lo hanno capito tutti meno il Tar del Lazio e il Consiglio di Stato”.

I nostri redditi siano pubblici

Voce Repubblicana del 20 marzo 2010
Intervista a Maurizio Fugatti
di Lanfranco Palazzolo

Sono d’accordo che i redditi dei parlamentari siano pubblici. Lo ha spiegato alla “Voce Repubblicana” l’onorevole Maurizio Fugatti della Lega Nord membro della Commissione Finanze della Camera dei deputati. Ecco cosa ci ha detto sulle dichiarazioni diffuse in questi giorni.
Onorevole Fugatti, cosa pensa della scelta di rendere note le dichiarazioni dei redditi dei parlamentari? Crede che sia giusto ed opportuno diffondere questi dati?
“Ritengo che in questa scelta non ci sia nulla di scandaloso. I parlamentari sanno perfettamente che svolgono un’attività pubblica che richiede anche la piena trasparenza sui loro guadagni e sulle loro posizioni patrimoniali. Personalmente non ho trovato nulla di strano in questo. E non ho avuto l’impressione che la mia privacy fosse stata violata”.
Lei ricorderà che due anni fa Vincenzo Visco diede in pasto agli italiani i loro redditi, che fecero il giro della rete.
“In quel caso non ero d’accordo. Non sono completamente favorevole nel diffondere indiscriminatamente questi dati come era stato fatto qualche tempo fa. Il discorso cambia per chi ha degli incarichi pubblici”.
Quanto dichiara un parlamentare che vive solo dello stipendio da deputato o senatore?
“Io ho dichiarato 125mila euro al lordo. Quella era la dichiarazione da parlamentare. La media annuale è questa”.
Perché molti parlamentari hanno dichiarato meno di quella quota? Da cosa dipende? La politica delle detrazioni fiscali può dare frutti positivi?
“Il caso che molti hanno notato è stato quello del ministro dell’Economia Giulio Tremonti. Ma in quella circostanza il ministro dell’Economia è stato trasparente ed ha spiegato tutto nella massima dicendo che aveva dovuto fare dei versamenti che hanno ridotto sensibilmente le sue entrate nel 2008. Chi ha il solo reddito da parlamentare non può ‘giocare’ molto sulle cosiddette detrazioni. In quel caso non è possibile fare dei “trucchi” o utilizzare delle scorciatoie che possono portare a diminuire il reddito imponibile, quindi chi ha il solo reddito da parlamentare non ha molte scappatoie”.
Crede che aver reso noto questi dati possa avere degli effetti anche sulla campagna elettorale in corso nella quale non sono mancate le polemiche politiche?
“Non credo che la diffusione di questi dati possa avere un qualche effetto politico. Le cifre che sono state fornite riguardano tutti i parlamentari di tutti i gruppi politici. Quindi non credo che ci siano ragioni per temere queste dichiarazioni”.
I nostri parlamentari godono di trattamenti di favore fiscale?
“Sull’indennità la tassazione è normale come per tutti gli altri cittadini. La diaria invece non viene assolutamente tassata. Qualcuno può pensare che questo sia un trattamento di disparità. Ma questa è la regola che c’è sempre stata”.

giovedì 18 marzo 2010

Assenze relative, ma gravi

Intervista a Pierluigi Mantini
Voce Repubblicana del 18 marzo 2010
di Lanfranco Palazzolo

Le assenze dei deputati dell’Udc sul decreto salvaliste sono relative, ma sono sempre ingiustificate. C’è stata qualche assenza, ma nulla di più. Lo ha spiegato alla “Voce” l’onorevole Pierluigi Mantini dell’Udc. Ecco cosa ci ha detto sul provvedimento all’esame della Camera.
Onorevole Mantini, come sono andate le cose durante l’esame del decreto salvaliste? Il vostro partito ha cercato inutilmente di bloccare il provvedimento con le pregiudiziali di costituzionalità presentate.
“Penso che sarebbe assai grave che questo decreto fosse convertito. Nella seduta di martedì scorso alla Camera abbiamo richiamato il precedente del 1995. Quel provvedimento voluto dal Governo Dini spostò di due giorni i termini per la presentazione delle liste. Ma forse tutti dimenticano che quel decreto non è mai stato convertito dal Parlamento, che lo bocciò all’unanimità. Allora si ritenne che le regole del gioco non potevano essere alterate mentre la partita era in corso, tanto meno se questo avviene in materia elettorale. Una norma del genere contravviene all’articolo della Costituzione che sancisce la parità di accesso alle cariche pubbliche. E’ evidente che in questo caso ci sia stato l’intervento dello Stato con norme di dettaglio in materia di competenza regionale. Questo quadro è chiaro. Quindi il decreto non deve essere convertito dal Parlamento italiano. E mi auguro che anche la maggioranza si associ a questa scelta. E forse si dovrà fare una legge per far salvi gli obblighi del decreto non convertito per mettere in sicurezza il risultato elettorale”.
Quale sarebbe il rischio politico più evidente se gli obblighi del decreto non diventeranno legge?
“Resterebbe sugli effetti del decreto la spada di Damocle del giudizio della Corte Costituzionale o del Consiglio di Stato. Se restasse questo rischio sarebbe tutto molto grave. Ma non vi è dubbio che non si possa convertire un decreto legge incostituzionale. Sarebbe un precedente molto grave”.
Il suo partito, l’Udc, si è battuto moltissimo contro questo decreto salvaliste. Mi spiega perché in aula non c’erano tutti i parlamentari del vostro gruppo?
“Dobbiamo tenere conto che in questi giorni si sta svolgendo la campagna elettorale. Molti parlamentari dell’Udc erano impegnati nelle iniziative politiche nelle regioni. Si tratta di assenze relative…ma sono sempre ingiustificate”.
Nel vostro gruppo c’era anche chi non era d’accordo per affossare il decreto visto che molti di quelli che stanno facendo la campagna elettorale sono alleati con la Polverini?
“Non so se devo rispondere ad una domanda o ad una illazione. Io ho espresso la posizione del gruppo in aula nel dibattito sulle pregiudiziali. Spero che lei l’abbia capita. Se non l’ha capita forse non vale la pena insistere su questo argimento”.

mercoledì 17 marzo 2010

Mauro Marin rassicura i suoi fans

Il malore di Mauro Marin

Tra Sarko e Silvio nessuna analogia

Intervista a Luigi Crespi
Voce Repubblicana del 17 marzo 2010
di Lanfranco Palazzolo

Se Berlusconi non subirà una sconfitta come quella subita da Sarkozy al primo turno delle regionali potrà cantare vittoria. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” Luigi Crespi, direttore di Crespi ricerche.
Luigi Crespi, in questi giorni dopo il voto del primo turno delle elezioni regionali in Francia i quotidiani italiani cercano di interpretare in chiave domestica questo voto pensando che anche da noi ci sarà un’ondata astensionista.
“I due casi, quello italiano e francese, sono abbastanza speculari. E’ necessario tenere conto che il fenomeno dell’astensionismo sarà meno accentuato di quello che si verifica in Francia. Chi è al governo in Europa e si sottopone al voto ha delle difficoltà”.
Tra il voto delle regionali francesi e quello delle presidenziali che ci saranno tra due anni per l’Eliseo ci sono dei legami?
“Mentre in Italia queste consultazioni hanno sempre avuto una certa attenzione da parte dell’opinione pubblica, in Francia le elezioni amministrative sono sempre state snobbate. C’è una valenza politica per la dimensione della sconfitta e per la dimensione dell’astensione. Quindi la valenza politica e sociale di questo voto è molto importante. Credo che in Italia ci sarà un fenomeno analogo, ma di proporzioni diverse. Il centrodestra guadagnerà delle Regioni, ma comunque non avrà la maggioranza delle regioni in lizza. E l’astensione colpirà molto duramente le zone del centrosud”.
C’è una similitudine tra Sarkozy e Berlusconi?
“Sarkozy non ha quell’ironia che ha Berlusconi. Il presidente del Consiglio italiano ha questa dote. Però Sarkozy ha un maggiore rispetto delle istituzioni. I due personaggi sono molto diversi. E fare un paragone è molto complicato. Solo superficialmente i due statisti sembrano avere dei punti in comune. Ma tutti i leader politici moderni hanno tanti punti in comune. Al di la delle semplificazioni, i due statisti sono molto diversi ed hanno storie politiche molto diverse”.
I socialisti francesi hanno cambiato qualcosa e possono aspirare a vincere anche se questo partito non cambia?
“Segolene Royal aveva vinto le regionali del 2004, ma poi era uscita sconfitta dalle elezioni presidenziali del 2007. La situazione potrebbe ripetersi con Martine Aubry. Tra due anni bisognerà verificare dove Sarkozy avrà portato la Francia. E i francesi valuteranno il loro voto sui risultati. Le elezioni di metà mandato non sono andate bene per lui, per Baraci Obama, per Vladimir Putin. Chi si sottopone al voto in questa situazione di crisi prende delle batoste. Se Berlusconi non prende una batosta alle Regionali avrà modo di cantare vittoria”.
Quanto ha pesato Carla Bruni nella sconfitta di Sarko?
“Nulla. Sarkozy non ha dato risposte ai francesi. Anzi ha dato solo risposte imbarazzanti. E i francesi questo non lo sopportano”.

martedì 16 marzo 2010

Non siamo il partito delle mummie

Intervista a Nicola Latorre
Il Tempo del 16 marzo 2010
di Lanfranco Palazzolo

Il senatore Nicola Latorre non ha dubbi: il Partito democratico ha un ruolo insostituibile e centrale. I successi di Nichi Vendola e di Emma Bonino non cambiano le carte in tavola dell'alleanza. Però, aggiunge, la nuova classe politica del Pd non fa notizia.
Senatore Latorre, siete stati pensionati da Nichi Vendola?
“Ma no, no! Mi sembra che non ci sia nulla di nuovo rispetto alle cose che Vendola ha detto anche in altre occasioni pubbliche. Credo innanzitutto che Vendola convenga sul ruolo centrale ed insostituibile che ha il Partito democratico nella futura coalizione che dovrà proporsi come alternativa al centrodestra. E in secondo luogo, seppure in forme e luoghi che si possono discutere, si pone il problema della necessità di farci promotori di una nuova classe dirigente, di una nuova generazione di dirigenti politici del centrosinistra e dei suoi partiti che sostanzialmente ci vede concordi. Questa è la linea sulla quale sta lavorando questo gruppo dirigente del Pd e il suo segretario Bersani”.
La strategia entrista di D'Alema, tentata in passato con Di Pietro, ha provocato la risposta di Vendola che, di fatto, ha pensionato il Pd. Ritiene che da questa linea possa nascere un nuovo soggetto alternativo al Pd?
“Non mi pare che questo dibattito possa essere messo sullo stesso piano di quello fatto con Di Pietro alcuni anni fa. Il nostro ragionamento è diverso. Noi guardiamo al Partito democratico come al partito centrale della coalizione di centrosinistra. E dunque un partito in grado di esprimere una ricchezza di orientamenti culturali che non esclude, ma deve annoverare una componente più di sinistra. Questa componente deve essere incarnata da Nichi Vendola e che ha voce in capitolo nel campo di una pluralità di sensibilità”.
La candidata del centrosinistra nel Lazio Emma Bonino è risultata essere la più applaudita nel corso della manifestazione in Piazza del Popolo. Lei e Vendola 'rischiano' di essere i vostri salvatori della patria? Questo significa che il Pd non ha una nuova classe dirigente?
“Tanto Emma Bonino quanto Nichi Vendola sono due straordinari candidati al ruolo di candidati nelle Regioni Lazio e Puglia, che guidano delle coalizioni nelle quali il Partito democratico resta la forza politica centrale. Noi non abbiamo avuto difficoltà ad individuare candidati che hanno una popolarità e una forza che aiutano il centrosinistra a vincere. Il successo di questi due candidati sarebbe un'opportunità per quelle regioni”.
Li avete individuati voi questi due candidati o sono stati candidati dopo un duro scontro politico?
“Quello che lei definisce un duro scontro politico è stato un confronto politico serrato che deve essere considerato positivamente. Anche perchè in una coalizione dove non ci sono padroni è giusto che ci sia un confronto trasparente. Alludo a quello che è accaduto in Puglia, dove Nichi Vendola riteneva prioritaria la sua candidatura e noi che pensavamo di allargare la coalizione. Alla fine, per un disegno provvidenziale – come qualcuno ha detto - si sono create le condizioni per vincere. Alla fine il confronto è stato utile”.
Allora voi non siete il partito delle mummie, come dice Vendola?
“Nel Pd non ci sono mummie. Ma ci sono tante risorse. Altro che mummie! C'è una nuova generazione che non fa notizia che faranno parlare di se nei prossimi anni....”.

Olof e quel partito italiano di destra

Voce Repubblicana del 16 marzo 2010
Intervista a Monica Quirico
di Lanfranco Palazzolo

Il leader socialdemocratico Olof Palme guardava con attenzione allo sviluppo dell'Eurocomunismo negli anni '70, ma riteneva che il Pci attuasse una politica di destra rispetto a quella dei socialdemocratici svedesi. Lo ha spiegato alla “Voce” la professoressa Monica Quirico, curatrice del libro”Olof Palme e il socialismo democratico”, pubblicato da Editori Riuniti University press.
Professoressa Quirico, come è nata l'idea di raccogliere gli scritti di Olof Palme?
“L'idea di questa raccolta di discorsi è nata in concomitanza con l'uscita del libro di Aldo Garzia dal titolo 'Olof Palme, vita e assassinio di un socialista europeo”. Con l'uscita di quel libro ho scoperto che non erano state pubblicate biografie di Olof Palme, ma che non erano nemmeno disponibili in italiano i discorsi e gli scritti dello statista svedese, se non il carteggio con Willy Brandt e Bruno Kreisky. Era una grave lacuna”.
Perchè questa lacuna?
“Credo che questa mancanza sia dovuta alla debolezza dell'idea socialdemocratica in Italia. Questo limite è legato alla forza politica del Partito comunista italiano tra le forze di opposizione. E quando il Pci è diventato qualcosa di diverso dal vecchio partito comunista non è stata presa in considerazione l'opzione socialdemocratica”.
Perchè nel libro ha sentito la necessità di sgombrare il campo sui luoghi comuni su Olof Palme?
“Si è sempre cercato di concentrare l'attenzione sull'omicidio di Olof Palme perché si è trattato di un giallo irrisolto. Poi si parla sempre del ruolo internazionalista di Palme e dei suoi rapporti con i paesi del Terzo Mondo. Ma mancava una seria riflessione su Palme come politico riformatore. L'attenzione su Palme si è concentrata sulle illazioni che lo hanno riguardato che lo volevano al servizio del Kgb o dei servizi segreti americani. Non mi era mai capitato di incontrare un politico che si era attirato giudizi così radicalmente contrapposti”.
Quali innovazioni ha portato la figura di Olof Palme rispetto alla tradizione della tradizione di Tage Erlander?
“Palme è un prosecutore della tradizione socialdemocratica. Penso al circolo virtuoso tra crescita economica e sicurezza sociale. Palme assume in pieno questo progresso e cerca di adattarlo alle nuove sfide degli anni '60 e '70. Ma si tratta di una discontinuità relativa. Il suo merito è stato quello di trovare un rapporto con i movimenti della nuova sinistra come l'ambientalismo, il movimento operaio e il femminismo”.
Cosa pensava Palme del comunismo italiano?
“Nel mio libro ho citato un passo di un'intervista del 1977 di Olof Palme in cui Palme parla dell'Eurocomunismo come di un esperimento al quale guardare con grande attenzione. Ma riteneva che il Pci che 'per la sua politica di 'legge e ordine' direi che sono più a destra di noi'”.

sabato 13 marzo 2010

Lista Polverini


Il celibato non c'entra

Intervista a Massimo Introvigne
Voce Repubblicana del 13 marzo 2o1o
di Lanfranco Palazzolo

Il problema del celibato cattolico non c'entra con lo scandalo della pedofilia. Lo ha spiegato alla “Voce Repubblicana” Massimo Introvigne, studioso di nuove religioni.
Professor Introvigne, quali sono i mali della Chiesa cattolica di fronte agli scandali sessuali che la stanno travolgendo?
“I sociologi hanno chiarito da tempo che il tema del celibato dei religiosi cattolici non c'entra nulla con queste vicende. Ci sono studi fatti anche da non cattolici secondo cui i responsabili di episodi di pedofilia sono omosessuali. Salvo eventuali aperture della Chiesa verso i matrimoni di tipo omosessuale, il matrimonio eterosessuale non aiuta a frenare questo tipo di abusi. Ci sono stati anche studi su sacerdoti sposati della comunione anglicana, dove l'incidenza degli episodi di pedofilia è uguale o maggiore rispetto a quelli del clero cattolico. La soluzione del celibato risulta quindi una falsa pista dal punto di vista sociologico. Naturalmente si può riaprire il discorso sul celibato per altri motivi che non hanno nulla a che fare con la pedofilia”.
Come ha reagito il Vaticano e la Chiesa di fronte a questi scandali?
“Forse c'è stato un momento di sorpresa anche da parte di coloro che, nelle autorità ecclesiastiche, hanno svolto degli studi in questa materia. Gli studi precedenti lasciavano intendere che queste violazioni erano concentrate nei paesi di lingua inglese. Il fatto che oggi ci sia un'estensione nei paesi di lingua tedesca è un dato assolutamente nuovo, che certo non si conosceva. Ma non si conosceva nemmeno da studi fatti da autori lontani dalla Chiesa cattolica. Tuttavia, nessuno aveva saputo spiegare quali erano i limiti degli ambienti sacerdotali di lingua inglese comprendere le cause di questi abusi”.
E' sorpreso dell'azione svolta dal Governo irlandese e le critiche a Vaticano da parte del ministro della giustizia tedesco Sabine Leutheusser-Schnarrenberger?
“Ci sono diversi aspetti da esaminare. Innanzitutto dobbiamo tenere conto della giusta preoccupazione della Santa Sede e, in passato, da parte del cardinale Ratzinger quando doveva diventare ancora Papa. Ci sono anche dei casi in cui esponenti politici hanno dei conti da regolare con la Chiesa cattolica e approfittano di questi momenti per farlo. In qualche caso è difficile separare il primo aspetto dal secondo”.
Vede una sorta di pericolosa anarchia nella Chiesa su queste vicende?
“Penso che il Papa e la congregazione per l'esercizio della fede del cardinal Levada abbiano le idee molto chiare rispetto a queste vicende. Credo che l'errore fu fatto molti anni fa, dopo il concilio Vaticano II, quando ci fu una malintesa tolleranza da parte dei gestori liberal di seminari che ammisero troppi giovani omoessuali al sacerdozio. Ma oggi questa tolleranza non c'è più”.

Una manifestazione sensata

Voce Repubblicana del 12 marzo 2010
Intervista a Luigi Compagna
di Lanfranco Palazzolo

La manifestazione che ha indetto Berlusconi ha senso rispetto a quella del popolo viola che si svolgerà domani. Lo ha detto alla “Voce” il senatore Luigi Compagna del Popolo delle Libertà.
Senatore Compagna, cosa ne pensa dello scontro tra la piazza del Pd e quella del Pdl dopo l’esclusione della lista del Popolo delle libertà nel Lazio?
“Mi auguro che non si tratti di uno scontro piazza contro piazza perchè questo non ha molto senso. Siamo di fronte a delle consultazioni regionali. In questo tipo di consultazioni, così come è avvenuto nella storia elettorale del Paese, ci sono state delle difficoltà, degli eccessi di statualità e di statalismo soprattutto a danno delle forze politiche più piccole, non sempre rappresentate nelle amministrazioni uscenti. Adesso ci troviamo di fronte ad una sorta di bomba atomica perché sulla base di un incidente che potremmo definire fantozziano, avvenuto nel corso della presentazione della lista del Pdl in Corte d’Appello, è seguita la pretesa di alcuni magistrati del Tar del Lazio, purtroppo confortata dalla retorica del collega senatore Ciampi, per i quali la legislazione elettorale non sarebbe materia e competenza della legislazione nazionale, ma soltanto di legislazione regionale, in questo caso del Lazio”.
Trova sbagliata questa interpretazione?
“Questa è un’interpretazione assurda al di la del merito della questione. Non si può considerare, come corpo separato nel nostro ordinamento, la legislazione elettorale. Allora, da questo punto di vista la rappresentazione della piazza contro piazza non mi piace affatto. E non mi piace nemmeno se da parte della prima piazza (i centrosinistra), quella del cosiddetto popolo viola, ci fosse quella solita idea – non so quanto estranea alla politica e alla tradizione dei radicali – della giurisdizione come unico momento di politica costituzionale. Mentre trovo giustificata l’iniziativa berlusconiana di dare carattere nazionale ad una manifestazione che cercherà di stanare una lacuna del Consiglio di Stato sulla lista del Pdl”.
Cosa ne pensa dell’ipotesi del rinvio del voto?
“Sono d’accordo per l’ipotesi della decongestione e decompressione della questione. Questa era l’ipotesi – che condividevo – di Marco Pannella”.
Pensa che Bersani voglia arraffare il maggior numero di vittorie senza avversari?
“Penati e la Bonino non possono certo essere annoverati come dei governatori che anelano a governare senza opposizione. Questa è una mancanza di rispetto alla civiltà democratica del nostro paese. Può darsi che Bersani abbia deciso di andare avanti perché pressato da Di Pietro, che a sua volta è pressato da De Magistris. Mi auguro che Bersani non si tuffi nel dipietrismo attaccando ed evocando negativamente il capo dello Stato in qualità di colegislatore”.

Una gara senza avversari

Voce Repubblicana dell'11 marzo 2010
di Lanfranco Palazzolo
Intervista a Fabio Rampelli

Una gara senza avversari è inconcepibile. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” l’onorevole Fabio Rampelli del Pdl, ex campione di nuoto, che utilizza la metafora dello sport per criticare il comportamento delle opposizioni contro la partecipazione della lista del Pdl nel Lazio.
Onorevole Rampelli, cosa pensa dell’atteggiamento delle opposizioni nello scontro sulle liste elettorali?
“Le opposizioni hanno avuto alcuni momenti di lucidità nel confronto su questo delicato argomento. Solo alcuni hanno compreso la necessità dello svolgimento di una competizione leale in vista del voto. In altri casi abbiamo visto un atteggiamento spigoloso e arrogante. Questo comportamento è stato tenuto soprattutto dall’Italia dei Valori. L’opposizione dovrebbe pensare ad una soluzione politica di questa vicenda. Il tema della presentazione delle liste non può certo essere affrontato e risolto a suon di cavilli e di regolamenti. Il compito dei regolamenti è quello di essere al servizio dei diritti e non quello di mortificare la democrazia”.
Cosa ne pensa del comportamento dei radicali, che hanno chiesto di annullare la partita delle regionali nel Lazio?
“Penso che quella proposta dai radicali sia un’ipotesi sulla quale è possibile ragionare. Sarebbe sicuramente un grosso atteggiamento di responsabilità. Io vengo dal mondo dello sport (è stato nazionale di nuoto, ndi) e non è concepibile affrontare una gara senza avversari, sarebbe inconcepibile. Mi rendo conto che il paragone calza fino ad un certo punto. Il sale della democrazia è fatto anche dal confronto tra posizioni diverse. Alle opposizioni chiedo di non pensare al calcolo dei propri interessi elettorali, ma pensare al senso di questa competizione elettorale. Ecco perché ritengo la proposta dei radicali ragionevole”.
Cosa ne pensa della manifestazione di sabato alla quale parteciperanno il Partito democratico e l’Italia dei valori?
“Mi pare una scena che abbiamo già visto in altre circostanze. Il Pd sembra avviato verso un percorso riformista, ma spesso si trova scavalcato ‘a sinistra’ dall’Italia dei Valori. Questa situazione ha indotto il Pd ad inseguire il partito di Di Pietro. In questo contesto il Presidente della Repubblica ha dimostrato di essere il garante dei diritti sanciti nella nostra Costituzione, pur essendo stato in passato uomo di parte, dimostrando di avere a cuore il diritto degli italiani a votare la propria lista”.
A chi andranno i voti del Pdl del Lazio se la lista non verrà presentata?
“Sono convinto che i voti del Pdl confluiranno alla lista Polverini. Credo che una parte dell’elettorato moderato voterà anche per l’Udc, nonostante le note difficoltà di dialogo con il Pdl. Penso che ci sarà una piccola parte dell’elettorato del Pdl voterà per la Destra di Francesco Storace”.

Ecco il vero Olof Palme

La professoressa Monica Quirico passerà probabilmente alla storia, anche per merito della sua conoscenza della lingua svedese, come l'unica in grado di offrirci un libro che possa raccontarci il vero Olof Palme. In questo strordinario volume, la curatrice del volume raccoglie le interviste e i discorsi dell'esponente socialdemocratico svedese, ucciso nel 1986 in circostanze mai chiarite, che ha segnato il modello della cosiddetta "Terza via". Il libro è utile per capire come certe strumentalizzazioni politiche sull'azione politica di Palme siano fuori luogo.


martedì 9 marzo 2010

Pdl: in tar dice ancora "No"

Sulle liste potevamo trattare prima

Intervista ad Enrico Morando
Il Tempo del 9 marzo del 2010
di Lanfranco Palazzolo

Enrico Morando lo aveva detto fin dall'inizio: un conto è Roberto Formigoni in Lombardia, un altro la lista Pdl nel Lazio. E ora che è arrivata la sentenza del Tar del Lazio il senatore Pd rilancia: «Non ho letto documenti ufficiali e quindi non posso giudicare nel merito, ma mi sembra che si sia verificato quello che alcuni di noi avevano detto». Cioè? «Che non era affatto vero che la lista Pdl venisse pacificamente sanata dal decreto varato dal governo. Il giudizio del Tar non mi meraviglia: la lista non era stata presentata perché non ce l'avevano. Ora vedremo cosa succederà».
In ogni caso a questo punto ogni altra soluzione risulta impraticabile?
«In una mia intervista al Corriere della Sera ho detto per tempo che cosa fosse proponibile. Sarebbe stato meglio se la maggioranza avesse detto: "Abbiamo fatto degli errori sui listini di Formigoni e della Polverini, ce ne scusiamo, non c'è alcun complotto, cerchiamo una soluzione". Il problema della lista Pdl è diverso e irrisolvibile. E adesso sono nei guai».
La vostra protesta contro il decreto va avanti?
«Certo. Si tratta di una questione di principio seria. Il consenso elettorale non dà la legittimità per fare qualsiasi cosa». Come vi muoverete? «Nel coordinamento del Partito democratico di domenica abbiamo discusso della necessità di un colloquio con tutti per avere una reazione molto ferma alla scelta inaccettabile del governo di cambiare le regole del gioco mentre la partita è ancora aperta. E di sviluppare i risultati ottenuti e la funzione svolta dal Presidente della Repubblica. La nostra iniziativa si svilupperà su questi due punti».
Ancora convinti di andare in piazza con chi ha insultato Napolitano?
«Gli attacchi a Napolitano sono profondamente sbagliati. Il Capo dello Stato ha fatto quello che doveva per garantire equilibrio e un esito positivo di questa vicenda. La responsabilità politica di questo provvedimento è solo del governo». Parliamo dei Radicali. Crede che a questo punto si ritireranno? «Non ho mai preso in considerazione questa ipotesi. Se questa battaglia finisce con pezzi del centrosinistra che si ritirano, mentre Berlusconi si riammette da solo alla partita forzando le regole, ci troveremmo di fronte ad una situazione paradossale. I Radicali sono impegnati con noi. Continueranno a battersi in questa competizione come hanno fatto finora».
Secondo lei, dopo la vicenda Marrazzo, la giunta regionale del Lazio ha fatto bene ad entrare nella disputa giuridica sulla lista del Pdl?
«Penso che la vicenda Marrazzo non c'entri nulla con quello che sta succedendo. Non sono un giurista. Se la Regione ha deciso di porre il conflitto di attribuzione aveva ragione di farlo. Le Regioni hanno competenza in materia elettorale. Se il centrodestra avesse cercato un'intesa politica e avesse riconosciuto i suoi errori, invece di parlare di attentato, il Pd non avrebbe potuto sottrarsi al confronto. In questo guaio il Pd e le opposizioni non c'entrano nulla».

Il Capo dello Stato ha fatto bene

Intervista a Francesco D'Onofrio
Voce Repubblicana del 10 marzo 2010
di Lanfranco Palazzolo

Il comportamento di Napolitano sul decreto del governo sulle liste è stato ineccepibile. Lo ha detto alla “Voce” il costituzionalista Francesco D’Onofrio.
Senatore D’Onofrio, cosa pensa del decreto interpretativo varato dal Governo sulle liste?
“La mia impressione è che più passa il tempo, più si comprende quanto questa vicenda sia intricata. Si è discusso molto sulla natura del decreto che, lo ricordo, è di interpretazione autentica. Nel nostro ordinamento giuridico, l’interpretazione in via definitiva spetta alla Corte di Cassazione. Questa competenza non è del Parlamento o del governo o di un qualsiasi giudice ordinario. L’interpretazione spetta solo alla Cassazione”.
Cosa possiamo dire sulla responsabilità politica del Governo in questa materia?
“Dal punto di vista costituzionale non so se ci sia stata una sufficiente valutazione sul comportamento da assumere. Ci troviamo di fronte ad una questione di sostanza. Con il decreto legge il governo si assume delle responsabilità straordinarie sostituendosi al Parlamento in attesa della convalida da parte delle Camere. Firmando il decreto, il capo dello Stato non si assume la responsabilità dei contenuti, ma afferma la responsabilità costituzionale che quel contenuto riguarda la sostituzione del governo rispetto al Parlamento. Napolitano ha esercitato molto bene i suoi poteri perché si trovava presenza di una situazione costituzionalmente fluida. La Costituzione è stata scritta quando prevaleva il modello proporzionale di partito. E non vi era l’elezione diretta del Presidente della Regione”.
Di fronte a queste novità cosa cambia?
“Le novità costituzionale della nuova legge elettorale per le regionali richiede un’interpretazione autentica del significato originario delle norme sulla consegna delle liste. Ai tempi del sistema proporzionale era del tutto normale che i partiti presentassero le liste e ottenessero dei seggi pari al numero dei voti ricevuti. E poi il Consiglio regionale avrebbe eletto un Presidente della Giunta. Queste sono state le regole vigenti per 45 anni. Oggi si può cambiare il sistema, scrivere una cosa diversa, ma si possono anche interpretare le norme costituzionali originali alla luce dei cambiamenti sopraggiunti. Napolitano ha colto con estrema precisione il rischio che si correva dicendo che il nuovo sistema rende autosufficiente la maggioranza parlamentare che elegge il presidente della Regione. Napolitano ha opposto il principio che anche una interpretazione nuova richiede la sua compresenza. Il Presidente ha scelto la strada dell’adeguamento delle forme costituzionali e non del suo sovvertimento. Oggi è impensabile che il candidato Presidente possa presentare il suo listino e non si possa discutere della presentazione di una lista collegata che lo sostiene”.

Napolitano ineccepibile

Intervista a Maurizio Gasparri
Voce Repubblicana dell'8 marzo
di Lanfranco Palazzolo

Il comportamento del Presidente della Repubblica sul decreto varato dal Governo è stato ineccepibile. Lo ha spiegato alla “Voce Repubblicana” il Presidente dei senatori del Popolo delle libertà Maurizio Gasparri.
Presidente Gasparri, cosa pensa delle polemiche sollevate dalle opposizioni su decreto salvaliste?
“Io credo che il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano sia stato molto chiaro nella sua lettera che è stata pubblicata in merito alle ragioni della firma al decreto che è stato approvato sulle liste. L’operato del Capo dello Stato è stato ineccepibile. Adesso si tratta di prendere atto del giudizio obiettivo e leale dato dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Adesso nessuno potrà criticare il Presidente della Repubblica. Tutti sanno perfettamente che il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha avuto una storia diversa da quella del centrodestra. E nessuno potrà accusarlo di aver voluto favorire una lista in particolare in vista delle prossime elezioni regionali. La più alta carica dello Stato ha motivato ad una cittadina su Internet, con tranquillità ed equità, il suo assenso al decreto che è stato varato dal governo venerdì sera”.
Le opposizioni però non hanno preso bene la decisione del Presidente della Repubblica. L’Italia dei Valori pensa addirittura all’impeachment contro il capo dello Stato. E’ preoccupato?
“Ritengo che quella assunta dal partito di Antonio Di Pietro sia una posizione che non esito a definire inaccettabile. Noi abbiamo il dovere di respingere questa posizione assunta dal partito dell’Idv contro il nostro Presidente della Repubblica. Questo comportamento testimonia la faziosità del comportamento di Antonio Di Pietro e del suo partito in merito alle vicende politiche di questi giorni. Noi condanniamo senza esitazioni questa posizione e questo atteggiamento che mira a colpire il nostro Presidente della Repubblica”.
Crede che dopo quello che è accaduto in queste settimane sia il caso di ripensare alla revisione sulla raccolta delle firme?
“Credo che a questo punto sia opportuno rivedere la normativa attuale perché la rappresentatività politica nasce anche dai risultati ottenuti dalle forze politiche nelle elezioni precedenti. Quindi credo che sia necessaria un’attenta valutazione della normativa vigente in materia di presentazione delle liste. A questo punto si impone una riflessione”.
Chi ci rimetterà di più da queste polemiche?
“Bisognerà vedere la reazione degli italiani. Mancano venti giorni al voto. Mi auguro che dopo questa vicenda si parli dei temi veri delle elezioni regionali. Se vogliono parlare di altro allora possiamo domandarci perché si è dimesso Marrazzo. Ma noi preferiamo il terreno del confronto politico vero. Il resto lo lasciamo alle opposizioni”.

domenica 7 marzo 2010


Il Decreto Salvaliste

La sentenza del Tar della Lombardia sulle liste


Giovanni De Pascalis candidato

E Stalin progettò l'invasione del Reich

Intervista a Stefano Fabei
Voce Repubblicana del 6 marzo 2010
di Lanfranco Palazzolo

Stalin era pronto ad invadere l’Europa, ma fu anticipato da Adolf Hitler. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” Stefano Fabei, autore di “Operazione Barbarossa”, (Mursia). Il libro riprende le rivelazioni storiche di uno studioso russo, Victor Suvorov, che qualche anno fa pubblicò per “Spirali” il saggio “Stalin, Hitler: la Rivoluzione bolscevica mondiale”.
Stefano Fabei, come è nata l’idea di Operazione Barbarossa?
“Il libro è nato per caso. Mi stavo occupando della partecipazione italiana alla guerra contro l’Unione sovietica (1941-1943). Avevo sentito la necessità di contestualizzare meglio l’aggressione della Germania nazista contro l’Urss, dopo che nel 1939 i due paesi avevano stabilito un patto di non aggressione. L’opera che m ha colpito di più è stata quella di Victor Suvorov, in cui si sosteneva che Stalin, fin dagli anni ’20, avesse preparato la guerra come necessaria per innescare una rivoluzione proletaria per la quale Hitler avrebbe svolto inconsapevolmente la funzione di nave ‘rompighiaccio’”.
Quale era la tesi di Suvorov?
“La sua tesi era che Hitler sarebbe stato una sorta di burattino nelle mani di Stalin, il cui progetto era l’invasione e l’occupazione dell’Europa. La tesi di Suvorov non era del tutto nuova perché già precedentemente, Andreas Hillgruber, nel suo saggio “La strategia militare di Hitler”, un bellissimo testo pubblicato da Rizzoli negli anni ’80, aveva ritenuto che sia Hitler che Staln stavano programmando un’aggressione ai danni dell’altro. Ho dovut documentarmi leggendo tutto quello che è stato pubblicato sull’argomento. Il mio saggio è nato per esigenze di studio propedeutiche ad un altro libro. Ho proposto questa idea all’editore Mursia. Fiorenza Mursia ha avuto l’idea di pubblicare questo mio saggio”.
Il progetto di Stalin era compatibile con la sua ideologia visto che il dittatore georgiano non sosteneva, come Trotzky, l’espansione mondiale del comunismo?
“Probabilmente è vera la tesi secondo la quale Stalin pensava, sin dagli anni ’20 ad una guerra di conquista verso occidente. L’interpretazione di Stalin era diversa da quelle internazionalista di Trotzky. Stalin era convinto che il modello sovietico alla lunga sarebbe stato messo in crisi. Molti hanno obiettato che Suvorov avesse pubblicato riviste delle forze armate e creato questa sua tesi, però se leggiamo altri autori che si sono occupati della guerra ad Oriente scopriamo che questa tesi viene tenuta nel conto delle ipotesi mancate nel corso della seconda guerra mondiale”.
Perché gli storici cancellano sempre il patto di non aggressione tra Urss e Germania Nazista?
“Il comunismo di Stalin è uscito vincitore della seconda guerra mondiale. Gli stessi sovietici fecero di tutto pur di non parlare di quel patto al processo di Norimberga”.

Grazie di esistere Presidente Napolitano


giovedì 4 marzo 2010

Ecco le nuove dinamiche del Pdl

Intervista a Pierluigi Castagnetti
di Lanfranco Palazzolo
Voce Repubblicana del 5 marzo 2010

Gli errori del Pdl sono il frutto delle nuove dinamiche del Pdl che è diventato un partito vero, le cui regole non sono ancora governate. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” l’onorevole Pierluigi Castagnetti del Partito democratico.
Onorevole Castagnetti, cosa pensa delle polemiche sulla mancata accettazione delle liste alle elezioni regionali che ha colpito il Popolo delle Liberta e i candidati presidenti alla Regione Lazio e Lombardia?
“Mi pare che ci siano problemi di natura politica in un partito che non riesce a reggere la prova dell’unità di front a passaggi importanti come sono questi. C’è un partito con un conflitto interno non governato. E questa la ragione fondamentale, a cui si aggiunge anche l’imperizia del ceto dirigente periferico. Credo che la ragione principale sia la prima. Questi sono gli effetti della situazione che ho descritto. Il rischio è che i problemi del Pdl si scarichino di fatto sulle istituzioni, che stanno rendendo incandescenti. La responsabilità di questa situazione è loro. Questa è una campagna elettorale nella quale non si riesce a discutere dei problemi che interessano i cittadini e che riguardano le varie realtà regionali, e che dobbiamo discutere di queste cose. Il tutto è abbastanza inquietante perché si inserisce in una fase di sbriciolamento del Paese. Il paese è attraversato da una crisi profondissima, che è stata negata fino a ieri”.
Crede che Berlusconi si sia fatto da parte in questa fase e che questa situazione abbia provocato qualche sbandamento?
“Intanto c’è un cambio della natura genetica del partito di maggioranza. Nel momento in cui sono passati al Popolo delle libertà, il partito è diventato un vero partito. Prima era un’associazione di fan intorno ad un leader. Adesso Berlusconi fa i conti con la dinamica di un partito vero. Prima aveva un soggetto nel quale Berlusconi si comportava come il capo di un’azienda. Adesso ci troviamo di fronte ad un partito con logiche di partecipazione vera. Queste regole devono essere riconosciute, rispettate e governate. Non c’è una struttura di comando, ma solo tre coordinatori appesi al centro e nella periferia. Non si ha la possibilità di conoscere dove questo partito esista e dove siano gi organi di questo partito”.
Pensa che il risultato delle regionali sarà falsato da questi errori tecnici del Pdl o pensa che sia giusto che gli errori debbano avere un prezzo?
“A me pare che l’Italia non è tutto il Lazio. L’incidete clamoroso è accaduto nel Lazio dove ci sono state le dinamiche più inquietanti. La candidatura della Polverini non era stata accettata da tutto il Pdl. Gli incidenti che abbiamo visto sono il frutto di un conflitto che è diventato più forte. Ora ci troviamo di fronte ad un momento decisivo. Queste polemiche spaventano gli elettori”.

Più funzionalità per le liste e le firme

Intervista a Giovanni Guzzetta
Voce Repubblicana del 4 marzo 2010
di Lanfranco Palazzolo

Il meccanismo per la presentazione delle liste dovrebbe essere più funzionale. Questa è l’opinione del costituzionalista Giuseppe Guzzetta dopo la mancata presentazione della Listino della Polverini.
Professor Guzzetta, cosa pensa del pasticcio delle liste alle elezioni regionali? Nel Lazio il Pdl è stato escluso. Anche il listino della Polverini corre qualche rischio.
“L’utilità di queste regole c’è. L’interesse che si vuole perseguire è che ci sia un’abilitazione civile sulle presentazione delle candidature. Io che ho raccolto 800mila firme per un referendum, pur riconoscendo la fatica che questo lavoro comporta, penso che queste regole siano un segno ineludibile di democrazia. A non funzionare è il sistema degli adempimenti. C’è un evidente problema legato ad una doppia criticità: la presentazione delle liste e la corretta raccolta delle firme per la presentazione delle candidature. Attualmente esiste l’obbligo di presentare le candidature per le liste con le firme per il sostegno alle liste. Questo tipo di sistema raddoppia i problemi per i partiti. Allora credo che la pista da seguire sia di presentare una lista. E poi, su quella lista, si raccolgono le sottoscrizioni per la lista e si presentano prima del voto”.
Che idea si è fatto sulle responsabilità degli errori?
“Credo che sia un dovere civico, proprio mentre i fatti sono in contestazione, affidarsi alle decisioni delle sedi giurisdizionali. Sono previste diverse sedi alle quali si può far ricorso. E contro le quali si può ulteriormente fare ricorso. Visto che il problema che si presenta è quello dell’accertamento dei fatti, penso che spetta ai giudici amministrativi chiarire tutto. Sul piano generale vedo che nei partiti ci sono pressioni contraddittorie tra le varie correnti interne. Ma queste sono valutazioni particolari che forse non è opportuno fare ora”.
Cosa pensa dell’appello fatto dal centrodestra al Presidente della Repubblica dopo l’esclusione della lista del Pdl?
“Mi è sembrata una soluzione inefficace. Penso che il Presidente della Repubblica non abbia alcun potere in questa materia. Se l’appello al capo dello Stato è stato fatto per segnalare che ci sono delle conseguenze politiche in queste vicende. Quello che decideranno i giudici avrà una ricaduta sul piano politico”.
Si ricorda un caso di fallimento di presentazione delle liste poi rientrato?
“Alle ultime elezioni regionali del 2005, quando la lista dell’onorevole Alesandra Mussolini venne esclusa e poi riammessa attraverso un provvedimento cautelare del Consiglio di Stato per ragioni legate all’autenticità delle sottoscrizioni”.
Ci sono casi che hanno riguardato i radicali?
“Nel 2005 ci fu un decreto mai convertito per posticipare di 48 la presentazione delle liste. Mi auguro che l’episodio non si ripeta”.

Il Capo dello Stato non c'entra nulla

Voce Repubblicana del 3 marzo 2010
Intervista ad Ileana Argentin
di Lanfranco Palazzolo

E’stato un errore per il Pdl rivolgersi al capo dello Stato dopo la mancata accettazione della lista del Pdl alle prossime elezioni regionali. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” la principale esponente della mozione Marino nel Lazio, l’onorevole Ileana Argentin del Pd.
Onorevole Argentin, cosa è successo all’interno del Partito democratico nel Lazio tra voi e il segretario regionale Mazzoli in merito alle candidature?
“Noi avevamo stabilito, insieme all’attuale segretario regionale del Pd, dei criteri per fare il listino e per fare le liste proporzionali nel Lazio. Non c’è stato il rispetto del criterio di pluralità, né il rispetto numerico delle mozioni. Noi siamo stati messi fuori dal listino e soprattutto siamo stati presi in giro. Altrimenti l’onorevole Laurelli, unica consigliere uscente che è rimasta fuori dalle liste, sarebbe stata spostata per tempo in una delle liste proporzionali. Non c’era stato nessun tipo di problema visto che il posto che ci hanno dato era dato per scontato. Noi abbiamo dato i nominativi a Mazzoli, ma evidentemente gli accordi erano altri. La nostra mozione non è stata tenuta presente. Quando non si ha più fiducia negli organi dirigenti è chiaro che noi usciamo fuori da ogni incarico che abbiamo nell’esecutivo perché non vogliamo essere complici di un metodo politico che certo non ci appartiene”.
Crede che Mazzoli abbia trovato un accordo con i sostenitori dell’area Franceschini?
“No, credo che se la siano suonata e cantata in casa. Credo che l’accordo sia stato fatto con il coordinatore della campagna elettorale della Bonino Riccardo Milana. Ho sempre rispettato il lavoro di chiunque, ma non tollero l’incapacità di gestire i propri ruoli. Se Mazzoli aveva delle difficoltà doveva farle presenti. In quel caso avremmo fatto delle scelte diverse”.
Quali sono le ragioni che hanno portato Mazzoli a tagliare fuori la candidatura della vostra mozione?
“Non credo che Mazzoli ci abbia tagliato fuori. Sono convinta che sia stato incapace di gestire questa fase. Farsi sfuggire una situazione che era stata predeterminata. Ho seguito tutte le riunioni. Tutti erano d’accordo. E all’ultimo è saltato tutto”.
Come ha trovato la richiesta del Pdl di rivolgersi al capo dello Stato per la presentazione della loro lista?
“Quella del Popolo delle libertà è stata una mossa dettata dalla disperazione. Non vedo altra alternativa alla disperazione. Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano non ha competenze in materia. Quello che è successo al Pdl è una conseguenza della loro boriosità. Ancora una volta pensavano di cambiare tutto fino all’ultimo. Ecco come si trovano oggi. Mi auguro che tutto rientri quanto prima. Mi dispiacerebbe che un partito forte come il Pdl non ci sia. Alle prossime elezioni regionali”.

martedì 2 marzo 2010

Quando Hitler anticipò l'Armata rossa

Il Clandestino del 2 marzo 2010
di Lanfranco Palazzolo

L’operazione mancata del compagno Stalin. Riscrivere la storia non è un impresa semplice per nessuno. Molti storici tentano di farlo attraverso l’utilizzo della propaganda o per asservire qualche tesi precostituita. Stefano Fabei non fa certo parte di questa schiera. Il giovane autore ha recentemente pubblicato con Mursia “Operazione Barbarossa”, saggio con il quale ha dimostrato come Stalin avesse preparato per il 1941 un progetto simile a quello progettato da Adolf Hitler nell’Operazione Barbarossa, attuata il 22 giugno del 1941. Il pregio del lavoro di Fabei è che lo storico non ha certo consultato fonti segretissime oppure ha trovato qualche testimone dimenticato. L’autore di “Operazione Barbarossa” non ha fatto altro che leggere il saggio di Victor Suvorov dal titolo “Stalin, Hitler: la Rivoluzione bolscevica mondiale” e leggere centinaia di fonti. In questa opera, l’autore russo spiega che l’idea di invadere l’Europa fosse stata messa in cantiere da Stalin fin dagli anni ’20. Suvorov mise in evidenza come Stalin era stato abilissimo ad apparire agli occhi dell’Occidente come una vittima di Adolf Hitler dopo aver stipulato con il nazismo, nel 1939, un patto di non aggressione grazie al quale l’Urss si sarebbe impossessata dei paesi baltici e di parte della Polonia. Suvorov era convinto che l’invasione nazista dell’Urss fosse stato l’estremo tentativo da parte di Hitler di evitare l’invasione stalinista dell’Europa orientale. L’autore di “Stalin, Hitler: la Rivoluzione bolscevica mondiale” era convinto che Stalin avesse fissato la data dell’invasione dell’Europa nella data del 6 luglio del 1941. L’incapacità dei Sovietici di difendersi dagli attacchi delle truppe naziste era dovuto al fatto che l’Armata Rossa aveva preparato una guerra offensiva invece di una guerra di offesa. Altre fonti hanno citato la volontà di Stalin di attaccare la Germania fin dal 15 maggio del 1941. Questa almeno era la tesi del maresciallo Zhukov, l’uomo che avrebbe conquistato Berlino nel 1945. Lo storico Costantin Pleshakov invece era convinto che il progetto di invasione della Germania fosse stato studiato per il 1942. Oggi non possiamo dire con certezza se Stalin aveva in mente di realizzare davvero questo attacco. Alcuni testimoni raccontano che il 5 maggio del 1941, parlando ad alcune migliaia di ufficiali dell’Armata Rossa, Stalin in persona disse: “Il nostro piano di guerra è pronto: abbiamo costruito gli aeroporti le piste di atterraggio. E gli aerei di prima linea sono sulle basi avanzate”. L’Unione sovietica era pronta a mettere in atto un piano del genere perché la logica delle due ideologie probabilmente era destinata a scontrarsi. Il piano del dittatore georgiano contro la Germania e il resto dell’Europa affondava le sue radici in Lenin, ma soprattutto in Marx, per il quale la rivoluzione marxista non poteva che essere mondiale. E lo stesso Stalin riteneva indispensabile la diffusione del comunismo in tutto il mondo. E Hitler lo avrebbe “aiutato”…