martedì 16 marzo 2010

Olof e quel partito italiano di destra

Voce Repubblicana del 16 marzo 2010
Intervista a Monica Quirico
di Lanfranco Palazzolo

Il leader socialdemocratico Olof Palme guardava con attenzione allo sviluppo dell'Eurocomunismo negli anni '70, ma riteneva che il Pci attuasse una politica di destra rispetto a quella dei socialdemocratici svedesi. Lo ha spiegato alla “Voce” la professoressa Monica Quirico, curatrice del libro”Olof Palme e il socialismo democratico”, pubblicato da Editori Riuniti University press.
Professoressa Quirico, come è nata l'idea di raccogliere gli scritti di Olof Palme?
“L'idea di questa raccolta di discorsi è nata in concomitanza con l'uscita del libro di Aldo Garzia dal titolo 'Olof Palme, vita e assassinio di un socialista europeo”. Con l'uscita di quel libro ho scoperto che non erano state pubblicate biografie di Olof Palme, ma che non erano nemmeno disponibili in italiano i discorsi e gli scritti dello statista svedese, se non il carteggio con Willy Brandt e Bruno Kreisky. Era una grave lacuna”.
Perchè questa lacuna?
“Credo che questa mancanza sia dovuta alla debolezza dell'idea socialdemocratica in Italia. Questo limite è legato alla forza politica del Partito comunista italiano tra le forze di opposizione. E quando il Pci è diventato qualcosa di diverso dal vecchio partito comunista non è stata presa in considerazione l'opzione socialdemocratica”.
Perchè nel libro ha sentito la necessità di sgombrare il campo sui luoghi comuni su Olof Palme?
“Si è sempre cercato di concentrare l'attenzione sull'omicidio di Olof Palme perché si è trattato di un giallo irrisolto. Poi si parla sempre del ruolo internazionalista di Palme e dei suoi rapporti con i paesi del Terzo Mondo. Ma mancava una seria riflessione su Palme come politico riformatore. L'attenzione su Palme si è concentrata sulle illazioni che lo hanno riguardato che lo volevano al servizio del Kgb o dei servizi segreti americani. Non mi era mai capitato di incontrare un politico che si era attirato giudizi così radicalmente contrapposti”.
Quali innovazioni ha portato la figura di Olof Palme rispetto alla tradizione della tradizione di Tage Erlander?
“Palme è un prosecutore della tradizione socialdemocratica. Penso al circolo virtuoso tra crescita economica e sicurezza sociale. Palme assume in pieno questo progresso e cerca di adattarlo alle nuove sfide degli anni '60 e '70. Ma si tratta di una discontinuità relativa. Il suo merito è stato quello di trovare un rapporto con i movimenti della nuova sinistra come l'ambientalismo, il movimento operaio e il femminismo”.
Cosa pensava Palme del comunismo italiano?
“Nel mio libro ho citato un passo di un'intervista del 1977 di Olof Palme in cui Palme parla dell'Eurocomunismo come di un esperimento al quale guardare con grande attenzione. Ma riteneva che il Pci che 'per la sua politica di 'legge e ordine' direi che sono più a destra di noi'”.

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