venerdì 30 aprile 2010

Ecco perchè ho lasciato il Pd

Intervista a Luciana Sbarbati
Voce Repubblicana del 30 aprile 2010
di Lanfranco Palazzolo

E’ giunto il momento di ricomporre la diaspora repubblicana. E lo faremo con Francesco Nucara, con il quale ho un’ottima intesa politica, in un congresso comune per temi. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” l’onorevole Luciana Sbarbati, leader del Movimento dei Repubblicani europei.
Onorevole Sbarbati, perché ha deciso di lasciare il gruppo parlamentare del Partito democratico?
“La mia scelta è stata votata all’unanimità dagli organi del Movimento dei Repubblicani europei, che ha riunito la Direzione nazionale e il Consiglio nazionale. Questa scelta non modifica la posizione di schieramento del Mre, che resta quella di una ferma opposizione nei confronti di questo governo e di ciò che produce. Il problema della nostra presenza nel Pd non è nato oggi. Il Partito democratico è nato solo con due soci fondatori rispetto al lavoro che era stato fatto nel passaggio dall’Ulivo al Pd. La componente socialista, laica e repubblicana è stata espulsa dall’atto fondativo del Partito democratico. Nonostante i tentativi ripetuti da parte dei dirigenti del Pd (Veltroni, Franceschini, Bersani), non si è mai arrivati alla precisa volontà di includere il Movimento Repubblicano come soggetto fondante di questo partito. Il Pd doveva essere plurale, inclusivo, sintesi delle migliori culture del ‘900 che si erano combattute, ma oggi dovevano dare una svolta alla politica italiana. E indicare la vera alternativa. Questa è stata una lezione molto sofferta, che ha richiesto un grande tempo di elaborazione. Ma i risultati nei confronti dell’area laica non si sono mai visti. La nostra decisione di uscire dal Pd è stata pienamente condivisa allo scopo di non mortificare la nostra dignità. Il Pd non ha mai apprezzato la cultura repubblicana”.
Quando ha capito che il Pd aveva fallito nel darsi una cultura liberaldemocratica?
“L’atto che ci ha portato a questa scelta è stato l’atto con cui Walter Veltroni ha fatto un patto con Silvio Berlusconi per introdurre lo sbarramento del 4 per cento alla legge elettorale per le europee. Questo atto era stato preceduto dalla modifica della legge elettorale per le elezioni politiche, in cui il centrosinistra ha fatto finta di subire l’iniziativa del centrodestra. In realtà, in quella occasione era stato fatto un accordo che andava bene per entrambe le parti politiche. Questo bipolarismo si è trasformato in un bipartitismo di fatto, composto da due realtà politiche che non sono affatto due partiti. Infatti, questi due grandi soggetti politici non hanno un progetto di alternativa politica. Questi due partiti mancano di quella progettualità laica e liberale che sono elementi fondanti di una forza politica moderna. Ecco perché oggi è necessario realizzare – come avevo già detto in occasione del congresso dello scorso anno – ad una ‘terza via’ della politica italiana in un soggetto liberaldemocratico. Credo che la volontà del Pd e del Pdl di sbarazzarsi di tutti i partiti ‘minori’ ha finito solo per creare un fondamentalismo politico che impedisce il dialogo tra maggioranza ed opposizione. Questa azione ha ucciso le aree politiche di riferimento dei partiti storici. Ecco perché si è affermata un’ideologia orfana di quelle tradizioni politiche. Queste idee sono oggi alla ricerca della collocazione migliore. Credo che bisogna tornare a lottare per le proprie idee, per i propri valori politici”.
Come si materializza questa battaglia?
“Ricomponendo la diaspora repubblicana in un unico partito che ritrovi la ragione profonda dello stare insieme, in un progetto che salvaguardi la democrazia e i suoi valori fondanti, che oggi sono messi in serio pericolo”.
Perché ha scelto il gruppo parlamentare dell’Unione di centro?
“Al Senato ci sono due gruppi misti, di fatto: nel primo troviamo l’Mpa di Raffaele Lombardo e l’Api di Rutelli e alcuni fuoriusciti dall’Italia dei valori; nell’altro c’è l’Udc, la Svp, “io Sud” e le Autonomie. Il gruppo mi ha permesso di aggiungere la denominazione del Movimento dei Repubblicani europei. Questo passo è stato fondamentale per la mia scelta”.
Perché non ha scelto il gruppo con i rutelliani?
“Avevo fatto la scelta liberaldemocratica ancora prima di Francesco Rutelli. Ci sono anche altre motivazioni profonde che mi hanno impedito di fare questa scelta per un percorso politico comune. Credo che Rutelli sia stato uno dei leader che ha avuto l’atteggiamento più negativo nei confronti del mondo repubblicano. Nel gruppo dell’Udc ho ritrovato la soggettività del Mre”.
Quali sono i tempi che il suo Movimento si è dato per ricomporre la diaspora repubblicana?
“Sono convinta che questo obiettivo sia possibile. Tra me e Francesco Nucara c’è un’ampia intesa politica sull’obiettivo da raggiungere, che è la ricomposizione di questa diaspora. Il nostro scopo non deve essere quello di far confluire l’Mre nel Pri o viceversa, ma di riunire tutti i repubblicani nella loro comune identità culturale e politica. Faremo questa scelta in un congresso comune che faremo per temi al fine di trovare delle risposte ai gravi problemi della società italiana, per riunificare la famiglia repubblicana. E per dare un senso alla nostra battaglia politica. E poi faremo un percorso comune con chi rispetta le nostre idee, con chi le valorizza e considera i nostri obiettivi essenziali”.

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