venerdì 28 maggio 2010

Una riforma importante per la Guardia di Finanza

Intervista al senatore Luigi Ramponi
Voce Repubblicana del 28 maggio 2010
di Lanfranco Palazzolo

La riforma della nomina del Comandante generale della Guardia di Finanza è positiva. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il senatore Luigi Ramponi del Popolo delle Libertà.
Senatore Ramponi, quali sono le sue valutazioni sulla riforma dei criteri di nomina del Comandante generale della Guardia di Finanza, che sarà una nomina “interna” al corpo?
“Quando ho preso la parola in Commissione Difesa e Finanze per discutere di questo ddl ho detto 'walcome on board' ('ben arrivati'). In passato avevo proposto un disegno di legge che proponeva di seguire la stessa strada percorsa per la nomina del Comandante dell'arma dei Carabinieri. Purtroppo non sono riuscito a far mettere questo provvedimento all'ordine del giorno dei lavori del Parlamento. Alla fine è intervenuto il Governo che ha cercato di far passare questa modifica ai criteri di nomina del generale della Gdf. Ma alla Camera non hanno permesso l'iniziativa del Governo e si è scelto di far passare questa legge con un ddl parlamentare. E' stata una decisione giusta. Finalmente ci siamo decisi anche se in ritardo”.
Adesso come verrà nominato il Comandante generale della Gdf?
“E' il Governo che dovrà attingere, per la nomina del Comandante della Guardia di Finanza, ad un uomo del corpo che dipende dal ministero delle Finanze. E non – come è stato finora – dagli uomini dell'esercito”.
Possiamo considerare questa riforma come una piccola 'rivoluzione'?
“Ritengo che non sia una novità perché sia i Carabinieri che la Guardia di Finanza, all'origine, sono stati comandati per lungo tempo da ufficiali provenienti dai Carabinieri e dalla Guardia di Finanza. Quando ho presentato il mio disegno di legge ho riflettuto parecchio perché ho sempre avuto un grande rispetto per coloro che ci hanno preceduto. E chi ci ha preceduto – per evitare che ci fosse qualche problema – aveva pensato che fosse meglio nominare un Comandante che venisse dall'esercito. Io stesso sono stato Comandante della Guardia di Finanza (1989-1991). Avevo presentato un disegno di legge su questo argomento perché, avendo riconosciuto la possibilità di eleggere un comandante dei Carabinieri ad un uomo del corpo stesso era prevedibile pensare alla medesima riforma anche per la Guardia di Finanza. Al di la dei criteri, credo che la nomina di un Comandante della Gdf sia una questione di uomini, come in tutte le cose che riguardano le cose del mondo. E non si tratta di altro”.
Non sarebbe stato meglio pensare ad un riforma complessiva dei criteri delle nomine per i Carabinieri e della Gdf, invece di fare queste leggi a 'singhiozzo'?
“Lei ha ragione a sottolineare questo aspetto. La ragione che mi aveva spinto a presentare un ddl su questa materia era stata proprio la modifica che era stata fatta per i vertici dei Carabinieri”.

Non toccate gli stipendi delle forze armate e della polizia

Intervista ad Achille Serra
Voce Repubblicana del 28 maggio 2010
di Lanfranco Palazzolo

Con i tagli annunciati, il governo ha contraddetto la politica che aveva fatto vincere il centrodestra alle ultime elezioni politiche. Lo ha spiegato alla “Voce Repubblicana” il senatore Achille Serra del Partito democratico.
Senatore Serra, cosa pensa di questa manovra del Governo Berlusconi?
“In questa manovra sono previsti ulteriori tagli per le forze dell’ordine. Non so in che misura avverranno questi tagli perché le cose ce si dicono sulla manovra sono tante. Ad oggi non saprei determinare la misura di questi tagli. Sono molto preoccupato perché questi tagli si vanno ad aggiungere ai tagli fatti alle forze dell’ordine e alla Difesa. Allora il Partito democratico fu molto duro su questo argomento. In una maggioranza che ha vinto le elezioni quasi esclusivamente speculando su alcuni episodi di cronaca e seminando il terrore. La maggioranza ha messo mano a provvedimenti che non sono mai stati di fatto realizzati. Tutti si chiedono che fine abbiano fatto le cosiddette ronde. Oggi ci troviamo di fronte a gravi emergenze come quelle relative alla condizione delle carceri italiane che hanno un numero di detenuti superiore alla capacità di contenimento dei nostri istituti di pena. La Lega ha voluto ed ottenuto l’arresto in flagranza per i clandestini e il processo per direttissima agli immigrati che non hanno il diritto di stare nel nostro paese. E lo ha fatto proprio ora che le carceri italiane stanno ‘scoppiando’. La scelta che ha fatto il governo è stata quella di fare dei tagli mettendo tutti i ministeri sullo stesso piano. Questo è un errore”.
Sarebbe un errore fare questi tagli ad un settore, come quello dell’ordine pubblico, dove si stanno ottenendo buoni risultati?
“Al di la degli arresti per mafia pubblicizzati da certa stampa posso dire che gli arresti non hanno alcun colore politico. E credo che nessuno si debba appropriare di questi successi. Mi sembra che dare il segnale del taglio alle forze dell’ordine non è un dato di buona salute del governo. Per fare una valutazione complessiva della situazione basta pensare anche alle norme sulle intercettazioni, che questo governo sta cercando di introdurre che certo non sono un aiuto alle forze dell’ordine”.
Cosa avrebbe fatto al posto del ministro dell’Economia Giulio Tremonti? Avrebbe praticato gli stessi tagli?
“Non avrei mai fatto tagli alle politiche per la salute, all’università e alle forze di polizia. Se il centrodestra farà questi tagli sarà un bel problema per molti cittadini. Ecco perché avrei fatto molti tagli senza toccare questi tre settori”.
Pensa che verrà posta la fiducia sulla manovra?
“Penso che l’8 giugno verrà posta la fiducia sul provvedimento. Avremmo gradito ascoltare il ministro dell’Interno in aula per sapere cosa pensa di questi tagli”.

giovedì 27 maggio 2010

Un'integrazione lasciata a metà

Intervista a Paolo Guerrieri
Voce Repubblicana del 27 maggio 2010
di Lanfranco Palazzolo

E’ stato un grave errore politico lasciare l’integrazione monetaria europea solo a metà. E in questi giorni lo stiamo vedendo. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il professor Paolo Guerrieri Professore ordinario di Economia alla ‘Sapienza’ Università di Roma. Lo studioso è autore e curatore di numerosi libri e articoli pubblicati in riviste italiane e estere, sui temi del commercio internazionale e della politica commerciale. Tra questi vi segnaliamo “L’Economia Europea”, edito con “Il Mulino”.
Professor Guerrieri, cosa sta succedendo all’Euro? La moneta europea terrà agli scossoni di queste settimane?
“La crisi europea deve essere letta alla luce dell’andamento generale dell’economia mondiale e dei paesi più sviluppati, i quali hanno speso molto per sostenere le proprie economie in crisi. I paesi più forti hanno aumentato quelli che si chiamano i ‘debiti sovrani’ di tutti: il Giappone, l’Europa e gli Stati Uniti”.
Ecco, allora perché la crisi ha colpito solo l’Europa in questa fase?
“Perché è intervenuto il caso della Grecia, che è un caso relativamente particolare perché perchè questo paese ha condotto una politica economica dissennata in questi anni, arrivando anche a falsificare i propri dati di bilancio. Ecco perché in questo caso particolare c’è anche un aspetto generale. La crisi della Grecia ha colto l’Europa in mezzo al guado. Nel senso che ha colto l’Europa in una posizione di forte fragilità perché l’integrazione monetaria europea è stata un’iniziativa che è stata lasciata solo a metà. La nascita dell’euro ha fatto nascere una moneta unica europea, una banca centrale, ma ha lasciato irrisolto il problema delle politiche fiscali dei paesi che ne fanno parte e soprattutto di istituzioni politiche in grado di difendere la moneta europea. L’indebitamento dei paesi dell’Unione europea è molto cresciuto. L’indebitamento di questi mesi espone tutti i paesi europei al rischio della reazione dei mercati”.
Come si sono comportati i paesi dell’Unione europea?
“Credo che abbiano sottostimato la crisi della Grecia, dell’area monetaria. Questi ritardi e questa inconcludenza ha portato ad ingigantire la crisi e la dimensione che questa poteva assumere. A questo punto la crisi richiede un enorme ammontare di risorse per far fronte alla situazione che si è creata: 750 miliardi di euro e nuove disposizioni alla Banca centrale europea comprando i titoli del debito nel mercato secondario. Ecco come siamo arrivati alla crisi”.
Cosa pensa del comportamento complessivo della Germania nella crisi?
“Il mio giudizio è che la Germania ha contribuito ai ritardi europei. La Merkel non ha brillato nella conduzioni nella crisi. Il risultato di tutto questo ha dato l’impressione di un’Europa indecisa, che non è stata in grado di gestire la crisi in corso”.

mercoledì 26 maggio 2010

Tutti i tagli di spesa immaginabili

Voce Repubblicana del 26 maggio 2010
Intervista a Roberto Pinza
di Lanfranco Palazzolo

Se fossi al Governo farei tutti i tagli immaginabili. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” l’ex Viceministro dell’Economia del Governo Prodi Roberto Pinza.
Onorevole Pinza, cosa pensa della Finanziaria della Germania valutata sui 10 miliardi di euro?
“Questo è il frutto di un accordo raggiunto a livello europeo di effettuare degli interventi per rafforzare la stabilità del sistema economico e finanziario. Lo stiamo facendo anche noi. Anche paesi che hanno le finanze a posto come la Germania hanno voluto dare un grande segnale di stabilità perché il loro timore è che gli operatori internazionali fiutino una debolezza di sistema e quindi possano attaccare la moneta. Tutti i paesi stanno cercando di rafforzare la moneta europea con queste misure”.
Come ha trovato il comportamento complessivo della Germania dopo il varo del salvataggio dell’Euro dopo la crisi greca?
“Per quello che posso comprendere, la Germania è dominata da due sentimenti: la Germania non si vuole preoccupare di stati che non capiscono come deve essere gestita la finanza pubblica; i tedeschi accettano di andare avanti a patto che ognuno faccia, in base alle proprie capacità, la sua parte nella lotta contro la crisi. Ma c’è un’altra valutazione da fare su quello che sta succedendo. Oggi siamo tornati a circa 30 anni fa: la Germania è il punto di sostegno dell’Unione europea. Questo paese ha un asse preferenziale con la Francia, la quale ha a sua volta una gestione oculata della sua situazione. I paesi che vivono la crisi più pesante sono la Spagna, l’Italia, la Grecia e il Portogallo, che hanno fatto un vistoso salto indietro”.
Come giudica la decisione tedesca di proibire le vendite allo scoperto su alcuni titoli nascondeva questo messaggio?
“La Germania ha sempre avvertito più degli altri il problema della stabilità. Questa è una costante politica della sua storia. E sta lavorando molto duramente per la difesa della moneta. L’intervento sulle vendite a termine è determinato da questa volontà. Da questo punto di vista la politica della Germania è analoga a quella degli Stati Uniti. Non a caso si è creato un asse Obama-Merkel. Questo non sta accadendo in Gran Bretagna, dove la politica si è schierata in difesa del sistema finanziario. Di fronte a tutto questo c’è il silenzio dei paesi mediterranei”.
A quale priorità darebbe spazio in un momento politico come questo se dovesse fare la manovra?
“Non sono al Governo e non conosco bene i conti. Ma farei tutti i tagli immaginabili sapendo che questo servirebbe a tenere viva l’economia. E per mantenere vitale l’economia è necessario mantenere le esportazioni, tagliare le imposte sui salari bassi. In Giappone non lo hanno fatto e hanno avuto 11 anni di crisi. E poi verificare le condizioni affinché questo sia sufficiente”.

martedì 25 maggio 2010

Crisi economica: la Merkel si mette a fare la benzinaia per arrotondare lo stipendio

Alessandra Mussolini e "One million dollar man"

Barbato Show

Benvenuti al nuovo appuntamento con il Barbato Show. Una delle chicche di questo blog che vi garantisce ogni settimana risate a crepapelle. Buine risate.

Napolitano e quella domanda di Edoardo Agnelli nel 1978 a Princeton

La visita di Giorgio Napolitano negli Stati Uniti, tra il 4 e il 19 aprile, fu accolta con una certa curiosità nel 1978. A Princeton, il nostro attuale Presidente della Repubblica incontrò uno studente che gli pose una domanda circa una contraddizione che aveva rilevato nel discorso di Napolitano in relazione alla dottrina marxista. Si tratta di Edoardo Agnelli. Ecco come venne riportata quel breve confronto su l'Unità del 7 aprile del 1978.

La Busi sarà una nuova candidata del Partito Rai della sinistra

Intervista a Giorgio Lainati
di Lanfranco Palazzolo
Voce Repubblicana del 25 maggio 2010

Credo che il polverone creato sulla conduttrice del tg1 Maria Luisa Busi sia il preludio per un percorso simile a quello di David Sassoli e di Lilli Gruber in politica. Lo ha spiegato alla “Voce” il vicepresidente della Commissione di Vigilanza sulla Rai Tv Giorgio Lainati.
Onorevole Lainati, Michele Santoro ha fatto sapere che resterà ad “Annozero”. Valeva la pena spendere 10 milioni per lui?
“Sono ormai anni che Santoro si pone, a differenza degli altri giornalisti, come un soggetto politico autonomo, in grado di avere una gestione privatistica, personale e soggettiva con la televisione pubblica. Mentre gli altri conduttori hanno una visione più plurale, Santoro si pone come giornalista-partito. Quando Santoro intrattiene rapporti con i vertici aziendali, ha un atteggiamento che non ha riscontro in altre figure della storia della televisione pubblica”.
Alcuni sociologi ed esperti di immagine hanno detto che Santoro totalizzerebbe il 5% come partito politico.
“Il partito Santoro – e su questo è necessario fare dei distinguo – vale, ma è già incorporato in altri soggetti politici: in particolare nei dipiestristi, nei grillini e, in parte, nel Pd. I militanti del Partito Santoro – proprio perché sono militanti – non pensano al Partito Santoro. Tant’è che si sono precipitati in massa a votare su indicazione di Santoro il magistrato De Magistris come espressione del programma Annozero e del partito Santoro. Infatti, De Magistris è stato ospite quattro volte in quella trasmissione per poi raccogliere 400mila voti alle europee. Il fenomeno deve essere seguito con attenzione, ma non deve essere né sopravvalutato, né sottovalutato. Santoro è uno che aizza, fomenta. I fomentati hanno votato già per il partito di Santoro, che è nelle liste con dei suoi referenti. Quel 5% di cui si parla è già presente negli altri partiti”.
In questi giorni si parla anche del dramma giornalistico di Maria Luisa Busi. Perché queste vicende di questa giornalista si trasformano in un dramma politico e alla conduzione del Tg1 ci sono sempre le stesse facce?
“Questo è il sistema della controinformazione che c’è in Italia. I mezzi di informazione fanno passare la Busi come la vittima di un regime che per fortuna è inesistente. Questo è il conformismo che impedisce il turn-over alla guida del tg1. E alla fine si inventano questi personaggi. Tutti si dovrebbero chiedere perché David Sassoli e Lilli Gruber sono stati eletti al Parlamento europeo con un partito di sinistra. Lo stesso Santoro è stato eletto al Parlamento europeo senza lasciare un ricordo delle sue iniziative politiche. Questo comportamento avrà pure una sua motivazione politica. Credo che con il polverone creato per Maria Luisa Busi si stia preparando il medesimo terreno politico per la conduttrice del tg1”.

sabato 22 maggio 2010

Berlino non è più Berlino

L'ultima intervista di Edoardo Sanguineti
Voce Repubblicana del 22 maggio 2010
di Lanfranco Palazzolo

“Berlino non è più Berlino”. Lo scorso 23 aprile avevamo intervistato Edoardo Sanguineti. L’idea di quella intervista era di occuparci di Berlino e del suo futuro prendendo come spunto la pubblicazione di un libro dal titolo “Cento poesie dalla Ddr”, edito da ISBN. Il volume era stato pubblicato qualche mese fa con uno scritto del critico e poeta scomparso questa settimana. Il libro è curato da Christoph Buchwald e Klaus Waghenbach. La singolarità di questa raccolta è quella di riunire insieme le poesie dei poeti meno apprezzati dal regime comunista e quelli allineati. Lo stesso Sanguineti aveva conosciuto bene Berlino nel 1971 perché vi aveva risieduto per sei mesi nel 1971, poco prima della scomparsa del padre. Ecco quello che ci ha detto in questa intervista.
Edoardo Sanguineti, lei ha vissuto a Berlino per alcuni mesi. Come era nata quella esperienza? La Germania dell’Est era considerato il “paese della lettura” perché la cultura era molto seguita in quel paese. Che ricordo ha di quella sua esperienza e della cultura tedesca di quel periodo?
“A quell’epoca, Berlino Ovest ospitava, per decisione del Senato e con l’approvazione degli Stati Uniti, ospitava artisti di ogni specie. A questi artisti veniva assegnata una casa Non c’era nessun obbligo di alcun genere. Chi voleva utilizzare la vita culturale della città poteva farlo liberamente. Questa opportunità aveva un vantaggio supplementare. Chi aveva un passaporto straniero aveva maggiori possibilità di visitare Berlino Est. Aprofittai di quell’occasione per vedere tanti spettacoli del Berliner ensemble, le opere di Bertold Brecht, opere, concerti. I musei più importanti della città erano proprio nella zona Est di Berlino. Quindi era possibile un confronto tra l’una e l’altra Berlino”.
Da questo confronto quali conclusioni ha tratto?
“Era molto evidente che nella parte Est la vita era certamente più dura perché le condizioni di vita erano molto più rigide, difficili. Anche pagando in dollari non era facile trovare una buona cena o altro. Però ricordo che c’era una vita culturale ed una speranza molto forte. Recentemente ho letto sui giornali italiani una notizia su ciò che pensassero i tedeschi della Germania riunificata del Muro di Berlino. La fonte di questa inchiesta era il ‘Bild’, un giornale assolutamente insospettabile di amicizia verso i comunisti. Da quell’inchiesta era emersa la nostalgia dei tedeschi per la ‘beata età del Muro’. ‘Beata’ nel senso che c’era una sicurezza esistenziale che dopo la caduta del Muro – anche a causa del trionfo della speculazione edilizia dopo il 1989 – aveva cambiato il volto di quella città. C’erano delle zone di Berlino Est che erano abitate da artisti, da scrittori che praticamente non avevano spese. Quella sicurezza esistenziale di cui parlo veniva fortemente rimpianta”.
E’ tornato a Berlino Est dopo la caduta del Muro?
“Sì, ci sono stato. E la mia impressione è stata sfavorevole. In quella parte della città che conoscevo è stata attuata una vera e propria rapina. Furono buttati giù degli edifici che appartenevano a dei proletari. I prezzi delle case erano altissimi. Ed oggi non c’è più nessuna sicurezza. Berlino non è più Berlino. Ricordo che la prima volta che andai a Berlino si viaggiava su aerei americani con sportelli abbastanza terrificanti che potevano essere aperti da chiunque. La zona di Berlino Est aveva conservato il suo stile tradizionale. Ricordo che in quei mesi scrissi anche delle poesie”.
Che idea si erano fatti i tedeschi dell’Est dell’Occidente?
“Il mondo era visto dalla televisione, che raccontava le meraviglie dell’Occidente. A Berlino accadde quello che era accaduto in altri paesi dell’Est che avevano imparato a conoscere paesi come l’Italia. Molti di loro erano convinti di trovare in occidente il paese di Cuccagna e avrebbero trovato il cielo sopra la terra. E poi – un po’ alla volta - si accorsero che non era così. La verità delle cose, per fortuna, non sempre, con la durezza dell’esistere trionfa di molte favole”.
Nel libro di Wagenbach e di Buchwald vengono mischiate le poesie dei dissidenti da quelle dei poeti allineati al regime. Come ha trovato la scelta dei due curatori tedeschi?
“Mi pare molto corretto il fatto che il libro spieghi come le posizioni espresse nella cultura erano allora molto meno omogenee e coatte, anche, di quanto potesse apparire. Ci fu la famosa risposta di Bertold Brecht quando ci fu la famosa sommossa di Berlino nel 1953. Una delegazione di operai che era in rivolta contro il regime si recò dal poeta per chiedergli il suo sostengo e la sua presenza. Il poeta gli diede una risposta molto cinica: ‘Non posso. Sono impegnato nelle prove. Ho altro da fare’. Era una risposta molto brechtiana, cinica, ma anche molto realistica. Brecht non ha mai vissuto di illusioni. E’ stato un uomo molto astuto ed esprimeva qualcosa che negli intellettuali era molto forte. Ad esempio, in queste 100 poesie selezionate con grande abilità da Buchwald e da Wagenbach, editore che ho conosciuto personalmente, non sono state scelte le poesie migliori, le più belle, ma quelle più significative che rappresentassero le possibilità di quell’epoca”.
Quale tipo di rappresentazione ci hanno consegnato queste poesie?
“Il quadro che viene fuori è molto più complesso di quello che si crede. Troviamo le poesie di coloro che si rifiutarono di fuggire dalla Germania per disillusione, di coloro che invece fuggirono seguendo l’illusione dell’Occidente. Ma anche quelle di coloro che erano fuggiti dall’Ovest all’Est volontariamente perché condividevano l’idea che la riunificazione con l’Ovest fosse una vetrina ingannevole, finanziata in maniera ingannevole e pubblicitaria. E che in quella realtà si respirava davvero un sentimento antinazista. Quella realtà veniva considerata la zona d’Europa dove si riteneva che il nazismo non sarebbe mai più ritornato. Poi la storia fa quello che fa, naturalmente. Ma questa idea di documentare una situazione reale, di cogliere gli aspetti che noi abbiamo sottovalutato mi è parso molto importante e significativo”.

Il danno tedesco

Intervista a Fabrizio Coricelli
Voce Repubblicana del 22 maggio 2010
di Lanfranco Palazzolo
(A destra Fabrizio Coricelli mentre tiene una lezione)

La scelta della Germania sulle vendite allo scoperto è stata un danno. Quella misura andava concordata a livello europeo. Lo ha detto alla “Voce” Fabrizio Coricelli, Professore ordinario di Politica Economica all’Università di Siena. Lo studioso ha lavorato alla Commissione Ue, al Fondo Monetario e alla Banca Mondiale.
Professor Coricelli, cosa pensa dell’atteggiamento assunto dalla Germania, che ha proibito le vendite allo scoperto su alcuni titoli?
“La scelta della Germania è stato un danno. Indipendentemente dalla giustezza della misura presa in questa circostanza, prendere un provvedimento di questo genere contro la speculazione sui titoli pubblici è stato un danno perché ha creato l’incertezza su quello che i mercati possono fare. Non credo abbia molto senso che un paese, da solo, prenda una misura di questo tipo. La scelta tedesca ha creato solo confusione ed incertezza in un quadro di aspettative precarie. Ogni giorno si nota che i mercati vanno da una parte all’altra”.
La Germania avrebbe dovuto attendere l’Ecofin?
“Questa scelta sarebbe stata opportuna. Almeno si sarebbe dovuto attendere un vertice dei ministro dell’Economia dei paesi dell’Unione europea per gestire una posizione comune. Non è la prima volta che la Germania prende una sua posizione autonoma contro la speculazione finanziaria. Questa scelta fa parte della cultura finanziaria tedesca. Poi bisogna intendersi cosa significano le vendite allo scoperto. In un mercato finanziario avanzato, le vendite allo scoperto sono operazioni normalissime. Dopo anni di libertà finanziaria non si può dire che certe cose non possono essere fatte. C’è bisogno però di una politica chiara contro ciò che è nocivo per il sistema finanziario europeo. Certe misure devono essere prese in modo razionale”.
A cosa si riferisce in particolare?
“Oggi non è chiaro a nessuno per quanto tempo questa misura della Germania resterà in vigore. L’aspetto negativo della scelta tedesca è questo. Sono scelte che hanno un’impostazione ideologica e rivelano che la Germania vuole assumere una posizione di durezza apparente, ma nello stesso tempo non vuole risolvere il problema della moneta unica con gli altri paesi europei. La Germania ha assunto solo a parole un atteggiamento di rigidità verso il debito pubblico della Grecia e di altri paesi. Ma poi ha fatto questa scelta”.
Il piano di sostegno dell’Euro è stato in parte vanificato dalle ricadute di questi giorni?
“Gli aspetti positivi di quel piano restano perché hanno evitato una crisi quasi certa dell’Euro. Senza questo piano ci sarebbe stato potenziale crollo dell’Euro. Questa misura non è permanente. E non ha un carattere strutturale. Non è stato garantito un sostegno automatico in caso di crisi di fronte ad una nuova crisi. E questo resta un problema”.

Santoro, quanto ci costi!

Intervista ad Enzo Carra
Voce Repubblicana del 21 maggio 2010
di Lanfranco Palazzolo

Se la Rai doveva dare tutti quei soldi a Santoro tanto valeva tenersi “Annozero”. Lo ha detto alla “Voce” l’onorevole Enzo Carra dell’Udc.
Onorevole Carra, cosa pensa della fina di “Annozero” deciso da Michele Santoro dopo un accordo con l’azienda? Si parla di 10 milioni di buonuscita.
“Vorrei essere sicuro sulla cifra del compenso di Santoro visto che si parla molto della trasparenza dei compensi di chi lavora in Rai. E poi vorrei sapere cosa pensa Santoro della decisione che è stata presa dall’azienda. Queste due informazioni sono determinanti per dare una valutazione completa. Se fosse chiaramente così ci troveremmo di fronte ad una decisione direi sbagliata dell’azienda. Proprio in un momento in cui l’azienda è consapevole di andare incontro ad un bilancio in forte difficoltà. Bisogna anche riconoscere che Santoro, una volta di più, dimostra di essere un uomo di rara abilità”.
Si riferisce al fatto che ha tenuto all’oscuro tutta la redazione di Annozero della sua trattativa?
“Sì, questa scelta è proprio la conferma dell’abilità del personaggio. Certo, se dovessimo utilizzare il metro di giudizio che comunemente utilizza questo giornalista dovremmo dire che è stato scorretto. Ma io, a differenza di Santoro, non mi sono mai atteggiato a moralista, posso solo dire che la sua scelta è stata di rara abilità. Penso che i suoi collaboratori, che hanno seguito il capo ovunque e in ogni vicissitudine, forse dovevano essere avvertiti prima. Ma anche questa è una valutazione che non spetta a me. Sarei curioso di sapere quello che pensa Santoro di stesso. E come viene applicato il suo moralismo giornalistico su se stesso”.
Alcuni parlamentari, come ha fatto ad esempio Massimo Donadi dell’Idv, hanno fatto notare la scelleratezza della posizione della Rai, salvando dalle critiche Santoro.
“E’ una vicenda misteriosa. Al di la di tutto, vorrei ascoltare le valutazioni dei Consiglieri di amministrazione della Rai e del Direttore generale dell’azienda. Però, capisco anche la posizione degli esponenti dell’Italia dei Valori su Santoro. Se il giornalista ha avuto un effetto benefico per qualche partito politico, la posizione dell’Idv non deve sorprendere”.
La Rai può sopportare economicamente questa collaborazione? A quel punto non era meglio tenersi Annozero per sempre?
“Perché Santoro per sempre!? Prima o poi dovrà anche andare in pensione! Se la maggioranza o quelli che temono Annozero devono fare ponti di platino per Santoro pur di liberarsene, sarebbe comunque stato meglio tenersi quella trasmissione ad un prezzo accettabile”.
Adesso cosa penseranno gli operai delle piazza di Santoro dopo aver appreso questa notizia?
“Non ho mai fatto il demagogo come Santoro. Ma la storia ci insegna che i demagoghi vengono massacrati dai loro stessi seguaci”.

giovedì 20 maggio 2010

Una Comunità più aperta

Voce Repubblicana del 20 maggio 2010
Intervista a Daniele Nahum
di Lanfranco Palazzolo

Il risultato delle elezioni del Consiglio della Comunità ebraica milanese è stato sorprendente per la lista Ken. Non ci aspettavamo questo successo. Lo ha spiegato alla “Voce Repubblicana” Daniele Nahum, neoconsigliere della Comunità ebraica di Milano ed ex Presidente dell’Unione dei giovani ebrei italiani (Ugei), commentando i risultati del voto sul rinnovo del Consiglio.
Daniele Nahum, come interpreta il voto ce ha visto la vittoria della lista Ken?
“Lo interpreto molto positivamente perché la lista di cui facevo parte ha vinto ed ottenuto la maggioranza dei seggi ed eletto alla Presidenza Roberto Jarach. Si tratta di dieci consiglieri su diciannove. Il risultato è sorprendente perché pensavamo ad un quadro politico frammentato. C’erano in corsa ben 56 candidati e 7 liste su 19 seggi. Invece la nostra lista è riuscita ad ottenere la maggioranza assoluta. E’ un risultato sorprendente anche perché azzera la classe dirigente uscente della Comunità ebraica”.
Come interpreti l’uscita di scena del Presidente uscente Leone Soued che non è stato nemmeno rieletto?
“La Comunità ebraica di Milano versa in una situazione finanziaria molto grave. In questi anni sono state fatte delle scelte che hanno portato ad una crisi economica delle Comunità. E questo ha influito. Anche dal punto di vista politico, la Comunità si è chiusa troppo in se stessa. Il risultato che è uscito fuori dalle urne è stata la risposta a questi errori. Credo che questo voto avrà anche delle ripercussioni a livello nazionale. La lista che ha governato, ‘Per Israele’, è una lista che fa riferimento a Riccardo Pacifici. Lo stesso Pacifici era venuto durante la campagna elettorale – scelta molto particolare – per sostenere la lista ‘Per Israele’. Il risultato è stato quello che abbiamo visto. A questo punto penso che sarebbe il caso di dire a Riccardo Pacifici di venire anche per le prossime elezioni a Milano. Se i risultati sono questi si porta acqua al mulino dell’area tradizionalista e laica, che noi rappresentiamo”.
In che clima e quale collaborazione intende attuare Roberto Jarach con le opposizioni?
“La Comunità ebraica ha una dialettica interna molto viva. Dobbiamo dire che il quadro politico della Comunità di oggi ci permette di pensare che la nostra maggioranza verrà allargata almeno ad un paio di Consiglieri che hanno dimostrato di svolgere bene il loro lavoro e che hanno avuto un atteggiamento di apertura verso la nostra lista e le nostre idee. Ci sarà una minoranza di quattro persone di ‘Per Israele’ che faranno opposizione. Jarach lavorerà in un quadro molto favorevole. Il nostro compito è superare le difficoltà del nostro bilancio e di realizzare una svolta verso l’esterno per chiedere anche una legge per l’integrazione delle minoranze nel nostro paese”.

L'ultima intervista di Edoardo Sanguineti

Non avrei certo immaginato mai di essere stato uno degli ultimi a raccogliere una lunga conversazione con Edoardo Sanguineti, scomparso due giorni fa a Genova. Ripropongo qui la lunga intervista con il critico e poeta, fatta alcuni giorni fa. Buon ascolto.

martedì 18 maggio 2010

Un gesto straordinario

Intervista a Sergio Rovasio
di Lanfranco Palazzolo
Voce Repubblicana del 19 maggio 2010

Il Presidente della Repubblica ha fatto un gesto straordinario ricevendo le associazioni lgbt. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” Sergio Rovasio, segretario dell’Associazione Certi diritti.
Sergio Rovasio, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha ricevuto lunedì scorso le associazioni che si battono per il riconoscimento dei diritti civili e contro l’omofobia proprio nella giornata mondiale contro l’omofobia.
“E’ stato un gesto positivo e straordinario che il Presidente della Repubblica abbia accettato la proposta dell’onorevole Paola Concia di ricevere le associazioni lgbt nel corso della giornata internazionale contro l’omofobia. E’ stato un gesto simbolico molto importante. Nel corso dell’incontro ci sono stati degli interventi molto positivi e di alto livello. Il Capo dello Stato ha ascoltato con grande attenzione i temi che gli sono stati sottoposti nel corso dell’incontro”.
All’incontro era presente anche il ministro per le Pari Opportunità Mara Carfagna. Cosa ha detto?
“Il ministro Mara Carfagna ha detto due cose molto importanti. Lei stessa si è resa conto che grazie al lavoro di confronto che ha svolto in questi mesi ha superato una forma di pregiudizio che aveva. Il ministro lo ha ammesso, spiegando di aver superato questa posizione. La Carfagna ha tenuto a ringraziare tutti e ha spiegato quanto sia importante trovare nuove leggi per garantire i diritti e garantire le pene per chi commette atti di violenza nei confronti delle persone gay e lesbiche e per le minoranze in generale. E già questo è un fatto molto importante. Il ministro si è augurata che vengano approvate quanto prima le norme contro l’omofobia. Questo vorrà dire implicitamente che il governo la sosterrà in sede parlamentare. Questo è un impegno molto importante”.
Avreste preferito che l’iniziativa di una legge contro l’omofobia fosse del Parlamento? Con una maggiore esperienza si sarebbe potuto evitare l’affondamento del provvedimento?
“Quello che è accaduto lo scorso ottobre è un vero e proprio atto di viltà. Si è approfittato del Regolamento della Camera per fare lo sgambetto ad un provvedimento che non si voleva approvare. E’ stata utilizzata l’ideologia e una visione integralista della storia e della società per utilizzare uno strumento scorretto come quello dell’incostituzionalità, che nulla aveva a che vedere con il provvedimento. Il ministro Carfagna era d’accordo con quella legge, ma aveva proposto degli aggiustamenti chiedendo il ritorno del testo in commissione”.
In quella occasione aveva sbagliato Paola Concia ad affrontare il voto sulla costituzionalità della legge?
“No, è stato il gruppo del Pd a sottovalutare la questione. Non dimentichiamo che a quell’epoca c’era ancora la Binetti e tutta la componente integralista del Pd”.

La Cricca - Balliamo senza scarpe

Ecco come rilancio la Cattolica

Intervista a Ombretta Fumagalli Carulli
di Lanfranco Palazzolo
Voce Repubblicana del 18 maggio 2010

L’unico modo per rilanciare la Cattolica è quella di rilanciarla attraverso la sua internazionalizzazione. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” la senatrice Ombretta Fumagalli Carulli. L'ex parlamentare e docente di Diritto ecclesiastico che si candida in alternativa a Lorenzo Ornaghi, uomo vicino alla Conferenza episcopale italiana alla guida dell’università Cattolica.
Senatrice Fumagalli Carulli, perché si è candidata di nuovo alla guida dell’Università Cattolica?
“Io non ho posto la mia candidatura in forte polemica con Ornaghi, ma in forte dialettica. Abbiamo una diversa strategia per rilanciare l’università cattolica. Sono contenta di essermi candidata perché non c’erano altre candidature alternative a quelle di Ornaghi. Abbiamo un modo diverso di vedere il futuro della Cattolica”.
Lei aveva criticato Ornaghi, accusandolo di vedere il ruolo della Cattolica in perfetta identità con gli obiettivi della Conferenza episcopale italiana.
“Forse mi ero espressa male. Forse è bene chiarire meglio quel concetto. La mia critica non è tanto che l’università Cattolica debba rispondere alla missione della Cei. Anzi, sono convinta che la cattolica debba inserirsi in questo progetto portando tutto l’insieme dei movimenti che sono all’interno della Cattolica. E non solo un movimento. Ecco perché occorre valorizzare tutte le realtà ecclesiali anche all’interno del progetto culturale. Quello che voglio mettere in evidenza e che continuo a pensare, è che nostra università ha una caratteristica rispetto alle università cattoliche di tutto il mondo: siamo collegati non solo con la Chiesa italiana, ma anche con la Segreteria di Stato Vaticana. La Fondazione Toniolo, che è parte integrante della Cattolica, è stata voluta da Padre Gemelli come legata alla Segreteria di Stato per impedire che ci fossero delle nazionalizzazioni da parte dello Stato italiano”.
Quale dovrebbe essere il legame tra la Fondazione Toniolo e la Segreteria di Stato?
“Questo legame dovrebbe favorire meglio l’internazionalizzazione della Cattolica. Se non ci si mette in testa che se non si comprende l’importanza dell’internazionalizzazione dell’università, credo che la Cattolica perda l’occasione di vincere la competizione sul fronte internazionale. Noi non dobbiamo essere un’università locale. Non a caso abbiamo ben cinque sedi in Italia. Dobbiamo avere il coraggio di stringere accordi con degli istituti universitari di eccellenza”.
In che modo intende farlo se verrà eletta al posto di Ornaghi?
“Le università di Stato si servono delle ambasciate e del ministero della Pubblica istruzione. Anche noi dovremmo fare lo stesso attraverso le nunziature e le ambasciate della Santa Sede in tutto il mondo. Questa è un’opzione importante per il futuro della nostra università”.

Buone notizie - BMS

lunedì 17 maggio 2010

Gianpaolo Pansa e "Il sangue dei vinti"

Questa notte stavo scorrendo una vecchia annata de l'Unità, quando mi sono imbattuto nel numero del 26 aprile del 1994. A pagina due ho trovato un'intervista molto interessante con quel vecchio trombone di Giampaolo Pansa. Il futuro scopritore del Sangue dei vinti, parlando del libro di Wladimiro Settimelli "La verità sulle fosse Ardeatine", allora disse che gli antifascisti non dovevano scusarsi di nulla. Questa è una rivelazione singolare per un giornalista che negli ultimi anni ha cantato le "malefatte" degli antifascisti. Non è mia intenzione fare l'apologia dei partigiani. Ma vorrei solo mettere in evidedenza l'incongruenza di questo giornalista che nel 1994 era l'apologeta dell'antifascismo e il secolo successivo si è trasformato nel loro inquisitore. Dov'è la verità di Pansa?

venerdì 14 maggio 2010

Veltroni: "I'am a Believer"


Una democrazia tutta da costruire

Voce Repubblicana del 15 maggio 2010
Intervista a Matteo Mecacci
di Lanfranco Palazzolo

Il Kazakistan è un paese in forte crescita economica, dove la democrazia resta lontana dagli standard europei. Lo ha detto alla “Voce” il deputato radicale eletto nelle liste del Pd Matteo Mecacci relatore Osce sui diritti umani in Kazakistan. Il parlamentare italiano è in Kazakistan per partecipare al Forum Parlamentare trans-asiatico.
Onorevole Mecacci, in cosa consiste la missione parlamentare che sta svolgendo?
“Sono stato una colonia penale in una cittadina che si chiama Ust-Kamenogorsk, ad 1 ½ di volo dalla capitale Almaty, dove ho incontrato l'attivista kazako per i diritti umani Yevgeny Zhovtis, il quale sta scontando dal 2009 una pena detentiva di 4 anni a causa di un incidente d’auto nel quale è morta una persona. Esperti locali e osservatori internazionali hanno criticato l'attuale Governo del Kazakistan per abusi nel campo dei diritti umani, e in particolare per il caso Zhovtis hanno verificato numerose violazioni procedurali, e contestato il fatto che non sia stato garantito a pieno il diritto alla difesa, anche i partiti di opposizione hanno espresso preoccupazione riguardo alla sentenza. Questo è un caso emblematico dal quale si possono verificare le condizioni politiche ed istituzionali di un paese che sta vivendo una crescita economica positiva, ma non sul fronte della crescita democratica”.
Questo è l’unico caso di palese violazione dei diritti civili?
“No, ci sono stati dei giornalisti che hanno fatto delle indagini relative alla corruzione politica nel paese. E per questa ragione sono finiti in carcere”.
Qual è la situazione dell’opposizione parlamentare?
“Al momento della nascita del paese, dopo la dissoluzione dell’Urss, vi era il 30 per cento di parlamentari di opposizione. Oggi non c’è rimasto nemmeno un parlamentare all’opposizione. Lo stesso leader dell’opposizione è stato condannato a 15 giorni di prigione per essere stato ritenuto colpevole di aver partecipato ad una manifestazione, alla quale non era nemmeno presente, lo scorso 1° maggio”.
Perché questo paese è presidente di turno dell’Osce?
“Tutti e 56 i paesi dell’Osce hanno deciso di attribuire la presidenza di turno dell’organizzazione all’unanimità anche sulla base delle promesse della modernizzazione del paese nel campo democratico, economico ed istituzionale. Dopo alcune riforme fatte non si è visto finora molto altro”.
Che tipo di modifiche costituzionali sono state fatte in questi giorni?
“La Costituzione era stata modificata tre anni fa per consentire al Presidente kazako Nursultan Nazarbaiev di essere rieletto senza termine. La nuova modifica, che introduce la figura del leader della Nazione, al di fuori della nostra concezione dello Stato di diritto, propone un’immunità perpetua per il Presidente Kazako e mette sotto tutela i suoi successori”.

giovedì 13 maggio 2010

Quelle primarie non devono cambiare

Intervista a Stefano Ceccanti
Voce Repubblicana del 14 maggio 2010
di Lanfranco Palazzolo

Sulle elezioni primarie, nel Pd siamo alla vigilia di una grossa rottura costituzionale. Lo ha spiegato alla “Voce Repubblicana” il senatore del Partito democratico Stefano Ceccanti, esponente della minoranza interna di Area Dem.
Senatore Ceccanti, cosa sta accadendo nel Partito democratico? La segreteria del Pd vuole cancellare le elezioni primarie cercando di ‘normalizzare’ il partito?
“Guardi, le norme immaginate per le elezioni primarie distruggerebbero questo importante istituto pensato per eleggere le cariche più importanti del Pd. Le nuove norme proposte dicono che il Pd si presenta alle primarie di coalizione con un unico candidato che sarebbe blindato. E’ chiaro che gli altri candidati espressione del Pd non sarebbero espressione della coalizione. A quel punto scatterebbero le primarie del Pd. Ma le primarie vengono rese impossibili dal fatto che ci vorrebbero i 3/5 dei voti dell’assemblea del Pd per fare le primarie. E non per non farle. Questa scelta equivale alla soppressione delle elezioni primarie”.
Bersani è spaventato dalla democrazia interna nel Partito democratico?
“Non saprei dire cosa pensa Bersani di questo. Io so che dietro questo progetto di modifica delle elezioni primarie c’è un’idea del Partito democratico più piccolo e meno contendibile. Sembra che si preferisca questa soluzione qui”.
Chi sono i sostenitori di questa proposta che criticate?
“Non lo so. Il testo, così come è stato presentato per la modifica delle primarie, prevede un’idea di Pd diversa da quella che avevamo immaginato quando abbiamo costruito il Partito”.
Per la Direzione del prossimo 22 maggio cosa vi aspettate? Pensate che ci sarà uno scontro simile a quello della Direzione del Pdl?
“Non lo so. Certo, se la maggioranza insiste nel cambiare unilateralmente lo statuto c’è un rischio molto grave”.
Cosa accadrebbe?
“Si verificherebbe una grossa rottura costituzionale nel partito perché la maggioranza approva una linea politica, ma nello stesso tempo provoca una rottura con la minoranza su un punto molto importante dello statuto del Pd. Io mi auguro che non si arrivi a questo”.
Come trova la critiche ad Area Dem?
“E’ del tutto normale che in un partito molto grande ci siano delle maggioranze e delle minoranze molto strutturate. Non vedo perché l’alternativa nel Pd debba essere l’uniformità. Trovo che questa sia una critica molto strana da parte di chi l’ha mossa”.
Ma non trova contraddittorio che Bersani attacchi la minoranza interna e lodi quella nel Pdl?
“Bersani non ha espresso nessun attacco alla minoranza. La maggioranza ha tutto il diritto di prendere le posizioni politiche con la sua maggioranza. Ma credo che il problema di oggi sia lo Statuto. Ecco perché sulla ‘Costituzione’ del Pd siamo intenzionati a batterci affinché non sia modificata”.

Disponibili al voto sul nucleare

Voce Repubblicana del 13 maggio 2010
intervista ad Ermete Realacci
di Lanfranco Palazzolo

I sostenitori del nucleare nel Pd possono presentare una richiesta di voto per cambiare la posizione del partito sul nucleare. Lo ha spiegato alla “Voce Repubblicana” il deputato del Partito democratico Ermete Realacci.
Onorevole Realacci, alcuni esponenti del mondo scientifico, ma anche esponenti del Pd, chiedono al partito d cambiare la sua posizione sul nucleare. Perché ha definito questa lettera come figlia delle ideologie del passato?
“Perché i toni sono quelli. L’idea che il ‘no’ al nucleare oggi sia una posizione antiscientifica. Nel testo della lettera di parla di ‘fattorie luminescenti’. Si tratta di un armamentario che viene veramente dal passato. Dietro il ‘no’ al nucleare ci sono motivazioni molto serie, molto semplici. Siamo di fronte ad una tecnologia molto costosa che ha ancora grandi problemi aperti. Questa è una fonte di energia molto costosa. Questo è il motivo per il quale il nucleare si è fermato in Occidente. Per l’Italia non è conveniente. Per questo il Partito democratico è contrario”.
Perché i Verdi vi accusano di non avere una posizione precisa sull’energia nucleare.
“La dichiarazione di Angelo Bonelli appartiene alle dinamiche del dibattito politico di ogni giorno. E anche alla propaganda politica. La posizione del Partito democratico è stata molto netta. Tanto è vero che la lettera inviata al Partito democratico si propone di cambiare la posizione del Pd su questo argomento. C’è stata una campagna elettorale per le elezioni regionali. In questa circostanza tutti i Presidenti di Regione, anche quelli di centrodestra, si sono dichiarati contro la costruzione di centrali nucleari sul proprio territorio. Ma il Pd ha detto con chiarezza che non riteneva questa scelta utile al Paese. Se qualcuno vuole cambiare la scelta del Pd, come hanno fatto i firmatari di questa lettera, hanno una occasione molto semplice: il 21 e il 22 maggio ci sarà l’assemblea nazionale del Pd. In quella occasione si può proporre un voto su questo”.
Lei proporrà un voto su questo argomento per chiarire la posizione del suo partito?
“Se non viene cambiata la posizione, la scelta del Pd resta quella. Lo stesso Pierluigi Bersani ha espresso questa posizione fin dall’inizio. Lo stesso Pd ha presentato questo come un punto qualificante nella campagna elettorale delle regionali. Ci sono stati slogan e iniziative. Non è il caso di ripartire ogni volta”.
L’energia nucleare ha provocato dei rischi recenti in Europa?
“Oggi sono in costruzione due centrali nucleari in Europa con tecnologia francese. I costi aumentano ogni anno. In Occidente non è una tecnologia sviluppata. Lo è in altre Paesi dittatoriali come l’Iran, dove gli scopi dell’energia nucleare sono molto più pericolosi e dove vigono logiche diverse rispetto all’Unione europea”.

martedì 11 maggio 2010

Perchè ignorate la nostra protesta?

Voce Repubblicana del 12 maggio 2010
Intervista ad Elsa Lila
di Lanfranco Palazzolo

La stampa italiana non ha dedicato una riga su quello che sta accadendo il Albania. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” la cantante albanese Elsa Lila, che in questi giorni ha messo in atto, insieme ad altre 200 persone, uno sciopero della fame contro il governo albanese di Sali Berisha per i presunti brogli elettorali alle elezioni politiche del 2009.
Elsa Lila, perché ha deciso di protestare contro il Governo Berisha?
“Sono una dei tanti giovani che hanno accettato di partecipare a questo sciopero della fame che dura da oltre dieci giorni. Le condizioni di noi cominciano a preoccupare tutti. La nostra è una forma di protesta pacifica che tutti noi abbiamo scelto di fare per combattere questo regime dittatoriale che vuole sembrare un governo democratico. Le ultime elezioni politiche in Albania sono state truccate e vinte senza i voti necessari. In questo ultimo anno la crisi economica ha peggiorato le condizioni degli albanesi. Il paese è povero. Gli stipendi sono estremamente bassi, mentre i prezzi sono simili a quelli di qualsiasi città europea. Lo stipendio medio è di 150-200 euro al mese. Ed è impossibile che una famiglia riesca ad andare avanti con questi ritmi. A parte le elezioni truccate, che sono state la molla che hanno fatto scattare questa protesta, le ragioni di fondo di queste manifestazioni sono legate alla povertà che colpisce il nostro paese”.
Dove si svolge la vostra protesta?
“Sotto il palazzo del governo, dove ci sono gli uffici del premier albanese Sali Berisha, nel boulevard principale di Tirana. Siamo accampati in delle tende con dei letti. Siamo circa in 203 con assistenza medica e civile. Questi sono stati dieci giorni molto difficili. Ecco perché ho sentito dentro di me che dovevo dare il mio sostegno al popolo albanese, che mi ha sempre sostenuta e mi ha acclamato sempre”.
Quando il Presidente della Camera Fini è venuto in visita in Albania erano in corso le proteste e come giudica l’attenzione dei mezzi di informazione italiani?
“C’è un grande disinteresse. Quando è arrivato Fini lo sciopero della fame era già iniziato. E’ sembrato molto strano che non ci sia stato nemmeno un articolo di un giornale su quello che sta accadendo da noi. E’ molto grave che l’Italia, che è il nostro principale paese amico ed alleato, non abbia detto nulla. Ma neanche nessun altro paese dell’Unione europea ha parlato di questo”.
Tv Klan ha diffuso delle immagini mentre il capo dei minatori paga i suoi colleghi per partecipare alle proteste.
“Questa televisione è controllata da Sali Berisha. E’ normale che la propaganda di questa televisione sia poco corretta. Domenica è stato trasmesso un servizio sulla manifestazioni di domenica a Tirana, dove hanno partecipato 300mila persone, facendo vedere la piazza della manifestazione vuota”.

Quelle agenzie non hanno il diritto di critica

Voce Repubblicana dell'11 maggio 2010
Intervista a giorgio Jannone
di Lanfranco Palazzolo

La agenzie di rating non hanno il diritto di criticare l’Italia dopo i fallimenti di due anni fa. Lo ha spiegato alla “Voce Repubblicana” l’onorevole Giorgio Jannone parlando della crisi finanziari della Grecia.
Onorevole Jannone, i parlamentari sono stati criticati per le assenze in aula nel corso del dibattito sulla crisi greca.
“Le critiche ai parlamentari sono positive se c’è una ragione specifica. Per quanto riguarda il dibattito che si è svolto con il ministro dell’Economia Giulio Tremonti, in quella seduta non erano previste delle votazioni. E’ ovvio che le presenze in ala siano minori. Non vi era l’obbligo di assicurare la presenza dei parlamentari. Il giorno prima l’aula era piena perchè era impegnata nelle votazioni sul decreto incentivi. Questa polemica è inutile”.
Cosa pensa delle critiche di Moody’s al sistema bancario italiano? Pensa che queste parole abbiano rappresentato un danno per il nostro paese?
“Le dichiarazioni di Moody’s sono state intempestive, inopportune e pericolosissime. In questo momento, le agenzie di rating non hanno una credibilità sufficiente perché hanno già combinato diversi guai nel mondo. Ricordo a tutti che le agenzie di rating avevano dato la tripla A verso alcune grandi banche, le quali sono fallite e hanno trascinato, con i titoli Lehman & brothers molti paesi e risparmiatori nella crisi. Direi che in questo momento sono gli ultimi soggetti che hanno diritto di parola”.
Perché Unicredit è la banca italiana che accusa il peggior calo in una situazione come questa?
“Quando ci sono notizie della portata che abbiamo sentito in questi giorni, si innestano situazioni di crisi e di difficoltà a movimenti di tipo speculativo. Banca Intesa è al centro di numerose voci. Ed è chiaro che basta una semplice dichiarazione, associata alle manovre speculative, che può portare il titolo di quella determinata banca al ribasso”.
Il Governo italiano, in attesa delle misure Ue, ha varato un pacchetto di aiuti alla Grecia. Come valuta queste misure?
“Quello che è accaduto in Grecia è oggettivamente molto grave. E può portare a difficoltà in tutta Europa. L’Ue ha reagito bene perché ha trovato un’unità di intenti quasi totale per aiutare questo paese in difficoltà. E questo picco di crisi è stato superato. Non è detto che la crisi finisca qui. Il segnale dato dall’Europa può essere un aiuto importante in questa fase”.
Le banche italiane hanno superato la crisi di liquidità?
“L’Italia resta lontana da questa crisi. Le banche italiane dovranno superare ancora momenti di tensione. Li istituti di credito che hanno radicati rapporti con il sistema produttivo risentono indirettamente della crisi delle aziende italiane. Il peggio della crisi è superato. Adesso è necessario guardare al futuro con il dovuto realismo”.

lunedì 10 maggio 2010

E, "Invece", il 9 maggio del 1978 Aldo Moro fu liberato dalle Br

Ieri ho assistito con un certo fastidio all'anniversario del ritrovamento del cadavere di Aldo Moro in Via Caetani. Quando ho visto che a posare la corona di fiori, nel luogo in cui è stato ritrovato il corpo del Presidente della Dc, c'erano andati i due vice presidenti del Parlamento ci sono rimasto male. Forse Moro meritava qualcosa di più di quello che gli viene dato dal ricordo della politica ogni anno. Ma la cosa a cui ho pensato ieri è stato quello che sarebbe successo se Moro fosse stato liberato dalle Brigate Rosse. Nemmeno Marco Bellocchio, quando ha fatto "Buongiorno Notte" è arrivato a tanto limitandosi a far vedere un Aldo Moro che passeggiava per le strade di Roma l mattina del 9 maggio del 1978. C'erano "invece" arrivati quei matti de "Il Male" che avevano previsto quello che sarebbe successo nel caso del rilascio del Presidente della Dc. Ecco illustrato qui sotto il "dramma" che si conclude, dopo l'immaginaria liberazione di Moro, con una megarissa nel Parlamento italiano e la fuga degli americani dall'Italia, che ormai considerano un paese ingovernabile. Buona lettura con "Invece".....

Speciale crisi Greca

Non so cosa accadrà questa mattina quando aprirà la borsa di Milano. Però penso che molti di voi saranno curiosi di sapere quello che pensa il ministro dell'Economia Giulio Tremonti e i due megapartiti italiani sulla crisi euro-greca. Ecco perchè adesso voglio proporveli. Buona visione....











venerdì 7 maggio 2010

Il tramonto del 6 maggio a Dresda


Dov'è l'Apostolo d'Italia?

Voce Repubblicana dell'8 maggio 2010
di Lanfranco Palazzolo
Intervista alla professoressa Annamaria Isastia

Giuseppe Mazzini è il grande assente dalle celebrazioni del 150/mo anniversario dell’Unità di’Italia. Lo ha detto alla “Voce” la professoressa Annamaria Isastia, docente di storia contemporanea alla facoltà di Storia contemporanea alla facoltà di lettere dell’università di Roma.
Professoressa Isastia, che impressione ha delle celebrazioni del 150/mo anniversario dell’Unità d’Italia dopo il fallimento delle celebrazioni su Garibaldi?
“Tutto quello che è stato fatto su Garibaldi mi ha profondamente deluso, a cominciare da una fiction sui ‘Mille’, che fu mandata in onda circa due anni fa. La spedizione di Garibaldi è stata rappresentata in modo demoralizzante e riduttivo. La spedizione di Garibaldi fu presentata come una spedizione di ‘spostati’ e di persone ‘fuori di testa’. In realtà, in quella impresa aveva preso parte il fior fiore della classe dirigente italiana. Ho visto in quella fiction la volontà di ridicolizzare la spedizione dei Mille”.
Cosa pensa di queste celebrazioni?
“Manca una capacità culturale di celebrare questo evento. Questa capacità è mancata all’ultimo governo di centrosinistra. E manca anche all’attuale governo di centrodestra. Manca una cultura dell’evento, la capacità di capirne il significato. Questo anniversario è l’occasione per fare il punto su chi siamo noi oggi alla luce di quello che noi siamo stati. E attraverso quali passaggi ci siamo unificati. Tutto questo non lo percepisco”.
Chi ha saputo interpretare meglio questo spirito celebrativo?
“L’attuale Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e Carlo Azeglio Ciampi che lo ha preceduto. Noi dobbiamo tutto a Ciampi e a Napolitano. Non vedo uno sforzo adeguato. Dobbiamo chiederci perché i membri del Comitato che si occupa di questo anniversario abbiano dato le dimissioni”.
Come valuta l’atteggiamento della Chiesa di fronte a questo appuntamento, considerando l’avversione di Pio IX per il processo di unificazione?
“Il discorso del Presidente della Cei Bagnasco è condivisibile, ma allo storico fa una certa impressione. L’Italia si è costruita con grande fatica a causa della difesa ad oltranza della Chiesa del suo potere temporale. Lo Stato pontificio ha scomunicato tutti i padri del Risorgimento e non ha riconosciuto lo stato italiano fino al 1929”.
Come è stato trattato Giuseppe Mazzini in queste celebrazioni?
“Il Presidente dell’Associazione mazziniana Italiana Mario Di Napoli ha denunciato l’assenza di Mazzini in queste celebrazioni. Questo è un grave errore. Noi non avremmo avuto l’Europa unita senza l’apostolato di Giuseppe Mazzini. Le fondamenta dell’Unità d’Italia e della costruzione dell’opinione pubblica a favore dell’unificazione sono opera sua. Senza di lui, Cavour e Garibaldi non avrebbero mai realizzato l’Unità d’Italia”.

"Matto" sulla Gaeta-Sperlonga

150 anni di ideali mazziniani

Intervista a Aldo A. Mola
di Lanfranco Palazzolo
Voce Repubblicana del 6 maggio 2010

La rievocazione dei 150 anni dell’Unità d’Italia serve a guardare alla realizzazione degli ideali mazziniani dell’Unità dei popoli. Lo ha detto alla “Voce” lo storico Aldo Alessandro Mola.
Professor Aldo A. Mola, in questi giorni si è aperto un confronto interessante sui 150 anni dell’Unità d’Italia. Come sono cambiate queste rievocazioni?
“Le celebrazioni del 1911 furono grandiose. Mezzo secolo dopo l’Unità, l’Italia era consapevole di essere una potenza a livello europeo, di avere un ruolo come paese civilizzatore. Nel 1961 l’Italia si riprende dalla tragedia del ventennio fascista, della guerra civile. E con la ricostruzione tutti ricordano il fattore dell’Unità. La celebrazione del centenario fu valorizzata con mostre, eventi, celebrazioni scientifiche. All’epoca c’era la Dc al governo, che era perfettamente consapevole del valore dell’Unità d’Italia”.
E oggi?
“Abbiamo smarrito il senso di questa continuità dello Stato. E siamo in difficoltà. Siamo partiti per fare questa rievocazione, che non deve essere una celebrazione, per tempo. Ma siamo arrivati all’inizio di questo appuntamento con grande fatica. Questo limite è dovuto ad una carenza di consapevolezza storiografica e civile. Ci vorrebbero meno articoli e più opere scientifiche e più iniziative per soddisfare i bisogni dei cittadini. Oggi c’è molta confusione”.
Fino agli anni ’80 questo tipo di rievocazioni avevano una grande attenzione per merito di Giovanni Spadolini e per merito di Bettino Craxi. Cosa è cambiato?
“Negli ultimi anni abbiamo assistito ad eventi che non si concretavano in realizzazioni permanenti. Si prendeva una data, la si celebrava e la si lasciava cadere. Era un uso strumentale. Oggi, ogni giorno è diventato un ricordo della memoria. Ma i cittadini hanno bisogno di una vera memoria e di punti di riferimento veri. Dobbiamo ricordare a tutti che senza questa Italia di oggi i cittadini starebbero molto peggio e che meno male l’Italia esiste”.
E’ credibile l’atteggiamento di assenso della Chiesa nei confronti dell’Unità d’Italia dopo beatificazione di Pio IX, acerrimo nemico dell’ Unità?
“E’ vero che nel XIX secolo Pio IX scomunicò Vittorio Emanuele II, Garibaldi e Cavour. Allora la Chiesa non sapeva distinguere il suo ruolo. Ma fin da Paolo VI i pontefici hanno detto che l’unificazione era un fatto provvidenziale e che Porta Pia aveva evitato alla Chiesa lo scudo del potere temporale. La Chiesa di oggi è preoccupata dello sgretolamento dello Stato”.
A cosa servono queste rievocazioni?
“A guardare avanti e alla realizzazione degli ideali mazziniani dell’Unità dei popoli, che significa dignità di tutti i cittadini europei. Questo messaggio non è ancora arrivato a tutti i popoli europei visto che lo stesso Benedetto XVI non può ancora mettere piede a Mosca”.

giovedì 6 maggio 2010

Clamorosa figura di merda di Massimo D'Alema

Lite Sallusti-D'Alema a Ballarò

Ha fatto bene a dimettersi

Intervista a Gaetano Pecorella
di Lanfranco Palazzolo
Voce Repubblicana del 6 maggio 2010

Scajola ha fatto bene a dare le dimissioni. Lo ha fatto perché è una persona trasparente. Lo ha spiegato alla “Voce Repubblicana” il deputato del Popolo delle Libertà Gaetano Pecorella.
Onorevole Pecorella, cosa pensa della scelta coraggiosa del ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola, che ha deciso di dimettersi dal suo incarico nel governo per difendersi?
“Certamente è una scelta coerente con una persona che è sempre stata trasparente e ha dedicato tutto il suo tempo alla politica. Scajola si è reso conto che, per potersi difendere e non coinvolgere il governo in questa vicenda, doveva dimettersi. Mi sembra che questo gesto debba essere apprezzato”.
Nei suoi confronti non c‘è stata nessuna inchiesta e nemmeno un avviso di garanzia. Da cosa deve difendersi il ministro dello Sviluppo economico se non esiste nemmeno un rinvio a giudizio su cui discutere?
“Tutto quello che sappiamo di e su questa vicenda è trapelato solo attraverso la stampa. Quindi non è possibile dire con precisione quale sia lo stato delle cose. Le notizie che sono uscite comportano che ci debbano essere dei chiarimenti perché, se effettivamente ci sono stati assegni circolari emessi per un pagamento, occorre che l’onorevole Scajola chiarisca ciò che è avvenuto ed è di sua conoscenza. In ogni caso si tratta di una situazione che richiede delle verifiche e richiede la libertà di movimento da parte di Scajola”.
Che differenza c’è tra il caso di Scajola e le polemiche relative al responsabile della Protezione civile Bertolaso, le cui dimissioni sono state respinte da Berlusconi?
“Per quello che si sa, non ci sono fatti o casi di corruzione che siano stati addebitati nei confronti di Bertolaso. Non ci sono mai state notizie esterne agli atti processuali che hanno fatto pensare questo. La vicenda di Bertolaso non era ancorata a fatti specifici. Ecco perché le sue dimissioni non avevano alcuna ragione d’essere. La vicenda di Scajola è legata ad alcune vicende molto precise sulle quali Scajola darà le sue spiegazioni”.
Con questa vicenda lei vede un ritorno alla caccia alle streghe?
“Credo che sia necessario prestare una grande attenzione quando si parla di caccia alle streghe. Alcune volte, i magistrati riescono ad imbastire, attraverso i pentiti o con un’interpretazione di parte, delle accuse a carico dei politici. Ma non si può dire che ogni volta che c’è un’accusa contro un politico questo sia il frutto di una macchinazione. Mi sembra che in questo caso ci siano dei fatti obiettivi che consentono un’interpretazione diversa. Tanto e vero che i magistrati non hanno preso alcun provvedimento. Un conto è vociferare come quello di un pentito, un altro è quando ci sono dei fatti obiettivi come questi assegni. Ecco perché si rendono necessari dei chiarimenti”.

mercoledì 5 maggio 2010

Mussolini e l'America

Gli storici italiani non hanno mai approfondito con la dovuta attenzione i rapporti tra la politica fascista e gli Stati Uniti. Al di la delle distinzioni ideologiche, i due paesi, nel corso del ventennio, collaborarono attivamente soprattutto all'indomani della crisi di Wall street. Mussolini non apprezzava Roosvelt, che in una circostanza fu definito dal dittatore fascista come un "paralitico che aveva bisogno di essere aiutato per andare al bagno". Eppure la politica americana cercò di giungere a patti con il fascismo, anche durante il periodo delle persecuzioni razziali contro gli ebrei. Lo stesso Roosvelt propose a Mussolini di mandare gli ebrei italiani in Etiopia in una lettera inviata al dittatore fascista. Ecco quale atteggiamento ebbero i partiti americani verso il fascismo e come si svilupparono in quegli anni drammatici. Ne abbiamo parlato con Manfredi Martelli, autore di "Mussolini e l'America. Le relazioni italo-statunitensi dal 1922 al 1941", (Mursia). Nella foto sopra, Mussolini mentre pronuncia il discorso della dichiarazione di guerra agli Stati Uniti.

Bambino sconvolto ascolta un comizio del premier inglese Gordon Brown


Gasparri, lascia stare Facchetti

Intervista a Roberto Zaccaria
Voce Repubblicana del 5 maggio 2010
di Lanfranco Palazzolo
Non si può giungere ad uno scontro politico per una partita di calcio. Bisogna distinguere i temi che interessano i cittadini dai fatti sportivi. Questo è quello che pensa Roberto Zaccaria deputato del Partito democratico ed ex Presidente della Rai.
Onorevole Zaccaria, lunedì i parlamentari erano più interessati a discutere di Lazio Inter. Cosa pensa di queste polemiche?
“La prima cosa che intendo dire è che non c’è materia per giungere ad uno scontro politico su una partita di calcio. La politica si occupa di altri temi. Si deve occupare della sicurezza negli stati e di cose che riguardano queste tematiche. Ma sulla partita Lazio-Inter non ci sono i presupposti per uno scontro di tipo politico”.
Trova deprimente che la politica discuta di questo invece di occuparsi dei problemi del paese?
“Sono d’accordo su questo. Ma discutere semplicemente di una partita di calcio non toglie certo spazio all’attività parlamentare. Fare una semplice battuta sul campionato non toglie certamente spazio alle iniziative politiche e ai temi che interessano gli elettori. Lei stesso mi ha chiesto un’intervista su questo tema. E io ne parlo con lei per cortesia”.
Il capogruppo del Pdl al Senato Maurizio Gasparri ha parlato delle polemiche sulla partita evocando il nome di Giacinto Facchetti a proposito del calcio scommesse. Cosa ne pensa delle dichiarazioni dell’esponente della maggioranza?
“Ho trovato il riferimento di Gasparri disgustoso perché è stato tirata dentro questa polemica una persona che non c’entra nulla e che non c’è più. Ecco perché ho giudicato negativamente le parole di Gasparri. Se vogliamo essere più netti, nelle polemiche su Lazio Inter i nerazzurri non c’entrano nulla. Questa polemica sul tifo laziale a favore dell’Inter si iscrive nelle polemiche tra le tifoserie di Lazio e Roma. Non si può prendere spunto da questa vicenda per prendersela con qualcuno che non c’entra”.
Il deputato dell’Idv Borghesi chiede la ripetizione della partita a porte chiuse. Altri parlamentari sono giunti anche a chiedere l’apertura di un’inchiesta.
“Le proposte che mi ha citato sono grottesche. La ripetizione di una partita si può fare solo se c’è la dimostrazione di un illecito o di un comportamento gravemente condizionato. Ma questa situazione è lontanissima da quello che si è verificato in campo. I politici che chiedono questi provvedimenti hanno uno scarso senso della misura.
Se lunedì si fosse votato alla Camera sarebbe scoppiata una rissa come accadde nel 1998 tra Massimo Mauro e Domenico Gramazio dopo Juve-Inter per il mancato rigore a Ronaldo?
“Se qualcuno pensa di arrivare alle mani per queste cose è una piccola persona. Ci vuole calma e sangue freddo. Bisogna capire dove finisce il gioco e iniziano le cose che riguardano i problemi veri del paese”.