venerdì 7 maggio 2010

150 anni di ideali mazziniani

Intervista a Aldo A. Mola
di Lanfranco Palazzolo
Voce Repubblicana del 6 maggio 2010

La rievocazione dei 150 anni dell’Unità d’Italia serve a guardare alla realizzazione degli ideali mazziniani dell’Unità dei popoli. Lo ha detto alla “Voce” lo storico Aldo Alessandro Mola.
Professor Aldo A. Mola, in questi giorni si è aperto un confronto interessante sui 150 anni dell’Unità d’Italia. Come sono cambiate queste rievocazioni?
“Le celebrazioni del 1911 furono grandiose. Mezzo secolo dopo l’Unità, l’Italia era consapevole di essere una potenza a livello europeo, di avere un ruolo come paese civilizzatore. Nel 1961 l’Italia si riprende dalla tragedia del ventennio fascista, della guerra civile. E con la ricostruzione tutti ricordano il fattore dell’Unità. La celebrazione del centenario fu valorizzata con mostre, eventi, celebrazioni scientifiche. All’epoca c’era la Dc al governo, che era perfettamente consapevole del valore dell’Unità d’Italia”.
E oggi?
“Abbiamo smarrito il senso di questa continuità dello Stato. E siamo in difficoltà. Siamo partiti per fare questa rievocazione, che non deve essere una celebrazione, per tempo. Ma siamo arrivati all’inizio di questo appuntamento con grande fatica. Questo limite è dovuto ad una carenza di consapevolezza storiografica e civile. Ci vorrebbero meno articoli e più opere scientifiche e più iniziative per soddisfare i bisogni dei cittadini. Oggi c’è molta confusione”.
Fino agli anni ’80 questo tipo di rievocazioni avevano una grande attenzione per merito di Giovanni Spadolini e per merito di Bettino Craxi. Cosa è cambiato?
“Negli ultimi anni abbiamo assistito ad eventi che non si concretavano in realizzazioni permanenti. Si prendeva una data, la si celebrava e la si lasciava cadere. Era un uso strumentale. Oggi, ogni giorno è diventato un ricordo della memoria. Ma i cittadini hanno bisogno di una vera memoria e di punti di riferimento veri. Dobbiamo ricordare a tutti che senza questa Italia di oggi i cittadini starebbero molto peggio e che meno male l’Italia esiste”.
E’ credibile l’atteggiamento di assenso della Chiesa nei confronti dell’Unità d’Italia dopo beatificazione di Pio IX, acerrimo nemico dell’ Unità?
“E’ vero che nel XIX secolo Pio IX scomunicò Vittorio Emanuele II, Garibaldi e Cavour. Allora la Chiesa non sapeva distinguere il suo ruolo. Ma fin da Paolo VI i pontefici hanno detto che l’unificazione era un fatto provvidenziale e che Porta Pia aveva evitato alla Chiesa lo scudo del potere temporale. La Chiesa di oggi è preoccupata dello sgretolamento dello Stato”.
A cosa servono queste rievocazioni?
“A guardare avanti e alla realizzazione degli ideali mazziniani dell’Unità dei popoli, che significa dignità di tutti i cittadini europei. Questo messaggio non è ancora arrivato a tutti i popoli europei visto che lo stesso Benedetto XVI non può ancora mettere piede a Mosca”.

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