martedì 4 maggio 2010

Quel Presidente è troppo egocentrico

Intervista a Francesco Storace
Voce Repubblicana del 4 maggio del 2010
di Lanfranco Palazzolo

I finiani stanno aspettando il momento giusto per uscire allo scoperto. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il senatore Francesco Storace, leader de “la Destra”, Presidente della Regione Lazio ed ex ministro della Salute.
Senatore Storace, cosa pensa delle polemiche all’interno del gruppo parlamentare del Popolo delle Libertà dopo le dimissioni presentate dal Vicepresidente Italo Bocchino?
“Credo che queste polemiche siano un’esagerazione totale. Credo che non ci sia una ragione valida per sollevare questo tipo di scontro nel gruppo parlamentare e nel Pdl”.
Il gruppo vicino ad Italo Bocchino ha voluto creare un caso ad ogni costo?
“Non ho alcun dubbio sull’intenzione che si sia voluto alzare il tono dello scontro nel Pdl. E i responsabili di questa situazione non sono certo gli esponenti vicini a Silvio Berlusconi. Credo che qualcuno abbia la memoria corta. Si dovrebbe ricordare a tutti quello che succedeva all’interno di Alleanza Nazionale ai tempi in cui Fini era il leader di quel partito e non ammetteva che vi fossero discussioni interne. Trovo che sia singolare la scoperta della democrazia da parte degli esponenti politici vicini al Presidente della Camera”.
La corrente finiana all’interno del Pdl durerà o pensa che gli obiettivi di questo gruppo di parlamentari siano altri?
“Non credo che questo gruppo abbia delle prospettive politiche. Le proposte lanciate da Gianfranco Fini sono strategicamente collocate fuori dal Popolo delle libertà. Adesso bisognerà attendere. Credo che i cosiddetti ‘finiani’ stiano solo aspettando il momento giusto per manifestare le loro vere posizioni”.
Come mai lei ed altri esponenti politici ex di An si sentono più vicini alle posizioni di Berlusconi e lontanissimi da Fini?
“Noi della Destra abbiamo stretto un’alleanza politica con il Popolo delle Libertà. Non esiste un fattore ‘Fini’ che ha determinato questo tipo di avvicinamento. L’alleanza con il Pdl è stato il frutto di un naturale meccanismo politico. Non esiste alcuna forma di personalismo in questa scelta. Certo, con Fini sarebbe stato tutto molto più difficile”.
Ritiene che Fini dovrebbe riflettere sul suo ruolo di Presidente della Camera?
“Il Presidente della Camera Gianfranco Fini farà quello che vuole. Ma sono convinto che prima o poi il problema politico della sua permanenza alla presidenza della Camera si porrà. L’articolo 88 della Costituzione prevede che il Presidente della Repubblica sciolga anticipatamente le Camere sentiti i presidenti dei due rami del Parlamento. Ma se il Presidente della Camera scatena una sorta di Vietnam dentro il suo partito quale terzietà potrà esprimere”.
Qual è il più grosso limite caratteriale di Fini, che lo ha reso l’eterno secondo di Berlusconi?
“La smania di egocentrismo. Alla fine questo diventa un limite”.

Nessun commento: