venerdì 11 giugno 2010

Dov'è la libertà d'impresa?

Intervista a Giuliano Cazzola
Voce Repubblicana dell'11 giugno 2010
di Lanfranco Palazzolo

Il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha ragione nel dire che nella nostra Costituzione manca un principio preciso sulla libertà d’impresa. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” l’onorevole Giuliano Cazzola del Popolo delle Libertà.
Onorevole Cazzola, cosa pensa delle parole del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi sull’assenza di un riferimento preciso nella nostra Costituzione sulla libertà d’impresa?
“Sono d’accordo con le parole di Berlusconi. Il Presidente del Consiglio ha sollevato un problema importante. Nella nostra Costituzione si parla molto di lavoro, ma il concetto di impresa è molto sacrificato. Infatti, l’articolo 41 parla di proprietà, che è una cosa diversa dall’impresa. Poi ci sono diversi articoli che parlano del potenziamento di alcuni settori come il credito e la cooperazione. Il concetto di impresa è presente nel Codice civile, ma è abbastanza assente nella Costituzione nonostante il Codice civile sia del 1942”.
Bisogna cambiare la Costituzione?
“Non mi sono mai scaldato per le modifiche alla Seconda parte della nostra Costituzione. Infatti, sono sempre stato convinto dell’urgenza della modifica della Prima parte della costituzione, in particolare quella sui Rapporti economici e sociali. Trovo che questa parte sia assolutamente datata. Se si dovesse intraprendere la strada di una revisione costituzionale questa parte, che va dall’articolo 35 all’articolo 47, verrebbe cambiata. Se oggi si dovesse riunire nuovamente un’assemblea costituzionale, questa parte non sarebbe più riscritta così. Alcune parti dei Rapporti economici della Costituzione sono rimasti inattuati. Penso all’articolo 39 della Costituzione che riguarda i sindacati. M riferisco anche all’articolo 46 sulla partecipazione dei lavoratori all’impresa. Credo che questa sia una parte che merita di essere rivisitata per intero. Se poi sia necessario fare dei procedimenti di revisione costituzionale questo è un altro discorso. Credo che la strada della modifica delle norme è nell’interpretazione delle norme stesse”.
In un clima come questo è possibile un dibattito del genere?
“Trovo che le opposizioni hanno un approccio poco critico e difensivo che non depone a favore di queste modifiche. Viviamo in un clima politico assurdo. Lo testimonia il modo in cui viene celebrato il Risorgimento. A 150 dall’unità nazionale si potrebbe avere una visione critica e realistica di questo periodo ricordando che Cavour avrebbe voluto ammazzare Mazzini e che il Padre del nostro Risorgimento morì sotto falso nome e con un cumulo di condanne superiore a quello di Bettino Craxi. Questa è una verità storica che viene cancellata. Un paese forte è capace di cambiare le sue regole se ha una visione realistica della sua storia. Ed oggi io non vedo questa consapevolezza”.

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