venerdì 25 giugno 2010

Ecco perchè non siamo attraenti

Intervista a Paolo Giaretta
di Lanfranco Palazzolo
Voce Repubblicana del 26 giugno 2010

Il Partito democratico non riesce ad attrarre l’attenzione degli elettori del Pdl delusi dal centrodestra. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il senatore del Partito democratico Paolo Giaretta.
Senatore Giaretta, in questi giorni il deputato del Pd Arturo Parisi ha criticato i vertici del suo partito all’indomani di un incontro dei vertici dell’ex Margherita al quale ha partecipato anche il senatore Rutelli. Cosa sta succedendo?
“La riunione di cui sta parlando era occasionata da un fatto assolutamente tecnico, che era l’approvazione del bilancio dell’associazione ex Margherita, che è ancora intestataria di trasferimenti sui rimborsi elettorali. Per questo motivo esiste ancora una gestione tecnica della Margherita. Quindi non era una riunione politica occasionata dalla volontà di ritrovarsi come ex Margherita. Nel Pd c’è la necessità di riprendere con maggiore energia il cammino iniziato con la nascita del partito, che aveva tre grandi progetti: un’analisi del paese ottimistica che voleva fare appello alle forze migliori; un chiaro disegno riformista e un chiaro progetto di riforma istituzionale del Paese. Queste proposte si sono indebolite con il tempo. E oggi sembriamo ripiegati su noi stessi. E i nostri riferimenti ideali sono del passato e non guardano al futuro”.
La nascita di queste fondazioni dentro il partito ha dato l’idea di una divisione del partito tra Veltroni e D’Alema?
“No, non sono questi i problemi del Partito democratico. Le fondazioni esistono in tutti i paesi occidentali. E sono uno strumento indispensabile di creazione di un patrimonio di idee e di analisi della società. Non è qui che nasce la divisione del partito. E’ che il partito deve essere in grado di interpretare un progetto di modernizzazione del paese di cui c’è bisogno. L’opinione pubblica si trova in un momento di sospensione perché sta cogliendo la delusione verso il governo di centrodestra. Anche l’ultima manovra non contiene nessuna ambizione di introdurre riforme che ci lascino un paese migliore. Ma questa delusione non si traduce in un’attenzione nei nostri confronti. Il nostro messaggio è abbastanza confuso. Ci sono troppe polemiche sul passato, come ad esempio quella sulla massoneria, quella sui cosiddetti ‘compagni’. E’ chiaro che non abbiamo l’immagine di un partito proiettato sul futuro. Penso che sia quello il lavoro che dobbiamo fare”.
Bersani è un segretario politico legato al passato?
“Non è questo il problema. Rischiano di dare questa immagine la pigrezza di chi sta intorno a Bersani. Nel Partito democratico non esiste il problema della prevalenza di una componente diessina. Avverto una certa stanchezza nella periferia del partito nello stare insieme e questa situazione rischia di far prevalere la nostalgia di dove eravamo prima”.

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