venerdì 4 giugno 2010

Evviva le regioni a due velocità

Intervista a Nicolò Zanon
Voce Repubblicana del 4 giugno del 2010
di Lanfranco Palazzolo

Oggi non sarebbe sbagliato proporre uno schema a due velocità per le Regioni Lo ha detto alla “Voce” il costituzionalista Nicolò Zanon.
Professor Zanon, quale bilancio possiamo tracciare dei 40 anni delle Regioni?
“Il bilancio non è negativo. Dal 2001 le Regioni hanno ampliato le loro competenze. Il loro limite è che non tutte le regioni hanno avuto la stessa crescita. La velocità di sviluppo e di efficienza di alcune regioni è stata superiore ad altre. Ci sono diverse situazioni presenti sul territorio. Credo che non sia sbagliata l’idea di proporre un regionalismo differenziato secondo quanto è previsto dall’articolo 116 della Costituzione per consentire alle Regioni con maggiore capacità di avere maggiori competenze. L’uniformità di regole prevista per tutte le regioni è un tema che mostra la corda in un momento come questo. Ci sono situazioni molto diverse, ci sono regioni che hanno capacità dirigenziali, amministrative, particolarmente forti. Mentre ce ne sono altre che non hanno queste caratteristiche. Le regioni più sviluppate ed efficienti sono costrette a seguire la lentezza delle altre regioni. Se dovessi dire qual è il problema delle Regioni, direi che il tema della differenziazione dovrebbe essere affrontato”.
Perché ci fu il grave ritardo per l’istituzione delle Regioni?
“Durante i lavori dell’Assemblea costituente, i più diffidenti nei confronti delle Regioni furono le sinistre perché temevano la creazione di poteri limitati che frenavamo l’azione riformatrice, la quale non doveva trovare ostacoli territoriali nella sua realizzazione. Poi ci fu una resistenza centrista perché si sapeva che in alcune zone del nostro paese le sinistre erano praticamente forti. Le ragioni furono molte. Dopo 40 anni questi problemi sono stati superati. Anche se un problema sul tappeto resta sempre: la conflittualità tra Stato e Regioni, dovuta a diverse cause come la complicazione per il sistema delle rispettive competenze. E poi anche a causa della conflittualità politica, per cui regioni che si oppongono al governo nazionale sono più disponibili al contenzioso con la Corte costituzionale”.
La finanza pubblica vive un momento drammatico. Il federalismo fiscale è realizzabile?
“Questo è difficile dirlo. Non ho un quadro preciso dei costi. Andrebbe innanzitutto fatta un’operazione di pulizia linguistica. Parlare di federalismo fiscale è improprio. Spazi per l’imposizione fiscale delle regioni ce ne sono pochi. E’ difficile trovare basi imponibili libere per le scelte delle regioni. Non sarà un federalismo tributario. Si tratta di capire se questo passaggio porterà dei benefici. Il passo più importante di questo processo sarà il federalismo demaniale. Ma la congiuntura e la riduzione della spesa pubblica sono aspetti che preoccupano molto”.

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