martedì 22 giugno 2010

La Chiesa non è all'Anno zero

Voce Repubblicana del 23 giugno 2010
Intervista a Paola Binetti
di Lanfranco Palazzolo

La Chiesa cattolica non è all’anno zero. Anzi, rappresenta la capacità di cambiare della società. Ma la Chiesa è anche una realtà umana, dove esiste, per i singoli, la possibilità di sbagliare Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” l’onorevole Paola Binetti dell’Unione di centro.
Onorevole Binetti, cosa pensa di questi scandali che stanno mettendo in crisi l’immagine della Chiesa? Crede che per le istituzioni cattoliche siamo giunti all’anno zero?
“No, non credo che oggi la Chiesa sia all’anno zero. Ritengo che la Chiesa sia all’anno 2010. La Chiesa è l’istituzione sociale che esiste da più tempo e che rappresenta, più di molte altre istituzioni, la sua capacità storica di rappresentare la nostra società e di aiutare la nostra società a stare in un senso alto della sua stessa dignità di vita. Credo che la Chiesa rappresenti quella istituzione che più e meglio è in grado di accettare le aspirazioni degli uomini e di dare più forza alle esigenze dell’uomo. La Chiesa è un mistero. Da un lato abbiamo una grande ricchezza di valori, di proposte molto alte, di sguardo lungo e profondo che guarda al presente. Però non dobbiamo nemmeno dimenticare che stessa Chiesa è anche una realtà umana. E anche per la Chiesa esiste la possibilità di sbagliare. Distinguerei attentamente quelli che sono gli errori di ciascuno di noi e quelli della Chiesa. Ognuno di noi è in grado di impersonare il mistero della Chiesa, ma nessuno di noi incarna il mistero della Chiesa”.
L’attuale pontefice ha intaccato il dogma dell’infallibilità papale?
“Il dogma dell’infallibilità del Papa, da sempre, si estende solo ed esclusivamente a quelle verità a quei dogmi che Lui proclama ex cathedra. Questo dogma ha una collocazione precisa rispetto a concrete verità di fede. Il dogma in cui il Papa impegna la sua infallibilità è quello dell’Immacolata concezione. Questo Papa sta cercando in tutti i modi di rendere trasparente, nella complessità della società in cui viviamo, che ognuno di noi fa il suo cammino verso la santità e la fede. E’ chiaro che questo cammino può indurci anche in errore. Questo è il punto. Il tema vero è non confondere gli errori personali con la prospettiva della Chiesa nella sua complessità”.
Come interpreta le parole del Papa, che ha invitato i sacerdoti cattolici ad evitare la tentazione del carrierismo?
“In questa frase del Papa un’applicazione attualizzata di quella che è l’estensione con cui il Signore, nel Vangelo, dice: ‘Sono venuto a servire e a non essere servito’. E’ una frase antica come è antico il nostro Vangelo. Al sacerdote, che è un altro Cristo, si chiede lo stesso spirito di servizio. Questo è un obiettivo da sempre presente nella Chiesa e che ha bisogno di essere attualizzato. Ecco perché il ricordo del Papa è attuale per tutti noi”.

Nessun commento: