venerdì 18 giugno 2010

L'Unione non può dividersi

Intervista a Mario Mauro
di Lanfranco Palazzolo
Voce Repubblicana del 19 giugno 2010

L’Unione europea non è in condizione di dividersi. Lo ha detto alla “Voce” il capodelegazione del Popolo delle Libertà al Parlamento Europeo Mario Mauro.

Onorevole Mauro, l’Unione europea si è presentata divisa al Consiglio Ue del 17 giugno dopo gli attacchi rivolti alle capacità finanziarie della Spagna da parte di alcuni organi di informazione?
“No, l’Unione europea non è nelle condizioni di dividersi perché l’urgenza della crisi, la drammaticità della situazione i doveri dell’impegno verso il contenuto politico dell’Europa unita obbliga l’Ue ad una forte coesione. Certo, è evidente che permangono punti di vista differenti. Su alcuni giudizi relativi alla messa a punto sugli strumenti finanziari con i quali rispondere alla crisi sia a quello che potremmo definire come un trasferimento di poteri delle singole economie alle istituzioni dell’Unione. Credo che l’atteggiamento dei paesi membri dell’Unione europea sia costruttivo”.
E’ preoccupato delle polemiche sotterranee tra Francia e Germania, che due settimane fa hanno rinunciato ad un vertice per evitare uno scontro politico?
“Non sono preoccupato. Oggi dobbiamo comprendere che la crisi che stiamo vivendo oggi è essenzialmente una crisi di fiducia. E non si tratta di una crisi di fiducia che riguarda solo il mercato, ma riguarda anche i fenomeni che investono i rapporti tra mercato e le risposte che le istituzioni dovrebbero dare. A maggior ragione, è plausibile che i paesi di maggior peso, come la Germania e la Francia, paventino la possibilità di utilizzare strategie diverse. E’ assolutamente chiaro che dopo l’Unione monetaria la difficoltà enorme è quella di coinvolgere, in una strategia comune, quelli che sono gli altri strumenti delle politiche economiche. E questo significa mettere in campo le strategie fiscali e quelle previdenziali. Se non si mette in atto questa politica è difficile pensare che per motivi di solidarietà che un signore tedesco, alla fine della carriera, va in pensione con il 43 per cento dell’ultimo stipendio debba considerarsi sulla stessa barca di un signore greco che va in pensione con il 97 per cento dell’ultimo stipendio. Abbiamo fatto l’euro postulando quello che avremmo dovuto fare in seguito. Se questo resto non si vuole mettere in comune è chiaro che scattano le tensioni. Ritrovarsi oggi ha questo significato: si devono trovare le regole per stabilire una nuova convivenza”.
Come ha trovato gli esordi della politica europea del conservatore britannico David Cameron?
“I conservatori inglesi hanno un loro vecchio pregiudizio sull’Unione europea che vedono favorevolmente quando devono concludere accordi vantaggiosi per Londra. Credo che con l’ingresso dei liberali inglesi nel governo questa tendenza muterà. Penso che ci saranno sorprese positive”.

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