giovedì 24 giugno 2010

Non chiedete le sue dimissioni

Voce Repubblicana 24 giugno 2010
Intervista a Lucio Barani
di Lanfranco Palazzolo

Non voglio le dimissioni di Antonio Di Pietro. Io sono garantista. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” l’onorevole Lucio Barani del Popolo delle libertà.
Onorevole Barani, cosa pensa dell’avviso di garanzia ricevuto da Antonio Di Pietro per la vicenda del finanziamento pubblico destinato all’associazione Italia dei valori?
“Sono stato un veggente. Già dal 1996-97, quando ero sindaco di Aulla, avevo fatto di questa città il primo comune dedipietrizzato d’Italia. Lo avevo fatto per far sapere all’Italia e agli italiani chi era ‘il lupo cattivo’ negli anni di tangentopoli: Antonio Di Pietro. Mentre la ‘nonnina’ era il vecchio e nobile centrosinistra scardinato da questo essere immondo. All’epoca avevo contestato Di Pietro su tutto e su tutti. Grazie alla toga, Antonio Di Pietro ha preso una laurea e ha fatto carriera. Non aveva qualità, né capacità. Ha lasciato la magistratura per la politica. Chi semina fulmini raccoglie tempesta. La sua è sempre stata una vita di espedienti. Sono tre le procure che lo stanno indagando: Roma, Firenze e Perugia. E qualcuna di queste gli manda anche l’avviso di garanzia. Di Pietro e altri politici hanno trovato nell’Italia dei Valori una Joint-venture. Mi riferisco anche a Silvana Mura, questa fotomodella-indossatrice. Gli ‘amici’ di Antonio Di Pietro sono una vera cricca perché si sono fatti le scatole cinesi: hanno creato un’associazione che si chiama ‘Italia dei valori’, nella quale non c’è nessuna democrazia. E hanno fatto una società che gestisce i soldi del partito. Guarda caso, li gestisce pro domo-loro”.
Perché Di Pietro resta candido come l’arcangelo Gabriele e continua a puntare il dito sugli altri?
“Questo lo pensa solo una ristretta cerchia di giustizialisti. L’Italia e gli italiani garantisti sanno chi è Antonio Di Pietro. D’altronde cane non mangia cane. I magistrati, fino ad oggi, lo hanno sopportato perché molti di loro fanno politica. E chi fa politica non lo ha attaccato perché lo mandano avanti come una testa di ariete. Non dimentichiamo che Di Pietro si è fatto dare una casa come tangente. E’ più o meno come quelli che adesso chiamano la ‘cricca’: si è fatto dare 100 milioni e poi, dice, li ha restituiti. Queste sono cose scritte negli atti processuali”.
Di Pietro dovrebbe dimettersi da parlamentare?
“No, non dovrebbe farlo. Sono un garantista. E non uso due pesi e due misure. Ho sempre detto che non dovevano dimettersi quelli della Prima Repubblica che andavano sulla gogna mediatica, quelli che lui ha ingiustamente perseguitato. Ovviamente chi di spada colpisce, di spada perisce. Questa è la giusta conseguenza delle sue azioni. Di Pietro arraffa i soldi con il finanziamento pubblico dei partiti. E lui dovrebbe dimettersi per quello che dice quando queste cose accadono agli altri”.

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