martedì 15 giugno 2010

Opposizioni divise sul ddl intercettazioni

Voce Repubblicana del 15 giugno 2010
Intervista a Domenico Benedetti Valentini
di Lanfranco Palazzolo

Sulle intercettazioni le opposizioni hanno dimostrato di essere divise. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il senatore Domenico Benedetti Valentini del Pdl, membro della Commissione giustizia del Senato.
Senatore Valentini, cosa pensa del ddl sulle intercettazioni votato dal Senato?
“La valutazione complessiva del nostro lavoro è positiva per il testo finale che abbiamo approvato. Inoltre c’è stata una condivisione sulle finalità che la legge si propone di perseguire e di mettere in equilibrio. Naturalmente il risultato finale non può certamente essere il massimo della soddisfazione per tutti e anche per me. Lo sforzo che abbiamo fatto è stato grande. Non potevamo lasciare tutto fermo al Senato”.
Come ha trovato l’atteggiamento delle opposizioni che, come l’Idv, hanno occupato l’aula, mentre altri, come il Pd, se ne sono andati?
“Ho ironizzato su questo atteggiamento dicendo che in aula abbiamo visto i falchi e le colombe. Naturalmente i falchi erano coloro che hanno occupato l’aula, mentre le colombe sono stati coloro che volevano dare solo voce al popolo isterico ‘viola’ facendo solo ostruzionismo. La loro logica era quella del tanto peggio tanto meglio. Poi abbiamo visto coloro che hanno fatto un semiopposizione strisciante. E quelli che se ne sono andati dall’aula. L’opposizione ha fornito un quadro disorganico, per nulla responsabile. La maggioranza non ha fatto altro che accettare quello che poteva accettare dall’opposizione. Ecco perché abbiamo fatto bene ad andare avanti”.
Cosa ne pensa del “Vietnam” annunciato alla Camera?
“Chi si prende la briga di scatenare un Vietnam significa che ha delle ragioni per scatenare il Vietnam. Penso che ciò non dovrebbe avvenire. Chi lo farà si prenderà le sue responsabilità. Io credo di aver dato, da uomo libero, un esempio di lealtà, di concretezza e di personalità. Al Senato ho cercato di fare la mia battaglia per migliorare questa legge ed evitare un errore: quello di conferire il potere di autorizzare le intercettazioni al Gip del tribunale procedente. A mio giudizio, questo potere doveva essere attribuito al tribunale in composizione collegiale del capoluogo del distretto. Quella che è stata scelta è una politica di accentramento che paralizzerà gran parte dei tribunali, rompe il sistema, creando gravi problemi di disuguaglianza non so quanto costituzionalmente accettabili. Era una norma da cancellare. Ho portato avanti questa battaglia senza scatenare nessun Vietnam o Delta del Mecong”.
Cosa pensa della reazione della Stampa sulla legge?
“Il mio giudizio è negativo. Fanno il gioco delle tre carte. Parlano tanto di autodisciplina e di etica. Ma nessuno è disposto a sanzionare quei comportamenti dei giornalisti che sulle intercettazioni si comportano scorrettamente”.

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