martedì 1 giugno 2010

Quando il regionalismo non è effettivo

Voce Repubblicana del 2 giugno 2010
Intervista a Raffaele Bifulco
di Lanfranco Palazzolo

In Italia non possiamo dire ancora che esiste un regionalismo effettivo. Lo ha detto alla “voce Repubblicana” il professor Raffaele Bifulco, docente di diritto costituzionale all’università Partenope di Napoli.
Professor Bifulco, il prossimo 7 giugno le Regioni a statuto ordinario compiono 40 anni. Cosa possiamo dire sull’introduzione di quella norma costituzionale?
“Se escludiamo la precedente esperienza delle Regioni a Statuto Speciale, possiamo dire che l’esperienza del regionalismo italiano non è stata esaltante. Non voglio fare una distinzione precisa tra regioni del Nord e quelle del Sud. Ma se facciamo un esame complessivo possiamo dire che l’esperienza delle nostre regioni non è stata molto positiva. Questo giudizio è dato dal fatto che il processo di autonomia delle regioni non è ancora completato. A mio giudizio mancano ancora dei pezzi importanti per poter dire che c’è in Italia un regionalismo effettivo”.
Perché ci fu il grave ritardo dell’applicazione del regionalismo in Italia, che giunse a compimento solo nel giugno del 1970? Questo gap era dovuto alla scarsa fiducia riposta nella nostra classe politica?
“Credo che la responsabilità di questa situazione debba essere individuata in una sorta di deficit originario al momento del compimento dell’Unità d’Italia nel 1861. In quel periodo ci fu qualcuno che, come Marco Minghetti, che propose una riforma in senso autonomistico dello stato, progetto appoggiato anche da federalisti come Giuseppe Montanelli. Però quella idea ebbe grosse difficoltà e non passò. Da allora le nostre istituzioni si sono portate dietro un grave deficit. Dopo la nascita della Costituzione Repubblicana si è aspettato fino agli anni ’70 per far partire le regioni ordinarie. Questo ritardo fu causato dal comportamento delle forze politiche italiane. I partiti avevano altri interessi. Ma non avevano intenzione di dare vita alle regioni. Il sistema partitico italiano ha sempre avuto l’interesse a non far decollare effettivamente le regioni”.
Cosa pensa della Conferenza Stato-Regioni? Lo considera un sistema di consultazione positiva?
“Trovo che sia un sistema che funzioni bene. Anzi, molto bene. Credo sarebbe nell’interesse di tutti rafforzare questo tipo di consultazione periodica”.
Le regioni hanno dato un pessimo esempio nella gestione della spesa pubblica?
“Il processo del federalismo fiscale imporrà nuove responsabilità alle Regioni. Questo è un processo che costa. Anche se questo non è certo il momento migliore per dar vita ad un processo del genere. Se si vuole realizzare un regionalismo compiuto, il federalismo fiscale è un passaggio fondamentale”.
Quale esempio danno le regioni nel nostro ordinamento?
“Ci sono regioni che funzionano bene come la Lombardia. E altre che non funzionano come la Campania”.

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