sabato 31 luglio 2010

Una questione affrontata male

Voce Repubblicana del 31 luglio 2010
Intervista ad Enzo Carra
di Lanfranco Palazzolo

All’interno della Rai c’è una situazione difficile. La questione delle nomine è stata affrontata male e tardi dalla Rai. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” l’onorevole Enzo Carra dell’Udc, membro della Vigilanza Rai.
Onorevole Carra, perché tanti rinvii per queste nomine da parte del Cda Rai?
“Evidentemente c’è una situazione difficile. Le nomine sono state fatte con il contagocce. Questi rinvii delle nomine non rendono certo migliore l’atmosfera all’interno dell’azienda. Credo che la cosa più giusta da fare sarebbe stato di fare un pacchetto di nomine tenendo conto di quella che è la situazione dell’azienda. E non fare queste nomine a spizzichi e bocconi. Sulla questione delle nomine pesa anche la questione del risvolto negativo di queste nomine: le cause che i dipendenti spostati vincono contro l’azienda. Sono cause che molti conduttori vincono. Di cause come queste ce ne sono tante. Leggevo del direttore di Rainews Corradino Mineo, che potrebbe essere sostituito da un conduttore che viene dall’esterno. In questo caso già ci sono delle sentenze secondo le quali Corradino Mineo avrà vinta la causa che potrebbe intentare contro l’azienda. Mi pare che gli interrogativi sul tappeto siano molti”.
Voi della Vigilanza come avete seguito questo tira e molla?
“Noi della Vigilanza possiamo davvero fare poco. Noi non abbiamo un ruolo e non possiamo fare le nomine. Ed è giusto che sia così. Noi abbiamo un grosso problema perché questi anni non sono stati produttivi. La maggioranza tende a disertare i lavori della Vigilanza e ad accusare il Presidente della Commissione Sergio Zavoli. Si tratta di accuse abbastanza ridicole”.
Qualcuno sostiene che la crisi politica di queste settimane non ha avuto una copertura adeguata perché tutte le trasmissioni sono andate in vacanza.
“Per la prima volta nella sua storia, in questi mesi la Rai ha abolito gli spazi di approfondimento politico prima delle elezioni regionali. L’assenza degli approfondimenti di queste settimane di scontro politico è un minus rispetto a quello che è accaduto qualche mese fa. Non so se questa situazione sia voluta ad arte. Giuliano Ferrata ha ricordato che dopo questa estate senza approfondimenti ci sarà un autunno pieno di questi spazi legati a conduttori dichiaratamente di sinistra come Santoro e la Dandini. Allora dobbiamo chiederci se vale la pena spendere tanti soldi in polemiche, uffici legali per queste polemiche sulle nuove nomine. Questi programmi hanno audience e successo. Mi chiedo se non valeva la pena affrontare la questione qualche mese fa in maniera corretta invece di corteggiare Santoro per mandarlo via e poi riprenderlo e accettare che vada in onda?! La responsabilità non è di chi fa i programmi, ma chi è tenuto a fare i palinsesti: la dirigenza della Rai”.

giovedì 29 luglio 2010

Io credo a Denis Verdini

Voce Repubblicana del 29 luglio 2010
Inervista a Domenico Di Virgilio
di Lanfranco Palazzolo

Dobbiamo credere alle parole di Denis Verdini. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il deputato del Popolo delle libertà Domenico Di Virgilio.
Onorevole Di Virgilio, le polemiche all'interno del Pdl non accennano a diminuire. Come andrà a finire?
“Il mio impegno politico dura da dieci anni. Non mi meraviglio che ci siano delle conflittualità. Onestamente, devo riconoscere che queste polemiche hanno raggiunto un'intensità che richiede un chiarimento. Per il mio carattere sono sempre stato un 'pacificatore'. Sono sempre stato convinto che tra posizioni diverse possa esserci una strada comune per intendersi e per trovare un accordo. Noi siamo chiamati a governare il paese per il bene dei cittadini. E penso che le beghe debbano essere risolte in famiglia. Le polemiche devono essere risolte dagli organi statutari. E tutti si devono adeguare alle soluzioni della maggioranza”.
Cosa avrebbe fatto dopo le accuse rivolte da Fabio Granata contro il sottosegretario Alfredo Mantovano?
“Ho parlato con molte persone all'interno del gruppo parlamentare di questo. Non sono assolutamente d'accordo con le posizioni espresse dall'onorevole Granata. Sto dalla parte dell'onorevole Mantovano. Tuttavia, sono convinto che ci sono state delle incomprensioni e delle esagerazioni. Il Presidente della Camera Gianfranco Fini ha fatto bene a chiamare l'onorevole Mantovano per chiarire la situazione. Probabilmente l'onorevole Granata ha esagerato nel fare alcune dichiarazioni che sono andate oltre le sue intenzioni”.
Bossi ha detto che non si deve andare al voto, ma si deve pensare al federalismo fiscale.
“La nostra maggioranza è chiamata a governare per il bene del paese. Dobbiamo fare alcune riforme che l'Italia attende da tempo come quella sulla giustizia. La situazione politica è assolutamente difficile. Una soluzione deve essere trovata. Il federalismo fiscale non è la soluzione di tutti i mali. Però questo è uno dei provvedimenti che può portare giovamento a questo paese perché le regioni vengono maggiormente responsabilizzate. Dobbiamo tener presente che abbiamo votato il Titolo V della Costituzione, che le regioni sono una realtà del nostro paese ed hanno una loro autonomia. Il loro coinvolgimento fiscale sarà positivo per i cittadini, purché questa competenza venga utilizzata in modo oculato. Questa riforma è una mannaia per quelle regioni che non si comporteranno adeguatamente”.
Cosa farebbe al posto di Denis Verdini dopo gli attacchi e le accuse che ha subito?
“Ero presente alla conferenza stampa di Verdini. Non ci sono prove concrete contro Verdini. Al momento dobbiamo credere a Verdini”.
Gli attacchi al sottosegretario Caliendo mirano a bloccare la legge sulle intercettazioni?
“Non ho elementi di giudizio per dirlo. Ma non credo alla sua ipotesi”.

mercoledì 28 luglio 2010

RIprendiamo il nostro programma

Intervista a Gregorio Fontana
Voce Repubblicana del 29 luglio 2010

di Lanfranco Palazzolo

L'allargamento all'Udc è possibile solo sui programmi. Altrimenti il rischio è quello di finire dalla padella alla brace. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” l'onorevole Gregorio Fontana del Pdl.
Onorevole Fontana, quali sono le sue valutazioni sulle polemiche di questi giorni all'interno del Popolo delle libertà?
“Penso che si stia facendo molto clamore. Credo che ci sia una situazione di confusione. Il nostro compito è di riprendere i temi forti del nostro impegno politico per risolvere i problemi del paese. E tralasciare questo eccessivo entusiasmo per il dibattito interno. Queste polemiche non sono in cima agli interessi degli italiani”.
Come ha trovato le parole del Presidente della Camera sulla “questione morale”?
“Trovo sorprendenti le parole del Presidente della Camera Gianfranco Fini. Penso che nel Popolo delle libertà e in Forza Italia il garantismo sia sempre stato un elemento importante. Credo che sia necessario interpretare le parole di Fini. Anche su queste parole ci sono diverse scuole di pensiero. La stella polare che non dobbiamo mai perdere di vista è che i cittadini italiani sono innocenti fino a sentenza definitiva. Sarebbe molto spiacevole se in politica i pubblici ministeri arrivino a stabilire gli organigrammi della politica italiana a loro piacimento e attraverso un avviso di garanzia”.
Cosa pensa dell'attacco dell'onorevole Fabio Granata contro il sottosegretario all'interno Alfredo Mantovano?
“Penso che si tratti di un attacco del tutto immotivato, inaccettabile. Sono d'accordo con il ministro Maroni che si pronunciato contro ogni allusione fatta dall'onorevole Granata. Questo governo e chi ha incarichi politici al ministero degli Interni non hanno nulla da imparare in materia di lotta alla criminalità organizzata. I risultati che abbiamo raggiunto in questi mesi sono sotto gli occhi di tutti”.
Cosa deve fare questo governo in una fase così difficile?
“Il nostro dovere è di riprendere l'impegno politico. Silvio Berlusconi è sempre stato premiato dagli elettori perché stato in grado di interpretare gli interessi degli elettori italiani. Il rischio che vedo è un'eccessiva passione per il dibattito interno. Questo ci porterebbe ad essere dei pessimi interpreti del teatrino della politica italiana. Dobbiamo rifuggire da questo schema politico. E dare maggiore importanza ai temi che ci hanno portato al governo del paese. Per questo non dobbiamo farci trascinare in polemiche interne che lasciano il tempo che trovano”.
L'allargamento all'Udc è un errore?
“Il nostro obiettivo è quello di ragionare sulle cose concrete. Possiamo aprire il dialogo con l'Udc sulla base delle cose da fare insieme. Questa è la base di partenza. Non vorrei finire dalla padella alla brace”.

Per lo Sviluppo economico ci vuole un "Santo"

Voce Repubblicana del 28 luglio 2010
Intervista a Giuliano Cazzola
di Lanfranco Palazzolo

Credo che Fabio Granata abbia davvero ben poco a che spartire con il Pdl visto che ha la stessa cultura di Antonio Di Pietro. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” l’onorevole Giuliano Cazzola del Popolo delle Libertà.
Onorevole Cazzola, cosa pensa dello scontro nel Pdl?
“E’ una situazione molto complessa. Non si riesce a trovare un via d’uscita. Non c’è una situazione univoca, nel senso che ci sono molti finiani che lavorano per ricucire. Mi pare che si faccia molta fatica a ricucire. Questa è una situazione molto preoccupante”.
Secondo lei qualcuno pensa al “The day after” del Pdl?
“Penso che questa cosa del punto di non ritorno sia all’interno delle strategie messe in atto. Probabilmente una parte dei finiani pensa che la crisi di governo, la rottura definitiva sia il momento si gioca la partita, sostanzialmente, di una nuova maggioranza: un governo del Presidente della Repubblica con una nuova composizione politica nella quale si prova ad emarginare Silvio Berlusconi. Berlusconi pensa che il punto di rottura sia quello che lo porta al voto, quello che lo porta a sconfiggere, come San Giorgio, tutti i suoi nemici”.
Si può pensare ad un allargamento del governo?
“Sarebbe stata la soluzione migliore. Mi si era aperto il cuore dopo che Berlusconi e Casini avevano cenato da Bruno Vespa. Si era parlato di allargare la maggioranza all’Udc. Mi pare che la Lega abbia messo su questo progetto un veto insuperabile. Casini chiede, dal suo punto di vista giustamente, che ci sia una crisi di governo e un nuovo negoziato. Berlusconi aborre e vede male un’ipotesi del genere perché ha paura della trappola che potrebbero mettere in atto i suoi avversari”.
Come ha trovato gli attacchi di Fabio Granata nei confronti di Alfredo Mantovano, che è riconosciuto da tutti come un esponente politico molto corretto?
“Sono state dichiarazioni molto sgradevoli. Credo che Granata avrebbe potuto risparmiarsi queste parole. Personalmente sono convinto che Granta ha davvero ben poco a che spartire con il Popolo delle libertà. Credo che sia giusta la valutazione che ha fatto Urbani di questo personaggio politico: è un giustizialista, un retino. In fondo, Granata ha la stessa cultura di Antonio Di Pietro”.
La strada della giustizia dei probiviri è giusta su Granata?
“Dovrebbe essere lui a rendersi conto di essere incompatibile. Ma c’è tutto un gruppo degli ex di An che sono giustizialisti. La storia della P3 mi fa sorridere: significa dare rilevanza penale a comportamenti scorretti. La realtà è che la P1, la confraternità dei giustizialisti e dei poteri forti, non vuole che il centrodestra non governi”.
Chi ci vuole per il ministero dello Sviluppo economico?
“Una personalità indipendente come Luisa Todini o persone capaci come Santo Versace”.

Un Granata incomprensibile

Voce Repubblicana del 27 luglio 2010
Intervista a Gianfranco Rotondi
di Lanfranco Palazzolo

L’opinione pubblica fa molto fatica a comprendere le parole del finiano Granata, che certo non aiutano il Governo. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il ministro per l’Attuazione del programma Gianfranco Rotondi, che invita il partito a restare unito intorno a Berlusconi.
Ministro Rotondi, cosa pensa delle polemiche che riguardano il finiano Fabio Granata che ha lanciato delle accuse assurde ad altri esponenti del governo.
“Io non so che tipo di accuse abbia lanciato l’onorevole Granata, né conosco bene la base di tutta questa vicenda. Il mio pensiero è che la situazione resta molto difficile e non aiuta il Popolo delle libertà. Il Pdl e il Pd vengono considerati come partiti di governo, quando fanno parte di una maggioranza che sostiene un esecutivo. La gente pensa che il Popolo delle libertà deve avere un atteggiamento positivo e di collaborazione con il Governo. La gente si aspetta questo dal primo partito politico italiano. Se un esponente della maggioranza ostacola il governo, come ha fatto Granata con le sue dichiarazioni, la gente vede questo tipo di atteggiamento come un’incongruenza incomprensibile. Per il resto delle polemiche posso solo dire che io non mi occupo del partito. Sarà compito del Popolo delle libertà occuparsi di questa vicenda”.
Ma pensa che il danno più grosso si ripercuote sul partito oppure sul Governo?
“Danneggia tutti e due perché la gente non vede le differenze tra i due soggetti. Mentre la Democrazia cristiana aveva una sua vita politica autonoma rispetto ai governi che sosteneva, oggi questa situazione è cambiata. La forza della Dc era il partito. E i governi che la Dc sosteneva venivano considerati amici. Quando parlo di “amici” mi riferisco al termine in senso democristiano. Quando si diceva ‘governo amico’ si faceva riferimento ad una buona cosa. Oggi non si può pensare ad un Pdl nemico del Governo. Sarebbe un controsenso inconcepibile. Queste beghe danneggiano sia il Governo che il partito nella stessa misura”.
Teme che si arriverà ad una conta in un momento molto delicato della stagione politica?
“Penso che questo non accadrà”.
Quale potrebbe essere la soluzione migliore per uscire da questa situazione?
“Silvio Berlusconi è anche il Presidente del Partito. Credo che in un momento come questo debba essere il riferimento di tutti. Credo che sarebbe necessaria maggiore umiltà da parte di tutti in questo momento. Se oggi non ci fosse Silvio Berlusconi credo che non saremmo al Governo, né saremmo qui a parlare di queste cose”.
Le opposizioni riusciranno a sfruttare questo clima?
“Anche il Pci si esaltava quando la minoranza della Dc attaccava il leader del partito. Ma alla fine la Dc continuava a governare”.
E’ possibile l’allargamento all’Udc?
“Non sono contrario. Mi sembra che Casini non la pensi così”.

venerdì 23 luglio 2010

Ma cosa vogliono questi?

Intervista a Luigi Compagna
Voce Repubblicana del 24 luglio 2010

di Lanfranco Palazzolo


Non sono riuscito ancora a capire cosa vogliono i finiani. Di certo non riesco ad interloquire con Bocchino e Granata. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il senatore Luigi Compagna del Popolo delle libertà.
Senatore Compagna, cosa succederà al Pdl? Ce la farà Berlusconi a superare le difficoltà interne?
Ho l’impressione che sotto certi aspetti c’è qualcosa di più di una crisi del Pdl e nel Pdl. C’è uno schema del tutto inedito nella storia politica italiana. C’è un conflitto tra il Presidente del Consiglio e il Presidente della Camera. Ci sono stati tempi passati in cui questa carica c’erano esponenti politici comunisti come Pietro Ingrao e Nilde Iotti mentre il Presidente del Consiglio era democristiano, socialista o repubblicano. Ma non c’erano polemiche politiche come quelle che vediamo oggi. Direi che con queste polemiche si va ben oltre lo scontro interno al partito. Se invece si vuole stare nella dimensione partito, allora, evidentemente, c’è bisogno che molte decisioni delle scorse settimane non abbiano il seguito minaccioso con il quale sono state annunciate”.
Questa situazione era analoga a quella che si era creata tra il 2001 e il 2006 tra il presidente della Camera Casini e Berlusconi?
No, direi di no. Se ci sono state delle conflittualità erano tra il partito del Presidente della Camera, che era Marco Follini, il quale ricopriva anche la carica di vicepresidente del Consiglio con Berlusconi. Queste polemiche avvenivano con un certo bon-ton e nell’ambito di una polemica politica leale. Il comportamento di Fini è diverso. Mi è sembrato che a Palermo il Presidente della Camera facesse riferimento ideale ad una piazza che aveva un atteggiamento squadrista e minaccioso contro il Presidente del Senato Renato Schifani. Vedremo cosa ci diranno le cronache politiche dei prossimi giorni. Se l’immagine che ho evocato è esagerata nessuno ne sarà più contento di me. Ma se questa immagine avrà degli sviluppi vedo ben altro che una discussione interna al Pdl. Anzi, sono certi termini giacobini che rendono difficile la discussione in un confronto pacato”.
Ci sarà una conta nel Pdl?
"Non capisco su chi, su cosa e quando dovrebbe avvenire questa conta. Non credo che possa esserci una conta su Berlusconi e Dell’Utri mandanti di stragi. Mi sembra difficile che sia il caso di contarsi. Se Berlusconi e Dell’Utri sono dei mandanti di stragi non è il caso di fare interviste allusive. Queste lasciamole fare ad altri”.
Ha capito cosa vogliono i finiani?
"Non l’ho capito. Se avessi capito cosa hanno in mente lo commenterei. Al momento vedo solo parole che pesano più di pietre, tentazioni di giacobinismo. Sono termini che rendono molto difficile il confronto politico. Ho grosse difficoltà ad interloquire con Bocchino e con Granata”.

Quella legge non ha senso

Voce Repubblicana del 23 luglio 2010
Intervista a Carlo Taormina
di Lanfranco Palazzolo


Non aveva senso fare una legge sulle intercettazioni per limitare la stampa. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” l’ex sottosegretario agli interni Carlo Taormina.
Avvocato Taormina, cosa pensa delle polemiche sul ddl relativo alle intercettazioni telefoniche?
“Mi sembra che in questa vicenda si debba prendere atto dell’assoluta incapacità del Pdl di portare avanti le riforme. Quella sulle intercettazioni è stata considerata una delle più importanti riforme sulla giustizia. Anche se in realtà non lo era. Il ddl sulle intercettazioni è stato interpretato come una sorta di emblema della capacità di riformare la giustizia in Italia. Se dopo tutto questo tempo dobbiamo constatare che Fini è le ‘toghe rosse’ hanno avuto la meglio, dobbiamo certificare che il Popolo delle libertà non è in grado di fare le riforme. Non è riuscito a fare questa, a maggior ragione non sarà nemmeno in grado di fare le altre, addirittura le riforme costituzionali. Siamo giunti ad un situazione di sfascio di cui dobbiamo prendere atto. Berlusconi ha fatto bene a dire: ‘teniamoci quello che abbiamo’. Ho visto che l’Anm plaude a queste modifiche e ne chiede altre. L’atteggiamento dell’Anm è vergognoso perché chiede di togliere la collegialità nell’autorizzazione delle intercettazioni per lasciare la decisione delle intercettazioni al giudice per le indagini preliminari. A questo punto è meglio tenersi quello che c’è oggi. La legge non serve a nulla”.
Pensa sia meglio tutelare l’articolo 15 della Costituzione o l’articolo 21 della nostra legge suprema? Come ha trovato l’atteggiamento della stampa?
“La mia convinzione è che i due blocchi del Pd e del Pdl sono entrambi incapaci di fare politica. Dobbiamo trovare una nuova mediazione per un nuovo sistema politico. Sono totalmente contrario a qualsiasi limitazione delle intercettazioni che alla pubblicabilità delle intercettazioni. In questi giorni sono state pubblicate cose pertinenti e meno pertinenti ai processi. I cittadini devono capire quello che succede nei palazzi della politica. E’ evidente che è stato un errore fare un’operazione di ridimensionamento delle intercettazioni. Credo che vadano cambiate le modalità per la decisione delle intercettazioni. La decisione deve essere affidata ad un collegio di giudici e non ad un Gip. Lasciare questa scelta alla discrezionalità del Gip significa lasciarla nelle mani del Pubblici ministeri”.
Cosa pensa degli attacchi rivolti al sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo?
“Trovo scandaloso che Caliendo non si sia ancora dimesso. Quando ero sottosegretario agli Interni mi dimisi perché contemporaneamente continuavo a svolgere la professione di avvocato. Io che sono di centrodestra dico a Berlusconi di non difendere queste persone che soffocano il liberalismo”.

giovedì 22 luglio 2010

Remo Remotti - Mamma Roma Addio!

Caliendo non deve dimettersi

Voce Repubblicana del 22 luglio 2010
Intervista a Carlo Giovanardi
di Lanfranco Palazzolo

Il sottosegretario alla Giustizia Caliendo non deve dimettersi. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Carlo Giovanardi.
Onorevole Giovanardi, cosa pensa dell’emendamento presentato dal governo sul ddl intercettazioni che sembra aver messo fine alle polemiche all’interno del Pdl?
“Non ho ancora visto le modifiche apportate. Non sono in grado di dare un giudizio tecnico su questo [l’intervista è stata realizzata martedì sera, ndi]. Posso solo dire che è significativo che si sia trovata una convergenza su una riforma importante. Ma devo ammettere che resta un mio scetticismo di fondo sul fatto che queste modifiche possano mutare il comportamento della magistratura e della stampa. E’ molto difficile cambiare questa legge”.
Queste modifiche possono essere interpretate dalle opposizioni al governo come un cedimento verso i cosiddetti finiani?
“Sinceramente, della questione relativa agli emendamenti ne faccio più una questione tecnica che una questione politica. La questione politica vera è quella relativa all’equilibrio tra la riservatezza delle comunicazioni private. Il cittadino deve avere una sfera privata che non deve essere invasa dallo Stato. Le questioni relative alla giustizia e all’ordine pubblico rappresentano una deroga a questo principio. Ma sono eccezioni a questo principio. Il principio: ‘spiateci tutti perché non abbiamo nulla da nascondere’ è pieno di demagogia. A questo principio si è accodata la stampa italiana. Quando io vedo questa grande campagna mediatica con i bavagli non sono così ingenuo da pensare, visto che l’ho toccato con mano, che i quotidiani arrivino a pubblicare migliaia di pagine di intercettazioni. I quotidiani pubblicano gli stralci che vogliono far uscire. I giornali prendono quelle parti delle intercettazioni che gli fanno comodo. Questa non è informazione, ma disinformazione”.
Quindi per lei è prioritaria la difesa dell’articolo 15 della Costituzione?
“C’è un principio assoluto: quello della riservatezza. Ma ci sono le eccezioni nelle quali la magistratura può intervenire in alcuni casi. Le intercettazioni che non riguardano le norme penali, ma la vita privata dei cittadini deve essere rispettata. Se le intercettazioni vengono pubblicate e riguardano la vita privata dei cittadini questa è una violazione dei diritti dei cittadini”.
Perché le opposizioni chiedono le dimissioni del sottosegretario alla Giustizia Caliendo?
“Non capisco cosa viene addebitato a Caliendo. Partecipare ad una cena non è un reato. Mi sembra riduttivo. Se si dovessero dimettere tutti quelli che hanno conosciuto Flavio Carboni sarebbe assurdo”.
Ci saranno delle sorprese prima della pausa estiva?
“Questo governo ha i secoli contati e non i giorni contati. Ma esiste un problema nel Pdl per trasformarlo in un vero partito”.

mercoledì 21 luglio 2010

Massimo vuole appropriarsi del Governo

Voce Repubblicana del 21 luglio 2010
Intervista a Margherita Boniver
di Lanfranco Palazzolo

Massimo D’Alema voleva aprire la strada ad un ribaltone per appropriarsi del governo. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” l’onorevole Margherita Boniver del Popolo delle libertà.
Onorevole Boniver, cosa pensa della situazione del Governo? Qualcuno chiede una correzione di rotta. Cosa è necessario fare?
“Queste pressioni sono frutto della vecchia politica. Si tratta solo di questo. E’ evidente che ci sono delle difficoltà all’interno della maggioranza. Non c’è soltanto la questione di Gianfranco Fini. Ci sono molti altri nodi che dovranno essere risolti nel mese di agosto, come ha promesso Silvio Berlusconi. Il capo del governo ha detto che passerà questo mese ad occuparsi del Pdl. Credo che da qui ad ipotizzare un governo voluto da un agglomerato di forze politiche e dai cosiddetti poteri forti ce ne corre. Si tratta di un’ipotesi ‘scolastica’, ma profondamente sbagliata”.
Cosa vogliono questi finiani?
“Vogliono consolidare la propria presenza come minoranza. Però sono convinta che non vogliono uscire dal Pdl. Non hanno alcuna intenzione di contarsi. Ecco perché la questione resta così insidiosa. Non è priva di una sua dignità politica. Ma il metodo che viene utilizzato quotidianamente è inaccettabile. Il vicesegretario del Pd Enrico Letta ha parlato di Vietnam alla Camera. Ma questa guerriglia è stata messa in atto proprio dai parlamentari finiani. Ecco perché auspico un incontro tra Fini e Berlusconi per stabilire un metodo di lavoro e di rispetto reciproco. Il Popolo delle libertà ha bisogno di stabilità”.
Berlusconi vuole la conta interna?
“No, non è questo il punto. E’ inaccettabile il metodo della minoranza finiana. Non si possono prendere di mira alcuni esponenti di governo, per i quali si chiedono le dimissioni. Non voglio fare nomi per evitare nuove polemiche. E poi non si può utilizzare un complesso articolato come quello sulle intercettazioni per farne uno spartiacque e creare difficoltà alla maggioranza. Mi auguro che su questo provvedimento ci sia una seria volontà di dialogo da parte di tutti all’interno del Popolo delle libertà. Mi auguro che questo dialogo porti ad una sintesi e ad una posizione comune su questo ddl. E che questo accada proprio ora, che dilagano intercettazioni su associazioni segrete. Tutto questo nel rispetto della privacy del cittadino”.
Massimo D’Alema vorrebbe un governo di larghe intese senza Berlusconi.
“D’Alema vuole aprire la strada per un ribaltone. Per poi appropriarsi della guida dell’esecutivo”.
Prevede qualche scossone in Parlamento?
“No, credo che in questa fase ci sia un’assoluta prevalenza delle colombe sui falchi. Il governo approverà la manovra che ci chiede l’Ue. Mi auguro che ad agosto si calmino coloro che minacciano di alzare la temperatura politica. Il termometro non lo permette”.

lunedì 19 luglio 2010

No alla soluzione D'Alema

Intervista a Mario Tassone
Voce Repubblicana del 20 luglio 2010
di Lanfranco Palazzolo

Non sono favorevole alla soluzione D’Alema di un governo di larghe intese senza la guida di Silvio Berlusconi perché in questo modo entreremo dentro le dinamiche del Pdl. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il vicesegretario dell’Udc Mario Tassone.
Onorevole Tassone, cosa pensa delle aperture dei giorni scorsi di Silvio Berlusconi verso l’Udc?
“Io non partirei dall’apertura di Silvio Berlusconi. Dal 2008 abbiamo sempre tenuto una nostra posizione politica coerente. Posizione che abbiamo ribadito in questi giorni attraverso la voce del segretario del partito Pierferdinando Casini. Non vogliamo fare delle operazioni politiche indecifrabili sul piano politico. Non abbiamo alcuna intenzione di entrare nella maggioranza per conquistare nuove posizioni di potere. Noi siamo favorevoli ad un governo di larghe intese che prenda atto della situazione economica e sociale del nostro paese. I dati che abbiamo sulla situazione economica e sociale sono preoccupanti. Noi siamo disponibili e aperti alle novità. Se qualcuno pensa che noi siamo pronti ad abbandonare il nostro disegno politico contro questo bipolarismo sbaglia. Questa fase che si aperta dopo il 1994 con il bipolarismo non ha dato risultati utili al paese. Per questa ragione dobbiamo preparare una nuova svolta che dia senso alla democrazia e alle necessità dei cittadini”.
Il ministro per l’Attuazione per il Programma Gianfranco Rotondi ha detto che in questa legislatura non si cambierà la legge elettorale?
“La riforma elettorale non è un cambiamento tecnico, ma significa modificare l’attuale struttura del bipolarismo. Quando si parla di riforme costituzionali si dimentica di dire che la riforma della legge elettorale, che si fa con legge ordinaria, è importantissima per modificare l’attuale sistema. Il nostro impianto costituzionale continua ad essere modellato sul sistema proporzionale. Le riforme elettorali di questi anni hanno creato tanta confusione. Noi siamo a favore della riforma elettorale come premessa per una fase politica nuova. Noi siamo favorevoli ad un sistema elettorale alla tedesca, ad un sistema proporzionale temperato rispetto al vecchio proporzionalismo”.
Cosa ne pensa della soluzione D’Alema per un governo di larghe intese senza la guida di Silvio Berlusconi?
“Il disegno di Massimo D’Alema non coincide con il nostro. Noi non siamo d’accordo con l’esponente del Partito democratico perché il suo progetto politico non configura la fine del bipolarismo. E poi non posso pensare che possano esserci delle larghe intese mettendo ai margini di questo progetto l’attuale Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Se facessimo questo ragionamento entreremmo nella querelle interna del Popolo delle libertà, dove c’è uno scontro sulla figura e sul ruolo di Silvio Berlusconi”.

venerdì 16 luglio 2010

Un fulmine a ciel sereno a Monaco (14 luglio 2010)

Pensiamo ai problemi del paese

Intervista a Lucio Malan
Voce Repubblicana del 17 luglio 2010
di Lanfranco Palazzolo

I nostri elettori vogliono che ci occupiamo della sorte del paese e non di litigare con i finiani. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il senatore Lucio Malan del Popolo delle Libertà.
Senatore Malan, cosa pensa delle fibrillazioni sul governo e della proposta di Massimo D’Alema di un governo di larghe intese senza la guida di Silvio Berlusconi?
“Esiste una maggioranza parlamentare molto solida alla Camera e al Senato che è stata indicata in modo chiaro dagli elettori nel 2008. Questa maggioranza si è sempre manifestata in tutte le votazioni importanti. Direi che Massimo D’Alema spera in qualcosa che non ha nulla a che fare con la realtà”.
Perché D’Alema ha voluto fare una sortita di questo genere?
“Il motivo potrebbe essere che si è parlato molto di lui dopo che il suo nome era finito nel dimenticatoio”.
Il Presidente della fondazione Italianieuropei ha voluto far fallire il progetto di un nuovo governo provocando una reazione di rifiuto per evitare che Fini conquistasse altro spazio politico?
“Credo che a sinistra siano molto preoccupati per Gianfranco Fini. Il Presidente della Camera ha un certo appeal sul loro elettorato. Sottolineare la radicalità contro Berlusconi può essere un motivo che ha spinto D’Alema a fare questa proposta”.
Cosa pensa di una possibile apertura dell’attuale maggioranza verso l’Udci di Pierferdinando Casini?
“Oggi come oggi non mi sembra una scelta politicamente desiderabile perché non mi risulta che il centrodestra abbia dei problemi di tipo numerico. Sarebbe difficile tradire i nostri elettori perché un partito che si era presentato per conto suo alle ultime elezioni politiche debba entrare nella maggioranza. Non mi sembra che il ventilato ingresso dell’Udc possa portare delle innovazioni particolari all’azione della maggioranza”.
Dopo le dimissioni di Nicola Cosentino si è evitata una conta nel Pdl. Pensa che prima o poi si arriverà ad una resa dei conti nel partito con i finiani?
“Spero che il nostro gruppo parlamentare si occupi dei problemi del paese invece di pensare a queste cose. Gli elettori non vogliono vedere queste cose da noi. Dobbiamo impegnarci per rispettare il programma politico che abbiamo presentato agli elettori nel 2008. Questo è il nostro dovere”.
E’ stata una scelta giusta porre la fiducia sulla manovra al Senato?
“Su un provvedimento di bilancio ritengo legittimo, più che in altri casi, il ricorso alla fiducia. E’ un’importante assunzione di responsabilità da parte del Governo. Ed è un modo per portare a casa il provvedimento in tempo utile. Credo che sia anche il caso di sottolineare l’altissimo numero di presenze nella maggioranza. Questo dato indica quanto fosse importante la percezione per questo provvedimento all’interno della maggioranza stessa”.

Fini e gli amici dell'ANM

Intervista a Giancarlo Lehner
Voce Repubblicana del 16 luglio 2010
di Lanfranco Palazzolo

Anche l’Anm adesso tifa per Fini. Lo ha detto alla “Voce” il deputato del Pdl Giancarlo Lehner.
Onorevole Lehner, cosa pensa delle continue polemiche contro il governo orchestrate dai finiani?
“Credo che l’apertura all’Udc sia un ballon d’essai. I tempi per queste aperture non sono maturi. Tutta questa situazione è condizionata dall’avvelenamento dei pozzi che stanno facendo in queste settimane questi ex amici finiani. Questi esponenti politici si stanno rivelando degli autentici avvelenatori di pozzi. Questa situazione ha creato un senso di angoscia. Tra di noi c’è già chi pensa che il Presidente della Camera Gianfranco Fini è pronto a compiere lo ‘strappo’ per creare un governo alternativo a Silvio Berlusconi in cui ci sarebbero tutti con la benedizione del Quirinale, con il sostegno dei cosiddetti ‘poteri forti’. Io credo che per questa ipotesi non ci siano i numeri. E anche se ci fossero, un governo simile sarebbe contrario alla volontà espressa dal popolo. Un governo del genere camperebbe solo tre mesi. E tutti i suoi attori principali e i suoi registi scomparirebbero per sempre dalla vita politica italiana. Non alcuna paura di un possibile showdown. Anzi, io auspico uno showdown, una resa dei conti. Andiamo a vedere il bluff. Ormai questi finiani giocano sul bluff da mesi. Andiamo a stanarli. Vediamo cosa sono in grado di fare”.
Si sta cercando un pretesto per mettere in difficoltà il governo?
“Su questo non ho dubbi. Basta vedere il calendario della Camera. L’accelerazione sulla mozione di sfiducia nei confronti del sottosegretario Nicola Cosentino la trovo molto sospetta. Per i finiani, questa è un occasione per andare alla conta e allo scontro. Ma non credo che loro vogliano andare subito allo scontro. E’ ancora troppo presto. Vorrei che fosse chiaro a tutti che gli avvelenatori dei pozzi hanno bisogno di tempo per mettere in atto il loro piano. La loro funzione consiste nel rimanere nel Pdl. Ecco perché ribadiscono continuamente: noi non possiamo uscire dal Pdl; non ce ne vogliamo andare dal partito. Per distruggere un partito è necessario agire all’interno di esso”.
Quanto sono gonfiati mediaticamente i finiani?
“Sono gonfiati molto. Oggi i finiani sono diventati la speranza degli antiberlusconiani. Tutto ruota intorno a loro. Anche l’Associazione nazionale dei magistrati li sostiene. Molti dei magistrati che in passato si sono scagliati contro Berlusconi oggi puntano tutto su Gianfranco Fini. Del resto, è stato lo stesso Gianfranco Fini ad incontrare alcuni dirigenti dell’Anm. Questa è la prova di un rapporto particolarmente cordiale. Ecco perché tutti i sostenitori del circolo mediatico giudiziario sono tifosi di Gianfranco Fini. Il Presidente della Camera sta logorando il partito per il suo personale futuro politico”.

giovedì 15 luglio 2010

Separati alla nascita: Antonio Padellaro e Joe Di Maggio

Antonio PadellaroJoe Di Maggio



Apriamo all'UDC di Casini

Voce Repubblicana del 15 luglio 2010
Intervista a Mario Baccini
di Lanfranco Palazzolo

Il confronto con i finiani deve essere riportato all’interno del Pdl. Lo ha spiegato alla “Voce” il deputato Mario Baccini, deputato del Pdl e presidente dei Cristiano popolari.
Onorevole Baccini, cosa pensa dei numerosi attacchi delle opposizioni e dei finiani contro il governo?
“Mi sembrano attacchi del tutto ingenerosi, impropri e fuori luogo. Nella vicenda delle intercettazioni e nelle questioni dell’agenda politica il governo Berlusconi sta facendo bene soprattutto guardando al contesto della crisi economica e finanziaria internazionale. Questo è un governo del ‘fare’, che è riuscito a mettere il nostro paese al riparo da più di una crisi. E’ la prima volta che si verificano contemporaneamente una crisi economica, una crisi sociale e politica insieme”.
Cosa pensa della manovra che è all’esame del Senato?
“Non dico che ci troviamo di fronte ad una manovra sotto dettatura dell’Europa, ma credo ci troviamo di fronte ad un provvedimento che risponde a delle linee europee alle quali non possiamo sottrarci. Non è più il tempo di vecchie pratiche parlamentari. I saldi di questa manovra sono per sostenere soprattutto l’eurozona”.
Un relatore dell’Onu si è schierato contro il disegno di legge sulle intercettazioni.
“Un’Italia così forte ed europea dà fastidio a tutti. Negli anni passati eravamo abituati ad assistere ad un saccheggio culturale da parte di molte organizzazioni internazionali e paesi nei confronti della nostra Italia. Adesso che c’è un governo molto forte, molti funzionari internazionali non gradiscono questa situazione visto che erano abituati a vederci come il paese dei balocchi”.
Cosa pensa del dialogo della maggioranza con l’Udc?
“Non solo è possibile, ma è anche auspicabile. Di fronte all’omogeneità di un progetto politico vanno messi da parte egoismi e primati politici. Ritengo che oggi l’Udc sia fuori dalla maggioranza. Spero che questo partito possa convergere sul nostro progetto politico”.
Cosa pensa di Gianfranco Fini?
“La strada di Gianfranco Fini è obbligata dal suo punto di vista. Spero che il Presidente della Camera rifletta sulla necessità di portare il dibattito sulle posizioni dei finiani nel partito del Popolo delle libertà”.
L’immagine dei finiani è gonfiata mediaticamente?
“Credo che un dibattito di questo tipo sia stato portato all’esasperazione da parte della stampa. Tutti i grandi giornali trovano ogni elemento, anche il più banale per sottolineare spaccature e fratture che non sono evidentemente raccordabili alla pura realtà. Questo dibattito non deve essere sottovalutato. Il nostro principale obiettivo è deve essere quello di riportare questo confronto all’interno del nostro partito. Anche la nascita di nuove fondazioni e associazioni collaterali al Pdl sono il sintomo che nel partito si dibatte poco”.

I finiani moltiplicati per cento

Voce Repubblicana del 14 luglio 2010
Intervista a Renato Farina
di Lanfranco Palazzolo

I finiani sono moltiplicati per cento dal potere dell’informazione. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” l’onorevole Renato Farina del Popolo delle Libertà.
Onorevole Farina, cosa pensa della possibilità di allargare la maggioranza all’Udc?
“Io ritengo queste aperture positive. Constato come il quadro dei valori di riferimento dell’Udc sia assolutamente analogo a quello del Popolo delle Libertà. E lo si vede anche in Europa. Il distacco dell’Udc dal Popolo delle Libertà è dovuto più ad una questione personale di potere di Pierferdinando Casini, peraltro legittima. Ma la strategia di Casini non aveva ragioni strategiche. Se vogliamo, lo sappiamo bene che Casini è stato preso in contropiede da Fini. Il leader dell’Udc era convinto di poter fare un gioco ‘in coppia’ con Fini per impedire la costruzion del Pdl porsi di fronte a Berlusconi come interlocutore paritario. Invece Fini ha ceduto. Detto questo, so benissimo – e capisco di poter sembrare un matto per questo – che l’attacco alla maggioranza e al governo non è un attacco di faide interne quanto un attacco che viene dall’esterno. E’ come se all’interno del Pdl avessimo preso sul serio, come se fossero oro colato, gli annunci di disfatta che arrivano dall’esterno. In questo senso, la questione dei finiani è molto più seria di quanto rivelino i numeri. La questione dei finiani non è una questione di numeri. Non è vero che i finiani abbiano numeri sufficienti per far cadere il governo. Il fatto è che sono moltiplicati per cento dal potere dell’informazione, che è un potere di destabilizzazione molto grande. Sono convinto che la Lega accetterà il contributo di Casini e dell’Udc. Anche l’Udc darà per scontato il federalismo che abbiamo già votato”.
C’è il rischio di uno scenario simile a quello che affrontò Prodi nel 1998?
“Ricordo bene quella vicenda anche se mi trovavo a Cuba. All’epoca, il Presidente del Consiglio Prodi si affidò ad Arturo Parisi nella conta dei voti. L’esponente prodiano calcolò male i voti conteggiando la Pivetti che invece era a casa con il suo bambino. Non credo che questo tipo di incidente possa capitare dalle nostre parti. Adesso non si avverte il clima di caduta del governo che vedevamo due mesi fa”.
Però non possiamo dimenticare che Fini e Casini erano alleati contro Berlusconi.
“Fini e Casini sono diversi sia come sistema di pensieri sia come storia personale. Quindi non vedo questa affinità. La loro affinità è stata quella di sentirsi delfini di Berlusconi. Ma il tradimento che Casini ha subito da Fini nel 2008 è stato micidiale. Non è stato tanto Casini ad aver abbandonato Berlusconi, quanto Fini ad aver lasciato Casini per salpare sulla nave di Berlusconi. E Casini ha guardato quella scena esterrefatto. Ecco perché quei due non si rimetteranno insieme”.

Quel blocco proibizionista è pericoloso

Intervista a Marco Perduca
Voce Repubblicana del 13 luglio 2010
di Lanfranco Palazzolo

La Russia è alleata con il blocco arabo nelle politiche proibizioniste mondiali. Lo ha spiegato alla “Voce Repubblicana” il senatore radicale, eletto nelle liste del Partito democratico, Marco Perduca, criticando la nomina di Yuri Fedorov all’UNODOC.
Senatore Perduca, cosa pensa della nomina di Yuri Fedotov come Direttore esecutivo Onu nella lotta contro la droga e il crimine (UNODOC)? Vi aspettavate la nomina di un russo?
“Le nomine di queste cariche avvengono attraverso il criterio della rotazione geografica. L’agenzia di cui stiamo parlando, che ha sede a Vienna, è sempre stata retta da un europeo occidentale. Negli ultimi venti anni la carica è andata ad un italiano. Gli ultimi due direttori esecutivi sono stati Pino Arlacchi ed Enrico Maria Costa. L’assegnazione di questa carica alla Russia è avvenuta dopo che questo paese ha aumentato in maniera significativa il suo contributo all’agenzia stessa”.
Chi è Fedotov?
“Lo conosciamo molto bene. Nel 2000, quando l’attuale ministro degli Esteri russo era ambasciatore a New York, Fedotov era il suo vice negli anni in cui il Partito radicale fu accusato proprio dalla Russia di essere con connivenze con il terrorismo ceceno. E aveva accusato i radicali di aver ricevuto finanziamenti dalle cosiddette narcomafie per le campagne antiproibizioniste nelle quali eravamo impegnati, negli anni in cui chiedevamo la modifica delle Convenzioni in questa materia. A questo punto possiamo pensare che la Russia abbia puntato tutto su questa agenzia dell’Onu che si occupa anche di criminalità”.
Come si è comportata la Russia nella lotta al crimine?
“In questo paese manca una vera e propria leadership nella lotta al crimine. Ma sicuramente manca una linea politica che metta in discussione le politiche proibizioniste mondiali. Negli anni in cui il Partito radicale partecipava alle Convenzioni di Vienna abbiamo visto fortificarsi un’alleanza tra russi e blocco arabo nelle politiche proibizioniste. La Russia non si è mai distinta per un minimo di neutralità. Se mettiamo insieme tutti questi pezzi del mosaico, il disegno diventa particolarmente preoccupante”.
Come avete accolto il giudizio lusinghiero di Pino Arlacchi, che voi avete criticato duramente, nei confronti di Fedotov?
“Arlacchi è stato protagonista di un grande fallimento. Aveva lanciato la lotta alla coltivazione delle droghe affermando che entro il 2008 si potevano sconfiggere tutte le droghe. Non è andata così. All’interno dell’ufficio di Arlacchi c’erano molti diplomatici russi e georgiani non più appartenenti all’allora governo. In quel periodo si è parlato di alcune nomine non fatte in modo trasparente da parte di Arlacchi. E abbiamo scoperto una serie di piccoli progetti finanziati fuori bilancio da Arlacchi, che si è dovuto fare da parte”.

sabato 10 luglio 2010

As to As - Tony Esposito

Il centrosinistra alimentato dalla paura

Intervista a Riccardo Nencini
Voce Repubblicana del 10 luglio 2010
di Lanfranco Palazzolo

La linea che ha alimentato per troppo tempo il centrosinistra è stata la paura. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il segretario del Partito socialista italiano Riccardo Nencini.
Onorevole Nencini, con quale proposte si presenterà al congresso del Psi?
“I socialisti presentano a Perugia un partito nuovo con la proposta del ‘Progetto Italia’. Si tratta di una nuova interpretazione della sinistra italiana e di questa Italia. La linea che alimenta il centrosinistra sia soprattutto la paura. Di questo ne sono profondamente convinto. La paura stessa non è stata contrastata dalla sinistra. Servono quindi delle certezze che un nuovo centrosinistra deve mettere in campo. Queste certezze devono rispondere a cinque principi: il merito, l’inclusione, il rigore, l’autorità e l’identità. Rispondendo a questi cinque quesiti è possibile mettere in campo questo progetto. Un progetto che deve essere eseguito a partire dalle prossime elezioni del 2011. L’anno prossimo non ci saranno le elezioni politiche, ma andranno al voto tutte le grandi città italiane, meno Roma. Questo nuovo centrosinistra deve avere due gambe: una gamba che si richiama al socialismo liberale e l’altra gamba che potrebbe essere costituita dal Partito della nazione, che Casini, Rutelli ed altri stanno pensando. Il progetto per l’Italia può avere le gambe in questo binomio in vista del voto del 2011 e anche in vista delle prossime elezioni politiche del 2013”.
Come vede il rischio dello sfaldamento del Partito democratico?
“Il Partito democratico non è più quello progettato in Campidoglio tre anni fa circa da Walter Veltroni. Penso che questo partito sia cambiato molto. Bersani non pensa più allo splendido isolamento maggioritario del Partito democratico, ma che sia all’interno delle logiche riformiste. E questa è la prima grande novità, la differenza del partito di Bersani con il partito di Veltroni. La seconda differenza è che il partito di Bersani sta dicentanto molto più simile a quello del socialismo liberale europeo”.
Perché la vostra esperienza con Sinistra e Libertà si è rivelata un fallimento?
“Quel partito ha tentato di trasformare quell’alleanza elettorale, perché così era stata concepito quel patto, in un unico partito politico. Dopo il congresso di Bari del 1991, che fu l’ultimo congresso del Psi guidato da Betino Craxi, noi celebriamo un nuovo congresso di questo partito rinnovato. E non abbiamo mai pensato di sciogliere il partito più antico d’Italia”.
Pensa che Rutelli sia politicamente più competitivo di Vendola?
“Non è questione di singole personalità. Le coalizioni sono le stesse: il centrosinistra e il centrodestra. Se si vuole vincere è necessario escludere la sinistra radicale. Se si vuole vincere questa deve essere la logica. Altrimenti si ritorna a l’Unione”.

La vera sconfitta degli italiani

Intervista ad Adriana Poli Bortone
Voce Repubblicana del 9 luglio 2010
di Lanfranco Palazzolo

In questa manovra che penalizza il Sud non c’è uno sconfitto tra Berlusconi e Tremonti. Ad uscire sconfitta è solo l’Italia. Lo ha spiegato alla “Voce Repubblicana” la senatrice Adriana Poli Bortone di “Io Sud”.
Senatrice Poli Bortone, cosa ci può dire dell’esame della manovra che state svolgendo al Senato?
“Quello che stiamo facendo in Senato non è un lavoro, ma una finzione di lavoro per far credere al Parlamento che conta qualcosa. In questi giorni stiamo lavorando moltissimo in Parlamento sulla manovra tra emendamenti del relatore ed emendamenti presentati in Commissione. In realtà il Parlamento non conta assolutamente nulla. Tutti sanno che il Governo porrà la fiducia sulla manovra. Ecco perché ritengo che il Parlamento non svolga più la sua funzione. Non condivido le parole di Tremonti che, riferendosi al Sud, ha detto che siamo dei cialtroni. Io penso che sia cialtronesca questa manovra che è assolutamente spostata a favore degli interessi del Nord Italia. E ancora oggi abbiamo la conferma che ci sarà il ritardato pagamento dello sforamento delle quote latte. Si tratta di cinque milioni e passa di euro. Ritengo che questa sia una vera vergogna”.
Quali sono le sue valutazioni sui tagli alle regioni del Sud?
“Il Sud è stato penalizzato. Lo svantaggio per il Mezogiorno non risulta dal taglio orizzontale del 10 per cento dei fondi per le Regioni e dalla penalizzazione di 4 miliardi per tutte le regioni. Per capire meglio quello che sta succedendo sarebbe il caso di andare a vedere quali sono i parametri di riferimento di questi tagli. Se si dice che ogni regione può organizzarsi come vuole per i tagli, però i parametri di riferimento sono quelli stabiliti: avere mantenuto il patto di stabilità regionale e avere fatto i piani di rientro per la Sanità, tanto per fare alcuni esempi. Questi parametri penalizzano di più le regioni del Sud, che sono le regioni più povere. In base alle nuove regole del federalismo fiscale i cittadini del sud avranno meno tasse, non a causa dell’evasione fiscale, ma perché ci sono molti cittadini anziani pensionati i quali non pagano le tasse; in alcune zone del sud il tasso di disoccupazione raggiunge il 20 per ceno e le Piccole e medie imprese sono state costrette a chiudere a causa della crisi. E’ evidente che non si tratta di evasione, ma dell’impossibilità di avere servizi grazie alle tasse che dovrebbero restare sul territorio. Ci sono delle grandi aziende, come ad esempio l’Ilva, che hanno ‘regalato’ al Mezzogiorno solo un grande inquinamento senza pagare le tasse, solo perché la sua sede legale è nel Nord. Questo la dice lunga sull’atteggiamento del governo”.
Chi ha vinto tra Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti nel confronto sulle opzioni che riguardano la manovra?
“Ci ha perso l’Italia”.

mercoledì 7 luglio 2010

Premiata ditta Formigoni & Errani

Intervista a Stefano Galli
Voce Repubblicana dell'8 luglio 2010
di Lanfranco Palazzolo

Quando si tratta di finanziare le cooperative e il Terzo settore, il Pd e Formigoni sono tutti insieme appassionatamente. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il capogruppo della Lega Nord alla Regione Lombardia Stefano Galli parlando degli sprechi della Regione Lombardia.
Presidente Galli, ci spiega le ragioni della denuncia sugli sprechi della Regione sul prossimo meeting di Comunione e Liberazione a Rimini per il quale la Lombardia pensa di stanziare oltre 200 mila euro?
“La mia non è proprio una gran denuncia. Ho solo detto che il Presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni ha polemizzato con il Governo sui tagli della prossima finanziaria. Le critiche di Formigoni questa finanziaria sono state molto severe. Allora mi è sembrato strano che, a fronte di queste critiche, su questi tagli, lo stesso Formigoni non abbia pensato di tagliare molti sprechi che ci sono nelle regioni, compresa la Regione Lombardia. Ecco perché ho pensato che questi fondi potevano essere destinati per scopi più meritori”.
Con quale atto il Presidente della Regione Lombardia ha stanziato questi fondi destinati al meeting?
“La Giunta regionale dovrà formulare tre delibere. I fondi di queste delibere vengono presi dal fondo relativo al settore della Comunicazione. Una riguarda direttamente il Presidente, una riguarda l’Assessorato alla Famiglia e l’altra l’Assessorato ai trasporti. Le tre delibere dovranno essere approvate dalla Giunta regionale senza passare attraverso il Consiglio regionale della Lombardia”.
Lei ha consultato qualche membro della Giunta regionale per bloccare queste delibere?
“Ho parlato di questo argomento con il vicepresidente della Giunta Regionale della Lombardia Andrea Gibelli (Assessore alle Pmi). Non ci sono problemi di sorta, anche perché il capogruppo della Lega sono io”.
Gibelli può bloccare queste tre delibere?
“Questo lo vedremo al momento del bisogno, quando il provvedimento arriverà in giunta. Allora decideremo quale strategia adottare.
Il Pd ha attaccato la Lega dicendo che negli anni precedenti il vostro partito non aveva mai denunciato questa situazione.
“In tutti questi anni loro non hanno mai proferito parola su questo. Quando si tratta di cooperative e di Terzo settore, il Pd e gli altri sono tutti insieme appassionatamente”.
Esiste una sorta di collateralismo tra alcuni settori del centrodestra lombardo e il Pd?
“Non c’è dubbio visto che il segretario del Partito democratico Pierluigi Bersani è il principale esponente della realtà del mondo delle cooperative”.
Ci sono tanti sprechi in Lombardia?
“Anche qui ce ne sono molti. Io sono il primo a dire che è necessario mettere mano ai tagli. Ci sono molte Partecipate e consulenze inutili che dovrebbero essere tagliate nel settore ambientale e in quello della Comunicazione”.

martedì 6 luglio 2010

Basta con il bipolarismo muscolare

Voce Repubblicana del 7 luglio 2010
di Lanfranco Palazzolo
Intervista a Pino Pisicchio

La crisi del centrodestra è anche la crisi di questo bipolarismo muscolare. Lo ha spiegato alla “Voce” l’onorevole Pino Pisicchio, deputato di Alleanza per l’Italia ed ex presidente della Commissione Giustizia della Camera.
Onorevole Pisicchio, cosa pensa dell’epilogo della caso dell’ex ministro Brancher?
“Se Brancher non avesse presentato le dimissioni, avrei preparato una mozione di sfiducia nei suoi confronti che, seppur muovendo da considerazioni diverse da quelle di altri colleghi, arrivava lo stesso a chiederne le dimissioni. L’articolo 95, secondo comma, della Costituzione fa esplicito riferimento all’attività dei singoli ministri, implicando che essa abbia un contenuto delegato dal Presidente del Consiglio. Tale contenuto, nel caso di specie, non esisteva. Brancher non aveva deleghe. Sapevamo solo che il suo ministero avrebbe intersecato quello delle riforme, della semplificazione e delle autonomie locali. Ma tutti erano all’oscure delle deleghe che gli erano state assegnate. Dal punto di vista costituzionale Brancher rappresentava un’anomalia da cancellare al di la dei profili di carattere giudiziario, che avrebbero dovuto essere valutati in altra sede”.
Come ha trovato le richieste di intervento nei confronti del Presidente della Repubblica proprio mentre la situazione diventava difficile per il Governo?
“Credo che sia un atto sgradevole tirare in ballo il Presidente della Repubblica. In tutti questi anni ho sempre cercato di spiegare - non perché i miei colleghi non ne abbiano la cultura giuridica per comprenderlo – che nel nostro sistema il Presidente della Repubblica non è l’istituzione verso la quale possano essere recapitati gesti di autonomia. Il Capo dello Stato ha un percorso obbligato. E il suo percorso obbligato è quello della legge e quindi della Costituzione, di cui Napolitano è garante. Neanche in questa circostanza mi pare di aver ravvisato un atteggiamento men che corretto. La cosa da dire è che non c’è stata uguale correttezza chi ha indotto il Capo dello Stato a firmare una nomina vuota, senza deleghe. Ecco perché molti hanno coniato il termine ministro del nulla”.
Cosa succederà in questo difficile mese di luglio? Il Parlamento sarà impegnato ad affrontare discussioni molto impegnative.
“E chiaro che il centrodestra sta vivendo un brutto ¼ d’ora. E’ altrettanto vero che il centrodestra deve ragionare sulle ragioni che tengono insieme la coalizione. Credo che questa crisi sia però l’atto finale di questo bipolarismo drogato entrato nel nostro paese con i referendum del 1993. E’ arrivato il momento di rivedere questo bipolarismo creato e dettato esclusivamente dalle leggi elettorali. Ecco perché è necessario cambiare questa legge elettorale. Il centrodestra dovrà chiarire le ragioni che la tengano insieme”.

Ce la faremo, nonostante i finiani

Voce Repubblicana del 6 luglio 2010
intervista a Giorgio Jannone
di Lanfranco Palazzolo

Nonostante i finiani ce la faremo ad affrontare l'agenda parlamentare. Lo ha spiegato alla “Voce” il deputato del Pdl Giorgio Jannone, membro della Commissione Finanze della Camera.
Onorevole Jannone, cosa pensa delle polemiche che riguardano la manovra e lo scontro tra il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e il ministro dell'Economia Giulio Tremonti?
“Non esiste nessun tipo di scontro tra il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e quello dell'Economia Giulio Tremonti. Questo dibattito fa parte della normale dialettica che si innesca durante la discussione della manovra tra chi la presenta e chi deve votarla. Ma non c'è nessuna polemica. Si sta ragionando sulla manovra”.
Chi vuole alimentare queste polemiche?
“Naturalmente è l'opposizione a voler alimentare queste polemiche in una maggioranza che appare solida. Il centrosinistra sta cercando qualche varco per creare delle liti all'interno del centrodestra”.
A chi allude?
“Mi riferisco certamente al gruppo dei finiani, che sta cercando in tutti i modi di rompere la coesione del Popolo delle libertà. Ma credo che queste polemiche non fanno altro che aumentare l'unione nel Popolo delle Libertà intorno a Silvio Berlusconi”.
Trova giusta l'impostazione del ministro dell'Economia Giulio Tremonti che pensa di tagliare i conti delle Regioni?
“Non credo che Tremonti abbia intenzione di colpire le Regioni. Ma si tratta di essere consapevoli del fatto che esiste una crisi internazionale molto forte. E l'Italia è stato il paese al mondo che ha resistito meglio alla crisi finanziaria. Credo che le regioni italiane debbano imparare a gestire meglio le loro risorse con meno sprechi. L'esempio degli sprechi citati da Giulio Tremonti ci spiegano dove le regioni devono tagliare le proprie spese”.
Verranno tagliate le tredicesime?
“Il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi che quella del taglio delle tredicesime non è un'ipotesi in campo. Non ci sarà nessun taglio. Tutti dobbiamo abituarci a dei tempi non facili, in cui il paese dovrà affrontare dei momenti complessi. Direi che i sacrifici messi in campo hanno dato la possibilità di uscire molto bene dalla crisi economico e finanziaria di questi ultimi due anni”.
E' una scelta contraddittoria colpire le regioni mentre si propone il federalismo fiscale? Sarebbe stato logico pensare ai tagli per i ministeri?
“I tagli per i ministeri sono già previsti nella manovra. E ci saranno ancora. Il federalismo fiscale implica la responsabilità delle Regioni. Ecco perché questi enti devono imparare a spendere le loro risorse”.
La stagione che parlamentare che si sta per concludere sarà difficile?
“Credo di sì. I provvedimenti da affrontare sono tanti. Sarà difficile gestire queste tensione provocati anche dal Presidente della Camera. Ma ce la faremo”.

sabato 3 luglio 2010

Una legge illiberale

Voce Repubblicana del 3 luglio 2010
di Lanfranco Palazzolo
Intervista a Mario Staderini

Riteniamo che ci siano dei risvolti illiberali nel ddl sulle intercettazioni. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il segretario di Radicali Italiani Mario Staderini.
Mario Staderini, perché avete deciso di partecipare alla manifestazione della FNSI contro la legge sulle intercettazioni telefoniche?
“La nostra presenza alla manifestazione di Piazza Navona si spiega con i limiti di questo ddl sulle intercettazioni. Ci sono dei risvolti illiberali nelle norme che sono state votale al Senato. L’obiettivo che si sono posti sostenitori del disegno di legge è quello di cercare di impedire la denigrazione della classe dirigente italiana attraverso dei divieti alla libertà di stampa. Questa è un’operazione tipica da regime totalitario. Negli anni passati abbiamo vissuto un momento in cui la pubblicazione di alcuni aspetti della vita privata hanno consentito agli italiani, non solo a quella stretta cerchia che aveva in mano quei documenti, le responsabilità politiche, ma anche situazioni nelle quali nascono situazioni di malaffare. Gli eccessi di questo tipo di notizie evidentemente ci sono. Sappiamo benissimo che in questi decenni la diffamazione è stata usata come strumento di lotta politica con la complicità della magistratura. E inserire nelle richieste di rinvio a giudizio inserendo paginate e paginate di intercettazioni non utili è qualcosa che favorisce la diffamazione a mezzo stampa. E proprio su quello avrebbe senso intervenire nella limitazione degli atti che poi possono essere trasferiti nel mondo dell’informazione. Il cuore di un intervento legislativo dovrebbe essere quello della tutela e dell’immagine di tutti gli italiani. E non solo di tutta la classe dirigente”.
Nell’articolato del ddl però non c’è una norma che punisce chi attacca la classe politica.
“No, non c’è. Ma noi parliamo di un effetto della legge. Le intercettazioni politiche vengono fatte quando riguardano la classe dirigente. Questo ddl interviene a tutela delle oligarchie che temono di essere colpite. Ecco perché chiediamo un rito immediato per il reato di diffamazione e la pienezza del diritto di rettifica. Il Governo Berlusconi non vuole inserire queste riforme. Il ddl deve essere modificato”.
Questa legge mira a tutelare il diritto alla riservatezza stabilito dall’articolo 15 della Costituzione?
“La costituzione è violata nel momento in cui si pone l’obiettivo di risolvere con un toppa lo svuotamento dei principi della Costituzione. Il fallimento della tutela dell’immagine dell’individuo mette in crisi sia il cittadino e il giornalista che devono essere tutelati. Il giornalista deve sottostare alle richieste di risarcimenti miliardari. Se la stampa viene limitata nell’informazione questo è un atto che non la tutela. Ecco perché è necessario garantire tutti”.

Non abbiamo aumentato le tasse

Intervista a Maurizio Fugatti
di Lanfranco Palazzolo
Voce Repubblicana 3 luglio 2010

Il Governo Berlusconi non ha aumentato le tasse. E' stata la diminuzione del Pil a determinare la crescita dell'imposizione fiscale in Italia. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” l'onorevole Maurizio Fugatti della Lega Nord.
Onorevole Fugatti, sembra che il governo voglia rivedere la manovra. Cosa ne pensa delle polemiche sollevate dalle regioni?
“In termini assoluti, i tagli di questa manovra devono ancora essere fatti. E chiaro che non possiamo accettare che le regioni più virtuose, quelle che hanno utilizzato meglio di fondi a loro disposizione, che hanno dato più servizi ai cittadini, siano penalizzate. Non è giusto che queste regioni subiscano lo stesso taglio orizzontale di altre regioni che hanno gestito male le loro finanze. Credo che le critiche espresse dal governatore della regione Veneto Zaia siano più che legittime in merito alla penalizzazione subita dal Veneto”.
Nei giorni scorsi, dopo che sono stati diffusi i dati Istat sull'imposizione fiscale in Europa, lei ha sottolineato che il governo Berlusconi non ha abbassato le tasse.
“Il peso dell'imposizione fiscale deve essere valutato con la crescita del Prodotto Interno lordo. Se il Pil cala è chiaro che il peso dell'imposizione fiscale aumenta. Ecco perchè riteniamo che questa sia una polemica del tutto strumentale. Noi crediamo che questa notizia sia il frutto di un calcolo matematico e non di un effetto delle politiche dell'attuale governo. Anzi, questo esecutivo si è ben guardato dall'aumentare la pressione fiscale. Gli anni scorsi abbiamo perso una grande occasione. Mi riferisco in particolare agli ultimi anni della crescita economica, tra il 2005 e il 2007, quando il Pil ha avuto l'ultima impennata. In quegli anni c'è stata davvero l'occasione per diminuire l'imposizione fiscale. Ma quelli sono stati gli anni del governo del centrosinistra. In quei due anni, il Governo Prodi non ha sfruttato l'occasione di diminuire le tasse. Invece, l'unica preoccupazione di Romano Prodi è stata quella di aumentare le tasse”.
In questa manovra esiste una contrapposizione tra le spese delle regioni e quelle dei ministeri?
“Credo che il grande dilemma di questa manovra è che si chiedono grandi sacrifici a regioni diverse. Ci sono regioni abituate ad essere pagate con il concetto delle spese a piè di lista, con il concetto della spesa storica. E quei tagli sono gli stessi che subiscono le regioni virtuose, che evitano gli sprechi. Ci sono regioni che hanno un buco del bilancio nella Sanità di due miliardi e che vedono i propri pazienti andarsi a curare in altre regioni e devono rimborsare i propri pazienti che si curano in altre regioni. Questo significa che spendiamo di più per favorire una sanità meno efficiente. Questa è la grande discriminazione che subiscono alcune regioni”.

giovedì 1 luglio 2010

Vogliamo la verità su quel missile

Voce Repubblicana del 1 luglio 2010
Intervista a Daria Bonfietti
di Lanfranco Palazzolo

Ora vogliamo la seconda parte della verità sulla strage di Ustica: sapere chi ha lanciato il missile contro il Dc9 dell’Itavia colpito ad Ustica. Lo ha detto alla “Voce”, l’ex senatrice Daria Bonfietti, portavoce dell’Associazione delle vittime della Strage di Ustica.
Senatrice Bonfietti, quali sono le sue valutazioni sulle dichiarazioni che ha sentito nei giorni del 30 anniversario della strage di Ustica?
“In questi giorni abbiamo ascoltato con il cuore le parole pronunciate dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che ha invitato le istituzioni a fare uno sforzo per trovare la verità”.
Cosa pensa delle parole dell’ex ministro dei Trasporti Rino Formica che ha ricordato la rivelazione di un generale sul missile che aveva abbattuto il Dc9 finito sui cieli di Ustica.
“Rino Formica era stato l’unico in Parlamento, già nel settembre del 1980, che aveva fatto l’ipotesi del missile rispondendo a delle interrogazioni in aula. I membri del governo che gli erano al fianco ridevano delle sue rivelazioni. Rino Formica è stato l’unico coraggioso nel dire la verità mentre la verità che si è cercato di imporre a tutti i costi è quella del cedimento strutturale dell’aereo. Ci sono voluti 19 anni per scoprire che era stato un missile ad abbattere il Dc9. Sono stati in molti ad affidarsi all’ovvietà del cedimento strutturale dell’aereo. Quando si parla di queste polemiche ricordo che c’era stato qualcuno che, in Parlamento, aveva denunciato la vera causa dell’esplosione dell’aereo decollato da Bologna in volo verso Palermo. Il problema è che in quel momento storico, quella politica e quei governi si comportarono in modo tale da non ricercare la verità. Sono davvero grata a Rino Formica per aver rivendicato queste rivelazioni. E ringrazio per la serietà il generale Saverio Rana, presidente del Registro aeronautico italiano che per primo aveva rivelato la possibilità che il Dc9 fosse stato colpito da un missile. Adesso vogliamo la seconda parte della verità: chi è stato a lanciare quel missile”.
Il Presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga ha parlato di un missile francese.
“E’ scandaloso che tutti abbiano dimenticato la sentenza del giudice Rosario Priore del 1999 sulla strage di Ustica. Il Presidente del Consiglio dell’epoca Francesco Cossiga e il Presidente della Repubblica hanno fatto dei riferimenti precisi ai francesi, in particolare agli aerei dell’aeronautica militare che si alzarono dalla base aerea di Solenzara (Corsica). Il Governo italiano deve avere la volontà politica di rivolgersi alla Francia e anche agli Stati Uniti per chiedere dei chiarimenti e la verità su quella strage. Ogni volta che questi paesi sono stati chiamati a dare delle risposte su quei fatti sono state insoddisfacenti, menzognere ed inutili”.