venerdì 24 settembre 2010

E gli abruzzesi?

Intervista ad Elisabetta Zamparutti
di Lanfranco Palazzolo
Voce Repubblicana 25 settembre 2010

Gli abruzzesi continuano a restare ai margini del progetto della ricostruzione delle zone colpite dal terremoto. I fatti di questi giorni lo confermano. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” Elisabetta Zamparutti deputata Radicale eletta nel Pd. La parlamentare ha criticato la nomina di Antonio Cicchetti a Vicecommissario per la Ricostruzione.
Onorevole Zamparutti perché avete criticato la nomina del Vicecommissario Cicchetti?
“Abbiamo contestato, insieme a tutta la delegazione radicale presente alla Camera, l’ennesima ordinanza che istituisce l’ennesimo commissario. La nostra opinione che questa nomina di Cicchetti è nel segno di una ricostruzione improntata ad una gestione fiduciaria, centralistica e verticistica della ricostruzione al di fuori di un quadro normativo certo e condiviso. Le istituzioni locali e la popolazione locale continuano ad essere escluse, come dimostrano le dimissioni del sindaco Cialente dal suo incarico di Vicecommissario alla ricostruzione e la blindatura del Consiglio regionale di ieri, attraverso un cordone di polizia che ha impedito l'accesso negli spalti del pubblico ai cittadini”.
Perché avete criticato Cicchetti?“Questa nomina è discutibile rispetto all’incarico che gli è stato affidato. Con l’interrogazione parlamentare abbiamo infatti sottolineato che questa nomina sembra essere l'ennesimo tentativo di gestire la ricostruzione attraverso consolidate reti di interessi. Non si vede infatti come altro leggere la nomina di un personaggio a cui la Corte dei conti abruzzese ha addebitato responsabilità nella mala gestione della ‘Perdonanza celestiniana’, che ha causato un debito di 2 milioni di euro al Comune dell'Aquila, che ricopre incarichi dirigenziali nel settore della sanità cattolica, e che è al centro di una fitta rete di interessi anche attraverso la Rio Forcella spa, di cui è presidente, come evidenziato dal Corriere della sera. Insomma, una figura tutt'altro che imparziale per quanto riguarda gli interessi in gioco nella ricostruzione. Questa nomina si inserisce in un assetto normativo poco chiaro, poco condiviso, dove continuano ad entrare in gioco criteri sbagliati di valutazione della situazione”.
Come trova la gestione relativa alla ricostruzione?
“La trovo sbagliata perché è caratterizzata dalle ordinanze e dalla filosofia dell’emergenza, che certo non è quella più giusta per cercare di risolvere i problemi abruzzesi. Quella della ricostruzione è indubbiamente una fase straordinaria, ma è meglio che sia gestita nel modo più democratico possibile attraverso una semplice legge organica come è accaduto nei terremoti dell’Umbria e delle Marche. Ecco perché nell’interrogazione che abbiamo presentato alla Presidenza del Consiglio abbiamo voluto chiedere un chiarimento su questa nomina”.

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