giovedì 23 settembre 2010

Fini non rappresenta la destra moderna

Voce Repubblicana del 24 settembre 2010
Intervista a Piero Ostellino
di Lanfranco Palazzolo

Gianfranco Fini non rappresenta una “destra moderna”, ma al massimo la destra sociale. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” Piero Ostellino, ex direttore ed editorialista del “Corriere della Sera”.
Piero Ostellino, quali sono le sue valutazioni sullo scontro in atto nel centrodestra?
“L’implosione del centrodestra è stata determinata da un errore colossale di chi, in qualche modo, ha espulso – anche se in realtà non è una vera e propria espulsione – Fini dal centrodestra medesimo. Quello tra Fini e Berlusconi era un problema interno al partito. Espellendo Fini, questo atto è diventato un problema istituzionale tra il Presidente della Camera e il Presidente del Consiglio”.
Berlusconi ha sbagliato facendo questa scelta nei confronti dei cosiddetti finiani?
“Credo che quello di Berlusconi sia stato un errore che la vecchia Democrazia cristiana non avrebbe mai compiuto. La Dc, che era un partito talmente articolato, che avrebbe dovuto espellere gran parte dei suoi stessi rappresentanti, non ha mai espulso nessuno per il semplice fatto che cercava di assorbire, di integrare ogni opposizione interna. E, se era necessario, arrivava anche ad annullare le opposizioni interne. Questa è la politica. La politica è mediazione e compromesso. Soltanto nei paesi autoritari c’è una vocazione che porta all’espulsione del dissenso. Quale che sia questo dissenso. Non voglio dire che Berlusconi e i suoi abbiano manifestato una vocazione autoritaria, ma certo si sono comportati ‘come se’: hanno creato un problema all’interno della logica democratica di un partito, che non è certo quella totalitaria. In un regime autoritario il dissidente viene messo nel gulag, in democrazia diventa un semplice oppositore. Questo è l’errore”.
Nella Prima Repubblica il Presidente della Camera svolgeva un analogo ruolo politico?
“Il problema è che il Presidente della Camera, così come il Presidente della Repubblica, sono figure che hanno in se una forte ambiguità: sono sicuramente degli uomini di parte. E queste figure vengono percepite come tali. Se si elegge ad un’alta carica un uomo di parte, non c’è alcun male che quest’uomo lo sia. E’ inevitabile che la controparte lo percepisca come tale. L’oggettività della situazione non consente che l’uomo delle istituzioni non possa più essere considerato uomo di parte”.
Fini è il nuovo uomo politico della sinistra illuminata o il leader della “destra moderna”?
“Fini non è né l’uno, né l’altro. Quest’uomo politico aveva dei problemi di compatibilità con Berlusconi. Fini appartiene al massimo alla Destra sociale, che non si capisce se sia destra o sinistra. Non è un liberale, né un socialista. Si è trovato ad uscire da un partito dove sono rimaste molte persone che, tutto sommato, continuano a pensarla come lui”.

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