martedì 28 settembre 2010

Quando la politica cambia nome

Voce Repubblicana, 29 settembre 2010
Intervista a Filippo Facci
di Lanfranco Palazzolo

Non vedo una strategia da parte di nessuno in questo scontro politico. Lo ha detto alla “Voce” il saggista e giornalista di “Libero” Filippo Facci.
Filippo Facci, cosa pensa del video messaggio del Presidente della Camera Gianfranco Fini? Cosa potrebbe accadere mercoledì alla Camera quando Silvio Berlusconi illustrerà i cosiddetti cinque punti?
“Confesso di avere pochissimo da dire su quello che sta accadendo. Come premessa generale tengo a ricordare che tutti, a cominciare dall’oggetto dell’analisi, il governo, e chi dovrebbe o non dovrebbe più farne parte, proseguono al buio. Non vedo una strategia in quello che sta succedendo in questi giorni. Non c’è niente. Vedo l’indecisione più varia. Detto questo, non ho avuto una particolare impressione dal messaggio del Presidente della Camera Fini. Ho trovato il suo intervento ‘poverello’ e velleitario. Fini ha cercato di dimostrare il contegno istituzionale che mostra il Presidente della Repubblica nelle occasioni importanti utilizzando il mezzo di internet. Fini ha cercato di sistemare le cose in ritardo. Questo non impedisce di credere che non ci siano le prove né per smentire, né per confermare una sua responsabilità morale in tutta questa faccenda. Io non riesco a comprendere da cosa è costituito il problema”.
A cosa allude?
“Non riesco a comprendere cosa si rimprovera a Gianfranco Fini. Si cerca di far valere una considerazione di tipo morale nei confronti di Fini? Alla fine potrebbe proprio essere questo l’oggetto del contendere. Forse, a Fini si rimprovera una sorta di ipocrisia di fondo. Visto che egli ha avuto dei comportamenti moralistoidi e oggi non è sostenibile il suo atteggiamento sulla vicenda della casa di Montecarlo. Il problema forse era questo: che si volevano le dimissioni di Fini dalla Presidenza della Camera. Al di là di quello che accadrà domani, si continuano a chiedere le dimissioni di Fini dalla Presidenza della Camera. Penso che sul tavolo della discussione non ci sia ancora altro”.
Non crede che l’ambiguità della vicenda resti ancora in piedi?
“Questa ambiguità c’è. Ma c’è altro. Non si comprende il significato del voto sui cosiddetti cinque punti. A suo tempo, i cinque punti dovevano diventare fondamentali e di convergenza obbligata per la tenuta della maggioranza. A questo punto della polemica non riesco a comprendere a cosa servano questi ‘cinque punti’. Forse potrebbero servire al ‘grande chiarimento’ politico che si intende fare e che potrebbe culminare con le elezioni anticipate. Mi sembra che si voglia arrivare forse a questo. Nessuno ha più voglia di parlare di questo”.
Tutti dicono che la politica è al suo punto più basso. E’ d’accordo?
“Credo che sia sbagliato parlare di politica. La politica non può scendere così in basso senza cambiare nome”.

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