sabato 30 ottobre 2010

Il testo della telefonata di Silvio Berlusconi su Ruby

Caposcorta: "So che da voi c'è una ragazza che è stata fermata. E' una persona che conosciamo bene (...) anche il presidente la conosce, anzi aspetta che te lo passo".
Silvio Berlusconi: "Dottore - spiega Berlusconi secondo quanto scrivono entrambi i quotidiani - volevo confermare che conosciamo questa ragazza, ma soprattutto spiegarle che ci è stata segnalata come parente del presidente egiziano Mubarak e dunque sarebbe opportuno evitare che sia trasferita in una struttura di accoglienza. Credo - prosegue la telefonata del premier secondo Corsera e Messaggero - sarebbe meglio affidarla a una persona di fiducia e per questo volevo informala che entro breve arriverà da voi il consigliere regionale Nicole Minetti che se ne occuperà volentieri".

venerdì 29 ottobre 2010

Quanto era bella Susanna Camusso....

Pasolini comunista dissidente

Intervista a Giorgio Galli
Voce Repubblicana del 30 ottobre 2010
di Lanfranco Palazzolo

Pasolini fu un intellettuale che non fu mai al servizio del Pci. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il politolo Giorgio Galli, autore di “Pasolini comunista dissidente”, (Kaos Edizioni).
Professor Galli, come è nata l’idea di questo libro?
“Pasolini si definiva un comunista dissidente. Ho cercato di ricostruire il suo pensiero politico, non solo a partire da questa definizione, ma come si è espresso in diversi periodi della storia italiana che ho ricostruito nei vari capitoli del libro. Insieme a Federico Fellini, Pasolini viene considerato uno degli intellettuali più noti a livello internazionale. Ma è noto soprattutto come regista, come scrittore e come saggista. Il suo pensiero politico mi è sembrato molto solido ed organico. Non erano le posizioni di un letterato che commentavano la politica. Ma l’analisi di un intellettuale, che aveva un pensiero politico basato su una visione dicotomica, schematica, comunque legata al marxismo. L’assunto principale di Pasolini era che in Italia fosse in corso un mutamento antropologico, che non solo cambiava la struttura della società, ma cambiava la psicologia e i comportamenti dei singoli individui”.
Noi siamo sempre stati abituati a vedere poeti e scrittori silenti o complici della politica. Pasolini era diverso da questi intellettuali?
“La cultura di Pasolini non è mai stata sottomessa alla politica. No, ha assunto una posizione assolutamente autonoma rispetto al partito che gli era più vicino, soprattutto quando valorizzò i successi ottenuti dal Pci tra il 1974 e il 1975. La sua posizione è stata di assoluta autonomia. In questo, Pasolini è stato diverso rispetto ai letterati, e intellettuali che accettavano automaticamente le posizioni del Partito comunista”.
La gerarchia del Pci come guardava a Pasolini e che tipo di diffidenza c’era nei suoi confronti?
“Il Pci valorizzava Pasolini e cercava di utilizzare le sue idee quando potevano essergli utili. Nel 1956 Pasolini non abbandonò il Pci dopo la repressione ungherese e la destalinizzazione. Il Pci apprezzò molto questa posizione. Ma nel Pci ci furono molte critiche quando pubblicò ‘Una vita violenta’ e in altre occasioni. Il fatto che lo scrittore divenne editorialista del ‘Corriere della Sera’ rafforzò l’intesa tra il Pci e Pasolini visto che molte delle posizioni espresse da Pasolini coincidevano con quelle del partito. Ma negò che la vittoria sul divorzio fosse anche una vittoria del Pci. Non è un caso che negli ultimi anni della sua vita Pasolini si fosse avvicinato alle posizioni dei radicali e di Marco Pannella. Il suo discorso che avrebbe dovuto tenere al congresso dei radicali, che aveva preparato prima della sua morte avvenuta pochi giorni prima di quell’assise, è un documento importante per capire come stava cambiando il paese”.

Un sistema troppo rigido

Voce Repubblicana del 29 ottobre 2010
Intervista a Daniele Fortini
di Lanfranco Palazzolo

Il sistema della raccolta dei rifiuti a Napoli e in provincia è molto rigido. Lo ha detto alla “Voce” il Presidente di Ferderambiente e della Municipalizzata di Napoli ASIA Daniele Fortini.
Presidente Fortini, cosa pensa della situazione che si è creata intorno alla discarica di Terzigno? Lei ha fatto delle precise critiche su quanto accaduto.
“Io non ho fatto delle accuse, ma delle constatazioni. E evidente se, alla fine del 2008, il sistema era stato messo in sicurezza. Il sistema dei flussi dei rifiuti urbani erano abbastanza fluidi. Tutto sembrava marciare nella giusta direzione. Ai primi giorni di settembre si è verificata una crisi. Per due giorni i rifiuti sono rimasti a terra. Il comune con la municipalizzata, aiutato dalla Protezione civile, ha provveduto a rimuovere questi rifiuti. Lo stesso problema si è verificato nei giorni scorsi, quando ci sono stati cinque giorni di mancata raccolta. Si tratta di una cosa molto pesante per la città di Napoli”.
Perché è accaduto questo nuovo stop?
“Il sistema campano della raccolta dei rifiuti a Napoli e in provincia è molto debole. Non ha volano e vie di fuga. Nel momento in cui l’impianto di Acerra funziona con due linee, gli abitanti bloccano l’accesso alla discarica di Terzigno e la popolazione di Chiaiano chiede l’orario di conferimenti notturni dei rifiuti in poche ore, qualunque elemento di rigidità viene introdotto – all’interno di un sistema che è già rigido – si produce un inceppamento della macchina e si determina questa situazione”.
Qual è il livello di responsabilità che ha bloccato tutto?
“Si è lasciato credere per tantissimi anni ai cittadini che la dotazione impiantistica della Campania - gli ex impianti cdr, quello di Accerra e un terzo che dovrà essere costruito – fossero sufficienti insieme con la raccolta differenziata. Per dieci anni è stato detto ai campani che non c’era bisogno di discariche. Invece non era vero. Il sistema campano ha bisogno di discarica”.
Quali sono i vostri rapporti con l’amministrazione comunale di Napoli?
“Non ci è mai mancato l’apporto e il sostegno del Comune. Il problema è che lo Stato, per ben 16 anni, ha esautorato gli enti locali e le Regioni prendendosi su di se tutte le responsabilità. Infatti, un anno fa è lo Stato che si è preso tutti i meriti per aver risolto l’emergenza rifiuti che era stata risolta in Campania. Questi 16 anni di emergenza, nei quali sono stati spesi tre miliardi di euro era lo Stato che doveva trovare soluzioni. In Campania si doveva costruire un impianto di compostaggio, ma oggi non c’è nemmeno un impianto di compostaggio. Tutti i poteri erano nelle mani dello Stato. Le province potevano fare di più. Ma se lo Stato non c’è riuscito perché dovevano riuscire a farlo le province in pochi mesi?!”.

giovedì 28 ottobre 2010

Perchè l'Unione europea vuole la tassa sulle transazioni e le attività finanziarie?

Il 7 ottobre 2010 la Commissione europea ha presentato una comunicazione sulla tassazione del settore finanziario (COM(2010)549) che, al fine di contribuire al dibattito già avviato in materia, prospetta l’introduzione di due strumenti: la tassa sulle transazioni finanziarie (TTF) e la tassa sulle attività finanziarie (TAF).
La comunicazione fa seguito alle conclusioni approvate dal Consiglio europeo del 17-18 giugno scorso, in vista della riunione del G20 svoltasi a Toronto, nelle quali si è concordato, tra le altre cose, che “l'UE dovrebbe guidare gli sforzi volti a stabilire un approccio globale all'introduzione di un sistema di prelievi e tasse a carico degli istituti finanziari nella prospettiva di mantenere una parità di condizioni su scala mondiale e difenderà con vigore questa posizione di fronte ai suoi partner del G20. In tale contesto si dovrebbe esplorare e sviluppare ulteriormente l'opportunità diintrodurre un prelievo sulle operazioni finanziarie a livello mondiale.”
Sul tema è intervenuto in più occasioni anche il Parlamento europeo approvando da ultimo, il 10 marzo 2010, una risoluzione che invita Commissione e Consiglio a esaminare in che modo una tassa sulle operazioni finanziarie potrebbe essere utilizzata per finanziare la cooperazione allo sviluppo, in particolare ai fini della lotta ai cambiamenti climatici, e per contribuire al bilancio dell'UE.
Il dibattito non è circoscritto all'Unione europea. In sede di G20 si sono discusse nuove forme di tassazione, ma – come rilevato anche dalla Commissione europea - non esiste un consenso a livello mondiale sull'introduzione di nuovi strumenti fiscali.
In particolare, nelle conclusioni del vertice del G20 di Toronto del 26-27 giugno i Paesi partecipanti hanno convenuto sull'opportunità che il settore finanziario dia un contributo giusto e cospicuo alla copertura degli oneri di interventi statali, se realizzati, volti a stabilizzare il sistema finanziario o a finanziare le misure di risoluzione. Peraltro, hanno sottolineato che a questo scopo esistono vari approcci: alcuni Paesi intendono imporre un prelievo sulle attività finanziarie, mentre altri seguono strade diverse.
Perchè questa tassa?
La Commissione individua tre ragioni essenziali per procedere a un adeguamento del sistema fiscale allo scopo di far contribuire in misura giusta e cospicua il settore finanziario ai bilanci pubblici:
· in primo luogo, l'introduzione di nuove tasse potrebbe contribuire a migliorare l'efficienza e la stabilità dei mercati finanziari e a ridurne la volatilità, insieme agli effetti nocivi dell'assunzione di rischi eccessivi, determinata, in parte, anche dalla prospettiva di un sostegno statale, effettivo o atteso. Ad avviso della Commissione, i rischi eccessivi, unitamente alle asimmetrie informative e alle strutture retributive, hanno contribuito alla crisi finanziaria globale, creando esternalità negative per il resto dell'economia. L'imposizione di una tassa correttiva potrebbe dunque internalizzare tali esternalità;
· in secondo luogo, l'imposizione di nuove tasse potrebbe essere giustificata dal fatto che durante la crisi alcuni governi hanno fornito un sostegno massiccio al settore. Concorrendo al risanamento dei conti pubblici, alla creazione di risorse ausiliarie e non ultimo all'efficienza economica, le nuove tasse sul settore finanziario potrebbero aiutare a creare le condizioni per una crescita più sostenibile, in linea con la strategia per la crescita e l’occupazione Europa 2020;
· in terzo luogo, gran parte dei servizi finanziari nell'UE è esente dall'imposta sul valore aggiunto, dato che la maggior parte del reddito da essi prodotto è basata sui margini, e dunque non facilmente tassabile nell'ambito del sistema attuale dell'IVA.
La Commissione osserva inoltre che, quand’anche i singoli Stati dell’UE decidessero di introdurre prelievi sul settore finanziario a livello nazionale, è importante che che ciò avvenga all'interno di un quadro coordinato europeo, per evitare che sistemi nazionali fondati su basi imponibili divergenti possano incentivare l'arbitraggio fiscale e produrre distorsioni allocative tra i mercati finanziari nell'UE.

TFF

La TTF è concepita come una tassa sul valore delle singole transazioni. Perché abbia un'ampia copertura, la tassa dovrebbe applicarsi a una vasta gamma di strumenti finanziari (cioè azioni, obbligazioni, valute e derivati), anche se alcune proposte sul tavolo prevedono di limitarne il campo d'applicazione ad un sottoinsieme (per esempio, un prelievo sulle transazioni valutarie).
Nello specifico, ai fini della presente comunicazione, la base imponibile della TTF copre operazioni di borsa su obbligazioni e derivati come pure gli strumenti negoziati fuori borsa (over-the-counter- OTC) che comprendono operazioni su derivati e operazioni in valuta a pronti.
Struttura e gettito della TTF
La Commissione rileva in via preliminare che il gettito potenziale della TTF e l'intensità del suo impatto economico variano considerevolmente in funzione della sua portata (mondiale, in tutta l'UE o nazionale), dei prodotti coperti e del volume delle negoziazioni in una data giurisdizione. In assenza di consenso internazionale sull'applicazione di una simile tassa, le entrate dipenderebbero dalla delocalizzazione delle attività di negoziazione. Anche le possibilità di elusione mediante operazioni di ingegneria finanziaria sui prodotti e l'aliquota d'imposta prescelta, ad avviso della Commissione, possono avere ripercussioni sul gettito.
La Commissione stima che nel 2006 il gettito d'imposta sarebbe ammontato:
· a circa 60 miliardi di euro su scala mondiale se fosse stata applicata una tassa dello 0,1% sulle operazioni su azioni e obbligazioni;
· ad un importo dieci volte maggiore (secondo alcuni studi) ove fossero inclusi i derivati. Tuttavia, come osserva la Commissione, per i derivati esistono problemi tecnici, come ad esempio quello di stabilire la base imponibile, e sussistono dubbi sulla precisione delle stime del gettito;
· di circa 20 miliardi di euro nell'UE-27 se nella base imponibile fossero incluse esclusivamente le azioni e le obbligazioni negoziate in borsa. Se si includessero anche i prodotti derivati, le stime delle entrate sarebbero molto più alte, e secondo alcuni calcoli arriverebbero fino a 150 miliardi di euro nella sola UE a 27.
Inoltre, la Commissione stima che con un prelievo esiguo sulle transazioni valutarie ad un'aliquota dello 0,005% prelevata sulle valute mondiali più vendute, in base ai dati del 2007 si potrebbero ricavare entrate annue di 24 miliardi di euro.
Le entrate generate sarebbero in gran parte raccolte in un numero limitato di Paesi in cui si concentrano le attività di negoziazione. Questa distribuzione irregolare sarebbe anche maggiore in caso di inclusione dei derivati. Secondo la Commissione, da un lato questo potrebbe rendere più difficile il raggiungimento di un accordo sull'imposizione di una tassa, poiché tutti i Paesi dovrebbero imporla, mentre soltanto alcuni beneficerebbero del relativo gettito. D'altro lato, gli investitori di tutto il mondo utilizzano le piazze finanziarie centrali, contribuendo così a conferire al gettito d'imposta una dimensione mondiale.
In generale, ad avviso della Commissione, le tasse sul settore finanziario possono comportare una certa ridistribuzione del reddito dagli azionisti della banca, dai dirigenti o dagli operatori di mercato alla popolazione in generale. È altresì probabile che il carico fiscale sia parzialmente trasferito sulla clientela e sul cliente medio, ma questo dipende dalla capacità dei contribuenti di eludere la tassa. Indirettamente, la tassa farebbe aumentare anche il costo del capitale per le amministrazioni pubbliche e le imprese, anche se non sono disponibili prove empiriche sulla sua incidenza reale.

Effetti sull’efficienza del mercato e la stabilità economica
La Commissione rileva come vi sia un’ampia convergenza sul fatto che una TTF con un'ampia base di applicazione potrebbe contribuire a stabilizzare i mercati finanziari riducendo le negoziazioni speculative a breve termine. Tuttavia, permane il rischio che la tassa possa accrescere la volatilità dei prezzi riducendo la liquidità, per esempio nei mercati utilizzati per lacopertura del rischio. Inoltre, poiché è imposta sulle transazioni e non sul valore aggiunto, la TTF è cumulativa, ed i prodotti negoziati con maggiore frequenza subirebbero un carico d'imposta maggiore.
Dal punto di vista ideale, la TTF dovrebbe essere imposta sulle transazioni “nocive” o fortemente speculative, ma è in pratica – secondo la Commissione - non è possibile distinguere tali transazioni da quelle “normali”. Quindi, per raggiungere il suo obiettivo di efficienza, la TTF dovrebbe essere imposta sulla base più ampia possibile, ed in tutte le piazze finanziarie, per evitare i rischi di delocalizzazione ed elusione.
Valutazione
Su scala mondiale, secondo la Commissione, la TTF può rivelarsi una fonte appropriata di gettito fiscale da destinare in particolare al finanziamento di obiettivi strategici mondiali. Pertanto la Commissione si impegna a portare avanti il lavoro con i partner internazionali, in particolare in sede di G20, per raggiungere un accordo su questa materia. D’altro canto, l'imposizione di una tassa sulle transazioni finanziarie esclusivamente a livello dell'UE porrebbe seri problemi di efficacia, data la portata mondiale del settore finanziario e la sua forte interconnessione.


Tassa sulle attività finanziarie (TAF)
Nella sua forma più estesa (TAF calcolata secondo il metodo "additivo"), la TAF colpirebbe profitti e compensi complessivi, ma può anche essere destinata a colpire espressamente le rendite economiche e/o il rischio economico.
Struttura e gettito della TAF
La Commissione rileva che che per le 22 economie sviluppate prese in considerazione nel rapporto del Fondo monetario internazionale (FMI) al G20, una TAF additiva al tasso del 5% potrebbe generare entrate corrispondenti in media allo 0,28% del PIL, vale a dire – in termini assoluti – un gettito di circa 75 miliardi di euro. Per l'UE-27, secondo le stime della Commissione, il gettito sarebbe di circa 25 miliardi di euro.
Tali entrate non sarebbero così concentrate come nel caso della TTF, perché la base di imposizione non è l'attività di negoziazione, che si svolge soprattutto in un numero limitato di piazze finanziarie, ma i compensi e i profitti, la cui distribuzione è più uniforme. In questo senso, la TAF sarebbe più adatta a generare entrate da destinare al risanamento dei conti nazionali.
Per quanto concerne l’onere economico della tassa, se dovesse essere trasferita sul cliente, e dato che non sono previste detrazioni per le imprese, l'onere fiscale potrebbe anche ricadere parzialmente sugli utenti dei servizi finanziari.
Effetti sull’efficienza del mercato e la stabilità economica
La TAF additiva, ad avviso della Commissione, non modificherebbe direttamente le strutture dei mercati in cui sono attivi gli istituti finanziari, poiché essa va a colpire il reddito indipendentemente da come è generato. In questo senso, i diversi prodotti non sarebbero discriminati tra loro, ma al tempo stesso l’imposta non influirebbe direttamente sull'esistenza di negoziazioni ad alta velocità (che sono per loro natura speculative).
Infine, l'introduzione della TAF da parte di alcuni Stati membri isolati potrebbe creare potenziali distorsioni nel mercato interno, il che potrebbe essere incompatibile con la necessità di garantire pari condizioni tra gli Stati membri.

Valutazione
Se concepita come un complemento dell'IVA attuale, la TAF presenta una serie di problemi tecnici per allineare entrambe le tasse. La Commissione ritiene che sia opportuno esplorare l'opzione TAF nel contesto dell'UE, valutando anche le sue eventuali implicazioni a livello della concorrenza, e se sia possibile compensare tali implicazioni con eventuali disincentivi alla delocalizzazione delle società.

Conclusioni generali e prospettive
La Commissione osserva chei bilanci pubblici sono sottoposti a una pressione crescente in tutta l'UE. Le sfide maggiori comprendono: la necessità di migliorare la stabilità ed il funzionamento del settore finanziario per ridurre le esternalità negative per il resto dell'economia; la necessità di risanare le finanze pubbliche messe a dura prova dalla crisi finanziaria; nonché l'esigenza di rispettare gli impegni assunti nei confronti dei Paesi in via di sviluppo e di lottare contro i cambiamenti climatici e la rarefazione delle risorse a livello mondiale.
Per vincere queste sfide, la Commissione ritiene giustificato "rivisitare" l'imposizione delle attività del settore finanziario, affinchè diano un contributo giusto e cospicuo ai bilanci pubblici.
In qualsiasi iniziativa futura in materia di tassazione del settore finanziario la Commissione intende tener conto dell’esigenza di minimizzare le attuali distorsioni imputabili all'esenzione dei servizi finanziari dall'IVA e di ridurre l'eventuale doppia imposizione transfrontaliera. A tal fine, la Commissione valuterà l'impatto cumulativo della riforma a livello mondiale della regolamentazione di questo settore.
Tenuto conto che la TTF appare lo strumento più adatto per la generazione di entrate su scala mondiale, la Commissione intende appoggiare l'approfondimento dell'analisi e l'ulteriore perfezionamento della TTF e delle sue varianti a livello di G20, e si adopererà per promuovere il raggiungimento di un accordo con i più importanti partner internazionali.
Peraltro, dall'analisi compiuta ad oggi emerge che la TTF mal si adatta ad un'introduzione unilaterale nell'Unione, poiché gli alti rischi di delocalizzazione ne minerebbero la capacità di generare entrate. Pertanto, in questa fase la Commissione ritiene che ci sia un margine maggiore per l'imposizione di una tassa sull'attività finanziaria (TAF) a livello dell'UE.
In conclusione, la Commissione intende avviare una valutazione completa dell'impatto, nella quale saranno ulteriormente analizzate tutte le opzioni sul tappeto, in modo da poter presentare proposte adeguate di azione entro l'estate 2011.

Futuro e Libertà scende al 4 per cento. Vendola superstar

Secondo l'ultimo sondaggio (24-25 ottobre) realizzato da Euromedia Research, l'istituto guidato da Alessandra Ghisleri pubblicato da Affaritaliani.it il partito di Nichi Vendola è in crescita e raggiungerebbe il 6-8%.
Futuro e libertà si attesterebbe tra il 2,5 e il 4,5%.
Il Popolo della Libertà si attesta tra il 29 e il 31 per cento ed è stabile
rispetto alla precedente rilevazione.
La Lega Nord che rimane tra il 12 e il 14%.
La Destra è tra l'1 e il 3%.
Totale della coalizione di Centrodestra 42 - 48%.

Il Partito Democratico è fermo tra il 24 e il 26%.
L'Italia dei Valori è un po' in contrazione e si colloca tra il 6 e l'8%.
Sinistra Ecologia Libertà di Nichi Vendola è in deciso rialzo tra
il 4 e il 6%.
Totale del Centrosinistra 34 - 40%.
L'Udc si attesta tra il 5,5 e il 7,5% ed è stabile con piccole
oscillazioni all'interno di questa forchetta.
Futuro e Libertà per l'Italia di Gianfranco Fini è in leggera crescita tra il 2,5
e il 4,5%.
Totale della nuova, ipotetica, coalizione di centro 8- 12%.

La Federazione della Sinistra (Rifondazione e Comunisti
Italiani) e al 2 - 3%.

Exploit del Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo che si colloca tra il 2,5 e il 3,5%.

La lista Bonino -Pannella è tra l'1,5 e il 2,5%.

Gli altri sono intorno al 2%. Il sondaggio è stato realizzato tra domenica 24 e lunedì 25 ottobre.
Campione di 1.000 casi rappresentativi della popolazione italiana con diritto di voto. Metodologia C.A.T.I.

Quel Lodo non andrà fino in fondo

Voce Repubblicana del 28 ottobre 2010
Intervista a Stefano Ceccanti
di Lanfranco Palazzolo

Il lodo Alfano fa parte della strategia processuale del centrodestra in vista dell’esame del legittimo impedimento di fronte alla Consulta. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il senatore del Pd Stefano Ceccanti.
Senatore Ceccanti, cosa sta accadendo sul Lodo Alfano dopo l’intervento del Presidente della Repubblica sulla norma che concerne proprio i procedimenti sul Capo dello Stato?
“Fin dal mese di giugno avevo sottolineato che la cosa più grave in assoluto in quel disegno di legge costituzionale era il punto che il Presidente della Repubblica nel suo intervento: il procedimenti sul Capo dello Stato. Il fatto che il Parlamento decida a maggioranza semplice se concedere o meno questa autorizzazione a procedere nei suoi confronti o negarla significava rendere il Presidente della Repubblica dipendente da una maggioranza parlamentare. L’indebolimento del potere del Presidente della Repubblica potrebbe portare a situazioni piuttosto imbarazzanti: le pressioni di una maggioranza parlamentare affinché il Presidente della Repubblica firmi una legge sulla quale il Capo dello Stato non è convinto, in cambio del voto contro l’autorizzazione a procedere nei suoi confronti. A me è sembrata grave l’idea di inserire questa norma. Oltretutto, mettere una deliberazione sul Presidente della Repubblica significa incentivare i conflitti con il potere giudiziario, perché significa invitare il potere giudiziario ad avere un palcoscenico come il Parlamento in seduta comune che si riunisce per una deliberazione sul Capo dello Stato. Anche volendo fare quel ddl costituzionale una norma di quel tipo è grave”.
Nemmeno una maggioranza rafforzata sul Capo dello Stato potrebbe andare bene?
“Sono assolutamente contrario. Il Capo dello Stato non deve essere sottoposto a questo tipo di voto. Altrimenti si viene a creare un meccanismo anomalo di fiducia tra il Presidente della Repubblica e la maggioranza parlamentare. Anche con una maggioranza qualificata il problema resta. Mi sembra che l’intervento del Presidente della Repubblica abbia chiesto proprio la cancellazione del voto di autorizzazione”.
Come ha trovato le reazioni del centrodestra?
“Nel centrodestra hanno compreso che è il caso di togliere la deliberazione parlamentare. E quindi nel centrodestra hanno fatto di necessità virtù”.
Come interpreta le parole di Berlusconi per il ritiro del provvedimento pensando anche alla tagliola del referendum confermativo?
“Non credo che il centrodestra abbia fatto questa legge per arrivare fino in fondo. In vista della seduta della consulta sull’esame della legge sul legittimo impedimento del 14 dicembre, si vuole dare il segnale alla Corte che il centrodestra sta rispettando la promessa di una legge costituzionale sui reati commessi dalle alte cariche dello Stato”.

mercoledì 27 ottobre 2010

Il Pd al 24 per cento (Ipsos)

Un Sondaggio della EMG di qualche giorno fa dava il Pd al 26%.
Federazione della Sinistra (2.1%);
Il movimento Cinque Stelle(2.6%);
I radicali (0.9%);
I verdi (0.4%);
Sinistra, Ecologia e Libertà (4.4%);
Il Partito Socialista (1.0%);
L’Italia dei Valori (5.5%);
Il Partito Democratico (26%);
L’Alleanza per l’Italia (0.6%);
L’UDC (5.9%);
L’Mpa (0.8%);
La Lega Nord (12.1%);
Il Popolo della Libertà (29.5%);
La Destra (1.5%);
Futuro e Liberta’ (6.1%);


Altro (0.6%);
Scheda bianca (1.8%);
E’ indeciso/non sa (18.1%)
E due settimane fa un sondaggio della Ipsos dava questi risultati



Morale della favola: DEVE Dimettersi

I tedeschi vigili contro il terrorismo

Il Bundestag nelle ultime sedute prima della pausa estiva ha discusso e votato una serie di importanti provvedimenti legati alla lotta al terrorismo internazionale. Nella seduta dell’8 luglio 2010 (resoconto stenografico su http://www.bundestag.de/dokumente/protokolle/plenarprotokolle/17055.pdf) l’Assemblea ha approvato, poche ore dopo il Parlamento europeo, il nuovo accordo SWIFT tra Unione Europea e Stati Uniti sulla condivisione dei dati bancari per finalità legate alla lotta al terrorismo (mozione 17/2431 di CDU/CSU e FDP, disponibile all’indirizzo http://dip21.bundestag.de/dip21/btd/17/024/1702431.pdf). A febbraio una prima versione del rinnovato accordo era stata bocciata dal Parlamento europeo per l’insufficiente tutela della privacy dei cittadini. Il nuovo testo offre invece una maggiore protezione dei cittadini e garantisce un maggiore potere di controllo sulle richieste di accesso ai dati provenienti dagli USA.
Sempre nella stessa seduta, il Bundestag ha definitivamente approvato un disegno di legge governativo (17/2067, consultabile all’indirizzo http://dip21.bundestag.de/dip21/btd/17/020/1702067.pdf) per la ratifica del protocollo del 2003 che modifica la Convenzione europea per la repressione del terrorismo, allo scopo di migliorare la cooperazione internazionale tra gli stati aderenti e aggiornare le disposizioni in materia di estradizione e mutua assistenza giudiziaria in materia penale. Il protocollo è stato approvato con i voti favorevoli dei partiti di maggioranza, il voto contrario della Linke e l’astensione di Bündnis 90/die Grüne e SPD.

Cose Turche all'Assemblea Nazionale

La Commissione per gli Affari esteri dell’Assemblea Nazionale ha esaminato, nella seduta del 7 luglio 2010, il Rapporto d’informazione n. 2707 sul tema “il ruolo della Turchia sulla scena internazionale” (http://www.assemblee-nationale.fr/13/pdf/rap-info/i2707.pdf).
Il Rapporto, presentato dal deputato J. M. Roubaud (UMP) - Presidente della missione di informazione sulla cui base è stato predisposto il documento - è suddiviso in tre parti. Nella I parte è presentato il ruolo della Turchia come potenza economica emergente. In particolare è evidenziato come il paese negli ultimi dieci anni sia passato dal 28° al 16° posto nella scala delle potenze economiche del mondo. E’ inoltre rilevato come la Turchia possa assumere un ruolo strategico, per la sua posizione geografica, nell’ambito dei grandi progetti di approvigionamento energetico in corso di realizzazione nell’area dell’Europa centro-orientale e del Medio oriente. Il paese è infatti partner del progetto del gasdotto, denominato “Nabucco” e partecipa al progetto “South Stream”, promosso da Italia e Russia. Viene comunque evidenziato come la Turchia viva una situazione di dipendenza energetica dai paesi vicini, che ne può condizionare le scelte – il Rapporto mostra che nel 2007 l’approvigionamento energetico turco è dipeso dalla Russia (63 %), l’Iran (17%), l’Algeria (12%), l’Azerbaigian (4 %) -. La II parte del Rapporto è dedicata alla situazione delle relazioni della Turchia con l’Occidente. E’ sottolineato, in particolare, come negli ultimi anni sembra essersi verificato un indebolimento dell’ ancoraggio occidentale del paese e come recentemente si siano manifestati alcuni problemi nelle relazioni strategiche della Turchia con Israele e con gli Stati Uniti. E’ inoltre approfondita la questione del forte rallentamento dei negoziati per l’adesione della Turchia all’UE. In tale ambito sono poste in risalto le preoccupazioni di parte dell’opinione pubblica europea per l’eventuale ingresso della Turchia nell’Unione, tra cui quella dei francesi, e viene espresso l’auspicio che tale processo di adesione prosegua nelle migliori condizioni. Al riguardo è sottolineato come in Turchia permanga in molti un’aspettativa di successo del processo, attesa che ha incoraggiato alcune riforme nel paese. Nella III parte del Rapporto viene presentata una nuova linea della politica estera della Turchia, che sembra essere una conseguenza del rallentamento del processo di avvicinamento all’Europa. A seguito del difficile cammino del processo di adesione all’UE, è infatti rilevato che la Turchia ha iniziato a guardare con maggiore attenzione ai suoi vicini sud-orientali. Con il nuovo slogan “zero problemi con i vicini”, la diplomazia turca ha in particolare promosso la stabilizzazione delle relazioni con Iran, Siria ed Iraq e sembra voler assumere un ruolo strategico per assicurare la stabilità della regione.
Nel corso della dibattito in Commissione sul Rapporto sono state affrontate in particolare le questioni dell’adesione della Turchia all’UE, dei rapporti del paese con Israele e con l’Iran, della politica turca nei confronti delle minoranze religiose ed etniche, nonché del possibile ruolo della Turchia come stabilizzatore in Medio Oriente (resoconto stenografico della seduta: http://www.assemblee-nationale.fr/13/cr-cafe/09-10/c0910087.asp#P6_47).

Ecco come i tedeschi gestiscono i rifiuti

1. Le competenze istituzionali in materia di gestione dei rifiuti
In Germania, l’economia dei rifiuti (Abfallwirtschaft) ha subito un processo di trasformazione a partire dagli anni Settanta. Prima dell’entrata in vigore della prima legge sui rifiuti del 1972, ogni villaggio disponeva di una discarica (erano circa 50.000 su tutto il territorio nazionale). Negli anni Ottanta e Novanta questo numero è stato drasticamente ridotto (circa 2.000) ed è stata rigorosamente disciplinata la loro costituzione. Contemporaneamente, è cresciuto in maniera considerevole il numero degli impianti di incenerimento e di trattamento dei rifiuti municipali, industriali e commerciali. L’economia dei rifiuti impiega più di 160.000 lavoratori tra ingegneri, dipendenti dell’amministrazione e addetti alla raccolta dei rifiuti. Il ciclo dei rifiuti, in Germania, raggiunge un fatturato annuo di circa 40 miliardi di euro.
Negli ultimi anni sono aumentate notevolmente le percentuali di recupero di tutti i tipi di rifiuti. In generale, viene recuperato circa il 75% dei rifiuti municipali (Siedlungsabfälle), che comprendono anche i rifiuti privati domestici, e oltre l’80% dei rifiuti derivanti da attività produttive (industriali, commerciali, artigianali) (Produktionsabfälle). In alcuni settori, come quello degli imballaggi, la quota di riciclaggio dei materiali di scarto raggiunge circa l’80%, mentre nel settore delle costruzioni e delle demolizioni (Bau- und Abbruchabfälle) si recupera fino al 90%.
A livello centrale, la politica dei rifiuti è coordinata da un settore specifico del Ministero federale dell’ambiente ((Unterabteilung WA II - Bundesumweltministerium). In tale ambito vengono elaborate e perfezionate leggi, disposizioni regolamentari e norme amministrative in materia di rifiuti, in costante dialogo con i rappresentanti delle categorie economiche interessate, dei comuni e delle associazioni ambientali, alla continua ricerca di soluzioni praticabili e condivise.
I Länder, attraverso le autorità competenti in materia, hanno il compito di integrare ed attuare la normativa federale, nonché di vigilare sulla corretta gestione economica dei rifiuti. Conseguentemente, la maggior parte delle disposizioni legislative in materia di rifiuti necessitano per l’approvazione dell’obbligatorio assenso del Bundesrat.
A livello locale, su tutte le questioni relative ai rifiuti è competente la città o l’amministrazione del distretto nell’ambito del quale viene organizzato e controllato il servizio comunale di nettezza urbana, che si occupa esclusivamente della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti domestici.
La raccolta, il recupero e lo smaltimento dei rifiuti derivanti da attività produttive avviene, invece, attraverso le aziende private. In questo caso, i produttori dei rifiuti hanno la responsabilità di provvedere allo smaltimento dei propri rifiuti personalmente o attraverso ditte esterne.
2. La Legge federale sul ciclo dei rifiuti
Il ciclo dei rifiuti ha subito un rilevante cambiamento agli inizi degli anni Novanta. La Legge federale per la promozione del ciclo dei rifiuti e per la salvaguardia dello smaltimento ecologicamente corretto dei rifiuti (Gesetz zur Förderung der Kreislaufwirtschaft und Sicherung der umweltverträglichen Beseitigung von Abfällen - Kreislaufwirtschafts- und Abfallgesetz), del 27 settembre 1994,e i relativi regolamenti attuativi rappresentano un rilevante passo in avanti nella politica della prevenzione e dello smaltimento dei rifiuti.
La legge, entrata in vigore il 7 ottobre 1996, stabilisce, al § 4, comma 1, la gerarchia dei principi della gestione dei rifiuti, che prevede le seguenti tre fasi:
· la prevenzione (Vermeidung), che si traduce nella riduzione a monte della quantità e della pericolosità dei rifiuti;
· il recupero (Verwertung) dei materiali ai fini della loro riutilizzazione (il recupero è inteso nella sua duplice veste di riciclaggio e valorizzazione del potenziale energetico dei rifiuti);
· lo smaltimento finale, in condizioni di sicurezza, dei rifiuti che non possono essere trattati in altro modo (Beseitigung). Lo smaltimento avviene in aree adibite (discariche) attraverso operazioni di deposito.
Negli ultimi anni, la prevenzione e la cura delle risorse naturali sono diventate il nucleo centrale di una politica ambientale orientata al futuro. In Germania, la prevenzione è considerata una priorità rispetto alle altre politiche di trattamento dei rifiuti. In tale ambito svolge un ruolo primario la “responsabilità del prodotto” (Produktverantwortung), regolata ai §§ 22-26 della legge federale. Ciò significa che già nella fase della produzione dei beni devono essere create le condizioni per una effettiva politica di prevenzione e di recupero dei rifiuti, nel totale rispetto dell’ambiente. Produttori e distributori hanno, dunque, il dovere non solo di mettere sul mercato prodotti durevoli e poco nocivi, che possano essere facilmente riciclati o eliminati, ma anche di attuare metodi di produzione che creino la minore quantità di rifiuti possibile.
Nell’ambito del recupero, la legge federale distingue il riciclaggio dall’utilizzazione dei rifiuti come mezzo per produrre energia.
Il riciclaggio comprende la sostituzione delle materie prime con le sostanze derivanti dai rifiuti (materie prime secondarie) o l'uso delle proprietà del materiale dei rifiuti per la loro funzione originaria ovvero per altri scopi, diversi dal recupero dell’energia diretta (§4, comma 3). Il recupero energetico consiste, invece, nell'uso dei rifiuti come combustibili alternativi (§ 4, comma 4).
Attualmente è all’esame del Governo federale un progetto di legge di modifica della legge sul ciclo dei rifiuti. Il progetto attua la Direttiva 2008/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 novembre 2008, relativa ai rifiuti, e stabilisce una nuova gerarchia dei principi di gestione dei rifiuti che, nel rispetto degli articoli 3 e 4 della legge, prevede le seguenti cinque fasi:
· prevenzione;
· preparazione in vista del reimpiego;
· riciclo;
· valorizzazione della materia e valorizzazione energetica;
· eliminazione presso le disariche.
La priorità spetta, dunque, all’opzione che rappresenta la soluzione migliore dal punto di vista della tutela ambientale. La nuova gerarchia si pone l’obiettivo di rafforzare ulteriormente la prevenzione e il riciclaggio dei materiali di scarto.
Per quanto concerne le disposizioni normative riguardanti la “responsabilità del prodotto” e della produzione, si prevede che, entro il 2013, la Federazione, in collaborazione con i Länder, rediga un programma per la prevenzione dei rifiuti (Abfallvermeidungs-Programm) allo scopo di valutare (e, nel caso, perfezionare) le misure vigenti.
Allo scopo di migliorare l’utilizzo delle risorse, il progetto di legge governativo stabilisce, infine, le percentuali di recupero e reimpiego dei materiali di scarto: a partire dal 2020 dovrà essere riciclato almeno il 65% di tutti i rifiuti municipali e riciclato, o riutilizzato, almeno l’80% di tutti i rifiuti da costruzione e demolizione.
Per ciò che riguarda la fase relativa allo smaltimento finale, a partire dal 1° giugno 2005 i rifiuti domestici e quelli derivanti dalle attività professionali non possono essere depositati presso le discariche senza un trattamento preventivo (incenerimento o trattamento meccanico-biologico). I rifiuti pericolosi, invece, possono essere depositati solo in specifiche strutture, previo adeguato trattamento.
I fondamenti giuridici in materia di discariche e di stoccaccio sono contenuti nelle Guida tecnica sui rifiuti municipali (Technischen Anleitung Siedlungsabfall (TASi), nella Guida tecnica sui rifiuti pericolosi (Technischen Anleitung Abfall (TAA), nel Regolamento relativo allo stoccaggio dei rifiuti municipali (Abfallablagerungsverordnung) e nel Regolamento sulle discariche (Deponieverordnung). Con il Regolamento per la semplificazione della normativa sui depositi e le discariche (Verordnung zur Vereinfachung des Deponierechts) del 27 aprile 2009, entrato in vigore il 16 luglio 2009, sono stati accorpati i succitati decreti. Le norme mirano a garantire una corretta gestione dei depositi dei rifiuti, nel pieno rispetto della salute dell’uomo e dell’ambiente. Ciò vale sia per le discariche destinate ai rifiuti municipali, sia per i depositi che raccolgono i rifiuti speciali.
In Germania, esistono quattro categorie di discariche:
· i depositi sotterranei per rifiuti speciali o pericolosi (Deponieklasse IV);
· i depositi per rifiuti speciali o pericolosi (Deponieklasse III);
· i depositi per rifiuti non pericolosi (Deponieklasse I oder II);
· le discariche per rifiuti inerti (Deponieklasse 0).
Sul territorio nazionale sono presenti circa 160 discariche per rifiuti domestici, 14 impianti per il deposito non interrato di rifiuti speciali e 3 impianti per il deposito interrato di rifiuti speciali che non possono essere né inceneriti, né lasciati in superficie. Le grandi industrie dispongono di una propria discarica.
3. Le principali disposizioni regolamentari in materia di gestione dei rifiuti
I generali obblighi contenuti nella legge federale sono attuati attraverso una serie di regolamenti che riguardano, in generale, la responsabilità del prodotto (regolamenti su imballaggi, batterie, vecchi automezzi e lubrificanti, nonché sul ritiro e lo smaltimento di apparecchi elettrici ed elettronici), l’identificazione dei rifiuti pericolosi (regolamento sul catalogo dei rifiuti), il recupero ed il riciclaggio dei rifiuti, attuati nel rispetto dell’ambiente (regolamenti riguardanti i rifiuti organici biodegradabili, i rifiuti industriali, i rifiuti di legno) ed infine lo smaltimento dei materiali di scarto, sempre nel rispetto dell’ambiente (regolamenti su depositi e discariche). Per i rifiuti radioattivi è valida, invece, la Legge federale sull’energia nucleare (Atomgesetz).
Tra i diversi regolamenti che disciplinano la materia nel dettaglio, si segnalano in particolare:
· il decreto sull’imballaggio (Verpackungsverordnung), il cui scopo è di ridurre l’inquinamento ambientale causato dagli imballaggi e di promuovere il reimpiego o il recupero dei materiali;
· il decreto sullo smaltimento dei rifiuti municipali, di origine industriale e commerciale, e di determinati rifiuti da costruzione e demolizione (Gewerbeabfallverordnung), che fa ricadere sulle piccole industrie l’onere di separare i propri rifiuti (carta, legno, vetro e metallo) al fine di facilitare il recupero dei materiali di scarto;
· il decreto sulle imprese specializzate nella gestione dei rifiuti (Entsorgungsfachbetriebeverordnung), che stabilisce i requisiti che le imprese e le istituzioni pubbliche incaricate della gestione dei rifiuti devono possedere per svolgere l’attività di raccolta, trasporto, deposito, trattamento, recupero e smaltimento dei materiali di scarto.
Sempre a livello federale, le leggi più importanti approvate negli ultimi anni in tema di rifiuti sono:
· Legge di riforma delle disposizioni sulla responsabilità del prodotto per le pile e gli accumulatori (Gesetz zur Neuregelung der abfallrechtlichen Produktverantwortung für Batterien und Akkumulatoren - Batteriegesetz) del 25 giugno 2009 e relativo decreto sull’attuazione della legge (Verordnung zur Durchführung des Batteriegesetzes). Il provvedimento, che recepisce nel diritto nazionale la normativa europea in materia, mira a ridurre il livello di cadmio consentito nelle batterie e negli accumulatori;
· Legge per la semplificazione della supervisione sulla corretta gestione del ciclo dei rifiuti (Gesetz zur Vereinfachung der abfallrechtlichen Überwachung), del 15 luglio 2006, e relativo decreto attuativo (Nachweisverordnung);
· Legge sullo smaltimento degli apparecchi elettrici ed elettronici (Elektro- und Elektronikgerätegesetz) del 16 marzo 2005. La legge introduce la possibilità per i consumatori di lasciare gratuitamente i propri apparati elettrici ed elettronici presso i centri comunali di raccolta dove i produttori possono recarsi a ritirare il materiale per poi smaltirlo;
· Legge sull’eliminazione dei vecchi autoveicoli (Gesetz über die Entsorgung von Altfahrzeugen), del 21 giugno 2001, e relativo decreto attuativo (Altfahrzeug-Verordnung). La legge recepisce nel diritto interno la Direttiva2000/53/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 18 settembre 2000, relativa ai veicoli fuori uso.

Sabrina Misseri era al pozzo il giorno dell'assassinio di Sarah

Dai tabulati telefonici del giorno dell'assassinio di Sarah Scazzi risulta che Sabrina Misseri si trovasse nel luogo dove è stato occultato il cadavere della povera Sarah. Leggiamo cosa aveva detto ai magistrati il 15 ottobre:
Pm Buccoliero: "Quand'è il primo messaggio che fa a Ivano?".
Sabrina Misseri: "17,25 o cinque e mezza mi ricordo".
Polizia giudiziaria: "Il primo a Ivano?"
Pm: "Alle 17 e 30?"
S.: "Che lui mi risponde...".
Pm: "Il primo è delle 15 e poi... la chiamata".
Pg: "Quello delle 15,19 e 51 secondi. C'è Sabrina che manda un sms a Ivano in cui c'è scritto "Ti stavo chiamando è sparita Sarah"".
Pm: "Questo è il primo?".
Pg: "Il primo sì... quando lei ha mandato questo messaggio stava con Mariangela?".
S.: "Sì".
Pg.: "Guardi, dalle celle telefoniche risulta che lei ha agganciato una cella di Nardò mentre la sua amica Mariangela nello stesso arco di tempo che ha fatto una telefonata al papà ha agganciato una cella di Avetrana. Mi può dire... Lei mi dice che stavate assieme e agganciate celle proprio completamente...".
S.: "Perché pure a lei stessa dissi io "non so se chiamare Ivano o meno..."".
Pg.: "Lasci perdere il fatto di chiamare o non chiamare".
S.: "Ma stavamo insieme però".
Pg.: "E come si spiega questo fatto che lei aggancia una cella a Nardò, località Fattezze frazione Santa Chiara... La sua amica aggancia una cella Avetrana via XXIV maggio 22?".
Pm.: "Sa che significa questo? Che voi non stavate insieme...".
S.: "No, stavamo insieme... Su questa cosa io ne sono convinta".
Pg: "Successivamente stavate insieme a Torre Colimena".
S.: "No, io a Torre Colimena non ci sono andata".
Pg: "No, lei aggancia una cella a Manduria, località Torre Colimena...".
S.: "Non ci sono andata a Torre Colimena".
Pg: "Quando vi siete incontrati a Torre Colimena con Alessio e Mariangela lei non c'è andata?".
S.: "Io mi sono incontrata a Torre Colimena...".
Pm: "Non si sta ricordando questa circostanza".
S.: "Però del fatto di Ivano, c'era lei presente perché lei stava chiamando con il telefonino mio. Perché a me mi sembrava male chiamarlo che non mi parlava. Lei ha preso il telefono per chiamare e io poi dopo gli ho mandato il messaggio, a Ivano."
Pg: "Ma com'è possibile?".
Pm: "Qui stiamo parlando dei tabulati non delle dichiarazioni di Mariangela, va bene?".
S.: "Ho capito". Pm: "... I tabulati ci dicono che state in due posti diversi nello stesso orario... Forse non è chiara la cosa".
S.: "E io ribadisco che stavo con Mariangela".
Pm: "Quando ha fatto questo messaggio a Ivano?".
S.: "Sì".
Pm: "Benissimo, quindi contrariamente a quanto risulta dai tabulati lei stava con Mariangela... Benissimo".

Ascoltiamo Napolitano

Intervista a Domenico Benedetti Valentini
Voce Repubblicana del 27 ottobre 2010
di Lanfranco Palazzolo

Non mi schiero dalla parte dei detrattori o dei sostenitori del Capo dello Stato. Napolitano ha fatto delle osservazioni sulle quali il Parlamento deve lavorare. Lo ha detto alla “Voce” il senatore Domenico Benedetti Valentini del Pdl, membro della Commissione Giustizia del Senato.
Senatore Benedetti Valentini, cosa accadrà del Lodo Alfano costotizionale dopo l’intervento del Quirinale sulla norma che riguarda proprio il Colle?
“L’intervento di Napolitano ha sollevato un problema che ha la sua oggettività. Mi pare che Napolitano abbia posto il problema della tutela, della indipendenza della massima magistratura dello Stato, che potrebbe venir meno dal fatto che la sospensione dei processi che lo riguardano dovrebbe essere votata dal Parlamento. E questo potrebbe costituire un’indubbia limitazione dell’indipendenza della massima carica dello Stato. Ci vorrebbe una sospensione automatica. Napolitano ha prospettato un problema degno della massima attenzione. Se si vuole costruire un provvedimento che abbia tutti i canoni della legittimità costituzionale, questo deve essere risolto”.
Come ha trovato i commenti delle opposizioni che hanno applaudito l’intervento di Napolitano?
“Qui c’è poco da applaudire. L’unica cosa da fare è prendere atto di quelle che sono le osservazioni che hanno un fondamento giuridico ed istituzionale. E regolarsi di conseguenza. Se qualcuno applaude o lancia delle contumelie significa che non sta portando avanti una tesi di stretta portata istituzionale, ma si sta schierando pro o contro. E questo ci rigetta nelle curve della contrapposizione politica. Io non mi schiero dalla parte dell’una o dell’altra curva. Bisogna far fronte alle richieste del Presidente della Repubblica”.
Come valuta la sfiducia che ha accompagnato in questi giorni le dichiarazioni di Silvio Berlusconi sul Lodo?
“Berlusconi ha naturalmente il diritto alla parola. Anche se molti vorrebbero contestargli anche questo diritto. La reazione di Berlusconi è stata comprensibile. Se il provvedimento dovesse riguardare solo la sua figura istituzionale, Berlusconi ha detto giustamente che questo provvedimento non gli serve. Berlusconi non vuole una legge ad personam, ma una legge di garanzia che vige in tutte le democrazie avanzate”.
Non teme che la legge costituzionale possa trasformarsi in una sorta di boomerang per il centrodestra in vista del probabile referendum confermativo?
“Il referendum confermativo può trasformarsi in una sconfitta. Questo non può escluderlo nessuno. Adesso siamo in pieno clima di antipolitica. Non mi meraviglierei che questo provvedimento venisse sbranato dall’elettorato. Fu bocciato anche il referendum costituzionale del 2006 anche se conteneva norme che tutti chiedevano. Ma questi sono i rischi della democrazia”.

Ecco le foto del cameriere menato da Adrian Mutu

Quelle che vedete qui sotto sono le foto Michelangiolesche del cameriere menato da Adrian Mutu lo scorso fine settimana. Il calcio condanna sempre la violenza, ma solo quando sono i tifosi a commetterla. Questo atto commesso da Mutu è inqualificabile e conferma che nel calcio e chi sta nel calcio può fare quello che vuole senza rendere conto a nessuno.

Dopo Terzigno: intervista al Presidente di Federambiente Daniele Fortini


Ansa Horror: un bel "Riano industriale"

Rieccoci ad un appuntamento molto seguito di questo blog: gli errori dei titoli Ansa. Oggi l'Ansa ha fatto questo errore nel titolo mettendo "Riano industriale" invece di "Piano industriale". L'errore è stato ripetuto anche dai siti che fanno rimbalzare le notizie dell'Ansa nei loro siti. Grazie ancora per questa perla sul "Piano", anzi sul "Riano industriale" della Rai.

Andrea Orlando allo sbaraglio

Quello che vedete qui sopra è il responsabile giustizia del Partito democratico Andrea Orlando. Ieri ha partecipato alla trasmissione Linea Notte dicendo due cose che lo hanno ben qualificato: ha dichiarato di non aver seguito le vicende relative all'assassinio di Sarah Scazzi e poi ha dichiarato che gli italiani non pensano alla giustizia come una priorità. Io lo caccerei subito per manifesta incapacità. Essere responsabile giustizia di un partito significa avere considerazione del ruolo che si svolge e poi non significa seguire i temi della giustizia solo quando questi riguardano i partiti. Un genio. Era meglio Lanfranco Tenaglia. E non solo perchè ha il mio nome.

lunedì 25 ottobre 2010

Quel lodo non è eversivo

Intervista al senatore Andrea Pastore
Voce Repubblicana del 26 ottobre 2010
di Lanfranco Palazzolo

Il Lodo Alfano non è una legge eversiva, come vorrebbero far credere le opposizioni. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il senatore del Popolo delle Libertà Andrea Pastore, membro della Commissione Affari Costituzionali del Senato.
Senatore Pastore, dopo aver ascoltato l’intervento del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano sul Lodo Alfano cosa pensa sia il caso di fare?
“Al di la del contenuto dell’intervento del Presidente della Repubblica, che è autorevole e abbiamo ascoltato con grande attenzione, qui ci troviamo di fronte ad un atto di natura parlamentare che si può correggere e sul quale si possono fare molte riflessioni. Le osservazioni del Capo dello Stato sono meritevoli di considerazione, ma ho delle perplessità sul modo in cui questo intervento è stato fatto. Se la Presidenza della Repubblica interviene su provvedimenti che sono all’esame delle Camere forse questo significa che siamo passati ad una forma di governo Presidenziale. Credo che il Presidente della Repubblica non abbia avuto la minima intenzione di condizionare nessuno. Il lodo Alfano ha cercato di individuare quelle fattispecie di reato di natura comune che possono essere contestate al Presidente della Repubblica o al Presidente del Consiglio, che non siano di natura funzionale. E anche di presunti reati commessi prima dell’assunzione della carica. Tuttavia, nella sua lettera, Napolitano riconosce la legittimità al provvedimento. E non si tratta di una legge eversiva come qualcuno vuole far credere”.
Il Parlamento può votare sulla procedibilità contro il Presidente della Repubblica. E’ legittima una legge che permette al Parlamento di mettere sotto inchiesta il Presidente della Repubblica?
“Questa procedura è stata mutuata dall’articolo 68 della Costituzione che riguardava l’immunità di tutti i parlamentari. Anche in quella ipotesi c’era un voto a tutela del Parlamento e non di questo o di quel parlamentare. La norma di cui lei parla è mirata alla tutela del Presidente della Repubblica. Si può pensare anche ad innalzare il quorum a 2/3 per la procedibilità nei confronti del Capo dello Stato. Oppure si può pensare ad una sospensione automatica solo per il Presidente della Repubblica”.
Il 14 dicembre la Consulta dovrà esaminare la legge sul legittimo impedimento. Vi sentite in qualche modo obbligati ad approvare queste norme entro quella data?
“Non è proprio così. Questa è una legge costituzionale che ha i suoi tempi. Per approvarla ci vorrà più di un anno a causa della doppia lettura dei due rami del Parlamento. E poi questo provvedimento potrebbe essere soggetto anche ad un referendum confermativo. Però deve essere chiaro che il Parlamento deve rendere chiaro che entro quella data ci deve essere una posizione della maggioranza chiara sul Lodo Alfano”.

Un ringraziamento per le visite

In questi giorni molti enti stanno proibendo l'utilizzo di Facebook. Credo che sia un errore perchè molti lavoratori continueranno a farsi i cazzi loro. Forse è anche giusto che sia così. Anzi, a proposito di quelli che si fanno i cazzi loro mentre lavorano, voglio ringraziare gli enti che hanno visitato il mio blog cercando notizie sull'assassinio di Sarah Scazzi. Li ho elencati qua sotto. Grazie di cuore a questi lavoratori.
Universita' Degli Studi Di Pisa, Banca Ifis, Consiglio Regionale Della Calabria, Ernest & Young di Joannesburg, Comune Di Castelvetrano, Provincia Di Cosenza, Acquedotto Del Fiora S.p.a., Provincia Di Ravenna, Universita Telematica Guglielmo Marconi, Ansaldo Segnalamento Ferroviario S.p.a., Comune Di Erice, Provincia Di Bergamo, University Hospital Zurich, Amministrazione Provinciale Di Genova, Datasiel-sistemi E Tecnologie Di Informatica S.p.a, Comune Di Cosenza, Comune Napoli Bando Gara, Inps - Istituto Nazionale Previdenza Sociale, Associazione Nazionale Famiglie Emigrati, Ente Regionale Per Il Diritto Allo Studio Universitario di Enna, Comune Di Mesagne, Comune Di Pomigliano D'arco, Tesoro Public Network.

Assassinio di Sarah Scazzi: il verbale dell'interrogatorio di Cosima Serrano in Misseri

Pm: Quando Sarah ha iniziato a frequentare la sua abitazione?
C: Sarah ha iniziato a frequentare da quando è morta la zia, e la... madre adottiva di mia sorella Concetta (...) Mia zia era la madre adottiva di mia sorella.
Pm: Quindi sin da bambina?
C: Sì. Esattamente otto anni fa dice che è morta la zia, (...) Concetta viveva a Milano, poi sono
venuti ad Avetrana (...) Non ricordo se Sarah faceva la seconda o terza elementare, (...) aveva sette anni più o meno non lo so...Mia figlia Valentina la portava a scuola, la riprendeva, la
mattina la preparava...

Pm: Quindi Sarah dormiva da voi? C: Si, stava tutta la giornata e ogni tanto la portavamo, mia sorella non veniva... È stata parecchio tempo, anche dopo finita la scuola.
Pm: Quindi diciamo per un intero anno?

C: No (...) Diciamo da maggio a giugno.
Pm: E poi che cosa è successo?

C: Concetta, visto che lei non diceva niente, abbiamo deciso di portarla noi.
Pm: È stata Concetta a chiedervi la figlia indietro?

C: La decisione, l'abbiamo presa insieme, cioè praticamente Concetta (...) quando a lei serve un favore lei non lo chiede, lo dobbiamo capire noi più o meno.
Pm: Poi ha continuato a frequentare casa vostra?

C: Da grande, diciamo questi ultimi due anni lei andava e veniva a qualsiasi ora (...) Dall'estate dell'anno scorso andava e veniva, andava e veniva da sola (...) di pomeriggio, di mattina. (...)
Pm: In questi ultimi due anni è capitato che ha dormito presso la vostra abitazione?

C: Sì, parecchie volte (...) certe volte anche se c'era mia sorella a casa chiedeva se poteva dormire con Sabrina e dormiva con Sabrina (...) Mangiava anche con noi e certe volte mi arrabbiavo per questo, dicevo vuoi mangiare qua, questo non lo mangi, quello non lo mangiava, mia figlia faceva
pasta con il tonno e pasta con il salmone. Lei mangiava pizza, wurstel e patatine fritte.
Pm: Avevate quindi creato con Sarah un rapporto come una terza figlia?

C: Sì, solo che io certe volte, era troppo tempo che stava a casa nostra, arrivavo dalla campagna magari e stava casa, e molte volte lo dicevo a lei: "Ma insomma tu non ne hai casa dico?", "sempre qua stai?", cioè la rimproveravo così, perché stava spesso diciamo (...) Però solo quando rimproveravo Sabrina, si prendeva un po' paura forse, magari che rimproveravo lei non
so.
Pm: Come quando rimproveravo Sabrina?

C: Certe volte, per esempio la stanza di Sabrina non si può mettere un piede diciamo, ora ultimamente Sarah voleva dormire da noi e io dicevo a Sabrina che fin quando non aggiusti la stanza non dorme. E parecchie volte si mettevano con la musica a chiacchierare sul letto, sul divano e la stanza non la facevano mai, e io dicevo non l'aggiustate e Sarah non dorme.
Pm: E invece fra suo marito e Sarah c'è stato qualche screzio?, qualche cosa?, l'ha ripresa?

C: No, ma mio marito veramente neanche le figlie ha mai ripreso (...) Anzi molte volte ho
litigato con mio marito perché non diceva proprio mai nulla alle figlie, diciamo alla più piccola che esce, arriva tardi, io sempre al telefono a rimproverarla, a gridare, e lui mai niente.
Pm: Quindi con lo zio Michele mai nessun litigio?

C: No, no, non ha mai litigato con nessuno.
(...) Pm: Senta signora ma alla sua presenza è successo mai che quando Sarah era a casa c'è stato qualche litigio con Valentina o Sabrina?

C: Rimproveri sì (...) Forse Valentina non l'ha mai rimproverata, invece Sabrina ha la voce un po' più diciamo, più forte, più aggressiva, non so (...) Cioè più di qualche volta l'ha rimproverata, l'ha ripresa.

domenica 24 ottobre 2010

Sarah Scazzi: la testimonianza di Mariangela Spagnoletti

L'amica di Sabrina Misseri, Mariangela Spagnoletti, ha raccontato ai magistrati la serata del 25 agosto scorso passata in un locale insieme a Sarah, Sabrina e ad altri amici, alla fine della quale Sabrina rimproverò la cugina per le attenzioni che riservava ad Ivano, il ragazzo che piaceva ad entrambe. Sarah scoppiò a piangere - racconta Mariangela - perché Sabrina aveva detto: "che lei si vende e che lo diceva anche sua madre che si vendeva" però non era la prima volta che me lo diceva, me lo diceva anche se io andavo a farmi delle cose come estetista...che aveva un.. cioè ora ultimamente... ora vi... veniva più coccolata Sara da parte di Ivano, sempre però come protezione...
Pm: Sì. Mar: E a lei gli dava fastidio, cioè si vedeva questa
cosa qua capito? Si vedeva che gli dava fastidio perché diceva:
"coccola più lei che me". Da più attenzione a lei che a me. Poi
niente ce ne siamo andati e lei...
Pm: Senti, in macchina c'è stato un precedente litigio?
Mar: Ma non era un litigio, lei parlava con me parlava... però io
non vedevo cosa faceva Sara alla fine perché stavo...
Pm: Sì, ma l'oggetto di questo?
Mar: Sempre Ivano, perché lei parlava sempre di Ivano, sempre in
continuazione...
Nel secondo passaggio, il Pm Buccoliero chiede a Mariangela di
ricordare bene il momento in cui, il 26 agosto, arrivò in auto
davanti la villetta dei Misseri e vide Sabrina.
Pm: Sabrina aveva il cellulare sull'altra mano... benissimo...
adesso cerca di ricordare, quando tu la guardi in faccia che
inizia lei a parlare... come la vedi? Serena, tranquilla una
giornata che dobbiamo andare al mare e che ci dobbiamo divertire
o hai notato qualcosa di particolare?
Mar: Lei era agitata quel giorno.
Pm: Allora il fatto che era agitata, tu da cosa lo ricavi... come
cosa che tu hai visto?
Mar: No, si vedeva hai capito? Perché poi ha cominciato a dire
che era preoccupata...
Pm: Ma quando ti ha chiesto... "hai visto Sarah" lei te lo ha
chiesto in maniera tranquilla o già in quel momento che ti ha
fatto la domanda "hai visto Sarah" era agitata?
Mar: Sì, era già agitata...
Pm: Era già agitata... e questo stavo dicendo...
Mar: Era già agitata, preoccupata non so come definire.
Pm: Era già agitata poi...
Mar: Ed io ho pensato che era per il fatto dell'orario...
Pm: Senti, quando tu vedi la Marbella posteggiata lì dove hai
detto vicino al garage...
Mar: Sì. Pm: La porta del garage era chiusa o era aperta? Mar:
Era aperta.

L'interrogatorio di Sabrina Misseri il 15 ottobre

Sabrina: "No. Io ho detto mia madre che…? Cioè mia madre stava a
letto, lo sapeva pure Mariangela.Non ho mai detto che non c'era
mia mamma".
PM Buccoliero: Senta ma la sera in cui è avvenuto il fatto -
quindi il 26 agosto -suo padre le ha chiesto di pulire insieme a
lei il garage?
Sabrina: NO
PM: Per cercare qualche cosa?
Sab: No. Mio padre aveva parlato in poche parole - non mi
ricordo se quella sera o il giorno dopo, che c'era pure mia
mamma……..
Pm: Si
Sab: …di aver visto una sim a terra. Non si ricordava se vicino
alla tavernetta o vicino alla scuola guida.
Pm: beh?
Sab: di questa Sim. E io ho detto…..e mio padre ha detto " ce
l'ho in tasca nel fazzoletto"
Pm: Si
Sab: ho detto io "Escila - ho detto io - e la portiamo in
Caserma". Quando ha uscito il fazzoletto…..
Pm: si.
Sab: …la Sim non c'era e io ho detto : "bravo, e la sim dove
sta?", e lui mi ha detto: "eh, mo non mi ricordo - ha detto - se
persa in cantina o in campagna"
Pm: si
Sab: e mio padre ha detto: "prima trovalo in cantina e poi lo
andiamo a dire ai carabinieri, è inutile dirlo se non trovi
niente, no?" Allora lui - non so se il giorno dopo o due giorni
dopo - ha pulito, ha terra, ha fatto tre masse, e poi mi ha
chiamato dicendomi: "scendi, Sabri, che tu mantieni la torcia e
lo faccio con il tufo per vedere con…" non so come si chiama
l'attrezzo per…….Allora, io con la torcia li come una scema a
mantenere abbiamo fatto tutte e tre queste masse e non c'era
niente.
Pm: Non c'era niente?
Sab: Non c'era niente.
Pm: però suo padre si riferisce alla stessa serata del 26.
Sab: no, che ha pulito la stessa serata no
Pm: Lei dice…..suo padre dice che avevate cercato insieme la sim
di Sarah che non si trovava
Sab: no, no, io solo
Pm: è falso questo?
Sab: Io mi sono trovata solo mentre lui cercava la sim e io
mantenevo la torcia
Pm: Quindi questo episodio che racconto suo padre è falso?
Sab: Ma non il giorno stesso
Pm: il giorno stesso
Sab: no
Pm: dice lui eh
Sab: Il giorno stesso dice della sim ma non che ha pulito la
cantina. L'ha pulita - non mi ricordo - se il venerdì o il
sabato, che ha fatto questa storia delle tre masse
Pm: Si , quando andate la seconda volta da Concetta….
Sab: uhm…
PM: …Lei al ritorno chiama suo padre?
Sab: Si
PM: e chiama pure la Mamma?
Sab: non mi ricordo se mi chiama mia mamma e l'ho chiamata dopo
un po'.
Pm: dai tabulati risulta che sia lei a chiamare sua madre e
dirgli di prepararsi che la passa a prendere
Sab: no. cioè mia madre da sola ci ha raggiunto
Pm: l'importante e che Marinagela la lascia a casa e sta ancora
la marbella di suo padre e la macchina di suo madre.
Sab: no
Pm: e la mamma sta uscendo in quel momento
Sab: no
Pm: questo dice Mariangela
Sab: no
Pm: e perché dovrebbe mentire Mariangela?
Sab: non lo so
Pm:non lo sa?
Sab: no
Pm: e perché suo padre dovrebbe dire il falso?
Sab: va bè, mio padre ha mentito per……
Pm: contro suo figlia…
Sab: Ha mentito per quarantadue giorni, infatti, prendendo in
giro tutti.

sabato 23 ottobre 2010

Ecco come potrebbe cambiare il sistema di garanzia per i depositi bancari

Il 12 luglio 2010 la Commissione europea ha presentato la proposta di direttiva relativa ai sistemi di garanzia dei depositi – DGS (COM(2010)368) che prospetta modifiche alla direttiva 94/19/CE. La direttiva potrebbe colpire proprio l'Italia visto che il nostro paese è quello che tutela meglio i risparmiatori. Ecco cosa viene proposto.
La propostain esame è parte di un pacchetto di misure in materia di sistemi di garanzia dei depositi e delle assicurazioni nonché di indennizzo degli investitori, promosse dalla Commissione alla luce della crisi economica e finanziaria nonché dell'obiettivo fissato dal G-20 al fine di colmare le lacune nei sistemi di vigilanza e regolamentazione e di ripristinare la fiducia degli investitori nel sistema finanziario.

Contenuto della proposta
Al fine di dare una soluzione ai problemi precedentemente richiamati e di migliorare ulteriormente la protezione dei depositanti, la Commissione ha proposto nuove misure che dovranno essere attuate a partire dal 31 dicembre 2012; sono stati stabiliti termini diversi per alcune misure specifiche.

Ambito di applicazione, definizioni e vigilanza (articoli 1-3)
Con riferimento a tali aspetti, la proposta di direttiva in esame:

· confermando l’obbligo per ogni Stato membro di istituire sul proprio territoriouno o più sistemi di garanzia dei depositi, consente la fusione dei DGS all’interno di uno Stato membro ovvero tra DGS di Stati membri diversi;

· estende a tutte le banche l’obbligo di appartenere ad un DGSper far sì che tutti i depositanti possano vantare diritti nei confronti di un sistema. Le banche, che in seguito ad una riorganizzazione cessino di appartenere ad un DGS e diventino membri di un altro DGS, potranno ottenere il rimborso del loro ultimo contributo in modo da poter utilizzare questi fondi per pagare il primo contributo al loro nuovo DGS. Al riguardo, la Commissione ricorda che le banche possono essere tutelate anche da sistemi di tutela istituzionale (definiti dallla direttiva 2006/48/CE relativa all'accesso all'attività degli enti creditizi), che ne garantiscono la liquidità e la solvibilità; la protezione garantita da tali sistemi va al di là di quella offerta dai sistemi di garanzia dei depositi. I sistemi di tutela istituzionale possono essere riconosciuti come sistemi di garanzia dei depositi dalle autorità competenti se soddisfano tutti i criteri previsti dalla direttiva proposta; nel caso in cui tali sistemi siano separati dai sistemi di garanzia dei depositi, occorrerà tenere conto del loro ruolo aggiuntivo di salvaguardia quando si stabiliscono i contributi dei loro membri ai DGS;

· stabilisce, al fine di evitare che i DGS si espongano a rischi imprevedibili con i prodotti di investimento, che i depositi dovranno comprendere soltanto gli strumenti interamente rimborsabili. Saranno pertanto esclusi i prodotti strutturati, i certificati e le obbligazioni;

· impone una vigilanza su base continuativa su tutti i DGS che dovranno eseguire prove di stress periodiche dei loro sistemi. Gli Stati membri dovranno essere informati qualora tali prove evidenzino problemi che potrebbero determinare l’attivazione dei DGS;

· introduce il diritto per i DGS di ottenere informazioni dalle banche in una fase precoce in modo tale da garantire un rapido rimborso.

Ammissibilità al regime di garanzia e rimborsi (articoli 4-8)

Per quanto riguarda questi aspetti, le modifiche proposte – ispirate all’approccio della massima armonizzazione al fine di assicurare pari condizioni in tutti gli Stati membri - comprendono:

· l’inclusione tra i depositanti ammessi di tutte le imprese, indipendentemente dalle loro dimensioni, in modo da consentire notevoli risparmi di risorse e tempo necessari per verificare le dimensioni delle imprese durante la procedura di rimborso. Sarebbero invece esclusi: i fondi propri, i depositi derivati da transazioni oggetto di riciclaggio, i depositi delle imprese di assicurazioni, delle imprese di investimento, degli istituti finanziari, degli organismi di investimento collettivo, dei fondi pensione nonché i titoli di debito e le passività derivati da accettazioni e pagherò bancari di un ente creditizio. Si propone altresì di escludere le autorità pubbliche per tre ordini di motivi: 1)considerato il loronumero limitato rispetto a tutti gli altri depositanti, l'impatto sulla stabilità finanziaria nel caso del fallimento di una banca sarebbe minimo; 2) anche in caso di insolvenza tecnica di tali autorità, il diritto nazionale offre i mezzi per garantire che esse possano continuare ad assolvere le proprie funzioni di base a beneficio dei cittadini; 3) infine, le autorità pubbliche, hanno più facilmente accesso al credito rispetto ai cittadini;

· pur mantenendo il diritto, stabilito dalla direttiva 2009/14/CE, di essere rimborsati fino a 100.000 euro a partire dal 31 dicembre 2010, si consente agli Stati membri di superare tale limite per i depositi derivanti da operazioni immobiliari e quelli inerenti a determinati eventi della vita (matrimonio, divorzio, invalidità o decesso), purché la copertura sia limitata a 12 mesi. L’importo di 100 mila euro sarà oggetto di riesame periodico, almeno ogni cinque anni, da parte della Commissione, alla luce degli sviluppi del settore bancario e della situazione economica e monetaria;

· lariduzione dei termini di rimborso a sette giorni, senza presentazione di alcuna richiesta da parte dei depositanti. Al fine di rispettare tale termine:

o le autorità di vigilanza competenti saranno tenute ad informare i DGS automaticamente in caso di possibile fallimento di una banca;

o i DGS e le banche saranno tenuti a scambiarsi informazioni sui depositanti, a livello sia nazionale sia tra Stati membri, senza essere ostacolati dai requisiti di riservatezza;

o le banche dovranno essere in grado di fornire ai DGS l'importo totale dei depositi di un dato depositante (visione d'insieme del cliente) in qualunque momento;

· gli interessi dovuti ma non accreditati al momento del fallimento dovranno essere rimborsati, purché il livello di copertura non sia superato. Dopo il fallimento di una banca non sarà più consentita la compensazione tra crediti e passività del depositante.

Finanziamento dei DGS e prestiti tra DGS (articoli 9-11 e allegati I
e II)
Al fine di garantire un finanziamento adeguato dei DGS, si prospetta l’elaborazione di un meccanismo in quattro fasi che diventeràoperativo solodopo un periodo di transizione di 10 anni:

1) i DGS dovranno disporre dell'1,5% dei depositi oggetto di tutela (cosiddetto livello-obiettivo), costituito da versamenti ex ante delle banche aderenti. Ad avviso della Commissione tale importo risulta adeguato per consentire ai DGS di far fronte a fallimenti di banche di medie dimensioni;

2) se in caso di fallimento di una banca i suddetti mezzi finanziari risultino insufficienti, le banche dovranno versare ex post contributi straordinari fino allo 0,5% dei depositi ammissibili. Qualora tale pagamento abbia un impatto negativo su una banca, quest’ultima potrà essere esentata dalle autorità competenti su base individuale. Di conseguenza i fondi ex ante dovranno costituite il 75% dei finanziamenti dei DGS, mentre i contributi ex post il 25%.

Nella valutazione di impatto la Commissione spiega la scelta per cui i fondi ex ante devono rappresentare il ¾ dei fondi totali di un DGS con la loro natura anticiclica (le banche devono sostenere la maggior parte dei costi in periodi favorevoli), mentre i finanziamenti ex post, oltre ad essere fortemente pro-ciclici in quanto sottraggono liquidità dalle banche in periodi di crisi, con conseguenze negative per l'intera economia, determinano un vantaggio competitivo rispetto ai concorrenti in Stati membri con DGS finanziati ex ante, in quanto i fondi da versare ex post possono essere investiti per altre finalità.

Al fine di incentivare ad operare in base ad un modello di business meno rischioso, i contributi delle banche ai DGS dovranno essere determinati in base ai loro profili di rischio - al fine di garantire equità nel calcolo dei contributi - ed essere costituiti sia da elementi non basati sui rischi sia da elementi basati sui rischi. Questi ultimi verranno calcolati sulla base di una serie di indicatori obbligatori che copriranno le principali classi di rischio utilizzate comunemente per valutare la solidità finanziaria degli enti creditizi quali adeguatezza patrimoniale, qualità delle attività, redditività e liquidità. Tali indicatori peseranno per il 75% e saranno integrati da indicatori supplementari facoltativi che peseranno per il 25%.

Per quanto riguarda l’elemento non collegato al rischio, la base per il calcolo dei contributi dovrà essere l'importo dei depositi ammissibili; tuttavia, considerato che i depositi coperti (ovvero i depositi ammissibili non superiori al livello di copertura) riflettono meglio i rischi cui sono esposti i DGS, ad avviso della Commissione essi dovranno diventare nel tempo la base per il calcolo dei contributi in tutti gli Stati membri. La piena armonizzazione del calcolo dei contributi basati sui rischi dovrebbe avvenire in una fase successiva;

3) in caso di necessità, è prevista la possibilità per un DGS di ottenere prestiti da tutti gli altri DGS nell’UE, per un importo che non dovrà superare globalmente lo 0,5% dei suoi depositi ammissibili, proporzionalmente all'importo dei depositi ammissibili in ciascun paese. Al fine di consentire il rimborso del prestito entro cinque anni, i DGS mutuanti potranno subentrare nei crediti dei depositanti nei confronti dell'ente creditizio fallito e questi crediti saranno di primo grado nella procedura di liquidazione dell'ente creditizio;

4) infine, i DGS dovranno disporre di sistemi di finanziamento alternativi, nel pieno rispetto delle disposizioni dell'articolo 123 del TFUE che vieta la concessione di scoperti di conto o di altre forme di facilitazione creditizia da parte della BCE e delle banche centrali nazionali a istituzioni, organi UE, amministrazioni statali, enti regionali, locali ed altri enti pubblici.

La Commissione osserva, inoltre, che sebbene i fondi dei DGS debbano essere utilizzati soprattutto per rimborsare i depositanti, non si esclude la possibilità che vi si possa ricorrere anche a fini di risoluzione delle crisi bancarie nel rispetto delle norme UE sugli aiuti di Stato e limitatamente all'importo che sarebbe stato necessario per rimborsare i depositi coperti al fine di evitare che tutti i fondi vengano destinati ai creditori non assicurati di una banca.

Cooperazione transfrontaliera (Articolo 12)
Al fine di agevolare il rimborso in situazioni transfrontaliere, il DGS del paese ospitante dovrebbe fungere da punto di contatto unico per i depositanti di succursali di banche di un altro Stato membro, fornendo ai depositanti informazioni nella lingua del paese ospitante e fungendo da casella postale e agente pagatore per il DGS del paese d'origine.

Nella valutazione di impatto si sottolinea che al fine migliorare la cooperazione transfrontaliera tra i DGS si potrebbe valutare in prospettiva la creazione di una rete di DGS a livello UE. Questo sarebbe il primo passo verso la creazione, in linea con gli sviluppi della nuova vigilanza finanziaria europea e delle misure di risoluzione delle crisi bancarie, di un unico sistema di garanzia dei depositi paneuropeo che dovrebbe comprendere tutte le banche. Tale soluzione consentirebbe di superare l'attuale frammentazione del sistema, riducendo le spese amministrative di circa 40 milioni di euro all'anno. Entro il 31 dicembre 2015 la Commissione presenterà una relazione, corredata se necessario di una proposta legislativa, al fine di valutare il passaggio ad un unico sistema DGS per tutta l’UE.

Informazione dei depositanti (articolo 14 e allegato III)
Al fine di aumentare la fiducia nei DGS, la Commissione prospetta una migliore informazione dei depositantisugli aspetti fondamentali della protezione dei depositi, quali il livello di copertura, i termini di rimborso o le modalità di funzionamento di un DGS. A tal fine si suggerisce che al momento dell’apertura di un deposito, il cliente controfirmi un foglio informativo contenente tutte le informazioni rilevanti circa la copertura dei depositi da parte del DGS responsabile. I titolari di depositi esistenti dovranno essere informati tramite l'estratto conto. La pubblicità sui prodotti dovrà limitarsi alla semplice menzione della copertura da parte del DGS, in modo da evitare l’utilizzo del DGS come argomento di marketing.

Compiti dell’Autorità bancaria europea in relazione ai DGS
La proposta in esame riconosce all’Autorità bancaria europea (EBA) - una delle tre autorità di vigilanza previste dal nuovo quadro di vigilanza finanziaria europeo – precise funzioni in relazione ai sistemi di garanzia dei depositi e segnatamente:

· contribuire a raggiungere l'obiettivo di agevolare alle banche l'accesso e l'esercizio delle loro attività garantendo nel contempo un'efficace protezione dei depositanti. A tal fine l'EBA dovrebbe confermare che le condizioni per la concessione di prestiti tra DGS previste dalla direttiva proposta sono soddisfatte ed indicare gli importi che devono essere prestati da ciascun sistema, il tasso di interesse iniziale e la durata del prestito;

· raccogliere informazioni sui DGS, quali l'importo dei depositi da loro coperti, ed informare gli altri DGS in merito al loro obbligo di concedere il prestito;

· sviluppare standard tecnici armonizzati per il calcolo dei contributi basati sui rischi;

· comporre le dispute tra i DGS con effetto vincolante.

Gli Stati membri dovranno informare mensilmente l’EBA dell’importo dei depositi ammissibili e dei depositi coperti sul proprio territorio nonché dell’importo dei mezzi finanziari disponibili dei loro DGS.



Ecco cosa potrebbe cambiare in Italia
Il recepimento della proposta di direttiva in esame, ove effettivamente adottata, comporterebbe numerose modificazioni alla disciplina sui sistemi di garanzia dei depositi in Italia che è contenuta in parte in disposizioni legislativa ed in parte in provvedimenti di attuazione emanati dalla Banca d’Italia.

Il legislatore italiano ha recepito la direttiva 94/19/CEE con il D. Lgs. n. 659 del 1996, che ha modificato il Testo Unico Bancario (di cui al D. Lgs. n. 385 del 1993) inserendovi la Sez. IV del titolo IV, sostituendo integralmente l'articolo 96 e aggiungendo gli articoli 96-bis, 96-ter e 96-quater.

In particolare, ai sensi dell’articolo 96-bis, comma 5, del Testo Unico così modificato, il limite massimo di rimborso in Italia non può essere inferiore a 103.291,38 euro per depositante.

Gli articoli da 96 a 96-quater del D. Lgs. n. 385/1993 disciplinano il funzionamento del sistema di garanzia sui depositi. Le banche italiane sono obbligate ad accedere a uno dei sistemi di garanzia dei depositanti istituiti e riconosciuti in Italia (articolo 96 del TUB). Sono obbligate all’adesione anche le succursali di banche extracomunitarie autorizzate in Italia, salvo che partecipino a un sistema di garanzia estero equivalente; possono aderirvi le succursali di banche comunitarie operanti in Italia, al fine di integrare la tutela offerta dal sistema di garanzia dello Stato di appartenenza. Tali sistemi hanno natura di diritto privato e le relative risorse finanziarie sono fornite dalle banche aderenti.

In Italia è operativo il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi, costituito nel 1987 nella forma di consorzio volontario ed avente oggi la forma di consorzio obbligatorio di diritto privato, riconosciuto dalla Banca d’Italia, la cui attività è disciplinata dal relativo Statuto e Regolamento. Scopo del Fondo è quello di garantire i depositanti delle Banche consorziate. Aderiscono al Fondo tutte le banche italiane (circa 300), ad eccezione di quelle di credito cooperativo aderenti al Fondo di Garanzia dei Depositanti del Credito Cooperativo. Il Fondo interviene, previa autorizzazione della Banca d’Italia, nei casi di liquidazione coatta amministrativa e amministrazione straordinaria.

Ai sensi dell’articolo 96-bis del TUB, l’attivazione dei rimborsi previsti dai sistemi di garanzia è conseguente all’ipotesi di liquidazione coatta amministrativa delle banche; la medesima norma reca disposizioni in ordine ai crediti ammessi al rimborso ed elenca le ipotesi di esclusione dalla tutela. Il rimborso avviene in due fasi: un primo anticipo (sino a 20.000 euro) viene versato entro tre mesi dalla data del provvedimento di liquidazione coatta amministrativa. Tale termine può essere prorogato dalla Banca d'Italia, in circostanze eccezionali o in casi speciali, per un periodo complessivo non superiore a nove mesi. Alla Banca d'Italia spetta la determinazione di modalità e termini per il rimborso dell'ammontare residuo dovuto e l’aggiornamento del limite di 20.000 euro, per adeguarlo alle eventuali modifiche della normativa europea (quali quelle previste nella proposta di direttiva in esame).

L’articolo 96-ter disciplina sui sistemi di garanzia i poteri della Banca d’Italia, la quale:

a) riconosce i sistemi di garanzia, approvandone gli statuti, a condizione che i sistemi stessi non presentino caratteristiche tali da comportare una ripartizione squilibrata dei rischi di insolvenza sul sistema bancario;

b) coordina l'attività dei sistemi di garanzia con la disciplina delle crisi bancarie e con l'attività di vigilanza;

c) disciplina le modalità di rimborso, anche con riferimento ai casi di cointestazione;

d) autorizza gli interventi dei sistemi di garanzia e le esclusioni delle banche dai sistemi stessi;

e) verifica che la tutela offerta dai sistemi di garanzia esteri cui aderiscono le succursali di banche extracomunitarie autorizzate in Italia sia equivalente a quella offerta dai sistemi di garanzia italiani;

f) disciplina la pubblicità che le banche sono tenute ad attuare per informare i depositanti sul sistema di garanzia cui aderiscono e sull'inclusione nella garanzia medesima delle singole tipologie di crediti;

g) disciplina le procedure di coordinamento con le autorità competenti degli altri Stati membri in ordine all'adesione delle succursali di banche comunitarie a un sistema di garanzia italiano e alla loro esclusione dallo stesso;

h) emana disposizioni attuative delle norme relative agli elementi sopra richiamati.

Infine, l’articolo 96-quater disciplina l’ipotesi di esclusione delle banche dai sistemi di garanzia. Gli istituti possono essere esclusi dal sistema a seguito di inadempimento di eccezionale gravità agli obblighi derivanti dall'adesione ai sistemi stessi.

Da ultimo, il decreto-legge n. 155 del 2008, recante “Misure urgenti per garantire la stabilità del sistema creditizio e la continuità nell'erogazione del credito alle imprese e ai consumatori, nell'attuale situazione di crisi dei mercati finanziari internazionali” ha previsto (articolo 4, comma 1) l’integrazione della vigente disciplina italiana in tema di garanzia sui depositi, aggiungendo ai sistemi di natura privatistica già presenti nell’ordinamento la possibilità di rilascio, da parte del Ministero dell’economia e delle finanze, di una garanzia statale a favore dei depositanti delle banche italiane, per un periodo di 36 mesi decorrenti dal 9 ottobre 2008 (data di entrata in vigore del decreto-legge). L’articolo 5 reca le relative disposizioni di attuazione, nonché la copertura finanziaria degli interventi di garanzia statale sui depositi.