martedì 19 ottobre 2010

Ecco come si incazzarono gli scrittori italiani contro la "Voce Repubblicana"

Non mi era mai capitato di far incazzare tanti scrittori in una volta sola. Il fior fiore della cultura italiana si è mosso per criticare il mio articolo che è apparso sulla "Voce Repubblicana" dello scorso 13 ottobre. Faccio presente agli scrittori italiani che io non sono così cattivo come i capi del Partito comunista cinese. E che loro non devono prendersela con me, ma con quel regime. E se hanno fatto e detto qualcosa sulle malefatte del regime cinese in quei giorni me lo facciano e ce lo facciano sapere. Sono ansioso di leggerlo visto che da queste parti non abbiamo saputo niente. Comunque grazie per l'attenzione. Segnerò tutto nel mio diario.
Il Nobel per la Pace e gli scrittori italiani
Voce Repubblicana del 13 ottobre 2010
Il convegno del silenzio. Il premio Nobel per la pace assegnato al dissidente cinese Liu Xiaobo ha provocato accese discussioni in tutto il mondo, come prevedibile. Gli unici a non accorgersi di queste polemiche sono stati alcuni scrittori italiani che hanno partecipato senza fare alcuna polemica ad un’iniziativa culturale in Cina. Si tratta di quattordici fra i maggiori scrittori italiani e cinesi che hanno partecipato al secondo Convegno letterario italo-cinese organizzato dall’ Istituto Italiano di Cultura che si è aperto lunedì scorso a Pechino. Tema del Convegno di quest’anno è il “viaggio”, inteso nel senso più ampio, nello spazio, ma anche nel tempo, nella storia, nella guerra, in se stessi. Il Convegno “Letteratura e viaggio”, prevede interventi in una serie di tavole rotonde e conferenze (in italiano con traduzione in cinese) nel Teatro dell’Istituto, nella sede di Tianjin e in diverse università. All’apertura del Convegno lo scrittore cinese He Jiahong e Alessandro Vaccari hanno presentato il volume, a cura dell’Istituto, “Accadde a Pechino”, raccolta bilingue di racconti inediti degli scrittori che hanno preso parte al primo convegno del 2009 dedicato a Noir e Mistero. Dopo il Convegno, alcuni degli scrittori terranno conferenze a Xian, Shanghai, Nanchino, Chongqing e Canton. Partecipano all’iniziativa Eraldo Affinati, Camilla Baresani, Hong Ying, Li Er, Renato Martinoni, Ning Ken, Jarmila Ockayova, Lorenzo Pavolini, Sandra Petrignani, Giovanni Porzio, Gian Antonio Stella, Tang Shizeng, Tie Ning e Xu Xiaobin. Al termine della settimana di incontri e lezioni, l’Istituto Italiano chiederà agli scrittori di redigere un racconto con ambientazione, o relativo alla Cina, da pubblicarsi bilingue nel 2011. Inoltre sarà premiata il 16 ottobre la migliore traduzione in lingua cinese di un’opera italiana per il 2009, con il premio Qiao. Ci chiediamo se gli scrittori italiani si siano interrogati almeno per un attimo sull’opportunità di partecipare a questo evento mentre sono in corso queste polemiche per l’assegnazione del premio Nobel della pace a Liu Xiaobo. Si è parlato spesso della scarsa sensibilità degli scrittori italiani a certi temi. Ne abbiamo avuto conferma proprio in questa occasione leggendo il resoconto della presentazione dell’iniziativa. Un giornalista che figura nell’elenco degli invitati italiani, noto a tutti per le sue denunce sulla “casta”, dovrebbe almeno interrogarsi sulle malefatte della casta cinese. Invece si preoccupa solo del suo prestigio di scrittore in una terra dove mancano i più elementari diritti democratici. E la casta, questa sì davvero temibile, entra nella vita dei cittadini per poi privarli di ogni libertà democratica.

La lettera degli scritori alla "Voce Repubblicana"
Caro direttore, ci è stato segnalato un corsivo velenosetto (“II Nobel per la pace e gli scrittori italiani”) in cui, copiando parola per parola il comunicato stampa sul secondo Convegno letterario italo-cinese organizzato dall’istituto Italiano di Cultura a Pechino ma aggiungendo qualche riga di commento, il suo giornale denuncia che “gli unici a non accorgersi” delle polemiche intorno alle reazioni cinesi al premio Nobel dato a Liu Xiaobo, saremmo stati noi che abbiamo accettato l’invito a venire in Cina. Avete scritto: “Ci chiediamo se gli scrittori italiani si siano interrogati almeno per un attimo sull’opportunità di partecipare a questo evento mentre sono in corso queste polemiche per l’assegnazione del premio Nobel della pace a Liu Xiaobo”. La rassicuriamo: non solo ci siamo interrogati ma ci siamo dati anche una risposta: meglio venire e parlare di libertà e democrazia e limiti inaccettabili del “liberismo illiberale” nelle grandi università cinesi di Pechino, Nanchino, Xian, Shanghai e altre ancora (come abbiamo fatto e continuiamo a fare in questi giorni) piuttosto che stare a casa e lanciare nobilissimi lamenti alla luna.
Tuttavia vorremmo essere rassicurati anche noi. Vista la difficoltà a reperire la “Voce Repubblicana” non solo in Italia ma perfino a Pechino, potete segnalarci per favore con quali parole di sdegno e di condanna avete commentato il modo in cui Silvio Berlusconi ha accolto pochi giorni fa il premier cinese Wen Jiabao? Siete stati più inflessibili sul suo “apprezzamento ammirato per quanto la Cina ha fatto e sta facendo negli ultimi anni” o avete preferito stigmatizzare la frase “come noi, i governanti cinesi sono fautori della politica del fare e preferiscono affrontare e risolvere i problemi concreti, piuttosto che irrigidirsi sulle questioni di principio”? E lei, signor direttore, che fa parte della maggioranza di governo e ha anzi recentemente cercato di rafforzarla, con quali nobili accenti ha strigliato il Cavaliere per gli elogi alla “politica dell’armonia” pechinese? Ed è per caso parente, lei, di quel Francesco Nucara che il 13 novembre scorso fece visita a Pechino con una delegazione di parlamentari che manifestò grande soddisfazione per i risultati della terza riunione della Commissione parlamentare di collaborazione Italia-Cina “utile per rafforzare i rapporti tra il nostro Parlamento e l’Assemblea Nazionale del Popolo cinese”? Fateci sapere. Qui a Pechino non ci dormiamo la notte.
Eraldo Affinati, Camilla Baresani, Renato Martinoni, Jarmila Ockayova, Lorenzo Pavolini, Sandra Petrignani, Giovanni Porzio, Gian Antonio Stella.

La risposta del Direttore della "Voce" Francesco Nucara.
Gentilissimi firmatari, preciso che non sono “parente di quel Francesco Nucara” che il 13 novembre ha fatto visita a Pechino, bensì sono proprio il Francesco Nucara – segretario nazionale Pri e parlamentare – che si è recato in Cina con una delegazione istituzionale italiana, creata su proposta del presidente Fini. E ricordo che, al di là dei comunicati che esprimevano “grande soddisfazione” per i risultati di quei colloqui – comunicati la cui paternità è attribuibile all’ufficio stampa del presidente di quel comitato incaricato di seguire quella visita – ebbi personalmente a muovere critiche alla controparte cinese sui temi della collaborazione nella lotta al terrorismo internazionale e su quelli della tutela ambientale. Resta ferma la mia condanna del “deficit” democratico cinese e della violazione dei diritti civili; mi parrebbe comunque fuori da ogni considerazione di realpolitik (o anche di semplice buon senso) il voler troncare ogni rapporto con la realtà cinese, lo si chiami di “collaborazione” o in altro modo. La vostra stessa visita, in qualità di scrittori, in Cina, dimostra la necessità di tenere aperto un canale con quel paese. La mia sottoscrizione di una mozione a favore del Dalai Lama potrebbe essere utile a comunicarvi che sono un repubblicano libero da condizionamenti, in special modo sui valori della libertà. Mi piacerebbe interloquire con voi in qualche dibattito, se ce ne sarà l’occasione, proprio in questo periodo in cui si svolge l’Anno della cultura cinese in Italia, congiuntamente alla ricorrenza del 40° anniversario dello stabilimento dei rapporti diplomatici fra i due paesi.
Con stima, Francesco Nucara.

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