venerdì 15 ottobre 2010

Una vicenda inquietante

Voce Repubblicana del 15 ottobre 2010
Intervista a Teodoro Buontempo
di Lanfranco Palazzolo


La vicenda degli affitti d’oro di Montecitorio è inquietante. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” l’onorevole Teodoro Buontempo de “La Destra”.
Onorevole Buontempo, in questi giorni la Camera dei deputati ha fatto sapere che non vuole disdire gli affitti d’oro per Palazzo Marini, stipulati ala fine degli anni ’90 con l’immobiliarista Sergio Scalpellini. Ci ricorda come è nata questa vicenda ai tempi della presidenza della Camera di Luciano Violante?
“Negli anni scorsi ho ricoperto l’incarico di membro dell’Ufficio di Presidenza della Camera dei deputati e segretario di Presidenza. Era uno degli organi di governo della Camera. Poi, come lei sa, i questori sono coloro che poi redigono i contratti. Io feci una battaglia contro gli affitti d’oro sia quando c’era una maggioranza di centrodestra, che quando c’era una maggioranza di centrosinistra. Quella degli affitti d’oro era un’operazione trasversale, nella quale c’era tanta omertà. Non mi limitai solo a protestare, quando si discuteva in aula su questo. L’unico parlamentare che si dimostrò sensibile a questi sprechi fu Giancarlo Pagliari, anche lui lasciato solo dalla Lega”.
Cosa c’era di strano nella vicenda dei cosiddetti affitti d’oro?
“I costi erano anomali. La camera avrebbe potuto comprare Palazzo Marini pagando un mutuo invece di affittare a costi eccessivi Palazzo Marini. Nel corso del dibattito in aula fece notare un aspetto inquietante relativo al rogito notarile stipulato con la società ‘Milano 90’ che dava in locazione quel palazzo portava la data precedente alla effettiva stipula del rogito notarile. Io denunciai questa situazione. Poi scopriì che su quegli immobili c’erano delle ipoteche. La Camera non poteva permettersi quella spesa con il rischio che gli edifici fossero messi all’asta. Ma allora nessuno disse nulla. Non credo che Sergio Scarpellini abbia delle responsabilità. L’imprenditore ha fatto il suo dovere. Il problema è stato il comportamento dell’Ufficio di presidenza della Camera e della Presidenza della Camera”.
Quali erano le altre anomalie di questa vicenda?
“La società che aveva affittato i palazzi era la stessa che aveva organizzato i servizi interni, aprendo la mensa al piano terra. La Camera non aveva fatto gare pubbliche e aveva fatto gestire a questa società, ‘Milano 90’, i servizi di quel palazzo”.
Quando ha saputo che Sergio Scarpellini aveva finanziato i Democratici di sinistra di Roma con 49 mila euro cosa ha pensato?
“In questa vicenda ci sono state molte cose strane. Quell’edificio era di proprietà di una società pubblica. Questa società aveva venduto ad un privato quell’edificio. E Scarpellini lo affittò alla Camera. L’amministrazione della Camera avrebbe potuto prendere quel palazzo ad un prezzo agevolato invece di spendere tutti quei soldi”.

Nessun commento: