martedì 30 novembre 2010

L'ultimo raggiro di Pagnoncelli sui sondaggi sul Pdl

Il Sondaggio di stasera (Sopra)
Purtroppo devo ancora dire due cose sulla scorrettezza di Nando Pagnoncelli nella presentazione dei suoi sondaggi nel corso della trasmissione Ballarò. Quello che vedete sopra è il sondaggio di questa sera, che ha dato al Pdl il 27,1 per cento (+0,5 per cento rispetto alla scorsa settimana e +0,8 per cento rispetto a due settimane fa). Mentre Futuro e libertà guadagna lo 0,4 per cento (7,1%) rispetto al 6,7 della scorsa settimana, ma perde ancora lo 0,2 per cento rispetto a due settimane fa, quando aveva il 7,3 per cento. Infatti se guardate nelle due foto sotto la differenza è evidente. Eppure Pagnoncelli non lo ha sottolineato come avrebbe dovuto fare. Infatti, in una situazione di attacco al governo come questa sarebbe stato giusto sottolineare il cambiamento a favore del Pdl che, ovviamente, Pagnoncelli ha omesso.

Il sondaggio del 23 novembre del 2010 (Sopra)

Il Sondaggio del 16 novembre del 2010 (sopra)

Riforma Gelmini: ecco come gli studenti di sinistra hanno messo a ferro e fuoco Roma

Queste sono le immagini delle contestazioni di oggi a Roma mentre la Camera dei deputati stava discutendo la riforma dell'Università del ministro Maria Stella Gelmini. Le manifestazioni degli studenti, che erano del tutto legittime, sono state caratterizzate da numerose violenze. Ed è stato un errore che alcuni parlamentari delle opposizioni abbiamo invitato le autorità preposte all'ordine pubblico di lasciare manifestare gli studenti vicino a Montecitorio. La scelta del ministero dell'Interno è stata più che legittima. Se ne sono accorte le forze dell'ordine in via del Corso e alla Stazione Termini. Alcune delle scene viste ieri a Roma avevano ben poco a che vedere con una protesta democratica. Ieri sembrava di essere tornati al 1969.







Wikileaks visto dal telegiornale di RAIUNO delle 13.30 del 29 novembre 2010

Riforma universitaria: il dibattito al Senato sull'assalto degli Studenti


Ho deciso di postare qui gli interventi dei senatori il giorno in cui, mi riferisco alla scorsa settimana, gli studenti hanno dato assalto al Senato per protestare contro la riforma universitaria. Mi auguro che oggi non ci sia bisogno di commentare un dibattito come questo. Ho deciso di postare gli interventi della scorsa settimana nel mio blog per la semplice ragione che è opportuno sapere come i senatori hanno commentato l'azione degli studenti contro le istituzioni. E' un peccato che questo dibattito sia stato visto su youtube da appena 4 persone. Speriamo che una cosa del genere, alludo ovviamente agli scontri, non accada mai più. Buona visione.



Quella crisi ha affossato la sinistra europea

Intervista a Micheal Braun
Voce Repubblicana del 30 novembre 2010
di Lanfranco Palazzolo

Non era scontato che la crisi economica e finanziaria di questi anni potesse favorire le forze politiche di sinistra. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” Michael Braun, direttore della Sezione Italiana della Fondazione Friedrich Ebert, vicina alla Spd tedesca.
Michael Braun, come spiega la crisi che sta attraversando i partiti socialisti in Europa mentre il continente è in una grave crisi economica e finanziaria?
“Ricordo che nell’autunno del 2008, nonostante la crisi economica e finanziaria, vi era un certo ottimismo da parte delle forze politiche socialiste. Tutti si erano convinti che questa crisi avrebbe significato il ritorno al potere delle forze di sinistra. Tutti dicevano che il neoliberismo aveva fallito. E che i governi europei sarebbero tornati alle politiche di intervento massiccio dello Stato. Tutto ciò non ha avuto luogo”.
Qual è la ragione del fallimento di questa aspettativa?
“La Spd è rimasta al potere in Germania negli anni che hanno preceduto la crisi. Si è pensato che i tagli ai sussidi alla disoccupazione fossero una delle ragioni della crisi di consenso alla Spd. Queste riforme erano accompagnate anche da un massiccio taglio delle tasse per i più abbienti e da una redistribuzione dei redditi a favore di chi aveva già e a sfavore di chi viveva di un lavoro o era disoccupato. Nel 2008 non era plausibile pensare ad un ritorno della socialdemocrazia classica”.
I governi di centrodestra hanno messo in atto una politica Keynesiana?
“Quello che abbiamo visto è stato un keynesismo di emergenza. Non si tratta di una politica destinata a durare. Abbiamo visto che questi interventi non erano proprio keynesiani. La maggior parte di questi soldi erano finalizzati per salvare le banche. Sono stati spesi milioni di euro. Penso che in Germania non si è ancora avvertito il peso di questi interventi. Ce ne accorgeremo quando questi finanziamenti non ci saranno più. Il conto di questa politica saranno dei pesantissimi tagli al budget statale. E a pagare questo conto saranno i ceti poveri e quelli medi che scelgono però formazioni populiste di destra”.
La politica economica e finanziaria della Germania è stata blindata dalla Merkel?
“Sì. Questo è uno dei guai dell’Europa. La Merkel vuole fare questa politica. E questo è un grave rischio per l’Europa e per il rischio di deflazione. La zona dell’Euro potrebbe essere sottoposta ad uno stress fortissimo”.
L’avvento del Pds-Die Linke ha condizionato la vostra politica?
“Questa forza politica è diventato un partito nazionale come la Spd dopo essere stato un partito regionale. Questo partito raccoglie i delusi della Spd. Per la Spd votavano quelli che definiamo i ‘ceti medi riflessivi’. Oggi le forze socialdemocratiche stanno perdendo questo elettorato e l’elettorato medio basso”.

domenica 28 novembre 2010

Il videocertificato degli esami sostenuti da Bersani



La polemica sul concorso notarile arriva alla Camera


La Procura di Roma ha scoperto che la Commissione d’esame del concorso notarile appena annullato sapeva già che il tema era irregolare, ma lo propose ugualmente agli esaminandi, per “negligenza o distrazione”. Eppure non è stato contestato alcun reato. La Procura di Roma sembra infatti tirare il freno a mano. Pur avendo avviato un’inchiesta per abuso d’ufficio sullo svolgimento nella Capitale del concorso per 200 posti di notaio dello scorso ottobre, e pur avendo accertato che almeno i sei membri “togati” della commissione, cioè scelti tra i magistrati, avevano individuato profili di irregolarità nella scelta del tema che poi suscitò la clamorosa contestazione, ha deciso - almeno per il momento - di non iscrivere nel registro degli indagati nessuno degli autorevoli componenti della Commissione stessa.

I magistrati avrebbero individuato anche il componente della commissione d’esame che ha presentato la traccia contestata. Si tratta del notaio Maria Lacalendola, barese, nominata con decreto del ministro di Giustizia a inizio ottobre. Fu lei a proporre una traccia quasi del tutto identica ad un’altra già provata alcune settimane prima nelle esercitazioni dei candidati iscritti a un corso di preparazione della scuola Anselmo Anselmi a Roma.
Nella commissione, composta da sei notai, tre professori e sei magistrati, qualcuno se n’era accorto. Si era aperta una discussione abbastanza accesa, alla quale avrebbero partecipato notai e professori. Qualcuno avrebbe alzato la voce, sostenendo che sarebbe stato opportuno accantonare quella traccia. Altri si sarebbero sforzati di presentare scelte alternative. Quasi emarginati dal confronto sarebbero stati i sei magistrati. Un silenzio che quei giudici avrebbero spiegato agli inquirenti con la mancanza di competenza nella elaborazione delle tracce. Anche per questo, alla fine, tutti avevano seguito l’indicazione della Lacalendola. In qualche modo si erano adeguati; alcuni per pigrizia, altri per mancanza di competenza, altri ancora animati dal quieto vivere.

Il resto è cronaca nota. La traccia viene sottoposta all’esame degli aspiranti notai. Molti protestano, ma tanti preferiscono il silenzio. Sono proprio quelli che hanno già fatto esercitazione sul testo. E sono tanti secondo la Procura. Più di mille.
Anche la commissaria Lacalendola non è iscritta nel registro degli indagati perché gli inquirenti non hanno riscontrato nel suo comportamento alcun rilievo penale. Secondo il punto di vista della Procura, la presentazione di quella traccia poi finita sotto accusa sarebbe il frutto di una distrazione o di una negligenza. O addirittura di pigrizia. E questo, ad avviso di chi indaga, non consentirebbe di contestare il reato d’abuso d’ufficio.
Il quale, sempre secondo quanto si apprende in procura, potrebbe configurarsi solo se l’eventuale condotta illecita avesse avvantaggiato un ristretto numero di persone. Al contrario, in quell’occasione, sarebbero stati favoriti quasi un migliaio di aspiranti notai. Tanti ne ha contati la procura. Troppi, per dire che fosse una scelta mirata.

Il concorso è stato sospeso il pomeriggio del 29 ottobre scorso, dopo le violente contestazioni dei concorrenti, nate dalla constatazione che la traccia d’esame fosse la fotocopia di quella sui cui si erano esercitati gli iscritti al corso. Il nome del notaio sarebbe emerso dalle testimonianze dei componenti della commissione, ascoltati in questi giorni dal procuratore Giovanni Ferrara e dal pm Attilio Pisani.
Ma il nominativo della Lacalendola, come autrice della scelta poi contestata, comparirebbe anche nella relazione inviata dalla commissione al ministro di Giustizia, per spiegare cosa fosse accaduto durante le tre prove sospese. Le deposizioni dei commissari, ascoltati come persone informate sui fatti, avrebbero permesso agli inquirenti di ricostruire la cronaca delle ore che precedettero lo scoppio dello scandalo. La mattina del 28 ottobre scorso. Quel giorno si doveva svolgere la seconda delle tre prove d’esame. Come è prassi, i membri della commissione si erano riuniti in camera di consiglio per elaborare le tracce da sottoporre ai candidati.

Cosa fa l'Unione europea in tema di Pari Opportunità?


Il 21 settembre 2010 la Commissione europea ha presentato la nuova strategia 2010-2015 per la promozione della parità fra uomini e donne nell’Unione europea (COM(2010)491). La strategia prevede azioni basate su cinque priorità: pari indipendenza economica; pari retribuzione per lo stesso lavoro e lavoro di pari valore; parità nel processo decisionale; dignità, integrità e fine della violenza nei confronti delle donne; parità tra donne e uomini nelle azioni esterne.
Tra l’altro la Commissione ritiene necessario:
· adottare misure volte ad aumentare la presenza delle donne nel mercato del lavoro, in linea con gli obiettivi della strategia Europa 2020, e nei posti di responsabilità nel settore economico;
· promuovere l'imprenditorialità femminile e il lavoro autonomo;
· istituire una Giornata europea per la parità salariale per sensibilizzare l'opinione pubblica sul fatto che in Europa le donne continuano a guadagnare in media circa il 18% in meno degli uomini;
· collaborare con tutti gli Stati membri per combattere la violenza contro le donne, e specialmente per sradicare le pratiche di mutilazione genitale femminile in Europa e nel mondo.
Per quanto riguarda in particolare la parità nel processo decisionale, la Commissione rileva che nella maggior parte degli Stati membri le donne continuano ad essere sottorappresentate nei processi e nelle posizioni decisionali, in particolare ai livelli più alti, nonostante costituiscano quasi la metà della forza lavoro e più della metà dei nuovi diplomati universitari dell'UE.
Nonostante i progressi compiuti per raggiungere un equilibrio fra donne e uomini in campo politico, rimane ancora molto da fare, poiché in media solo uno su quattro deputati dei parlamenti nazionali e ministri dei governi nazionali è una donna.
In campo economico la percentuale delle donne è inferiore a quella degli uomini a tutti i livelli direttivi e decisionali. Nei consigli di amministrazione delle maggiori società quotate in borsa dell'UE solo il 10% dei membri e il 3% dei dirigenti sono donne. Studi dimostrano che la diversità di genere presenta vantaggi ed esiste una correlazione positiva tra le donne in posizioni dirigenti e i risultati economici.
Nonostante l'obiettivo fissato dall'UE nel 2005 del 25% di donne nelle funzioni direttive nel settore pubblico della ricerca, questa meta è ancora piuttosto lontana, dato che solo il 19% dei docenti universitari di ruolo dell'UE sono donne. Lo squilibrio tra donne e uomini prevalente nel campo scientifico e della ricerca costituisce ancora un grave ostacolo all'obiettivo europeo di aumentare la competitività e di sfruttare al massimo il potenziale innovativo.
Su tali basi, la Commissione intende:
· esaminare iniziative mirate al miglioramento della parità di genere nei processi decisionali;
· monitorare l'obiettivo del 25% di donne in posizioni direttive di alto livello nella ricerca;
· monitorare i progressi verso l'obiettivo del 40% di membri di uno stesso sesso nei comitati e gruppi di esperti istituiti dalla Commissione;
· sostenere gli sforzi per promuovere una maggiore partecipazione delle donne alle elezioni al Parlamento europeo, anche come candidate.
La Strategia 2010-2015 subentra alla tabella di marcia per la parità tra donne e uomini 2006-2010 (COM(2006)92) presentata dalla Commissione europea il 1° marzo 2006 e tiene conto della dichiarazione politica (cd. “ Carta per le donne”), (COM(2010)78), adottata dalla Commissione europea il 5 marzo 2010, in occasione della celebrazione dei 15 anni dalla piattaforma d'azione di Pechino.


Il database su uomini e donne nel processo decisionale
Come parte dell’impegno nella promozione della parità di genere nel processo decisionale, la Commissione ha creato un database che registra il numero di uomini e donne in posizioni di responsabilità nell’UE con l’obiettivo di fornire statistiche attendibili da utilizzare per verificare la situazione attuale e le tendenze nel tempo.
Il database considera le posizioni di potere in politica, nella pubblica amministrazione, nel sistema giudiziario e in varie aree prioritarie dell’economia per 34 paesi: oltre ai 27 Stati membri, i 3 paesi dello Spazio economico europeo (Islanda, Liechtenstein e Norvegia), i tre paesi candidati (Croazia, Turchia ed ex Repubblica iugoslava di Macedonia) e uno dei potenziali candidati (la Serbia). I dati vengono aggiornati trimestralmente per l’area politica e annualmente per le altre aree.
Il 23 agosto 2010 è stato pubblicato l’ultimo aggiornamento, i dati sono stati raccolti nelle prime tre settimane del mese di luglio per i livelli politici europeo, nazionale e regionale (se si sono tenuti elezioni); per quanto riguarda banche centrali, tribunali e corti, amministrazioni pubbliche e imprese i dati si riferiscono al periodo maggio-luglio.
Nell’arena politica la Commissione rileva i seguenti sviluppi:
· le elezioni parlamentari nella Repubblica ceca alla fine di maggio hanno portato un numero record di donne nella Camera dei deputati (44 su un totale di 200 membri). Inoltre, alla fine di giugno, Miroslava Nemcova è diventata la prima donna Speaker della Camera. Tale risultato positivo non si è invece riflesso nella formazione del Governo, che è esclusivamente maschile;
· altre elezioni nazionali hanno visto solo mutamenti limitati. In Belgio si è registrato un piccolo aumento della presenza femminile nella Camera dei rappresentanti (40 percento in luogo del precedente 38 percento) a fronte di un piccolo declino nel Senato (dal 41 al 38 percento). Si è verificata una riduzione della presenza femminile anche nelle elezioni nei Paesi Bassi e in Slovacchia;
· a seguito della formazione di nuovi Governi in Finlandia e Slovacchia sono ora tre i paesi membri in cui il governo è guidato da una donna, in confronto al periodo precedente in cui vi era la sola Germania. In Finlandia la squadra del primo ministro Mari Kiviniemi conta undici donne su un totale di venti ministri, con una donna in meno rispetto al precedente governo; in Slovacchia Iveta Radičova ha assunto l’incarico l’8 luglio 2010 come prima donna primo ministro nel paese ma ha una sola donna nella squadra di governo (composta da un totale di 14 ministri);
· le elezioni presidenziali tenutesi in Ungheria, Germania e Polonia nei mesi di giugno e luglio hanno eletto tre uomini;
· soltanto due elezioni regionali si sono tenute nel trimestre, in Nordrhein-Westfalen (Germania) e Burgenland (Austria). In entrambi i casi a presiedere l’assemblea regionale è un uomo (in Germania prima era una donna); inoltre in Austria si è verificato un declino del numero di donne, dal 22 a 19 percento.
Per quanto riguarda le altre aree:
· come anticipato, i governatori di tutte le banche centrali europee sono uomini e la percentuale di esponenti maschili negli organismi decisionali è pari all’82 percento. Vi sono stati isolati miglioramenti nella rappresentanza femminile nel corso del 2010, nelle banche nazionali polacca (in cui la rappresentanza femminile negli organismi decisionali è passata dal 6 al 24 percento) e slovena (una donna su cinque, in luogo di nessuna donna);
· pochi cambiamenti nei livelli più alti del sistema giudiziario. Nell’ambito delle corti europee il solo cambiamento riguarda la sostituzione di un uomo con una donna nella Corte europea di giustizia, in modo che la rappresentanza femminile è ora di uno a cinque. Migliore la situazione della Corte europea dei diritti umani ( che ha la giurisdizione su 47 paesi del Consiglio d’Europa) dove più di un terzo dei giudici sono donne;
· a livello nazionale i cambiamenti nella leadership delle Corti supreme svedese e slovena hanno portato a sette i paesi dell’UE in cui il giudice più alto in grado è una donna, cui si aggiungono due paesi non UE (Serbia e Islanda). In generale in Europa la rappresentanza femminile nelle corti supreme è aumentata dal 31 al 32 percento;
· praticamente nessun cambiamento per quanto riguarda la presenza femminile a capo delle principali società europee quotate in borsa. Si registra come per l’anno precedente che in Europa solo il 3 percento dei presidenti sono donne (per quanto riguarda l’Italia la percentuale è del 5) e che ammonta all’11 percento la presenza femminile negli organismi decisori (soltanto il 4 percento per l’Italia).

Il sostegno finanziario
Le iniziative UE a sostegno della parità di genere si avvalgono attualmente del sostegno finanziario dei seguenti programmi:
· Programma comunitario per l’occupazione e la solidarietà - PROGRESS (2007-2013)
Il programma PROGRESS si prefigge di fornire un aiuto finanziario all’attuazione degli obiettivi dell’Unione europea nel settore dell’occupazione e degli affari sociali.
Il programma, con dotazione finanziaria complessiva pari a pari a 657.590.000 euro per il periodo 2007-2013, si articola in cinque sezioni distinte corrispondenti ai cinque grandi settori di attività, secondo la seguente ripartizione:
· occupazione 23%,
· protezione sociale e integrazione 30%,
· condizioni di lavoro 10%,
· diversità e lotta contro la discriminazione 23%,
· parità fra uomini e donne 12%.
Il restante 2% della dotazione è destinato alla copertura delle spese di gestione del programma.
Per quanto riguarda la parità tra donne e uomini, il programma PROGRESSpromuove l’integrazione della dimensione di genere in tutte le politiche comunitarie:
- migliorando la comprensione della situazione relativa alle questioni di genere e all’integrazione della dimensione di genere, in particolare mediante analisi e studi e l’elaborazione di statistiche e indicatori, nonché valutando l’impatto della legislazione, delle politiche e delle prassi in vigore;
- sostenendo l’applicazione della legislazione comunitaria in tema di parità fra uomini e donne mediante un monitoraggio efficace, l’organizzazione di seminari destinati a coloro che sono attivi nel settore e lo sviluppo di reti fra organismi specializzati nelle questioni relative alla parità;
- sensibilizzando, diffondendo informazioni e promuovendo il dibattito sulle principali sfide e questioni politiche relative alla parità fra uomini e donne e all’integrazione di genere, anche tra le parti sociali, le ONG e gli altri soggetti interessati;
- sviluppando la capacità delle principali reti di livello europeo di sostenere e sviluppare ulteriormente gli obiettivi politici comunitari e le strategie in materia di parità fra uomini e donne.

- Programma DAPHNE III: Combattere la violenza contro i bambini, gli adolescenti e le donne (2007-2013)
Il programma Daphne III mira a prevenire e a combattere qualsiasi forma di violenza, in particolare di natura fisica, sessuale o psicologica, contro i bambini, i giovani e le donne. È altresì inteso a proteggere le vittime e i gruppi a rischio al fine di raggiungere un livello elevato di tutela della salute mentale, benessere e coesione sociale nell’Unione europea. Si tratta della terza fase del programma Daphne e copre il periodo 2007-2013, per il quale è stato stanziato un bilancio di 116,85 milioni di euro.
La Commissione presenterà entro il 31 marzo 2011 al Parlamento e al Consiglio una relazione di valutazione intermedia sull’attuazione e sui risultati dei progetti ed entro il 31 dicembre 2014 una relazione di valutazione ex post sull’attuazione e sui risultati del programma. Entro il 31 maggio 2012 presenterà anche una comunicazione sulla continuazione del programma in questione.

L’Istituto europeo per l’uguaglianza di genere (EIGE)
L’Istituto europeo per l’uguaglianza di genere è stato creato il 20 dicembre 2006 (Regolamento (CE) n. 1922/2006). Dotato di personalità giuridica, l’Istituto è formato da un consiglio di amministrazione, un direttore e dal suo personale, nonché da un forum di esperti. La sede dell’Istituto è a Vilnius (Lituania). Virginija Langbakk ha assunto l’incarico di direttore nell’aprile 2009.
I principali obiettivi dell’Istituto sono:
· la promozione e il rafforzamento dell’uguaglianza fra donne e uomini;
· l’integrazione delle questioni di uguaglianza fra donne e uomini in tutte le politiche comunitarie e nelle relative politiche nazionali;
· la lotta contro la discriminazione fondata sul sesso;
· la sensibilizzazione dei cittadini europei.
Secondo il regolamento che istituisce l’EIGE, questo contributo si tradurrà essenzialmente in un’assistenza tecnica apportata alle istituzioni comunitarie, in particolare alla Commissione, nonché alle autorità degli Stati membri.
Le principali attività dell’Istituto per l’uguaglianza di genere saranno:
- la raccolta, la registrazione, l’analisi e la diffusione di informazioni relative all’uguaglianza tra uomini e donne a livello comunitario. In base a criteri rigidi, l’Istituto elaborerà metodi volti ad aumentare l’obiettività, la comparabilità e l’affidabilità dei dati a livello europeo. Sulla base dei dati obiettivi, affidabili e comparabili che avrà riunito, elaborerà strumenti metodologici destinati ad integrare meglio la parità fra uomini e donne in tutte le politiche comunitarie.
- l’organizzazione di attività volte a promuovere gli scambi di esperienze e lo sviluppo del dialogo a livello europeo con tutte le parti interessate, in particolare le istituzioni della Comunità e degli Stati membri, le parti sociali, le organizzazioni non governative, i centri di ricerca . Più specificatamente, l’Istituto: creerà e coordinerà una rete europea sull’uguaglianza tra uomini e donne; organizzerà riunioni ad hoc di esperti; incoraggerà lo scambio di informazioni tra ricercatori e favorirà l’integrazione della prospettiva di genere nella loro ricerca; svilupperà un dialogo e una cooperazione con organizzazioni non governative, enti operanti nel settore delle pari opportunità, università, esperti, centri di ricerca e parti sociali.
- la collaborazione all’organizzazione di conferenze, campagne e riunioni a livello europeo al fine di sensibilizzare i cittadini dell’Unione europea riguardo alla parità tra gli uomini e le donne.

I risultati e la valutazione dell’Anno europeo per le pari opportunità (2007)
Il 19 giugno 2009 la Commissione ha adottato una comunicazione relativa ai risultati e alla valutazione globale dell’Anno europeo per le pari opportunità (2007) (COM(2009)269), che ha inteso diffondere tra i cittadini europei la consapevolezza dei loro diritti, con riferimento anche alla tutela offerta dalle direttive adottate a partire dal 2000 sulla base dell’articolo 13 TCE (direttiva 2000/43/CE che attua il principio della parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla razza e dall'origine etnica; direttiva 2000/78/CE che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro; direttiva 2004/113/CE, che attua il principio della parità` di trattamento tra uomini e donne per quanto riguarda l'accesso a beni e servizi e la loro fornitura). La Commissione sottolinea che l'AEPO non ha dunque solo centrato il proprio obiettivo globale, ovvero sensibilizzare riguardo ai diritti e agli obblighi previsti dal quadro giuridico attualmente in vigore, ma è anche riuscito a innescare un dibattito sull'abbattimento delle barriere nella percezione dei 6 motivi di discriminazione (sesso, la razza o l'origine etnica, la religione o le convinzioni personali, gli handicap, l'età o le tendenze sessuali). Il dibattito è sfociato nella decisione della Commissione di adottare una nuova proposta di direttiva basata sull'articolo 13, al fine di armonizzare la protezione garantita nei confronti dei diversi motivi di discriminazione; inoltre ha fatto nascere un dialogo permanente tra gli Stati membri ed i principali soggetti in causa. Secondo la Commissione questi traguardi contribuiranno al superamento dei timori e pregiudizi potenzialmente insiti nell'attuale crisi finanziaria ed economica, contrastando la nascita di nuove forme di discriminazione e impedendo così che un rafforzamento dell'emarginazione ostacoli il rilancio economico.
La proposta di direttiva, che segue la procedura di consultazione, è stata esaminata dal Parlamento europeo nell’aprile 2009 ed è tuttora all’esame del Consiglio.


Le più recenti iniziative dell’UE
Si ricorda che l’Unione europea ha recentemente adottato la direttiva 2010/41/UE del Parlamento europeo e del Consiglio sull’applicazione del principio della parità di trattamento fra gli uomini e le donne che esercitano un’attività autonoma e che abroga la direttiva 86/613/CEE del Consiglio. Tale intervento legislativo si è reso necessario in quanto nella sua relazione sull'attuazione della direttiva 86/613/CEE la Commissione ha concluso che i risultati pratici dell'attuazione della direttiva non sono stati pienamente soddisfacenti in relazione al primo obiettivo della direttiva, vale a dire quello di produrre un miglioramento generale del quadro giuridico che tuteli i coniugi coadiuvanti. Anche il Parlamento europeo aveva invitato in più occasioni la Commissione a rivedere la direttiva, al fine di migliorare in particolare la situazione dei coniugi partecipanti alle attività nel settore agricolo.
Con la nuova direttiva le lavoratrici autonome godranno degli stessi diritti di accesso al congedo maternità delle lavoratrici dipendenti, ma su base volontaria. Al tempo stesso i coniugi e i conviventi (riconosciuti come tali in base alla legislazione nazionale) che lavorano a titolo informale nell'ambito di una piccola impresa familiare quali un'azienda agricola o uno studio medico (i cosiddetti "coniugi collaboratori") avranno accesso, su richiesta, a una copertura di sicurezza sociale per un livello almeno equivalente a quello dei lavoratori autonomi.
Continua invece l’esame della proposta di direttiva sull’attuazione di misure volte a promuovere il miglioramento della sicurezza e della salute sul lavoro delle lavoratrici gestanti, puerpere o in periodo di allattamento, che rappresenta la revisione della direttiva 92/85/CEE (COM(2008) 637). In particolare, la proposta estende la durata minima del congedo di maternità da 14 a 18 settimane, per consentire alla lavoratrice di riprendersi dai postumi del parto e per facilitarle il ritorno sul mercato del lavoro al termine del congedo di maternità; la proposta inoltre intende migliorare i diritti in materia di occupazione e contribuire a una migliore conciliazione di vita professionale, privata e familiare di questa categoria di lavoratrici.
La proposta di direttiva è all’esame delle istituzioni comunitarie secondo la procedura di codecisione. Il 20 ottobre 2010 il Parlamento europeo ne ha concluso l’esame in prima lettura. La risoluzione legislativa approvata dal Parlamento europeo reca alcuni emendamenti volti a: estendere il congedo di maternità minimo a 20 settimane (andando cosi oltre la proposta della Commissione di 18 settimane); prevedere, durante il congedo di maternità una remunerazione al 100% dell'ultima retribuzione mensile o della retribuzione mensile media; garantire ai padri il diritto a un congedo di paternità remunerato di almeno due settimane, durante il periodo di congedo di maternità; proibire il licenziamento delle donne dall'inizio della gravidanza fino a almeno il sesto mese dopo la fine del congedo di maternità. Il testo adottato afferma anche che le donne devono poter tornare al loro impiego precedente o a un posto equivalente, con la stessa retribuzione, categoria professionale e responsabilità di prima del congedo.
I due interventi legislativi citati fanno parte di un pacchetto unitario che la Commissione ha presentato il 3 ottobre 2008 quale contributo alla conciliazione tra vita professionale, privata e familiare. Nella comunicazione che accompagna le proposte legislative, la Commissione rileva come tali misure di conciliazione possano attivare un maggior numero di donne verso il mercato del lavoro, liberando il grande potenziale rappresentato per l’economia dal lavoro femminile. Secondo quanto riportato dalla Commissione, l'occupazione femminile è stata il volano principale del costante incremento dell'occupazione negli ultimi anni in seno all'UE: sulla base dei dati forniti dalla Commissione, tra il 2000 e il 2007 il numero degli occupati nell'UE 27 è cresciuto di 14,6 milioni di unità, 9,2 milioni delle quali erano donne; il tasso di occupazione delle donne (di età compresa tra 15 e 64 anni) è salito ogni anno, fino a raggiungere il 58,3% nel 2007, vale a dire il 4,6% in più rispetto al 2000. Si tratta secondo la Commissione di un risultato impressionante, ma con un impatto sull'equiparazione dei generi poco significativo. In fatti gli indicatori relativi alle retribuzioni, alla segregazione del mercato del lavoro e alla presenza delle donne in posti decisionali non sono affatto migliorati negli ultimi anni. In particolare, il divario di retribuzione continua ad essere del 15% dal 2003, con una diminuzione dell'1% solamente dal 2000 in poi. Secondo la Commissione è improbabile che questa situazione cambi finché persistono gli attuali squilibri di genere nell'applicare le opzioni di conciliazione (come il lavoro a tempo parziale o la concessione di congedi per motivi familiari) e finché continuerà a essere così ampio il divario tra il tasso di occupazione delle donne con figli e quello delle donne senza. Tra il 2000 e il 2007 il tasso di occupazione complessivo dei 2 gruppi è aumentato ma il divario tra di essi è restato del 12%.
In tale contesto, il rafforzamento del diritto dei lavoratori al congedo per motivi di famiglia e la garanzia di pari trattamento dei lavoratori autonomi e dei coniugi collaboratori sono iniziative volte a migliorare la conciliazione tra vita professionale e familiare.
Completa il pacchetto una relazione sull’attuazione degli obiettivi fissati dal Consiglio europeo di Barcellona del 2002 riguardanti le strutture di custodia per i bambini in età prescolastica.
Il Consiglio europeo di Barcellona del 2002 aveva pressantemente invitato gli Stati membri a rimuovere i disincentivi alla partecipazione femminile al mondo del lavoro fornendo entro il 2010 un'assistenza all'infanzia per almeno il 90% dei bambini di età compresa fra 3 anni e l'età scolare e per almeno il 33% dei bambini di età inferiore a 3 anni. Questi obiettivi sono divenuti parte integrante della Strategia europea per l'occupazione e dell'Agenda di Lisbona. Nella relazione, la Commissione rileva che:
– la maggior parte degli Stati membri non è a buon punto nel conseguire gli obiettivi, soprattutto riguardo ai bambini fino a 3 anni d'età;
– laddove le strutture esistano, sono spesso costose o il loro funzionamento (orario di apertura) è incompatibile con attività a tempo pieno o a ore inconsuete;
– la qualità di tali strutture (per es. qualifiche del personale, rapporto personale/bambini) potrebbe indurre i genitori ad astenersi dal servirsene.


Il Parlamento europeo
Il 10 febbraio 2010 con 381 voti favorevoli, 253 contrari e 31 astensioni, il Parlamento europeo ha adottato la relazione di Marc Tarabella (S&D, BE) sulla parità tra donne e uomini nell'Unione europea che sottolinea l'importanza di "rafforzare le politiche di parità tra i sessi", rilevando la necessità di "un maggior numero di azioni concrete e di nuove politiche".
Deplorando che i piani di ripresa economica "si concentrino principalmente sui posti di lavoro in cui prevalgono gli uomini", i deputati incoraggiano gli Stati membri a promuovere l'imprenditorialità femminile nel settore industriale e "a fornire assistenza finanziaria, strutture di consulenza professionale e una formazione appropriata alle donne che fondano imprese". Pongono l'accento, inoltre, sulla necessità di valorizzare, sostenere e rafforzare il ruolo delle donne nell'economia sociale e invitano la Commissione e gli Stati membri a prestare attenzione alla situazione dei coniugi coadiuvanti – nell'artigianato, nel commercio, nell'agricoltura, nella pesca e nelle piccole imprese a conduzione familiare.
Il Parlamento europeo si rammarica che l'integrazione della parità tra uomini e donne sia praticamente assente dall'attuale strategia di Lisbona e invita il Consiglio e la Commissione ad includere un capitolo su tale dimensione nella sua strategia post Lisbona "UE 2020";
Il Parlamento europeo osserva poi che il differenziale retributivo medio tra donne e uomini "stagna a un livello importante (tra il 14% e il 17,4%) dal 2000", nonostante le numerose misure attuate e gli impegni assunti. Chiede quindi alla Commissione per quali motivi non abbia ancora presentato una proposta legislativa sulla revisione della legislazione vigente sull'applicazione del principio della parità di retribuzione tra uomini e donne.
Il Parlamento europeo esorta le istituzioni UE e gli Stati membri a fare in modo che la crisi economica e finanziaria "non conduca a limitazioni delle prestazioni e dei servizi sociali, soprattutto per quanto riguarda la custodia dei bambini e l'assistenza agli anziani". Anche perché l'accesso a tali servizi "è essenziale per assicurare una partecipazione paritetica degli uomini e delle donne al mercato del lavoro, all'istruzione e alla formazione" e per una "migliore conciliazione tra vita professionale e vita privata".
Pur sottolineando l'importanza della proposta di revisione della direttiva 92/85/CEE relativa al congedo di maternità, i deputati ritengono che questa "non sia sufficientemente ambiziosa" per quanto riguarda la promozione della conciliazione tra lavoro e famiglia per gli uomini e le donne. Invitano inoltre la Commissione a sostenere "qualsiasi iniziativa volta all'introduzione di un congedo di paternità a livello europeo". Ritengono infatti che il congedo di maternità debba essere associato a quello di paternità "per garantire alla donna una maggiore tutela nel mercato del lavoro e combattere così gli stereotipi esistenti nella società in merito all'uso di tale congedo".
Il Parlamento europeo chiede agli Stati membri e alle parti sociali di promuovere una presenza più equilibrata tra donne e uomini nei posti di responsabilità delle imprese, dell'amministrazione e degli organi politici". Sollecitando pertanto "la definizione di obiettivi vincolanti per garantire la pari rappresentanza di donne e uomini", sottolinea "gli effetti positivi dell'uso delle quote elettorali sulla rappresentanza delle donne". In proposito, si compiace della decisione del governo norvegese di aumentare ad almeno il 40% dei membri il numero di donne nei consigli di amministrazione delle società private e di imprese pubbliche, e invita la Commissione e gli Stati membri "a considerare l'iniziativa norvegese come un esempio positivo e a progredire nella stessa direzione".
D'altro canto, i deputati sottolineano con favore che la quota di deputate al Parlamento europeo è passata dal 32,1% al 35% rispetto alla scorsa legislatura, la quota delle presidenti di commissioni parlamentari è passata dal 25% al 41% e che la proporzione delle Vicepresidenti del Parlamento europeo è passata dal 28,5% al 42,8%. Sostengono poi che la percentuale di donne tra i commissari designati (pari al 33% del totale), "raggiunta con grandi difficoltà", rappresenti "il minimo assoluto". Rilevando quindi che la composizione della Commissione "dovrebbe rispecchiare meglio la diversità della popolazione europea, anche sotto il profilo uomo-donna", invitano gli Stati membri, in occasione delle future nomine, a proporre due candidati – un uomo e una donna – in modo da agevolare la formazione di una Commissione più rappresentativa.
Un’altra risoluzione del Parlamento europeo, approvata il 17 giugno 2010, valuta i risultati della tabella di marcia per la parità tra donne e uomini 2006-2010 e formula raccomandazioni future. Tra l’altro il Parlamento europeo:
· propone la convocazione ogni anno di una riunione tripartita tra Consiglio, Commissione e Parlamento europeo sui progressi della strategia per la parità di genere nell'Unione europea;
· sottolinea l'importanza di realizzare una conferenza annuale sulla parità di genere, con la partecipazione di organizzazioni di donne, di organizzazioni che operano a favore dell'eguaglianza di genere, di organizzazioni sindacali di diversi Stati membri, di membri del Parlamento europeo, della Commissione e del Consiglio, nonché di deputati nazionali, dedicando in ogni edizione annuale un'attenzione particolare e una tematica definita previamente;
· insiste sulla necessità di un dialogo strutturato con la società civile al fine di garantire il principio della parità tra donne e uomini;
· suggerisce di non limitare la cooperazione istituzionale in questo settore alle sole associazioni femminili, ma di cercare attivamente la collaborazione con le associazioni che rappresentano gli uomini e le donne e che si adoperano a favore dell'uguaglianza di genere;
· chiede l'avvio immediato e con prerogative piene delle attività dell'Istituto europeo per l'uguaglianza di genere e l'elaborazione di tutti gli indicatori di genere necessari per monitorare le problematiche legate alla parità in tutti i settori; insiste su un aggiornamento regolare di tali indicatori per consentire un allineamento degli obiettivi stabiliti e dei risultati effettivamente ottenuti;
· invita l'Ufficio di presidenza del Parlamento europeo e la Commissione a intensificare gli sforzi per incrementare il numero di donne con incarichi dirigenziali nell'organico; invita la Commissione a studiare un meccanismo volto ad assicurare la parità in seno al Collegio dei Commissari nella prossima legislatura;
· chiede maggiori interventi, azioni di sensibilizzazione e controlli nei posti di lavoro al fine di garantire migliori condizioni di lavoro per le donne, riservando attenzione al carico di orario, al rispetto dei diritti alla maternità e alla paternità, alla conciliazione tra vita professionale e familiare, sollecitando una più ampia diffusione del congedo di maternità, l'introduzione di un congedo parentale e di un congedo retribuito di paternità, l'introduzione di un congedo familiare retribuito destinato, tra l'altro, all'assistenza di parenti in stato di dipendenza, misure per combattere gli stereotipi sessisti nella divisione del lavoro e dei compiti di assistenza, e la lotta contro le decisioni che mettono in questione tali diritti;
· sottolinea, a tale scopo, l'importanza di misurare, certificare e premiare la cosiddetta "responsabilità sociale dell'impresa" in cui sia considerata a pieno titolo, tra gli elementi richiesti, la parità di genere; ritiene che quest'ultima vada realizzata mediante l'adozione di modelli organizzativi flessibili, basati sul lavoro per obiettivi non legato alla presenza, in cui per tutti i lavoratori, indipendentemente dal sesso, sia possibile sviluppare il proprio percorso professionale, retributivo, di carriera, secondo capacità e competenze, tenendo conto delle necessità sociali derivanti dalla cura dei figli e della famiglia, anche con servizi e organizzazione del lavoro "calibrata alla famiglia";
· sottolinea l'importanza della negoziazione e della contrattazione collettiva nella lotta contro le discriminazioni a danno delle donne, segnatamente in materia di accesso all'occupazione, retribuzioni, condizioni di lavoro, avanzamento nella carriera e formazione professionale;
· ritiene importante, nell'ambito delle strategie e dei piani relativi alla ripresa economica, l'adozione di misure esemplari di filiera che sostengano percorsi di istruzione e di formazione specifici con inserimenti mirati nel mercato del lavoro per le ragazze e per le donne, nei settori strategici dello sviluppo e in ruoli e qualifiche ad alto livello tecnologico e scientifico.
Il 19 ottobre 2010 il Parlamento europeo ha inoltre approvato una risoluzione sulle lavoratrici precarie. Considerando come la sovrarappresentazione delle donne nei posti di lavoro precari sia uno dei principali fattori che contribuiscono al divario di genere, il Parlamento europeo chiede alla Commissione e agli Stati membri di adottare specifiche misure legislative volte a garantire a tutti i dipendenti parità di accesso ai servizi e alla tutela sociale, compreso il congedo di maternità, l'assistenza sanitaria e le pensioni di anzianità nonché l'istruzione e la formazione professionale, a prescindere dalle condizioni di lavoro. Per quanto riguarda il settore delle collaborazioni domestiche, il Parlamento europeo invita inoltre la Commissione a sostenere gli Stati membri nella messa a punto di una campagna finalizzata a una graduale trasformazione del lavoro precario in lavoro regolare.

sabato 27 novembre 2010

Ecco in cosa consiste il decreto sull'Università

Sono in pochi a sapere in cosa consiste il decreto sull'università. Voglio spiegarvelo qui per aiutare i giovani universitari a svuotare le piazze. E a comprendere che questa riforma li aiuta. Buona lettura. E soprattutto buona comprensione.

Il 2 agosto 2010 il Senato ha trasmesso l’A.S. 1905 - presentato dal Governo emodificato durante l’esame presso quel ramo del Parlamento - (A.C. 3687), cui la VII Commissione ha abbinato 18 proposte di legge e che ha successivamente scelto come testo base, apportandovi ulteriori modifiche.
I principi ispiratori dell’intervento delineato sul sistema universitario fanno riferimento ai concetti di autonomia e responsabilità; valorizzazione del merito; combinazione di didattica e ricerca. Al MIUR fa capo la definizione di obiettivi e indirizzi strategici e di verifica dei risultati; la distribuzione delle risorse sarà coerente con gli obiettivi indicati e con la valutazione dei risultati (art. 1). Si tratta dei principi già indicati nelle Linee guida per l’università del 2008.
L’art. 2 delinea indirizzi per la revisione degli statuti delle università statali riguardo a composizione, durata e funzioni degli organi, nonché organizzazione interna. In particolare:
- prevede che il mandato del rettore - cui è affidata la responsabilità del perseguimento delle finalità dell’università - sia unico, non rinnovabile e di durata massima di 6 anni. Egli può essere sfiduciato dal Senato accademico;
- attribuisce al Senato accademico competenza scientifica e al Consiglio di amministrazione competenza gestionale. Il primo organo è costituito da personale accademico scelto su base elettiva, mentre la scelta o la designazione dei membri del secondo avviene, anche mediante avvisi pubblici, tra personalità italiane e straniere in possesso di comprovata competenza in campo gestionale o di una esperienza professionale di alto livello, con attenzione alla qualificazione scientifica. Inoltre, una parte dei membri del Cda non deve appartenere ai ruoli dell’ateneo. Di entrambi gli organi fanno parte il rettore e una rappresentanza degli studenti. Per la composizione del Cda, deve essere rispettato il principio di pari opportunità;
- sostituisce la figura del direttore amministrativo con quella del direttore generale;
- stabilisce che i componenti del nucleo di valutazione devono essere in prevalenza esterni all’ateneo;
- individua i dipartimenti quale luogo di raccordo fra ricerca e didattica e ne prevede una riorganizzazione, determinando, tra l’altro, il numero minimo di professori e ricercatori che deve afferire a ciascuno di essi. Prevede, inoltre, la possibilità di istituire strutture di raccordo fra più dipartimenti, comunque denominate e in numero non superiore a 12, dotate di un proprio organo deliberante.
Peraltro, le università che hanno conseguito stabilità di bilancio e risultati di elevato livello possono sperimentare propri modelli funzionali e organizzativi, sulla base di accordi di programma con il MIUR (art. 1, c. 2). Anche gli istituti di istruzione universitaria ad ordinamento speciale adottano proprie modalità organizzative, fermo restando l’invio di statuti e regolamenti di ateneo al MIUR per il controllo di legittimità e merito (art. 2, c. 3).
Infine, le università che ne fossero prive devono adottare un codice etico della comunità universitaria, volto, fra l’altro,a regolare i casi di conflitto di interessi o di proprietà intellettuale (art. 2, c. 4).
Alle università farà capo la competenza disciplinare: infatti, l’art. 10 stabilisce che presso ciascuna università è costituito un collegio di disciplina, finora istituito nell’ambito del CUN.
Il progetto di legge, inoltre, delega il Governo al rilancio della qualità e dell’efficienza del sistema universitario. In particolare (art. 5), prevede:
- l’introduzione dell'accreditamento periodico di sedi e corsi di studio universitari (inclusi, ai sensi dell’art. 17-bis, i corsi di dottorato di ricerca) e l’applicazione di meccanismi premiali nella distribuzione dei fondi, in base ai risultati conseguiti;
- l’introduzione dell'accreditamento anche per i collegi universitari, come requisito per l’accesso ai finanziamenti;
- la realizzazione di opportunità di accesso ai percorsi formativi uniformi su tutto il territorio;
- la revisione della disciplina di contabilità degli atenei - che, in caso di dissesto finanziario, sono commissariati - e l’introduzione del costo standard di formazione per studente;
- l’attribuzione di una quota del Fondo di finanziamento ordinario (FFO) sulla base della valutazione delle politiche di reclutamento degli atenei.
Inoltre:
- istituisce un Fondo di ateneo per la premialità di professori e ricercatori e, in alcune ipotesi, del personale tecnico-amministrativo (art. 9) e un Fondo per il merito, volto alla promozione dell’eccellenza degli studenti dei corsi di laurea e laurea magistrale, daindividuare tramite prove nazionali e criteri nazionali standard (art. 4);
- specifica ulteriormente le misure per la qualità del sistema universitario già previste dal D.L. 180 del 2008 che ha disposto la ripartizione di una quota del FFO in base alla qualità di offerta formativa, ricerca e sedi didattiche (art. 13). Analoghi criteri premiali vengono previsti per le università non statali con riferimento ai contributi concessi in base alla L. 243/1991(art. 12);
- dispone che gli atenei possano federarsi o fondersi tra loro per razionalizzare l’offerta formativa (art. 3).
In materia di qualità della ricerca, il testo prevede la sperimentazione triennale della tecnica di valutazione fra pari per la selezione dei progetti di ricerca finanziati a carico del Fondo sanitario nazionale e del Fondo per gli investimenti nella ricerca scientifica e tecnologica (FIRST) (art. 18) e la costituzione del Comitato nazionale dei garanti per la ricerca, al quale, fra l’altro, compete l’indicazione dei criteri generali per le attività di valutazione dei risultati. Esso subentra alla commissione istituita per la valutazione delle domande per l'accesso al Fondo per gli investimenti della ricerca di base (FIRB), nonché alla commissione di garanzia prevista per la selezione dei programmi di ricerca di interesse nazionale (PRIN) (art. 18-bis).
In materia di diritto allo studio, il testo delega il Governo a rivedere le norme e a definire i livelli essenziali delle prestazioni (LEP), anche con riferimento ai requisiti di merito ed economici, al fine di assicurare a tutti il conseguimento di un pieno successo formativo (art. 5) .
In ordine al reclutamento nelle università, si prevede:
- per professori ordinari ed associati: il conseguimento di un'abilitazione scientifica nazionale quale requisito per l’accesso alle due fasce del ruolo. L’abilitazione ha durata quadriennale ed è rilasciata, sulla base di requisiti differenti per le due fasce, da una commissione nazionale i cui membri sono scelti mediante sorteggio. In una seconda fase, interviene la chiamata da parte degli atenei, attraverso selezioni indette dagli stessi e basate sulla valutazione di pubblicazioni e curriculum. Alle selezioni possono partecipare anche professori di prima e seconda fascia già in servizio e studiosi stabilmente impegnati all’estero in posizioni di pari livello (artt. 16 e 17). All’abilitazione è equiparata l’idoneità conseguita ai sensi della L. 210/1998, ovvero ai sensi dell’art. 1, c. 6, della L. 230/2005, limitatamente al periodo di durata della stessa, ossia, rispettivamente, 3 anni decorrenti dall’accertamento della regolarità degli atti della commissione, e 5 anni decorrenti dal conseguimento (art. 25, c. 7). Anche l’art. 25, c. 3, riguarda chi ha già conseguito l’idoneità per i posti di associato e ordinario;
- per i ricercatori: il superamento di una selezione di ateneo riservata ai dottori di ricerca e a chi possiede il diploma di specializzazione medica - nonché eventuali, ulteriori, requisiti stabiliti nel regolamento di ateneo - (peraltro, ai sensi dell’art. 25, c. 10, fino al 2015 può partecipare anche chi possiede una laurea magistrale e un curriculum idoneo allo svolgimento di attività di ricerca), che comporta la stipula di un contratto a tempo determinato articolato in due tipologie: la prima consiste in contratti di durata triennale, prorogabili per 2 anni. La seconda è riservata a candidati che hanno usufruito della prima, o di analoghi contratti in atenei stranieri, e consiste in contratti triennali non rinnovabili. Nel terzo anno di questa seconda tipologia, l’università valuta il titolare del contratto ai fini della chiamata nel ruolo degli associati, purché abbia conseguito l'abilitazione scientifica (art. 21). Questa possibilità di accesso è estesa anche ai ricercatori già titolari di contratti di diritto privato a tempo determinato stipulati ai sensi dell’art. 1, c. 14, della L. 230/2005, per almeno 3 anni (art. 25, c. 4).
Le chiamate in servizio dei professori e la stipula dei contratti a tempo determinato dei ricercatori sono effettuate sulla base della programmazione triennale, che assicura la sostenibilità nel tempo degli oneri stipendiali. Peraltro, gli oneri possono essere a totale carico di soggetti pubblici e privati, sulla base di convenzioni. Una parte delle risorse deve essere vincolata alla chiamata di soggetti esterni all’ateneo (art. 17).
Per il conseguimento dell’abilitazione scientifica, si prevede la definizione di settori concorsuali, che sono raggruppati in settori macroconcorsuali e possono essere articolati in settori scientifico-disciplinari (art. 15).
Vi sono anche nuove norme inerenti la chiamata diretta di studiosi impegnati all'estero (art. 25, c. 6) e il conferimento a studiosi stranieri di incarichi annuali rinnovabili, in esecuzione di accordi culturali internazionali che prevedono l’utilizzo reciproco di lettori (art. 23).
Ulteriori disposizioni riguardano i contratti per attività di insegnamento - di cui si prevedono 2 tipologie (art. 20) - e il conferimento di assegni di ricerca, per i quali si modificano, tra l’altro, i requisiti per l’accesso e la durata (art. 19).
In materia di stato giuridico ed economico (artt. 6-8), si conferma che il regime di impegno di professori e ricercatori è a tempo pieno o definito e si introduce un impegno orario figurativo pari a 1500 ore per il tempo pieno (750 in caso di tempo definito). I professori devono riservare almeno 350 (250 in caso di tempo definito) di queste ore a compiti di didattica e di servizio agli studenti. A tali attività si affiancano quelle di ricerca e di aggiornamento scientifico.
L’effettivo svolgimento delle attività didattiche deve essere autocertificato (all’autocertificazione si affianca la presentazione di una relazione triennale sul complesso delle attività svolte), mentre la valutazione delle attività dei singoli docenti e ricercatori fa capo alle università: in caso di valutazione negativa, i professori e i ricercatori sono esclusi dalle commissioni di abilitazione, selezione e progressione di carriera e dagli organi di valutazione dei progetti di ricerca e, salva possibilità di reiterare la richiesta, sono esclusi dalla attribuzione dello scatto economico.
Ogni università, nell’ambito delle proprie disponibilità di bilancio, determina la retribuzione aggiuntiva dei ricercatori di ruolo ai quali sono affidati corsi curriculari.
Sono disciplinate le incompatibilità e le attività consentite, nonché misure volte ad incentivare la mobilità interuniversitaria, a carico del FFO. Ulteriori misure riguardano il collocamento in aspettativa senza assegni, per un massimo di 5 anni, per svolgere attività presso soggetti pubblici e privati.
Il trattamento economico sarà revisionato con due regolamenti di delegificazione relativi, rispettivamente, ai professori e ricercatori già in servizio, ovvero vincitori di concorsi già indetti, e ai professori e ricercatori assunti sulla base delle nuove regole.
Con riguardo al pensionamento, l’art. 22 prevede che ai professori e ai ricercatori non si applicano le disposizioni sul biennio di prosecuzione del rapporto di lavoro recate dall’art. 16 del d.lgs. 503/1992, disponendo anche la decadenza dei provvedimenti già adottati dalle università, ad eccezione di quelli che hanno iniziato a produrre i propri effetti.
In materia di finanziamenti alle università statali, oltre a quanto già ante evidenziato, si prevede di:
-attribuire, dal 2011, una quota pari almeno all’1,5% del FFO alle università che presentino un sottofinanziamento superiore al 5% rispetto al modello per la ripartizione teorica del Fondo(art. 11);
- incrementare la quota del FFO collegata al miglioramento della qualità, prevista dal D.L. 180/2008, in misura annua compresa fra lo 0,5% e il 2% del Fondo (art. 13);
- istituire, attraverso decreti legislativi, un apposito fondo di rotazione, distinto ed aggiuntivo rispetto alle risorse destinate al FFO, a garanzia del riequilibrio finanziario degli atenei (art. 5, c. 4, lett. l).
Ulteriori disposizioni riguardano:
- i crediti formativi riferiti alle conoscenze e alle abilità professionali e alle altre conoscenze maturate in attività formative di livello post-secondario, il cui numero viene ridotto da 60 a 12, salvo deroghe motivate. Possono essere riconosciuti alcuni titoli conseguiti in ambito sportivo (art. 14);
- l’anagrafe nazionale degli studenti e dei laureati (art. 24);
- i soggetti abilitati a svolgere attività di ricerca presso le università (art. 17, comma 5).
- i dottorati di ricerca, i cui corsi - utilizzabili anche per i contratti di apprendistato - possono essere attivati da università, istituti universitari ad ordinamento speciale e qualificate istituzioni italiane di formazione e ricerca, sulla base di criteri definiti dal MIUR, al quale compete l’accreditamento (art. 17-bis).
L’art. 25, infine, reca norme finali e transitorie, molte delle quali già sopra citate.
Una illustrazione ampia del testo dell’A.C. 3687 - sul quale si innestano le modifiche apportate durante l’esame in Commissione - corredata dal quadro normativo di riferimento, nonché delle pdl abbinate, è presente nel dossier Studi n. 387 del 14 settembre 2010, al quale si rinvia.

Cortocircuito per Federica Pellegrini

Come saprete tutti, oggi la Pellegrini ha collassato nel corso di una gara. In questi giorni, la Pellegrini è apparsa in tutte le ore del giorno in tv come testimonial di due ditte: la Enel e la Pavesini. Un utente su internet, nel sito spotanatomy, ha scritto: "FEDERICA PELLEGRINI MANGIANDO TANTI PAVESINI PRODUCE TANTA ENERGIA CHE POI SI RIVENDE A ENEL….". E oggi è arrivato il cortocircuito.





"L'ultimaparola" della Serracchiani

Non c'è dubbio che Deborah Serracchiani sia una delle eurodeputate più invitate nelle trasmissioni televisive. Dopo la sconfitta con la De Girolamo a "Linea Notte" sul Tg3 la ritroviamo con il guardaroba rifatto a l'Ulitima parola. L'Europarlamentare, pur non essendo molto alta, si presenta con uno stivalone da diva discotecara. Rispetto all'apparizione a "Linea Notte", dove aveva sfoggiato un look alla Giuseppe Garibaldi, la ritroviamo con un completino blu. Si tratta di un megamaglione trasformato in gonna che mette in risalto lo stivalone da "L'altromondo studios" di Rimini. Per completare il suo look, la Serracchiani passa dalla sua vecchia casa di campagna e stacca la "catenella" del suo antico bagno per utilizzarla come catenina. Per completare il quadro, la Serracchiani si mette a fianco di un vecchio trombone come Gianpiero Mughini, con il quale scherza a ripetizione. Una delle costanti della Serracchiani è quella di chiudere gli occhi. Sarà che la parlamentare preferisce chiudere gli occhi di fronte agli errori del suo partito, ai quali lei stessa contribuisce. Un'ultima considerazione sugli ospiti. Si parlava di università. Tra gli ospiti non potevano mancare i giovani contestatori sui tetti. Potete notare che di giovani non se ne vedono.

venerdì 26 novembre 2010

Socialisti, diamoci una dimensione europea

Voce Repubblicana del 27 novembre 2010
Intervista a Pia Locatelli
di Lanfranco Palazzolo

Il socialismo non riesce ancora ad avere una dimensione europea. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” la Vicepresidente dell’Internazionale Socialista e Presidente dell’Internazionale socialista donne Pia Locatelli.
Onorevole Pia Locatelli, quali sono le ragioni della grave crisi del socialismo europeo di fronte alla grave crisi economica?
“La difficoltà di fondo è che i problemi hanno assunto una dimensione almeno europea. E nonostante noi si parli di partito del socialismo europeo, il Pse è una somma di partiti. E nella concretezza non ci sono politiche comuni. Nei partiti socialisti. E questo è un grave problema che non siamo riusciti a risolvere per anni. Dal congresso di Francoforte del 1951, quando i socialisti dissero che i problemi dei singoli paesi dovevano essere risolti su una base superiore a quella nazionale. La dimensione nazionale andava trascesa. E oggi siamo ancora qui. Questo discorso vale per i partiti, ma anche per gli Stati. Il livello politico e anche quello istituzionale non hanno avuto il coraggio di guardare in faccia la realtà. Per risolvere i problemi europei ci vuole una linea politica europea. Nessuno cede sovranità: né i partiti, né i governi”.
Si è chiesta perché l’ultima grande fiammata del socialismo europeo sia avvenuta proprio negli anni ’80? Si è chiesta perché Delors, Mitterand e Craxi avevano avuto quel successo proprio in quel momento?
“I socialisti sono nati internazionalisti e con l’obiettivo di superare il capitalismo. Poi hanno capito che non aveva senso mettere in crisi il capitalismo, raggiungendo il cosiddetto compromesso socialdemocratico. I socialisti hanno successo quando il capitalismo ha successo. Quando il capitalismo va in crisi anche per i socialisti aumentano le difficoltà. Quando c’è poco da dividere anche il socialismo entra in crisi. Negli anni ’80 il capitalismo funzionava sicuramente meglio. Oggi, di fronte alla crisi del capitalismo, i neoliberisti hanno successo. Mentre i socialisti sono ancora in crisi. Dovrebbe essere il contrario. Ma invece la situazione è questa”.
La fine del comunismo ha inevitabilmente allargato la famiglia socialista. Sono entrate nel Pse forze abituate a confrontarsi con un altro modello. Come vi siete misurati con questa novità?
“L’errore dell’Unione europea di questi ultimi 20 anni è stato di aver proceduto all’allargamento senza aver portato avanti il processo di approfondimento delle istituzioni. I paesi dell’allargamento avevano un reddito medio inferiore di quelli che già ne facevano parte. I partiti dei paesi ex comunisti dovevano rifarsi una verginità. E lo hanno fatto pensando che potevano rifarsela diventando liberisti. Il problema c’è stato effettivamente nei partiti ex comunisti del blocco dell’est, che si sono fatti socialdemocratici”.

Perchè Pierluigi Bersani non ha fatto il prete?

Come qualcuno saprà, giovedi scorso il segretario del Pd Bersani ha fatto un intervento parlamentare molto duro contro la Gelmini. Volevo spezzare una lancia a favore della Gelmini perchè dal suo ambiguo intervento in aula, Bersani non ha specificato se si è laureato. Dal certificato che ha pubblicato sul suo sito sembra proprio di no. Il segretario del Pd ha fatto sfoggio delle sue conoscenze annunciando che avrebbe pubblicato l'elenco degli esami che ha fatto. Gli esami sostenuti sono solo 19. E non 21 come in media richiede un corso di laurea come quello di lettere. A confermare che Bersani non si è laureato manca la votazione dell'esame sulla discussione della tesi. Ma poi sono stupito del fatto che Bersani parli tanto di lavoro senza aver mai fatto nemmeno un esame di diritto privato, di diritto del lavoro, di diritto sindacale. Ho l'impressione che Bersani abbia fatto una figuraccia. Almeno la Gelmini si è laureata......
Qui sotto potete leggere il testo dell'intervento del laureando Bersani.....

PIER LUIGI BERSANI. Signor Presidente, la mia è una dichiarazione di voto contrario con una precisazione in virtù della quale vorrei rivolgermi al Ministro Gelmini. Vedo che il Ministro non gradisce che io vada sui tetti. Per prima cosa vorrei confermarle che io vado e andrò davanti ai cancelli di una fabbrica in crisi all'Asinara dove ci sono operai da ascoltare e sui tetti (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico), e ci andavo anche da Ministro.Secondo punto, vedo che il Ministro Gelmini mi dà dello studente ripetente. Io domani metterò su Internet i voti di laurea e di tutti gli esami di laurea e mi aspetto che il Ministro Gelmini faccia altrettanto (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori - Commenti dei deputati del gruppo Popolo della Libertà), compreso il giro turistico a Reggio Calabria (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori - Commenti dei deputati del gruppo Popolo della Libertà)!In terzo ed ultimo luogo, siccome il Ministro Gelmini dice che noi non siamo disposti a discutere in Parlamento, mentre voi state espropriando il Parlamento del diritto di legiferare con cognizione di causa...
FABIO GARAGNANI. Basta!
MAURO PILI. Sei un vigliacco!
GENNARO MALGIERI. Vergogna!
RENATO FARINA. Ma smettila!
PIER LUIGI BERSANI. ...le faccio una proposta: lei ritiri il provvedimento in esame e io sono pronto - perché qui non siamo agitatori - a discutere con lei e con il Ministro Tremonti su come correggere alcune delle distorsioni del provvedimento in esame e su come trovare risorse finanziarie per sostenere diritto allo studio e ricerca (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori - Commenti dei deputati del gruppo Popolo della Libertà).

Comprate "La Padania" di domani. C'è il Miracolo di Luca Cordero di Montezemolo

Oggi volevo parlarvi del nuovo miracolo di Luca Cordero di Montezemolo. Anzi, lo farà il quotidiano "La Padania". Andatelo a comprare perchè il giornale della Lega spiega come Luca-Luca è riuscito a far moltiplicare il valore di NTV 420 volte. Un vero miracolo.......

Incredibile: La Corte dei Conti cerca la sua relazione sul mio BLOG perchè non la trova

Oggi, nel mio blog ho ricevuto due visite inattese: due ingressi dalla Corte dei Conti. Cosa stavano cercando? Naturalmente l'ultima relazione della Corte dei Conti (2007) sull'Enav. Ringrazio gli amici della Corte dei Conti. Voglio fargli sapere che possono sempre contare su di me se non trovano le loro relazioni. A presto.

La Relazione della Corte dei Conti 2007 sull'ENAV (Clicca sull'articolo sotto)


Nell'ambito dell'inchiesta su presunti fatti di corruzione e frode fiscali sono indagati il presidente dell'Enav Luigi Martini, l'ad dell'ente Guido Pugliesi, la responsabile della Selex sistemi integrati, Marina Grossi, moglie del presidente di Finmeccanica Pierfrancesco Guarguaglini, e Lorenzo Borgogni, manager di Finmeccanica (indagato per il suo ruolo in una delle società perquisite).L'inchiesta sull'Enav si intreccia anche con quella su Finmeccanica, indagine questa che verte su una presunta attività di riciclaggio che ruota attorno all'acquisizione della società Digint da parte di Gennaro Mokbel. In particolare su Enav la Procura di Roma ha aperto due fascicoli ed entrambi configurano l'ipotesi di falso in bilancio. Un fascicolo è al vaglio del pm Emanuele Di Salvo e sarebbe stato aperto dopo le dichiarazioni di un ex dipendente dell'Ente: l'attività degli inquirenti si sarebbe concentrata sull'acquisizione da parte dell'Enav del ramo di azienda Vitrociset, gruppo specializzato in sistemi elettronici e informatici civili e militari. Il secondo fascicolo è affidato al pm Paolo Ielo e configura anche l'ipotesi di violazione di norme tributarie.BERLUSCONI, SUICIDA COLPIRLA - "Sì sono preoccupato, perché Finmeccanica è un'asset straordinario ha firmato un contratto con la Russia, mi auguro queste indagini portino a nulla come sono convinto. Considero suicida che il Paese proceda contro chi costituisce con la propria capacità operativa la forza del Paese". Lo afferma il premier Silvio Berlusconi rispondendo a chi gli chiede se sia preoccupato per le indagini su Finmeccanica.ENAV, MASSIMA COLLABORAZIONE A MAGISTRATURA - In merito all'acquisizione di documentazione da parte dei Carabinieri del ROS e della Guardia di Finanza di questa mattina presso le sedi di Enav e della sua controllata Techno Sky, l'Ente informa che "sta fornendo la massima collaborazione all'Autorità Giudiziaria per consentire la più rapida e completa raccolta della documentazione richiesta e utile alla definizione dell'indagine, peraltro in parte già spontaneamente consegnata nei giorni scorsi, confidando pienamente nell'operato della Magistratura". Naturalmente ENAV assicura altresì la piena operatività dell'azienda e dei suoi servizi. Lo si legge in una nota Enav.INDAGATO ANCHE DIRIGENTE FINMECCANICA - Nell'ambito dell'inchiesta su Enav risulta indagato anche Lorenzo Borgogni, manager di Finmeccanica. Borgogni però è indagato per il suo ruolo in una delle società perquisite oggi. Gli investigatori del Ros e della Guardia di finanza hanno ispezionato anche l'ufficio di Lorenzo Borgogni, direttore centrale relazioni esterne di Finmeccanica. "La posizione di Borgogni è da mettere in relazione alla sua presenza in una società raggiunta dagli accertamenti", spiegano fonti inquirenti. Il manager è indagato per reati fiscali.

La premiata ditta Bocchino-Latorre a Porta a Porta

La puntata di ieri sera di "Porta a Porta" ha visto un nuovo incontro tra Italo Bocchino e Nicola Latorre, che nel corso di una trasmissione su LA7 aveva passato un foglietto a Bocchino. Ieri sera non si sono visti foglietti in studio. Però Vespa li ha messi dalla stessa parte. Certe cose non si dimenticano.......

Fini e Lombardo che imbarazzo

Voce Repubblicana del 26 novembre 2010
Intervista ad Aldo Cazzullo
di Lanfranco Palazzolo

L’alleanza dei finiani con Lombardo è motivo di grave imbarazzo politico. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” Aldo Cazzullo, autore di “Viva l’Italia” (Rizzoli), un pamphlet in difesa del Risorgimento.
Aldo Cazzullo, come è nata l’idea di “Viva l’Italia”?
“Il mio libro nasce proprio dalla constatazione che il Risorgimento, così come la Resistenza, e la Nazione non sono più di moda. Il Risorgimento è considerato una cosa da liberali, cioè realizzato da poche persone. Mentre la Resistenza è considerata una cosa di sinistra o meglio, una cosa da comunisti. Non è andata così. Il Risorgimento fu anche un fatto di Popolo. Nel 1848 insorgono tutte le grandi città italiane. E la Resistenza è stata fatta anche dai militari, dalle donne, dai sacerdoti, dalla popolazione civile. In questi anni l’idea di nazione è stata messa sotto attacco dalla Lega nel Nord e dai Neoborbonici al Sud. Mi ha molto colpito che, proprio mentre celebriamo i 150 dell’Unità d’Italia continuino ad uscire libri nostalgici dei briganti, dei Borboni, degli Asburgo. Ecco perché vale la pena raccontare questo Risorgimento”.
Lei ha parlato delle rivolte del 1848, ma in quei mesi si consuma anche una grave frattura con il cattolicesimo e con Pio IX. Perché ha cercato di metterla in secondo piano?
“Questa frattura ha contato molto. Il Risorgimento si è fatto contro la Chiesa, che era una delle poche cose che poteva unificare gli italiani. Questo avvenne per volontà della chiusura di Pio IX. La Chiesa, con il ‘Non Expedit’ sancì che lo Stato era qualcosa d’altro, il nemico. Lo stato si conformò a questo pregiudizio. Ma oggi la Chiesa ha un giudizio diverso sul Risorgimento. Oggi la Chiesa concelebra il Risorgimento”.
Si possono conciliare, in nome del Risorgimento, queste anime diverse?
“Si può e si deve fare. Io ho ben presente che la memoria non è una sola. Qualche anno fa, ricordo di essere stato come cronista la messa, in San Lorenzo in Lucina riparatrice per la Breccia di Porta Pia in cui entravano le insegne degli zuavi francesi traforate dai proiettili sabaudi al coro di Christus Regnat. E tra coloro che si inginocchiavano c’era il governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio. Ma oggi l’atteggiamento anti-unitario è diffuso in tanti ambienti”.
Il 2 dicembre lei farà la presentazione del suo libro con Fini, che al Sud è alleato con i Neoborbonici di Raffaele Lombardo. Che dire?
“La sua domanda non è peregrina. Quella giunta è motivo di imbarazzo perché è frutto di un ribaltone. L’alleanza con Lombardo è difficile da digerire perché Lombardo è quasi un secessionista. Ma non la farà perché la secessione la fanno i ricchi. E poi Lombardo qualche problemino con la mafia ce l’ha. Le immagini di suo fratello che fa la grigliata con i mafiosi l’hanno presa i carabinieri”.

Marco Travaglio fa sbadigliare il pubblico di Annozero

Non è stata decisamente una bella serata per Marco Travaglio. Alle 22.08 Annozero si produce nell'ennesima filippica antiberlusconiana. Ma c'è qualcosa che non va. Una delle tecniche di Annozero è quella di inquadrare il pubblico mentre segue Travaglio. Lo fanno per dimostrare quanto è bravo. Ma ieri il regista ha sbagliato inquadratura. E alla prima inquadratura del pubblico hanno beccato una signora del pubblico che stava sbadigliando. Per la prossima settimana, allo scopo di evitare sbadigli in trasmissione, quelli di Annozero metteranno dei manichini in studio con l'espressione interessata verso il mitico Travaglio. Strano, ma anche a me viene da sbadigliare.











giovedì 25 novembre 2010

Luca Cordero di Montezemolo e "L'ultima Ferrari".

"Che cosa diventa una gara automobilistica quando i piloti sono
manichini comandati a distanza?"
Vi segnalo questo articolo che apparirà su "Libero" di domani. In attesa del giorno della discesa in campo di LUCA-LUCA, vi consiglio di leggere “L’ultima Ferrari”, il romanzo di Gary Wright pubblicato in Italia nel 1965 nella famosa serie “Urania” della Mondadori. Vi propongo questa lettura all'indomani di una grave sconfitta della Ferrari e sapendo che LUCA-LUCA pensa a scendere in campo in politica. Questa discesa in campo potrebbe essere il pretesto di un romanzo di fantascienza simile a quello di Wright. Una volta abbandonata la Ferrari, la guida delle auto di Maranello, private dalla guida di Montezemolo, potrebbe essere affidata a dei robot e andare in rovina per mancanza di un imprenditore capace di renderla competitiva. Il finale sarà impietoso, Montezemolo perderà le elezioni e cercherà di riprendersi l'azienda. Ma i robot che si sono impossessati della Ferrari non gli permetteranno di ritornare alla guida dell'azienda di Maranello.

Nel romanzo di Wright, il futuro delle corse automobilistiche immaginato dall’autore, i piloti venivano sostituiti da manichini telecomandati. A questo si era ribellato Enzo Ferrari, il quale ” aveva ritirato tutte le sue macchine che era riuscito a trovare e aveva trasformato fabbrica e vetture in una gran nuvola di fumo che si era alzata alta sopra il cielo di Modena. Nessuna delle mie macchine subirà questa vergogna”. Il protagonista Ross Elliot, pilota ex campione del mondo, sostituitosi di nascosto al manichino, troverà infine la morte correndo al volante dell’ultima Ferrari rimasta..Anche se “l’orda elettronica” che ha travolto il mondo automobilistico potrebbe suggerire ironici accostamenti tra i piloti di oggi e i manichini telecomandati profetizzati da Wright. Ecco perchè ci auguriamo che il sor tentenna non scenda in campo anche per risparmiare alla Ferrari il rischio di affidarsi a degli automi al posto dei piloti.

I nostri deputati in missione in Colombia

I nostri parlamentari hanno svolto un'importante missione in Colombia (22-24 novembre). Questo era il programa della loro missione. Nelle prossime settimane mi occuperò di questa visita e sul perchè i rapporti tra l'Italia e il Sudamerica sono passati in secondo piano nella politica estera italiana. Eppure il nostro paese avrebbe tutto l'interesse di migliorare i suoi rapporti con la Colombia. Sarà sempre meglio che lasciare il campo aperto all'Iran. Delegazione: On. Stefano Stefani,
On. Franco Narducci
On. Osvaldo Napoli
Dott. Mario Di Napoli
Lunedí 22 novembre
- ore 16.00: Arrivo delegazione all’aeroporto di Bogotá “El Dorado”con volo
Air France 422
- ore 17.30: Arrivo Hotel Casa Medina
- ore 20.00: pranzo presso il Ristorante “La Fragata”
Martedì 23 novembre
- ore 10.00-10.30: Incontro con la Ministra degli Esteri Maria Angela Holguín
- ore 10.40-12.00: Visita al Museo dell’Oro
- ore 13.00:Colazione al Centro Italiano con rappresentanti collettività italiana
- ore 15.00-15.30: Incontro con il Presidente del Congresso colombiano Sen. Armando Benedetti
- ore 16.00: Incontro alla Camera di Commercio italiana per la Colombia con imprenditori italiani
- ore 20.00: Pranzo presso la Residenza dell’Ambasciatore d’Italia con i Presidenti delle due Camere
Mercoledí 24 novembre
- ore 10.30-11.15: Incontro con il Presidente della Camera dei Rappresentanti colombiana Carlos Alberto Zuluaga e con il Presidente Vanegas e altri membri della Commissione Seconda della Camera
- ore 11.30-12.40: Breve passeggiata per il centro storico / in alternativa visita alla gioielleria “Minas de Colombia”
- ore 13.00: Colazione al ristorante Mirador Bóveda- Hotel de La Opera
- ore 14.30-15.00: Incontro con il Vice Presidente della Repubblica Angelino Garzón
- ore 18.40: partenza per Parigi con volo Air France 423



Il nuovo Presidente e le prospettive del Paese
Lo scorso 20 giugno 2010 Juan Manuel Santos, appoggiato dal Presidente uscente Alvaro Uribe, e’ stato eletto nuovo Presidente della Repubblica colombiana. Se da un canto J. M. Santos deve indiscutibilmente il successo ottenuto alle elezioni presidenziali (69% dei consensi al ballottaggio del passato 20 giugno, con oltre 9 milioni di voti a suo favore) alla continuità con la politica dell’ex-Presidente conservatore Alvaro Uribe, che ha guidato il Paese negli ultimi otto anni, è d’altra parte chiara, dopo i suoi primi mesi di governo, la volontà di distinguersi dal predecessore.
Santos è esponente di una delle famiglie più influenti del Paese, fra l’altro comproprietaria del maggiore quotidiano nazionale El Tiempo. Egli ha consolidato le sue fortune politiche attraverso una gestione brillante, sebbene a volte poco prudente, del Dicastero della Difesa (2006-2009), culminata con il noto attacco all’accampamento FARC in territorio ecuadoriano (1 marzo 2008), che costò la vita al capo guerrigliero Raul Reyes, e con la liberazione di Ingrid Betancourt, nel corso dell’operazione “Jaque” (luglio dello stesso anno).
Il suo programma politico, a pochi mesi dall’insediamento, il passato 7 di agosto, appare tuttora in via di definizione. Pur senza rinunciare all’eredità di Uribe (sintetizzabile nella cosiddetta politica di “sicurezza democratica”), Santos ha annunciato una nuova strategia, denominata “prosperità democratica” e incentrata sullo sviluppo economico e la lotta alla povertà. Appare al riguardo probabile che, incassato il netto miglioramento delle condizioni di sicurezza frutto degli otto anni di duro contrasto alla guerriglia del Presidente Uribe, egli voglia ora impegnarsi con piú determinazione sul fronte dello sviluppo socio-economico, di cui il Paese ha ancora estremo bisogno (circa il 46% della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà). Per realizzare tale ambizioso obiettivo egli non ha esitato a dar vita ad un’ampia coalizione di governo, cooptando anche quelle forze (Partito Liberale e “Cambio Radical”) all’opposizione o in dissenso con il precedente Governo Uribe.
In questo primo periodo il Presidente Santos ha inoltre dovuto affrontare il problema del conflitto fra il precedente Governo e la Corte Suprema, riconducibile ai processi avviati da quest’ultima a partire dal 2007 nei confronti di parlamentari ed esponenti politici uribisti per connessioni con il paramilitarismo (“parapolitica”).
Inoltre, la stessa Corte Suprema rifiuta da oltre un anno di scegliere uno dei candidati indicati da Uribe per ricoprire il ruolo di Fiscal General (massimo organo inquirente del sistema giudiziario colombiano), mentre la magistratura ordinaria aveva avviato indagini contro i figli dell’ex Presidente per fatti di corruzione.
J. M. Santos nel discorso pronunciato poche ore dopo la vittoria delle presidenziali ha immediatamente dichiarato di volersi incontrare con i vertici della magistratura (Corte Costituzionale e Corte Suprema), avviando così un processo di normalizzazione, che certo gli consentirà, all’inizio del suo governo, di dispiegare la sua azione politica con piu’ efficacia e minori condizionamenti.
Da segnalare al riguardo la decisione, assunta questo mese, di nominare una nuova terna di candidati per la nomina del Fiscal General, nell’intento di superare l’impasse che non consente, come si è detto, da oltre un anno il regolare funzionamento di uno dei massimi organi del sistema giudiziario colombiano.
Conflitto interno
Il Presidente J. M. Santos, nel suo discorso di insediamento (7 agosto 2010) ha manifestato nei confronti della guerriglia colombiana (FARC- ELN) un atteggiamento duro – come prevedibile e scontato – ma anche alcune aperture, condizionate all’abbandono da parte della guerriglia della violenza come strumento di lotta politica. Egli ha ricordato come oggi la principale esigenza del Paese sia la pace e la riconciliazione. Molti commentatori hanno letto in queste parole una qualche apertura al dialogo, sempre sostanzialmente escluso invece dall’ex-Presidente Uribe.
Pochi giorni dopo, il 12 agosto 2010, è esplosa nel centro di Bogotà un’autobomba che, dato il suo potenziale, solo per circostanze fortuite e per l’ora dell’attentato (5.30 am) non ha provocato vittime. Sebbene l’azione non sia stata rivendicata, la pista delle FARC (Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia) e’ subito apparsa come la piú probabile. Le immediate dichiarazioni di condanna e la successiva operazione militare su ampia scala che ha portato all’uccisione del capo militare delle FARC “Mono Jojoy” (22 settembre u.s.), indicano con ogni probabilità un irrigidimento del Governo rispetto alle iniziali dichiarazioni di prudente apertura.
La guerriglia, d’altra parte, continua a versare in uno stato di relativa disorganizzazione e debolezza, a seguito dei duri colpi ricevuti nel 2008 e 2009, fra cui l’uccisione di Raul Reyes (1 marzo 2008), le spettacolari liberazioni di Ingrid Betancourt (luglio 2009) e di alcuni ufficiali e soldati tenuti da anni prigionieri nella selva (operazione Camaleonte- giugno 2010) e, da ultimo, la già menzionata uccisione del “Mono Jojoy” .
L’attuale leader dell’organizzazione, “Alfonso Cano”, ha recentemente dichiarato, con un messaggio ai Presidenti degli Stati membri dell’UNASUR, di voler stabilire una linea di dialogo con il Governo. Va altresi’ ricordato che nell’ultimo periodo alcuni ostaggi sono stati liberati unilateralmente dalla guerriglia, fra cui il militare Pablo Emilio Moncayo, prigioniero da oltre 12 anni.
D’altra parte, questi gesti non si sono accompagnati finora all’abbandono della lotta armata, che continua a mietere vittime, soprattutto fra i rappresentanti delle forze dell’ordine, senza escludere tuttavia azioni contro obiettivi civili, come dimostra l’attentato del 12 agosto.
Meno incisiva, ma ancora presente nel Paese la formazione terrorista ELN (Ejército de Liberación Nacional).
I gruppi paramilitari, nati per contrastare il fenomeno della guerriglia e riunitisi in un'unica organizzazione nell'aprile del 1997 (Autodefensas Unidas de Colombia), si sono gradualmentesmobilitati a partire dal 2002 grazie ad accordi con il Governo (dal 2005 attraverso la “Legge di Giustizia e Pace”).
Da ultimo vanno affermandosi sul territorio nuove bande criminali (“BACRIM”), riconducibili al fenomeno del paramilitarismo che operano tuttavia con modalità e schemi di tipo mafioso, privi di reali riferimenti ideologici.
Narcotraffico
Tanto la guerriglia (FARC/ELN) che le neo-formazioni paramilitari si autofinanziano sostanzialmente con il narcotraffico, che resta fra i maggiori problemi del Paese.
Il rapporto di quest’anno di UNODC, recentemente pubblicato, e relativo al 2009, indica peraltro che la Colombia non e’ piu’ il maggior produttore di cocaina al mondo (con 410 tonnellate, 9% in meno rispetto all’anno precedente), amaro primato rilevato ora dal Perù. Tale risultato può imputarsi anche alle politiche di contrasto (fumigazione, eradicazione) attuate dal Governo, con il notevole contributo degli Stati Uniti attraverso il Plan Colombia.
Diritti umani
La Colombia è ancora segnata da profondissimi squilibri sociali e da perduranti violazioni dei diritti umani. I casi più gravi si sono manifestati nel 2008 e sono consistiti nell’assassinio di civili (c.d. esecuzioni extragiudiziali) fatti poi passare per guerriglieri caduti in combattimento da parte delle Forze Armate (falsos positivos). Nel 2009 e quest’anno si sono inoltre manifestati preoccupanti casi di minori abusati ed uccisi, secondo le indagini in corso, da membri della polizia e dell’esercito.
Nel Paese sono infine presenti oltre 3 milioni di desplazados, ovvero cittadini costretti ad abbandonare le loro terre per violenze riconducibili ai già citati fenomeni della guerriglia, del paramilitarismo e del narcotraffico.
Gli Stati dell’UE, e fra questi l’Italia, hanno promosso dal 2009 un meccanismo di controllo e verifica con il Governo colombiano denominati “Dialogo UE-Colombia sui Diritti Umani”.
Altro tavolo di dialogo sui Diritti Umani è incluso nei lavori del G24 (gruppo di coordinamento della Comunità Internazionale) ed ha come interlocutori di alto livello esponenti di Governo, delle istituzioni e della società civile.

Principali progetti di legge annunciati dal Governo
Ley de Victimas – Ley de Restitución de Tierras
Le due leggi, presentate in un primo momento separatamente, sono state successivamente unificate. Di fatto, uno dei temi che tratta la “Ley de Victimas” è la restituzione delle terre a carico dello Stato. Il progetto di legge nel suo complesso ha l’obiettivo di dare giustizia alle migliaia di vittime del conflitto armato. La legge introduce meccanismi straordinari rispetto alla giustizia ordinaria al fine di garantire la compensazione economica e morale alle vittime. Si auspica la sua approvazione in tempi brevi (entro gennaio 2011), mentre il processo di riparazione nel suo insieme potrebbe avere una durata di quindici anni. Il testo contempla la restituzione di almeno due milioni di ettari di terra sottratti a oltre 3 milioni di colombiani, che sono attualmente rifugiati interni, e indennizzi nei confronti delle vittime di violenza riferibile al conflitto armato. Ulteriori garanzie e misure di protezione sono previste per gruppi particolarmente esposti alla violazione dei diritti umani (donne, bambini, gruppi etnici, leader sociali, difensori di diritti umani, rifugiati interni, ecc.). Verrebbero inoltre incluse misure di aiuto umanitario per i casi di maggiore urgenza, nonché politiche di appoggio e copertura per educazione, salute e diritto alla casa, in linea con quanto previsto dal diritto internazionale umanitario. Secondo le attuali previsioni il massimo della compensazione economica per ogni vittima sarebbe 20,6 milioni di pesos (circa € 8.000). Rimangono tuttavia dubbi e polemiche rispetto alla sostenibilità fiscale nonché sulla retroattività della legge.

Ley General de Tierras
Progetto di legge, annunciato dal Presidente Santos all’inizio del mese di Ottobre 2010 nel corso della cerimonia ufficiale convocata per la presentazione della “Ley de Restitución de Tierras”. La “Ley General de Tierras” prevede una riforma agraria e si differenzia dal progetto di restituzione delle terre che fino ad allora era un provvedimento separato dalla “Ley de Víctimas”. La riforma si prefigge di potenziare la produzione agricola colombiana al fine di renderla competitiva sui mercati internazionali. In Colombia, infatti, grandi estensioni terriere non sono state finora utilizzate in maniera ottimale sia a causa del conflitto armato sia perché concentrate in grandi proprietà scarsamente produttive. L’agricoltura, assieme ad innovazione, infrastruttura, estrazione ed edilizia civile, costituisce una delle cosiddette “locomotive dello sviluppo”, attraverso le quali il Governo confida in una sensibile crescita economica nazionale ad un tasso annuale intorno al 6% del PIL nei prossimi anni.

Proyecto de Ley sobre Regalías
Il progetto di legge è in discussione al Congresso dal mese di settembre e prevede la redistribuzione delle “royalties” derivate dall’estrazione e produzione di idrocarburi e minerali che sono attualmente destinate alle sole regioni produttrici. É prevista pertanto la centralizzazione di queste risorse da parte dello Stato che a sua volta ne utilizzerebbe una parte per la redistribuzione equa alla regioni (Fondo di Competitività Regionale), un’altra per un Fondo di Stabilizzazione e Risparmio volto a garantire stabilità all’economia anche nei momenti di crisi ed un’ultima parte per lo sviluppo del Paese in settori quali scienza, tecnologia ed innovazione. Le ragioni della riforma sono da ricondurre ad un rilevante aumento della produzione di idrocarburi e minerali, soprattutto per quanto riguarda il petrolio, con una produzione che nelle previsioni del Governo potrebbe superare 1 milione b/g entro il 2013 rispetto agli attuali 750 mila b/g. Il testo di legge contempla il sostegno finanziario alle regioni più povere ed aspira al corretto utilizzo delle risorse derivate dall’estrazione ai fini del reale sviluppo del Paese. L’iter legislativo avanza ma con difficoltà per via dell’opposizione di alcuni deputati regionali (l’elezione della Camera dei deputati è su base regionale).

Proyecto de Ley de Formalización y Primer Empleo
Il testo di legge mira a combattere la disoccupazione, che attualmente supera l’11%, e il lavoro informale ampiamente diffuso nel Paese. Specificamente, il Ministro dell’Economia, Juan Carlos Echeverry, prevede la creazione di 2,5 milioni di posti di lavoro e la formalizzazione di altri 500 mila entro il 2014, anno in cui si concluderà il mandato dell’attuale Governo. In tal modo si spera anche di poter contribuire alla riduzione della povertà, obiettivo che rientra fra le priorità dell’Esecutivo in ragione del fatto che quasi il 50% della popolazione è considerata povera. Il progetto è inoltre parte integrante della campagna di “prosperità democratica” lanciata dal Governo Santos e che rinnova la politica di “sicurezza democratica” del precedente Governo.

Proyecto de Ley contra la corrupción
Il progetto di legge, promosso dal Ministro dell’Interno e della Giustizia Germán Vargas Lleras, prevede la formulazione di uno Statuto contro la corruzione che rappresenta uno dei maggiori ostacoli allo sviluppo del Paese. Il testo introdurrebbe un forte inasprimento delle pene per i casi di corruzione. Tuttavia, nonostante i recenti scandali venuti alla luce nella capitale per gli appalti di opere pubbliche nonché la pressione del Ministro affinché il testo venga discusso in sede parlamentare, il Congresso non ha ancora avviato l’iter legislativo.

Proyecto de Ley de Reforma Politica
Il progetto di legge, presentato dal Ministro dell’ Interno, dovrebbe essere approvato a breve, nonostante le difficoltà per raggiungere il quorum necessario. Fondamentalmente la legge istituisce meccanismi affinché vi sia maggiore trasparenza sia per l’organizzazione e il finanziamento dei partiti, sia per le campagne elettorali e le elezioni stesse. Se approvata entro i termini previsti, la legge sarebbe applicata a partire dalle elezioni regionali del prossimo anno. Già bocciato invece il provvedimento, incluso nel progetto, che prevedeva la possibilità della rielezione consecutiva di sindaci e governatori.

Proyecto de Ley de Reforma de la Salud
Il progetto di legge, presentato al Parlamento lo scorso 29 ottobre, si fissa l’obiettivo di migliorare la gestione economica nel settore della salute e, soprattutto, di rendere più chiaro ed efficiente l’intero sistema.

Proyecto de Ley de Reforma de Justicia
Progetto di riforma della giustizia annunciato dal Governo in concertazione con la Corte Suprema. Ad oggi è stato creato un comitato interistituzionale per valutare la riforma ma è stato ritenuto che essa non rientra tra la priorità governative per quest’anno al punto che non si prevede la sua presentazione al Congresso prima del mese di marzo 2011. La Corte Suprema, pur concordando sulla non priorità della riforma, ha però richiesto fin da subito un aumento delle risorse al fine di decongestionare i processi in atto e si è mostrata perplessa rispetto alla possibile chiusura del “Consejo Superior de la Judicatura” che il Governo vorrebbe inlcudere nel testo di legge.

Proyecto de Ley de Seguridad Ciudadana
Presentato al Congresso il 5 ottobre, il progetto di legge di “sicurezza cittadina”, promosso dal Ministro dell’Interno e della Giustizia e dal Ministro della Difesa, ha l’obiettivo di rafforzare le misure di sicurezza nei centri urbani del Paese, con l’obiettivo di diminuire i diffusi fenomeni di criminalità e violenza.

Incontri istituzionali
L’ex Presidente Uribe è stato a Roma nell’aprile 2009, incontrando in quell’occasione il Signor Presidente del Consiglio. Il Presidente Berlusconi ha nuovamente e da ultimo incontrato Uribe a Panama nel giugno del 2010.
L’on. Ministro ha avuto un colloquio bilaterale con il suo omologo colombiano Jaime Bermudez a margine del Vertice UE-LAC di Madrid, il passato maggio.
Il Sottosegretario Scotti ha avuto occasione di incontrare il Vice Ministro degli Esteri colombiano, Adriana Mejia, con delega per le questioni multilaterali, a New York, il 22 settembre 2009, in un colloquio a margine del Vertice delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. In tale occasione e’ stata confermata l’eccellente collaborazione fra i due Paesi per la riforma del CdS, in seno al movimento UfC. Il Sottosegretario Scotti si e’ recato in Colombia l’ 8 settembre 2010 per realizzare il terzo incontro del Meccanismo di Consultazioni Bilaterali Italia-Colombia.
La missione in Colombia del Sindaco di Milano, Letizia Moratti, nel marzo del 2009, quella del Sottosegretario alla Difesa On. Guido Crosetto, nel settembre 2009, e la partecipazione alla Seconda Conferenza di Riesame della Convenzione di Ottawa, tenutasi a Cartagena nel dicembre 2009, del Sottosegretario agli Esteri, Sen. Alfredo Mantica, hanno naturalmente contribuito a consolidare i rapporti politici bilaterali.
Intensi anche i contatti fra rispettive Forze Armate, con la visita a Roma dell’allora Capo delle Forze Armate colombiane, Gen. Padilla, e del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, Gen. Ardila Silva (settembre 2009), ricambiate dalla visita in Colombia del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito italiano, Gen. Valotto (novembre 2009). In programma per il prossimo 26 novembre la visita in Colombia del Gen. Camporini, Capo di Stato Maggiore della Difesa.

Relazioni economico-commerciali
L’interscambio bilaterale Italia-Colombia é ammontato a 757,8 Meuro nel 2009 (- 19,9% rispetto al 2008) ed a 428,9 Meuro nel primo semestre del 2010 (+ 14,5% rispetto allo stesso periodo del 2009).
Il saldo per il nostro Paese é stato, a fine giugno 2010, pari a - 62,9 Meuro (- 49,6 Meuro nel 1° semestre 2009).
Nel 1° semestre 2010 le nostre esportazioni verso la Colombia sono state pari a 183,0 MEuro, (+ 12,7% rispetto allo stesso periodo del 2009) e le importazioni da tale Paese a 245,9 MEuro (+ 16% circa rispetto al periodo gennaio-giugno 2009).
Le importazioni italiane dalla Colombia sono rappresentate principalmente da antracite (da 95,2 Meuro a 68,2 Meuro), prodotti dell’industria siderurgica (da 21,6 Meuro a 67,0 Meuro), prodotti di colture permanenti ( da 52,3 Meuro a 43,3Meuro), pesce, crostacei e molluschi (da circa 19 Meuro a 18,0 Meuro), metalli di base preziosi e altri metalli non ferrosi (da 3,6 Meuro a 18,9 Meuro), cuoio conciato e lavorato e pelletterie in cuoio (da 5,7Meuro a 11,7 Meuro), gioielleria, bigiotteria e articoli connessi (da 3,7Meuro a 4,6Meuro).
Le esportazioni italiane verso la Colombia sono state composte per il 40,4% da macchinari ed apparecchiature per un valore di 73,9 Meuro (in particolare altre macchine per impieghi speciali), in aumento del 6,3% rispetto allo stesso periodo del 2009; prodotti chimici (14,3 Meuro; + 3,3%) con una quota del 7,8% sull’export italiano; prodotti farmaceutici di base e preparati farmaceutici con una quota del 6% (11,1 Meuro; + 5,3%), prodotti in metallo, esclusi macchinari e attrezzature con una quota del 5,8% (10,6Meuro; + 107,6%).
Gli investimenti italiani in Colombia sono ancora di scarsa rilevanza, posizionando il nostro Paese al 25° posto nella graduatoria, per un ammontare pari a US$ 10,2 mln. nel 2009 (US$ 11,2 mln. nel 2008) e US$ 4,4 mln. nel primo semestre del 2010.
Tuttavia si registra un crescente interesse da parte delle imprese italiane in diversi ambiti, dimostrato dalle recenti missioni qui effettuate, fra gli altri, da Finmeccanica, Benetton, Diesel ed ENEL.
Il gruppo Assicurazioni Generali é il principale investitore italiano in Colombia, con una buona quota di mercato.
Nel settore automobilistico sono presenti concessionarie di FIAT e Alfa Romeo oltre a Maserati e Ferrari. Per quanto riguarda le 2 e 3 ruote sono presenti la Piaggio e la Ducati.
Nel settore dell’energia, la Società italiana Enel a seguito dell’acquisto nel 2009 del 92% del pacchetto azionario della spagnola Endesa, é subentrata con un’importante partecipazione nella maggiore Societá di energia elettrica colombiana “Codensa”.
Nel settore petrolifero SAIPEM, del gruppo ENI, é presente attraverso la societá PETREX con lavori d’esplorazione petrolifera nel Magdalena Medio (Municipio di Cantagallo nella regione di Barrancabermeja).
Nel settore delle grandi opere il Gruppo “ICT II Sas”, guidato da Impregilo, si é aggiudicato, in dicembre 2009, il contratto per la realizzazione delle opere civili del progetto idroelettrico “Hidrosogamoso” (800 Mw), nel dipartimento di Santander (al centro della Colombia). Il contratto ammonta a circa 350 milioni di euro. I lavori sono iniziati lo scorso gennaio e la loro conclusione é prevista fra circa 4 anni. La commessa si aggiunge ai lavori giá in corso, da parte dell’Impregilo, per l’esecuzione delle opere preliminari (tunnel di deviazione), il cui valore ammonta a circa 55 milioni di euro. Il valore per la costruzione dell’intera centrale é stimato in 1,4 miliardi di dollari che, oltre al contratto con “ICT II Sas”, comprende anche l’acquisto e l’installazione di turbine, trasformatori ed altre apparecchiature.
Lo scorso mese di luglio il consorzio colombo-italiano “Yuma Concesionaria S.A. PSF”, guidato da Impregilo si é aggiudicato inoltre l’appalto per la costruzione di un tratto di 464 Km della “Ruta del Sol” (autostrada di oltre 1.000 Km, del valore complessivo di USD 1,1 mld., che collegherá Bogotá con Santa Marta sulla costa atlantica). Il valore del contratto concluso da Impregilo ammonta a circa 900 milioni di euro. Si tratta del 3° tratto della “Ruta del Sol” che comprende la tratta San Roque, Yé de Ciénaga, Carmen de Bolivar, Valledupar.
Altre imprese italiane stabilmente presenti in Colombia sono: Italtel, Acea/Aguazul, Petreven (prospezioni petrolifere), Parmalat, Metecno (prodotti plastici per edilizia), Technip/Tipiel (ingegneria petrolifera), Zambon (prodotti farmaceutici), Gtech Lottomatica (gestisce il sistema statale di lotterie), Benetton, Lavazza, Illy e Riva Calzoni.
Settori d’interesse per le imprese italiane
A fine 2008 il Governo colombiano ha annunciato un ambizioso piano di investimenti di circa US$ 27 miliardi da destinare ad opere infrastrutturali (nei settori dei trasporti, sia urbani che extraurbani, ferroviario, minerario, energetico, edilizio, educativo e idrico). Sono stati finora approvati i seguenti piani di sviluppo:
- Piano di sviluppo del settore portuale colombiano per il biennio 2009-2011. L’investimento previsto, pari a circa 276 milioni di USD é destinato ad opere di dragaggio ed ampliamento dei canali di accesso ai porti colombiani ed alla realizzazione di opere infrastrutturali.
- Realizzazione della prima fase del Piano strategico di sviluppo della rete autostradale colombiana. Il Piano prevede un investimento superiore ai 5,2 miliardi di USD per la costruzione di nuove autostrade e l’ammodernamento di alcune già esistenti. In particolare si segnalano i progetti di costruzione e miglioramento della autostrada “Transversal de las Américas”, Autostrada Bogotà-Villavicencio e Autostrada delle Montagne.
- Il progetto della “Transversal de las Américas” (autostrada lunga quasi 2.000 km, che collegherebbe i principali porti della costa atlantica -Santa Marta, Barranquilla e Cartagena-, unendo le frontiere con Panama e Venezuela) prevede un investimento complessivo pari a circa 3,5 miliardi di USD da finanziare in gran parte con capitale privato. I lavori consisterebbero nel miglioramento di 930 km di strutture viarie esistenti, l’espansione a corsie doppie di circa 700 km di rete, la costruzione di nuove reti viarie per circa 160 km.
- Il progetto di miglioramento strutturale dell’autostrada Bogotà-Villavicencio prevede la costruzione di 19 gallerie, 23 ponti e la realizzazione di corsie doppie. L’investimento previsto è di circa 980 milioni di USD.
- Il progetto dell’autostrada delle Montagne (900 Km di tratti stradali nei Dipartimenti di Antioquia, Caldas e Risaralda nella parte occidentale del Paese), che conta su investimenti di circa 1 miliardo di USD, prevede lo sviluppo della rete attuale ed il miglioramento delle arterie già esistenti.
Anche per la rete ferroviaria sono previsti piani di ammodernamento e ampliamento per valorizzare tale mezzo di trasporto (su 3.319 Km di cui solo il 20% é attualmente utilizzato).
A livello di trasporto urbano é in atto l’ampliamento del trasporto pubblico non solo nella capitale Bogotà ma anche in altre città (Bucaramanga, Cali, Cartagena, Pereira). Nella capitale sono giá state assegnate le prime gare pubbliche per la prima linea della Metropolitana che riguardano la progettazione (aggiudicata ad un consorzio spagnolo-colombiano), il controllo e la revisione della struttura basica tecnica, finanziaria e legale (aggiudicata a Metropolitane Milanesi). Ancora incerta la data dell’aggiudicazione e conseguente inizio dei lavori di costruzione della 1° linea della Metro di Bogotá.
Il settore edilizio è caratterizzato da un notevole dinamismo, non soltanto per quanto riguarda la costruzione di grandi reti stradali, ma anche per l’edilizia residenziale, turistica e commerciale nelle principali città della Colombia.
Si segnala che ENEL /CODENSA é in gara, con una compagnia spagnola, per la costruzione di una diga e di una centrale elettrica (396 Mw) nella zona del Quimbo (Dipartimento del Huila). I lavori, che dovrebbero essere appaltati prossimamente, hanno un valore di USD 840 milioni.
ENEL é anche interessata al settore dell’energia rinnovabile, in particolare per quanto riguarda il geotermico ed il fotovoltaico. Si tratta di settori dalle buone prospettive in Colombia.
SAIPEM-PETREX, in consorzio con altre cinque compagnie locali, é stata qualificata da ECOPETROL per partecipare alle prossime gare che saranno bandite nel quadro del “Programma di Sviluppo degli Oleodotti per crudi pesanti” che prevede investimenti per 4 miliardi di dollari. Il progetto principale di tale programma é rappresentato dall’ “Oleodotto Bicentenario” che andrá dagli “Llanos Orientales” (dove si trova la maggior parte delle risorse petrolifere) fino a Coveñas, sulla costa caraibica.
Il Governo ha in programma due gare d’appalto per la costruzione delle seguenti centrali idroelettriche:
1° - Pescadero Ituango nel Dip.to di Antioquia - Il valore ammonta a circa USD 2,3 miliardi e la capacitá sará di 2.400 Mw.
2° - Porce IV lungo il fiume Porce (Dip.to di Antioquia) – L’investimento previsto ammonta a USD 800 milioni; la capacitá installata sará di 400 Mw con due turbine.